Nier: Automata e il suo struggente futuro

Affascinante e coinvolgente, il recente videogioco di Yoko Taro ci porta in un futuro distopico in cui la razza umana ha trovato rifugio sulla Luna e combatte gli alieni invasori per mezzo di evoluti androidi.

Nier: Automata - Un'immagine del gioco

Abbiamo più volte sottolineato come tanti tra i più recenti videogiochi usino uno stile narrativo più propriamente cinematografico, diventando di fatto quasi dei giochi interattivi. Grandi titoli come la serie di Uncharted e The Last of Us, The Order 1886 o il seriale Life is Strange vanno guardati oltre che giocati (in alcuni casi limite, guardati più che giocati), raccontano una storia e conducono il giocatore in un percorso narrativo oltre che ludico. D'altra parte ambientazione e personaggi sono sempre stati la base di qualunque gioco, a partire da Pac Man e Donkey Kong ad oggi, e quella odierna è un'evoluzione naturale, sostenuta da un livello tecnico in grado di fornire una resa visiva adeguata.

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C'è però chi vuole farlo senza rinunciare alla propria natura di videogioco, tratteggiando la propria storia in modo diverso. Pensiamo a The Last Guardian che ci aveva conquistati qualche mese fa, ma soprattutto al recente Nier: Automata, che immerge il giocatore in un mondo suggestivo e affascinante, desolato ma ricco di dettagli tali da renderlo vivo e reale in modo disarmante, senza rinunciare a tutte le componenti da action rpg... ed anche qualcosa in più.

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Il mondo di Nier: Automata

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Siamo infatti in un futuro remoto e post-apocalittico, nel quale il nostro pianeta è stato invaso e la razza umana è fuggita, rifugiandosi sulla superficie lunare. Inutile dire che tra gli umani rimanenti e le macchine di provenienza aliena è guerra, una battaglia che i nostri discendenti combattono mediante degli androidi molto più evoluti dei robot che ci hanno invasi, che vengono denominati YoRHa e vengono controllati da una base orbitante attorno al pianeta, il Bunker. Sono proprio due di questi androidi i protagonisti di Nier: Automata, due macchine con caratteristiche diverse chiamate 2B e 9S: il primo è un modello femminile, dall'atteggiamento più pacato, mentre il secondo dimostra una capacità di provare emozioni superiore alle altre unità YoRHa.

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Muoviamo i primi passi in Nier: Automata immergendoci in questo contesto di guerra, aprendo la strada per la ribellione umana e le sue incursioni nel territorio delle macchine, spingendoci al suolo, muovendoci tra le rovine di antiche città e raggiungendo l'accampamento della Resistenza. Quello che ci circonda è un mondo distrutto, fatto di edifici sventrati e crollati, popolato da macchine vaganti e qualche sporadico animale, nel quale scorgiamo soltanto il riflesso della Terra che fu, quella degli uomini e dei centri commerciali, della quale la natura sta riprendendo il possesso.

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La follia di Yoko Taro

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In questo mondo alla deriva fa capolino tutta la visione cupa e pessimista dell'autore Yoko Taro, che già in passato si è distinto per storie dark caratterizzate da scelte stilistiche suggestive e macabre, da personaggi che si lasciano andare ad azioni estreme, da una visione del mondo molto personale e unica. Un approccio che lo porta a sollevare questioni e dilemmi morali, qui concretizzate soprattutto nel dualismo uomo/macchina, sull'interrogativo riguardo la capacità di queste ultime di provare reali emozioni, e in personaggi strampalati ma affascinanti, come la macchina pacifista Pascal o i due misteriosi villain Adam e Eve.

Nier: Automata - Un'immagine del gioco
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Una folle genialità che lo porta a scelte di gameplay altrettanto uniche, che sorprendono e spiazzano: è chiaro sin dalle primissime battute che Nier: Automata non è un gioco come gli altri, dalla prima volta in cui la camera solitamente libera da open world si fissa in un punto schiacciando l'inquadratura e costringendo l'azione in una direzione ben precisa, diventando a seconda dei casi uno sparatutto a scorrimento verticale o un vero e proprio platform bidimensionale, per abbondare, infine, di inserti con grafica spartana e semplici forme geometriche nel rappresentare le azioni da hacker di 9S nella porzione di storia a lui dedicata.

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La fine è solo l'inizio

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La varietà non è infatti l'unico pregio di un gioco come Nier: Automata, la cui esperienza ludico-narrativa non si ferma una volta giunti alla parola fine: una volta terminato il primo ciclo narrativo dedicato a 2B, al giocatore viene suggerito di ripartire dal proprio salvataggio e ci si ritrova sorpresi a ripercorrere l'intera avventura dal punto di vista del compagno dell'androide, 9S, con tutte le variazioni che il cambio di prospettiva comporta, in termini di scelte e situazioni. Con l'aggiunta di intermezzi diversi che aggiungono profondità e dettagli alla storia che già conosciamo. Un espediente che viene riproposto anche al termine del secondo giro nel mondo distopico di Nier: Automata, quando al game over si sostituisce un ulteriore nuovo inizio.

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È necessario giocare quattro volte al gioco di Yoko Taro prodotto da Square Enix per arrivare al finale reale della storia di 2B e 9S, ma serviranno molte più ore di ulteriore impegno per completarlo al 100%. Un impegno mai fastidioso, perché a dispetto di un livello tecnico un gradino sotto la concorrenza spietata di oggi, ci troviamo al cospetto di una componente artistica elevatissima, che sfrutta il design ricco di fascino dei personaggi e degli ambienti, l'illuminazione, le musiche e le canzoni per creare un'esperienza di gioco che sa stupire ed emozionare, lasciandoci al termine di questo lungo cammino con un senso di vuoto incolmabile.

Nier: Automata e il suo struggente futuro
Antonio Cuomo
Redattore
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