Peter Jackson, il genio bambino

Jackson è ancora il bambino incantato di un tempo, e noi siamo pronti ad essere, essere deliziati con nuove fantasie, sbalorditi con prodigiosi effetti speciali, appassionati con intrecci inediti, abbindolati con astuti trabocchetti.

Antonio Bracco

Chi avrebbe mai pensato che quel lontano paese di due isolette, anch'esso a forma di stivale, agli antipodi dell'Italia, avrebbe partorito nel 1961 un tale chiamato Peter Jackson? Un nome così comune ed anonimo che qui da noi potrebbe suonare come Pietro Giacomini. E mai la Nuova Zelanda avrebbe sospettato di ricevere in cambio una devozione così assoluta da un figlio tanto discolo quanto riconoscente. Offrire per più di tre anni virtù paesaggistiche, attrezzature e uomini per Il signore degli anelli è stata per questa nazione un'opportunità economica unica, immensa e soprattutto inattesa. Peter Jackson sarà ricordato come l'uomo che ha trasformato il suo paese nella Terra di Mezzo, declassando Sidney in Australia da meta turistica a scalo verso la Nuova Zelanda.

Ma chi era prima, Peter Jackson? A nove anni, il giovane Peter scartò i regali di natale filmato dalla cinepresa dei genitori ma, mentre con le mani apriva i pacchi, con gli occhi scrutava quel misterioso apparecchio. Se ne impossessò volendo emulare le gesta dei personaggi della sua serie TV preferita Thunderbirds, quella con marionette al posto degli attori, girando brevi film in Super8. Tre anni dopo qualcosa lo rapì scaraventandolo giù da un grattacielo. Era il King Kong del 1933 e fu da quel giorno che egli decise che il cinema sarebbe stato la sua vita. Gli effetti speciali del film lo impressionarono tanto da indurlo a mettere alla prova se stesso e tentare di ricreare quel fascino cinematografico che lo aveva sedotto. Poi arrivarono Buster Keaton e i Monty Python che influenzarono profondamente il suo humour.

Da questo stravagante insieme d'elementi nacque il suo primo film Bad Taste ('cattivo gusto' diventato in italiano Fuori di testa), uno splatter comico di fantascienza con effetti speciali fatti in casa, realizzato in quattro anni, dal 1983 al 1987. Lo girò con un gruppo di amici, liberi solo nei week-end, che ricoprivano anche ruoli tecnici e si riciclavano a turno come extraterrestri. È divertente leggere i titoli di coda tenendo il conto di quanto i medesimi nomi appaiano più volte. E lo stesso Jackson si evidenzia nei panni di uno degli alieni oltre che del protagonista Derek, incredibilmente diverso dal suo solito aspetto oggi noto a tutti. C'è addirittura un'esilarante sequenza in cui Jackson terrestre puntella la pianta del piede di Jackson alieno. Il film divenne un cult dopo la presentazione a Cannes. La battuta "The bastards have landed" ("I bastardi sono atterrati") è diventata il nome del fan club ufficiale del regista.

Sposato da poco con Frances Walsh, da quel momento in avanti sua fedele cosceneggiatrice, Jackson diresse, grazie ai proventi di Fuori di testa, Meet the Feebles. Una commedia splatter dissacratoria e blasfema, girata con pupazzi animati in cui si vede Kermit la rana dei Muppets crocefisso. Purtroppo resta a tutt'oggi inedito in Italia. Nel 1992 seguì Braindead (Splatters, gli schizzacervelli nell'edizione italiana). Due anni più tardi Jackson decise di cambiare registro partendo da un fatto di cronaca nera neozelandese degli anni cinquanta e penetrò nell'universo morboso in cui vivevano le due ragazze adolescenti protagoniste, le quali assassinarono la madre di una di loro. Creature del cielo vinse il Leone d'argento a Venezia, ottenne una nomination all'oscar per la miglior sceneggiatura originale e fu l'esordio di Kate Winslet.

Peter Jackson ha sempre creduto nella libertà artistica. Rifiutò di trasferirsi negli USA dove gli studios gli avrebbero riempito le tasche di dollari per lavorare su commissione e si gettò in un progetto per la televisione intitolato Forgotten Silver. Insieme al coregista Costa Botes, diresse un documentario sul fantomatico Colin McKenzie, neozelandese di nascita, che avrebbe scoperto il cinema prima dei fratelli Lumière producendosi in proprio la pellicola con foglie di lino e uova. Tutto il paese esplose di gioia e d'orgoglio quando il film passò in televisione, i giornali inneggiarono alla scoperta postuma delle bobine, i cinefili si telefonarono per capire quale ala del Museo Nazionale sarebbe stata sgomberata per far posto al vero pioniere del cinema. Ecco, se poi si vuole essere pedantemente scrupolosi, bisogna precisare che Colin McKenzie non è mai esistito.

Scrisse nel 1995 con la moglie un soggetto che sarebbe calzato a pennello per la serie TV Tales from the Crypt. Il produttore Robert Zemeckis lo rispedì al mittente perché era tanto buono da poterne trarre un film per il cinema. Nacque così The Frighteners (Sospesi nel tempo), geniale miscuglio fanta-comedy-horror che gli americani non apprezzarono in quanto l'ottusità della censura lo fece uscire con un divieto ai minori di 18 anni e la Universal lo sprecò distribuendolo nel giorno di apertura delle olimpiadi di Atlanta. Visivamente strabiliante, si tratta di un thriller soprannaturale spruzzato di humour nero in cui la terrificante rappresentazione della morte si direbbe un ascendente diretto degli agghiaccianti Nazgûl.

Dal 1997 ad oggi la vita di Peter Jackson è stata totalmente assorbita dal potere dell'Anello. Tra poco, realizzando il remake di King Kong, tornerà ad essere il dodicenne incantato della sua infanzia e tutti noi saremo pronti ad essere deliziati con nuove fantasie, sbalorditi con prodigiosi effetti speciali, appassionati con intrecci inediti, abbindolati con astuti trabocchetti, cullati come se fossimo i suoi alunni, perché lui ora è annoverato di diritto tra i grandi maestri della settima arte. Ha sempre adorato e condiviso la concezione del cinema di Alfred Hitchcock, un altro maestro, il quale soleva dire "Certi film sono pezzi di vita, i miei sono pezzi di torta". Cosa dire se non che abbiamo già l'acquolina in bocca?

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