La presentazione di Natale a NY: sotto l'albero con Gramsci e Bombolo

I produttori, il regista e il numeroso cast del più atteso tra i cinepanettoni 2006 hanno incontrato la stampa romana.

Clarissa Montilla

Esce a dicembre, come sempre, il film di Natale di Aurelio De Laurentiis. Natale a New York, con settecento copie, distribuite dalla Filmauro, è pronto a portare l'atmosfera natalizia nei cinema di tutta Italia da venerdì 15 dicembre 2006.
La conferenza stampa di Natale a New York (regia di Neri Parenti, con Christian De Sica, Massimo Ghini, Claudio Bisio, Sabrina Ferilli, Elisabetta Canalis, Alessandro Siani, Fabio De Luigi, Paolo Ruffini e Francesco Mandelli), al St. Regis Hotel di Roma - che sarebbe ottimo luogo per ambientare il prossimo film natalizio della scuderia De Laurentis - non è priva di sorprese: si scherza con i giornalisti e tra colleghi di set, gag, battute, improvvisazioni, polemiche, nulla viene risparmiato agli interpreti, ai produttori e al regista del tradizionale film di Natale. Più che una conferenza stampa, sembrerebbe un cenone di Natale in famiglia, in cui ci si vuole un po' bene, si parla un po' male - tra i denti - degli assenti che hanno tradito, si fanno promesse, si accendono polemiche e dibattiti, si è sinceri a volte e ritenuti altre volte, si misura lo stato della famiglia e si parla del Paese Italia. De Sica e Ghini, come fossimo tutti seduti alla loro tavola, col panettone e le uvette davanti, fanno gli zii d'oltreoceano tornati dall'America e ci raccontano della calorosa accoglienza avuta dal sindaco di New York - "C'ha i piedini piccoli, Bloomberg!" - con i fotografi che sembravano aspettarli entusiasti... e loro, i nostrani attori, i nostrani zio Christian e zio Massimo, si sentivano degli dei dell'Olimpo, finché non si sono comicamente accorti che i fotografi gli chiedevano di scansarsi: non era per loro l'entusiasmo, bensì per Robert De Niro, appena dietro di loro - "Una delusione, De Niro... Ha tirato fuori un foglio e ha letto il discorso: Signore e signori, buona sera! Nun se ricorda niente, De Niro! Deve legge tutto!". Anche quest'anno, ecco il nostro Natale. Questa volta a New York.

Aurelio De Laurentiis: Voglio fare una premessa. Nel 2001 abbiamo tentato di realizzare Natale a New York ma, mentre stavamo partendo per New York, dopo aver girato in Italia tutti gli interni, sono occorsi i fatti dell'11 settembre che noi tutti conosciamo, quindi, in corsa, abbiamo dovuto cambiare il film, che diventò Merry Christmas con ambientazione ad Amsterdam. Quest'anno, con Neri Parenti, ragionando su quali potessero essere le storie da raccontare, abbiamo pensato al Brasile. Poi abbiamo capito che, tra i campionati mondiali di calcio e le elezioni politiche, saremmo andati incontro ad un cataclisma, nessuno ci avrebbe aiutato, avremmo dovuto organizzare le riprese durante i campionati del mondo e poi le elezioni avrebbero distratto le varie situazioni locali implicate nella produzione. A questo punto, visto che Neri offriva storie sempre più interessanti, abbiamo pensato di tornare a New York. E qui entra in scena mio figlio, Luigi, che per la prima volta firma un film come produttore insieme a me, ricostituendo quindi la coppia di una volta, che era con mio padre: Luigi e Aurelio De Laurentis si sono ricostituiti e, poiché Luigi si è laureato a Los Angeles, in una università di cinema, si è occupato lo scorso anno dell'organizzazione del film ambientato a Miami. Quest'anno ha voluto preoccuparsi totalmente dell'impostazione di New York, una città difficilissima, tant'è che gli americani stessi girano New York a Toronto. Dovendo noi trattare il Natale a New York, non dovendo, dunque, fare un poliziesco, abbiamo voluto proprio affrontare il problema di come girare a New York. Non solo: ad agosto ci fu da Londra l'allerta per il terrorismo, che ha causato non pochi problemi alla produzione. Sembrava che si dovesse riproporre di nuovo una serie di attentati. Noi ci siamo trovati, in pieno svolgimento della riunione dell'Onu a New York, con tutti i cecchini schierati sui tetti degli alberghi e quindi, tra mille difficoltà, abbiamo girato un film che doveva rappresentare anche la spettacolarità di questa città. Una città straordinaria. Le nove settimane che abbiamo passato a New York ci hanno fatto capire come New York sia la città a capo di un mondo totale, globale, dove c'è di tutto e c'è di più, e dove si può lavora bene se c'è una grandissima organizzazione. È stato complesso e devo dar merito a Neri Parenti e a mio figlio Luigi di aver fatto un lavoro straordinario.

Luigi De Laurentis, qual è stato il tuo contributo personale al film che ha ricostituito la coppia Luigi e Aurelio De Laurentis?

Luigi De Laurentiis: Sono cresciuto in casa con mio padre che, a me ed ai miei fratelli, ci rendeva partecipi, in particolare, del film di Natale. Ci portava i manifesti, che stendeva sul tavolo da biliardo, per farceli scegliere con lui, ci faceva ascoltare le musiche... Mio fratello Edoardo si occupa ora di seguire la squadra del Napoli, mentre mia sorella Valentina è nel campo della moda, io ho invece sempre avuto la passione per il cinema, certamente grazie a mio padre, una persona che ha un entusiasmo enorme. Da tre anni ho cominciato ad occuparmi dei film di Natale cercando di portare sempre più qualità e divertimento. Ho cercato di migliorarli ogni anno. Si tratta di un brand importantissimo, sono film difficili da portare a termine perché si hanno sempre a disposizione dei tempi strettissimi. Quest'anno abbiamo iniziato a girare l'11 settembre, ed era davvero tardissimo, abbiamo finito in fretta, ma la qualità è alta. Sono film difficilissimi che, comunque, realizziamo perché c'è una grande passione nel portare al cinema un prodotto atteso dal pubblico perché fa ridere e permette alle persone di passare, durante le feste, due ore spensierate. È per questo un appuntamento classico, che io affronto con grande orgoglio e con il desiderio di migliorare nella qualità ogni anno.

Massimo Ghini, come rappresentante del sindacato degli attori, vorremmo sentire un suo commento sulla polemica che c'è stata negli ultimi giorni sui film di Natale...

Massimo Ghini: Non mi aspettavo di iniziare con una domanda simile. La questione meriterebbe certamente una discussione approfondita, in altro luogo. Il fatto che quest'anno non siamo soli col film, così detto, "di Natale", può da un lato intimorirci, mentre dall'altro evidenzia il fatto che il cinema italiano sta guardando con atteggiamento diverso l'idea di fare un film a Natale. Sarà poi il pubblico a premiare il migliore, i migliori, quelli che incontreranno il suo gusto!

Aurelio De Laurentiis: Mi permetto di aggiungere e sottolineare che ogni anno abbiamo avuto, a Natale, oltre al nostro film, anche altri prodotti: i film di Aldo, Giovanni e Giacomo o i film di Leonardo Pieraccioni. Ci sono stati sempre due o tre film italiani che si sono presentati al nastro di partenza delle feste natalizie. Quest'anno, forse, la presenza dei film italiani, non essendoci né Aldo, Giovanni e Giacomo né Pieraccioni, sembra più poderosa, ma è chiaro che, essendosi separati due attori che hanno sempre lavorato assieme, Boldi e De Sica, oggi c'è più attesa e curiosità del solito. L'errore è sempre stato quello di considerare il film di Natale come il film di una coppia: nei film di Natale ci sono sempre stati molteplici attori. Credo che quest'anno la cosa più appariscente sia che, divisisi due attori che albergavano da una vita sotto lo stesso tetto, giustamente ci sono due film. D'Alatri, inoltre, il terzo in questione, si è presentato con una commedia e quindi si definisce anche il suo come "film di Natale". Non c'è molto di cui stupirsi. Io sono contento che, invece di avere più film americani, ci siano più film italiani in sala!

La polemica di cui parlavamo riguarda i rappresentanti dell'Unione che hanno chiesto di non pubblicizzare Olè, in particolare, che è il film concorrente e collega al vostro, perché offende. Senza entrare nel merito della polemica, visto che "Olè" non lo avete visto, ci interesserebbe sapere cosa ne pensate del fatto che dei politici entrino nel merito dell'industria cinematografica, del giornalismo e della cultura cercando di definire cosa sia bene pubblicizzare e cosa no...

Fabio De Luigi: Sono loro stessi, in questo modo, a pubblicizzare il film. È una polemica sterile, inutile.

Massimo Ghini: Se ci si appoggia ancora a questo tipo di polemiche significa che il cinema fa ancora parlare di se stesso, e ciò lo vedo in maniera positiva. Non entro nel merito, perché non ho avuto occasione di vedere il film Olè, ma torno a ripetere che ritengo positivo e importante che quest'anno ci sia molta più attenzione su ciò che può accadere a Natale al cinema, perché ciò può dare nuovo impulso al cinema italiano.

Claudio Bisio: Io non ho visto Olè, ma vorrei comunque dire che se diamo retta ad una polemica simile non dovremmo o non potremmo vedere più film come Trainspotting da nessuna parte!

Paolo Ruffini: Io ho ventotto anni e come tale mi sento molto vicino alla dimensione giovanile... Mi sembra paradossale e curioso come vengano fuori discorsi simili, come quello sulla volgarità, solo una volta l'anno e guarda caso a Natale! Come se fosse il film di Natale che svilisce la nostra cultura con parole volgari, come se durante il resto dell'anno si vedessero in sala solamente film puliti, con un linguaggio aulico e forbito... Nel 2007 continuare ad affermare che la volgarità risieda nella "parolaccia" mi sembra un po' sciocco. Quando invece da internet emergono filmati agghiaccianti in cui vengono maltrattati dei disabili! Mi sembra che questo sia molto più volgare che dire "merda"! Forse c'è un disequilibrio di valori e di modelli! Credo che queste polemiche siano sterili e non funzionali a nulla, se non a creare la pubblicità per ciò che si dice non si vorrebbe pubblicizzare.

De Laurentiis, tornando sulla questione della paternità delle commedie, i Fratelli Vanzina le hanno rimproverato il fatto che dovrebbe riconoscere qualcosa agli autori e agli attori che hanno lavorato con lei in questo quarto di secolo. Per ciò che riguarda, invece, l'uscita di commedie anche in altre stagioni dell'anno, lei disse una volta che stava pensando anche al "panettone estivo", pensa che in futuro ci sarà spazio per delle uscite estive, visto che l'estate diventa strategica per il mercato cinematografico?

Aurelio De Laurentiis: Ho sempre sostenuto che c'è un problema: l'Italia ha un mercato che si è ristretto molto da quando la pirateria on-line la fa da padrona. Non si è ancora ri-settato il mercato, nella sua totalità, e quindi il gettito delle entrate non è prevedibile. Di conseguenza non è prevedibile la possibilità di produrre, in relazione ad una sala cinematografica che non si riesce ancora a palpare, a sapere con chiarezza come reagisce. Per quanto riguarda il resto, non c'è nessuna polemica. C'è una dichiarazione di Vanzina che io ora leggerò e che dimostra come io abbia rispettato la paternità dell'opera degli autori. Gli autori sono per me la cosa più importante, ho sempre avuto ottimi rapporti con tutti gli autori e li considero i veri genitori dell'opera cinematografica, però ho sempre nutrito anche l'immagine di un produttore creativo, all'americana. Non credo che i produttori siano solo dei "passa soldi" per fare film finanziati da terzi. Io i film me li finanzio da solo, cerco di fare film nei quali credo e li decido insieme al regista e agli autori. Il signor Vanzina afferma: "Aurelio ci prese da parte e ci disse che il nostro film, Sapore di Mare, gli era piaciuto moltissimo e che secondo lui apriva un nuovo filone giovanile all'interno del cinema italiano ormai invecchiato. Ci propose allora di fare una storia sullo stesso stile, ambientata in montagna, e così nacque Vacanze di Natale. Fu un'idea sua. La realizzammo e fu un enorme successo". Non lo dico io, è una dichiarazione del signor Carlo Vanzina... Ciò che dai Fratelli Vanzina è stato dichiarato in seguito, preferirei non commentarlo, perché per me non c'è nessuna polemica. Io sono amico dei Fratelli Vanzina, siamo nati e cresciuti nello stesso ambiente, ci siamo frequentati da bambini con loro e Christian De Sica, siamo venuti su insieme, abbiamo fatto film insieme, ne ho fatti di straordinari con loro, come ne ho fatti di straordinari con Neri Parenti, che è un amico, che stimo e che considero un grandissimo autore. Qualcuno crede che Neri sia un onesto confezionatore, mentre io lo ritengo un grandissimo autore della commedia all'italiana.

Elisabetta Canalis, vorremmo sapere come ti sei trovata in questa esperienza, in un film con tanti attori sia giovani che di grande esperienza.

Elisabetta Canalis: Volete dire attori vecchi... Potete dirlo, anche se Bisio mi guarda male! Mi sono trovata molto bene. Con Fabio De Luigi avevo già lavorato, con Christian De Sica anche - come tutti sapete - e il nostro rapporto lavorativo si è rafforzato durante questo film... L'ambiente durante le riprese era molto allegro e mi sono trovata benissimo. Tutti gli attori sono molto più bravi e più esperti di me, quindi ho potuto certamente imparare da loro e questo è stato per me molto importante. Spero che il lavoro che ho fatto vi piaccia, che piaccia al pubblico. Spero di aver imparato qualcosa.

Christian De Sica, questo primo Natale senza Massimo Boldi, dopo tanti anni di lavoro insieme, com'è stato?

Christian De Sica: La scelta di non lavorare più insieme è una decisone che ha preso e voluto prendere Massimo Boldi ormai due anni fa, quando ha dichiarato che gli stava stretto fare sempre lo stesso film. Massimo ha detto anche delle bugie, contro di me e contro mia moglie, che secondo lui gli tagliavamo le battute e altre sciocchezze simili... Però mi ha poi detto: "Non è vero nulla! Non sapevo come fare, dovendo firmare con un altro produttore, e ho inventato delle cose!". E io gli ho risposto: "Mi hai strumentalizzato, ma in fondo chi se ne frega!"... Abbiamo fatto un film insieme, che era Natale a Miami e ci siamo divertiti moltissimo. In un primo tempo mi sono dispiaciuto di questa separazione, perché con Massimo abbiamo condiviso molti anni e molti successi insieme, poi mi sono convinto che lui avesse ragione, che era arrivato il momento di separarsi. Rispetto la sua scelta e adesso sono convinto che forse è sbagliato tornare a lavorare insieme. È giusto così. È stato un periodo bellissimo, divertentissimo, ma io credo che non lavorerò mai più con Massimo Boldi. Almeno penso, perché lui ha dei contratti a lungo termini con un'altra produzione, mentre io voglio restare, invece, in questa produzione dove ho incontrato nuovi amici come Bisio, come Ghini, come Fabio De Luigi. Sto bene con Neri Parenti e sarebbe sciocco cambiare. Sono molto soddisfatto soprattuto del film che abbiamo fatto quest'anno. Voi non l'avete visto, io l'ho visto solo alcune sere fa, perché Aurelio De Laurentiis me lo ha fatto vedere solo l'altra sera. E' una cosa diversa dalle altre, molto divertente, con due storie, una completamente diversa dall'altra, che si incrociano tra di loro e grazie anche agli autori, che hanno scritto questa sceneggiatura, speriamo di ripetere il successo dell'anno passato, anche perché io mi auguro che i film italiani vadano sempre bene tutti quanti! Noi lottiamo contro film americani che costano un sacco di soldi, mentre noi con un lapis, un foglio di carta e un fil di ferro facciamo un film e dobbiamo stanare la volpe dalla tana... e il biglietto costa uguale per tutti! L'anno scorso siamo arrivati secondi dopo Il Codice Da Vinci. Siamo stati il primo film italiano dell'anno campione di incassi e questo non è valido solo per lo scorso anno: sono venti anni che noi facciamo film che mantengono il cinema italiano, questa è la verità! Ci sono molte aspettative, anche quest'anno, sui film di Natale, perché la stagione si è aperta malissimo! È vero o no? Speriamo, incrociamo le dita, e speriamo di avere un grosso successo perché altrimenti il cinema italiano soffre molto! Sembro Confucio, vero? Ho bevuto un po' di vino, quindi non mi contraddite!

Neri Parenti, per lei com'è stato il Natale senza Boldi?

Neri Parenti: Lo scorso anno mi è stato chiesto con chi avremmo sostituito Boldi, ed io risposi che non lo avremmo sostituito con nessuno, ma che avremmo fatto un film con degli altri attori, bravi, che avrebbero interpretato la propria parte nel film. Questo è successo, ed io sono molto contento. Per me è significato anche rinnovarmi lavorando con personalità e professionalità diverse. Il film è venuto bene e penso che non si senta la mancanza di Boldi.

Claudio Bisio, come ti sei trovato a lavorare in questa produzione?

Claudio Bisio: Io sono felice, sono felice, sono felice. A me piace il cinema, come sapete il successo vero l'ho avuto in televisione, ma amo il cinema da molto prima. Quello che sono riuscito a fare in televisione e in teatro non mi è quasi mai riuscito al cinema: fare un film bello, di qualità, che incassasse molto... Ho fatto film belli che non incassavano o viceversa, ma mai questa cosa perfetta, rotonda. Ho quarantanove anni, quindi la vita non è finita! Ormai ruoli da ragazzo non mi si addicono più, nel film ho infatti preso parte ad un episodio molto giovanile ma io faccio il papà del giovane, ormai... tra un po' farò il nonno! È un treno che ho quasi rischiato di perdere, quello del cinema, però il mio modello più grosso è Dario Fo che non ha vinto l'Oscar ma ha vinto il Nobel! Quindi punto al Nobel ormai! Ero sereno, i miei ultimi due film erano andati benino, altrove, in tv, le cose andavano bene e ad un certo punto è arrivata la telefonata di Aurelio De Laurentis, quindi, dopo un relativo insuccesso al cinema, l'anno scorso, con La cura del Gorilla, un film strano, curioso, dove io cercavo di spiazzare il pubblico - e l'ho spiazzato a tal punto che il pubblico non è proprio venuto al cinema! - ero convinto che col cinema avessi chiuso... invece è arrivato Aurelio, un grande produttore del cinema italiano, che mi ha fatto una corte forte, importante! Pur essendo eterosessuali entrambi, immagino! Immagino per lui! ...Quindi, come dire di no!? Non sono abituato a questo tipo di film, l'ho detto anche a lui, però ci abbiamo lavorato sopra, anche io l'altra sera l'ho visto e Natale a New York è un film molto bello, che fa ridere molto, per cui: sono felice!

Sappiamo che il film è stato visto e finito molto tempo fa, sappiamo che c'era tutto il tempo per vederlo e farlo vedere ai giornalisti. Perché ci raccontate bugie?

Aurelio De Laurentiis: Il film è stato ultimato il nove di dicembre, cioè sabato scorso! Con ogni migliore intenzione, stampare le copie per poter uscire con settecento copie - capite bene - richiede i suoi tempi! Vi faccio io una promessa: l'anno prossimo, se finiremo di girare il film a metà agosto, invece che ai primi di settembre, vi farò vedere il film prima dell'uscita! Prendo un impegno!

Massimo Ghini, per te è stata un'esperienza certamente particolare entrare a far parte, col precedente film, di un gruppo che fa un tipo di cinema molto diverso dal cinema impegnato che avevi abbracciato all'inizio della tua carriera e per lungo tempo. Questo è il secondo anno, si tratta dunque di una scelta confermata?

Massimo Ghini: Vorrei specificare che la riconferma non è dipesa da me... Se ti chiedono il bis vuol dire che hai fatto bene! È dipeso da Neri Parenti e da Aurelio De Laurentis che mi hanno contattato per la seconda volta. Quando mi è stato consegnato il Biglietto d'Oro, quest'anno, ho asserito che per tanti anni io ho cercato e inseguito altri premi, come il David, e non li ho mai ricevuti... la prima volta che cambio completamente di postazione, di punto di vista, mi sono stati conferiti il Biglietto d'Oro, la Grolla d'Oro, e sono state scritte critiche che rasentavano l'incredibile! Ho pensato che forse qualche cosa in passato lo devo aver sbagliato! Mi sembra che questo appuntamento, da un certo punto di vista, sia molto gratificante per un attore come me ed è anche una sfida che avevo voglia di vincere e credo, se mi trovo ancora qua, di avercela fatta! Mi diverto molto e credo anche gli altri. Con Claudio Bisio, con tutti, ce lo siamo confessato in modo molto sincero, tra di noi, che ci siamo divertiti, e credo che questa sia una formula importante: perché quando ti diverti tu a girare un film si divertirà anche il pubblico nel vederlo...

Paolo Ruffini, questo è il tuo secondo film di Natale, è cambiato il tuo ruolo rispetto a quello dello scorso anno?

Paolo Ruffini: No, è uguale! Il mio personaggio in Natale a New York è un ragazzo che riesce a convincere i genitori che sta studiando moltissimo, mentre in realtà è un "fancazzista estremo", quindi io mi sono applicato con grande sforzo verista a "non fare una sega"! Sto scherzando: ho lavorato tanto, anche perché io a scuola ero molto diverso dal personaggio che interpreto, mi occupavo anche di politica, giustamente nel film questo aspetto non c'è ed è quindi venuta fuori la parte più "animal-house"! Il personaggio somiglia a quello del film precedente: è uno scavezzacollo goliardico che rientra nella miglior tradizione dei film di Natale. Il personaggio di Natale a Miami faceva parte di una specie di rivisitazione dei Fratelli Marx. L'anno scorso, quando mi hanno chiamato per il film, io mi sono sentito quasi miracolato. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandissimi attori. Christian De Sica mi ha dato consigli grandissimi, come un padre e come un amico insieme. Sono cresciuto con i suoi film, è per me un maestro. Essendo un appassionato, già, dei film di Natale posso dire che quello di quest'anno è un film molto bello, dove c'è uno scatto in più, una qualità diversa. Ho condotto Stracult"su Rai3 e questo è davvero un film stracult! I film di Natale sono ormai l'ultima propaggine di un cinema che, alla mia generazione, è molto piaciuto. Sono felice di questa esperienza, con questa affermazione spero di essere semplice e non banale.

Aurelio De Laurentiis, come è cambiato nel corso degli anni l'uso degli attori televisivi nel suo cinema? Come li sceglie?

Aurelio De Laurentiis: Io credo che ci sia una certa mutualità tra cinema e tv, c'è una mutualità secondo uno schema americano che in Italia non era mai stato adottato perché negli anni '60, nel cinema di casa nostra, c'era la commedia all'italiana con dei registi che erano svincolati dal mercato e dagli attori. Gli attori erano sempre gli stessi: veniva scritturato sempre Manfredi, o sempre Sordi, o sempre Gassman, a cui si facevano fare il trentenne anche quando aveva cinquanta anni... Non c'era un ricambio, c'era una specie di network in cui si lavorava quasi sempre tutti insieme. Poi sono emersi i comici del cabaret e con essi anche i comici del teatro che si sono fatti conoscere in televisione: Troisi, Benigni, Verdone. In tv, quindi, c'è stato un ricambio di stampo americano. Questi autori-attori si sono cominciati a dirigere da sé, pur non essendo nati come registi, perché i registi della commedia all'italiana, che non li vedevano in tv e che non li andavano a conoscere nei loro cabaret o nei teatri, non sapevano utilizzarli nelle loro corde, in quelle che gli erano più congeniali. Ad un certo punto questi autori-attori si sono cominciati ad auto-dirigere, così è venuta fuori una nuova generazione di cineasti. Vicino a loro, poi, la tv ha continuato a dare alla luce i Fabio De Luigi, i Claudio Bisio, e altri... In un momento, quindi, in cui ho dovuto attuare dei cambi, avendo sempre avuto una grossa sintonia con quello che, ad esempio, Claudio Bisio faceva in tv con Zelig, come a teatro, producendosi quasi come un domatore di circo, l'ho cercato perchè sono rimasto colpito dalla sua capacità recitativa, dagli assist che regala agli altri attori, dai tempi perfetti che ha, da come sfrutta le circostanze! Fabio De Luigi è un attore molto simile a degli attori internazionali americani, perché è fatto di sfumature, di leggerezze, è stata una rivelazione! Sono rimasto colpito da loro due perché ho visto quello che era il loro lavoro televisivo e sono cosciente che dalla televisione si può mutuare al cinema. Preferirei che dal cinema non si mutuasse alla televisione. In America si fa tv e poi si passa al cinema, rimanendo ancorati al cinema. In America, è vero, c'è un altro mercato. In Italia bisogna fare l'uno e l'altro, tv e cinema.

Che tipo di storia vedremo in Natale a New York?

Christian De Sica: Il film è strutturato come i precedenti, con due episodi che si intrecciano nell'arco di quattro o cinque giorno durante le feste natalizie. Sono due toni assolutamente diversi, il primo episodio, dove ci sono io, persegue i toni della commedia brillante: una storia sentimentale, comica; coppie che si intrecciano; c'è una frase ricorrente che riguarda "le porte che si aprono e si chiudono"... Ci siamo divertiti moltissimo ad aprire e chiudere le porte! L'altro episodio, con Bisio, invece, è di taglio più giovanilistico. È un'immersione in un mondo giovanile studentesco americano fatto da uno o più personaggi italiani. Un episodio ha un'ambientazione più principesca, mentre l'altro è più slapstick. Sembra che le due cose mischiate, gli episodi intrecciati, abbiano dato una perfetta unione artistica e recitativa.

Neri Parenti, Michele Placido ha proposto ai registi impegnati di prodursi nella commedia... Lei perché non tenta il film drammatico?

Neri Parenti: Quando Gianni Amelio girerà "Natale in Cina", io farò un film drammatico, magari "Natale a Tirana"!

Non sarebbe veramente interessante? Perché restare sempre aggrappati agli schemi certi e già provati?

Christian De Sica: Bisogna comprendere che un tempo in Italia si facevano trecento film all'anno, mentre adesso se ne fanno circa venti! Prima si facevano anche tante commedie che uscivano in ogni stagione dell'anno, adesso l'unico che fa film comici è Aurelio De Laurentiis, a Natale, e poi c'è mio cognato Carlo Verdone che uscirà, con un film diretto da Veronesi, a gennaio... è un peccato! È secondo me sbagliato, dopo il Festival di Venezia, o il Festival di Roma, far uscire i film d'autore tutti insieme a settembre, a inizio stagione, con titoli che si somigliano, anche, e che confondono. È un errore.

Luigi De Laurentiis, da giovane produttore cosa pensi dell'attuale condizione del cinema italiano?

Luigi De Laurentiis: È molto difficile, in questo momento, la situazione del cinema italiano. Sono contento di film come Notte prima degli esami, che resta iscritto nella commedia, e mi piacerebbe poter affrontare il cinema di genere, che in Italia si fa poco. Si fa solo cinema d'autore, non pensando realmente a quello che il cinema vero è, e cioè: puro entertainment... Credo si possano fare film di genere veramente scritti bene. Credo ci siano dei problemi nel cinema italiano perché gli autori vogliono essere autori al cento per cento: autori bravi alla regia, meno bravi alla sceneggiatura, non rinunciano a scrivere loro stessi il proprio film perché vogliono essere autori a tutto tondo. Purtroppo ci sono produttori che lo permettono e gli incassi sono poi veramente magri, perché di quella sceneggiatura mal scritta non importa niente a nessuno.

Qual è la strada da seguire per cambiare la situazione del cinema italiano?

Aurelio De Laurentiis: Io ho sempre pensato che si dovesse agire su un unico territorio mondiale, cercando di dare la possibilità a tutti di usare la lingua più parlata al mondo: l'inglese. Oggi è incomprensibile che molti autori e molti registi giovani non conoscono l'inglese. Se non ci rendiamo conto di avere a che fare con un mercato mondiale non saremo mai alla pari degli altri paesi. Al nono posto delle cento università migliori del mondo, tra le quali non ce n'è nemmeno una italiana, ce n'è una cinese e al quattordicesimo posto ce n'è un'altra, sempre cinese. Noi siamo, in Europa, un popolo molto piccolo. Siamo viziati perché viviamo molto bene, troppo bene, in questa Europa antica e per questo, in un atteggiamento molto provinciale, non abbiamo mai aperto la finestra che dà sul mondo. Ci ha fatto comodo andare avanti con i finanziamenti statali, facendo film cultural-nazionali, nascondendoci dietro questa formula, non pensando che siamo a servizio di un pubblico. Il pubblico è il nostro obbiettivo finale. Se noi riusciamo a stabilire un ponte tra noi e il pubblico allora avremo l'onestà intellettuale utile per poter fare veramente il cinema. Non basta non fare la commedia per potersi definire "autore". Se questi film d'autore non li vede nessuno al cinema, l'autore si autodefinisce tale! Io vorrei essere riconosciuto dal pubblico, vorrei avere il piacere che la mia opera possa essere divulgata, come diceva Gramsci! Credo che noi abbiamo oggi due limiti; uno è il limite di sempre - che il mondo è andato avanti e noi siamo rimasti indietro - e poi che siamo rimasti nei nostri confini nazionali! Non riusciamo ad esprimere una nazionalità da centosessanta anni! Siamo divisi sul territorio, non riusciamo a congiungere nord e sud! Abbiamo fatto in modo che l'asse nord-est impoverisse il nostro popolo! Non c'è mai stato un momento così triste nella storia del popolo italiano. La media borghesia è andata per terra, attraverso l'arricchimento dell'asse nord-est. Tutto questo non c'entra niente con la nostra conferenza stampa, però la dice lunga su di noi: se il Paese non è un Paese ricco, che si rinnova, anche il cinema non può essere ricco e non si può rinnovare. Per essere ricchi, il Paese e il cinema, devono aggredire tutti i mercati possibili, come fanno i coreani e come faranno i cinesi che stanno invadendo il mondo anche con i loro film!

Massimo Ghini: Vorrei fare un'osservazione: ma gli altri ve le fanno delle conferenze stampa così? A me fa molto piacere che alla conferenza stampa del film di Natale, che altre volte è stato sottolineato immediatamente come "il film panettone", si miri molto in alto! Ma gli altri, forse, devo credere, non fanno conferenze stampa... per questo oggi siete corsi tutti qui! Ve siete venuti a sfogà?

Christian De Sica: Io vorrei invece evidenziare che De Laurentis ha citato Gramsci. Secondo me i giornalisti hanno già il titolo! Gianni Amelio però, ora, dovrà citare Bombolo!

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