Mystify: Michael Hutchence, la recensione: la rockstar che sembrava Jim Morrison

La recensione di Mystify: Michael Hutchence: il documentario di Richard Lowenstein, su Sky Arte e NOW TV dal 5 dicembre, racconta la vita e la morte del leader degli INXS, una storia tanto avventurosa quanto sfortunata.

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Mystify: Michael Hutchence: una scena del documentario

"Non chiedermi ciò che sai che è vero, non devo dirti che amo il tuo prezioso cuore". Inizia così, con le note di Never Tear Us Apart, il racconto di una rockstar che in tanti, forse troppo presto, abbiamo dimenticato. Nella recensione di Mystify: Michael Hutchence vi raccontiamo la storia del leader degli INXS, una storia dolorosa, che ancora oggi troviamo incredibile. Perché Michael Hutchence aveva tutto: era bellissimo, e con quegli occhi profondi, le labbra carnose, i lunghi capelli ricci, a tratti sembrava la reincarnazione di Jim Morrison. Negli anni Ottanta, se seguivi il rock, avresti voluto essere lui o Bono. Ogni volta che lo vedevi insieme a una delle sue bellissime fidanzate, siano Kylie Minogue, o Helena Christensen, o Paula Yates, ti sembravano un principe e una principessa, quelli di una favola, quelli che non possono che vivere felici e contenti. La sua band, gli INXS, tra il 1987 e il 1992 ha vissuto un successo clamoroso: riusciva a riempire stati come Wembley. Eppure, a un certo punto, tutto è andato storto. Michael Hutchence si è tolto la vita, impiccandosi, nel 1997. E forse non lo abbiamo neanche pianto abbastanza, perché stavamo ancora piangendo Kurt Cobain, o perché la sua band era in fase calante, e lo avevamo già abbandonato. Lui e i suoi INXS forse sono stati sottovalutati. Il documentario Mystify: Michael Hutchence prova a raccontarci, per la prima volta, cos'è davvero successo a Michael Hutchence.

La trama: dall'Australia al paradiso e poi all'inferno

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Mystify: Michael Hutchence: un'immagine del documentario

Michael Hutchence, australiano, non ha vissuto un'infanzia facilissima: non è stata tragica come quella di Kurt Cobain, ma deve averlo comunque segnato in qualche modo. Con i genitori spesso assenti, è stato cresciuto dalla sorella maggiore; nel momento in cui i suoi si sono trasferiti in America, Michael è andato con loro, che hanno lasciato a casa il fratello minore, Rhett. E, dopo il divorzio, Michael è vissuto con la madre. Una volta diventato leader di una band, gli INXS, inizia la scalata al successo. Kick, il disco del 1987, fa il botto, e arriva tutto: il tour mondiale, i premi, le copertine delle riviste come Rolling Stone. Michael è il lato sexy del rock, ma inizia a ribellarsi: ha bisogno di un progetto solista, Max Q, dove però non c'è il suo nome.

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Mystify: Michael Hutchence: una foto del documentario

Tornato agli INXS, lavora al seguito di Kick, X: non è facile, ma è ancora un successo, e il tour seguente li porta a suonare al Wembley Stadium, dove si esibiscono solo i grandissimi, davanti a 73mila persone. Ma la vita privata di Michael è altrettanto avventurosa, e lo vede legarsi a donne bellissime: la storica fidanzata Michele, la popstar Kylie Minogue, la modella Helena Christensen, la conduttrice Paula Yates, ex di Bob Geldof, da cui avrà una figlia, Tiger Lily. Ma, nel frattempo, un incidente a Copenhagen, in cui batte la testa, gli procura dei seri danni al cervello. E da quel momento Michael non sarà più lo stesso.

Pochi secondi che cambiano una vita

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Mystify: Michael Hutchence: un'immagine di Michael Hutchence

Fa una gran rabbia riavvolgere la vita di Michael Hutchence. Era veramente un grande performer, era sexy, era colto, mai arrogante, anzi al limite dell'insicurezza. La sua vita è precipitata tutta d'un colpo. Quando, nel 1997, lo trovarono impiccato a una camera d'albergo, si parlò di un gioco erotico. Nessuno sapeva, e anche noi fino ad ora non avevamo mai capito, che quell'incidente, una rissa con un tassista che lo aveva sbattuto per terra facendogli battere la testa qualche anno prima, gli aveva cambiato la vita: non sentiva più gli odori, che è qualcosa che cambia la percezione di una persona verso il mondo. Ma, soprattutto, lo faceva reagire rabbiosamente. Una vita rovinata in pochi secondi. Lo stress per la vita privata - la compagna Paula Yates era nel mezzo di una causa per l'affido dei figli con Bob Geldof - il successo che stava svanendo, un vortice di depressione, prozac ed eroina. Una discesa agli inferi che però, ancora oggi, ci pare così improvvisa, così immotivata. Se il destino di Kurt Cobain ci è sempre parso segnato, quello di Hutchence ci sembra assurdo, è come se le cose non ci sembrassero così gravi, come se potesse essere salvato.

Michael e Kylle Minogue, Helena Christensen, Paula Yates

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Mystify: Michael Hutchence: Michael Hutchence in una scena del documentario

Uno dei pregi di Mystify: Michael Hutchence è la straordinaria mole, e la grande bellezza del materiale di repertorio usato. Di Michael ci sono tantissime registrazioni private. E, attraverso queste, viviamo le sue storie d'amore. La bellissima e sconosciuta Michele, il suo primo amore, con la quale sembrano felici e spensierati (è a lei che dedicherà Never Tear Us Apart, perché, come dice nel film, le storie d'amore che racconto sono vere). La piccola, frizzante e famosissima Kylie Minogue, di cui il film racconta la storia a base di lettere d'amore spedite via fax: gli spezzoni della vita insieme sono un concentrato di sensualità e complicità da fare invidia a chiunque. E poi Helena Christensen, conosciuta tramite l'amico in comune Herb Ritts, una delle supermodel degli anni Novanta. È lei a raccontarci quel tragico avvenimento che ha cambiato per sempre la vita di Michael. E poi Paula Yates, la sua ultima donna: prima di vivere il momento tormentato della loro vita, in un flashback di 10 anni prima, assistiamo ad un'intervista televisiva dove l'attrazione tra i due è talmente palpabile da uscire dallo schermo. Ecco, in ognuna di queste immagini - per non parlare di quando era sul palco - Hutchence ci dava un'immagine di onnipotenza, di immortalità, di libertà. Niente a che vedere con il dolore, palpabile, di Cobain.

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Liam Gallagher e quella scena di Brit Awards...

Eppure non era così. Hutchence non si sentiva all'altezza. Mai abbastanza bravo, mai abbastanza colto, mai, in fondo, il vero numero uno. Se quel reperto video con Paula Yates è strepitoso in un senso, nell'altro, cioè in negativo, è toccante la scena ripresa ai Brit Awards: chiamato sul palco per consegnare un premio agli Oasis, all'apice del loro successo, Michael si sente dire da uno sprezzante Liam Gallagher "le rockstar del passato non dovrebbero premiare le rockstar del presente". Hutchence è colto di sorpresa. Ma il peggio arriva quando un giornalista dà seguito all'episodio, chiedendogli proprio se si sentisse una rockstar del passato. "No" risponde lui, ma ha la morte negli occhi. Gli INXS non stavano avendo più successo, e lui ne risentiva. È una scena crudele, che spiega più di mille biopic che cosa sia lo show business, cosa vogliano dire il successo, l'ascesa e la caduta.

Michael Hutchence, lo abbiamo abbandonato troppo presto

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Mystify: Michael Hutchence: una scena del documentario

Forse Michael Hutchence e gli INXS sono stati sempre sottovalutati. Forse il fatto che i loro dischi migliori siano usciti quando contemporaneamente c'erano in auge gli U2 e poi i Nirvana li ha messi un po' in ombra. Forse le loro canzoni erano molto belle ma non di quelle che hanno fatto la storia del rock. Eppure, pur essendo molto toccante e molto interessante, il documentario Mystify: Michael Hutchence compie lo stesso errore, nel momento in cui potrebbe rimediare. Al di là del fatto che nell'ultima parte racconta Hutchence con i codici narrativi che usavano i tabloid e le trasmissioni televisive di gossip, rinuncia a una grande possibilità: quella di mettere in risalto la loro musica. È vero che la vita di Michael è stata affascinante e avventurosa, ma è anche vero che, con la sua band, ha fatto una musica per nulla banale, una miscela esplosiva di rock, funky e blues. La sua musica, dal film, esce poco: le canzoni entrate nel montaggio non sono abbastanza, e sono sempre fatte ascoltare troppo poco. Si è scelto di raccontare il privato, e il montaggio va in questa direzione. Ma qualcosa in più del processo creativo ci sarebbe piaciuto saperlo. Forse sarà materiale per un altro film. Che ci piacerebbe vedere, perché ci sentiamo un po' in colpa. Perché quando è morto Michael Hutchence non lo abbiamo pianto come abbiamo fatto con altre rockstar. Lo avevamo già abbandonato. Lo abbiamo abbandonato troppo presto.

Conclusioni

Nella recensione di Mistify: Michael Hutchence vi spieghiamo come il film di Richard Lowenstein provi a raccontarci, per la prima volta, cos'è davvero successo a Michael Hutchence. Tra immagini inedite e momenti toccanti, la vita della rockstar ci arriva e ci commuove. Ma la sua musica resta un po' in secondo piano.

Movieplayer.it
3.5/5

Perché ci piace

  • La straordinaria mole, e la grande bellezza, del materiale di repertorio usato.
  • Con una sola scena spiega più di mille biopic cosa siano lo show business, il successo, l'ascesa e la caduta.
  • Si tratta di un film molto toccante e molto interessante.

Cosa non va

  • Nell'ultima parte racconta Hutchence con i codici narrativi dei tabloid e delle trasmissioni di gossip.
  • La sua musica esce poco: le canzoni entrate nel montaggio non sono abbastanza, e sono sempre fatte ascoltare troppo poco.