La colonna sonora di Under the Cherry Moon

Prince &the Revolution, 'Parade': e Prince si tinse di bianco e di nero.

E Prince si tinse di bianco e di nero.

Negli anni '80 era buona abitudine di Monsieur Roger Nelson associare dei colori ai diversi momenti della propria evoluzione e metamorfosi artistica; ogni nuovo disco veniva concepito come da un moderno Picasso davanti la propria tela, e come il creatore di Guernica Prince destrutturava e ricomponeva il proprio magico spettro visivo con una ricca tavolozza composta di colori, suoni e magie.
E così a cavallo tra i fortunatissimi periodi porpora ed albicocca, giunse il tempo del bianco e del nero per rappresentare la propria personale ed elegantissima apertura verso atmosfere più cool, vagamente jazzy.
Parade apparve come una parata musicale di gran classe che non mancò di raggiungere le vette delle hit mondiali, trascinata da tre singoli rimasti fra i classici del repertorio del principino: Kiss, Girls & Boys e Mountains.

Oggi, a distanza di quasi vent'anni, taluni critici musicali cercano di inventare uno pseudo movimento nu-jazz spingendoci dentro a forza la Norah Jones od il Michael Bublé di turno; oggi associarsi al nu-jazz, essere nu-jazz o dichiararsi aderenti a tale filone è estremamente trendy e fa vendere qualche copia in più.
Prince anticipò tutto questo; se non ci credete provate a procurarvi (ma vi premetto che sarà opera decisamente ardua visto che fu pubblicata solo in versione maxi single) la long version di Mountains, dieci minuti di delirio funk che improvvisamente vira verso il free jazz.

La prima parte del disco è da antologia con una serie di brevi canzoni che si tuffano l'una nell'altra, come in un magico medley (Christopher Tracy's Parade / New Position / I Wonder You), ad un ascolto distratto possono apparire soltanto come bozze, ma è chiara la scelta per la sintesi che sfocia nel primo brano davvero compiuto, l'elegantissima Girls & Boys.
Christopher Tracy's Parade è ad elevato tasso di psichedelia, ultima reminescenze dal disco precedente, quell'Around the World in a Day che ebbe la sfortuna di seguire il "disco" per antonomasia di Prince, Purple Rain.
New Position riesce a farci sobbalzare e ballare (esperimento riuscitissimo più avanti anche in Life Can Be So Nice ed Anotherloveronyohead); I Wonder You abbassa i toni ed appare come un vago esperimento di primordiale drum 'n' bass.
Quando Prince decide di sedersi dietro il pianoforte ci regala perle di assoluta bellezza (Venus De Milo, Sometimes it Snows in April); se invece vuole dimostrare di saper disegnare l'hit perfetto, tira fuori dal cilindro il tormentone di turno Kiss.

Parade trasuda sensualità da tutti i pori, all'epoca Prince era considerato oltre che uno straordinario e geniale musicista, anche un ambiguo sex symbol, costantemente circondato da splendide creature femminili (di cui i Revolution erano ripieni); in queste 12 canzoni Prince riesce a coprire uno spettro di generi e sfumature musicali impressionante, che raggiunse il picco nel caleidoscopico mondo del disco successivo Sign o' the Times.

Il film è la seconda opera cinematografica di Prince, opera banalotta e confusa che seguì l'esordio di Purple Rain; la pellicola in tutta sincerità sta in piedi a fatica ma il soundtrack è da vero artista polivalente; a qualcuno potrebbe apparire opera incompleta e frettolosa, come un groviglio di idee non sfruttate pienamente, come se l'artista non avesse avuto il tempo necessario per terminarla.
All'epoca Prince produceva un disco all'anno e questa fretta nell'occupare il mercato talvolta poteva essere causa di eventi non perfettamente progettati, ma ascoltare oggi il pur onesto Musicology ci porta ancora di più ad apprezzare lavori che vent'anni fa rimasero forse un tantino sottovalutati, come questo Parade, incastrato fra imprese di monumentale importanza nel percorso artistico di Prince come di tutta la musica di quegli anni (e torniamo a citare gli insuperati Purple Rain e Sign o' the Times).

Parade dev'essere considerato opera imprescindibile per gli amanti del genietto di Minneapolis.

La colonna sonora di Under the Cherry Moon
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