Monroe

2011 - ....

James 'Jekyll' Nesbitt è il Dr. Monroe

Il medical migliore del dopo-House è inglese. Monroe, prodotto da ITV, risolleva il glorioso genere, recentemente bistrattato dalle serie americane.

Peter Bowker è un versatile sceneggiatore britannico con una filmografia che comprende la serie cult musicale Blackpool, la miniserie sulla guerra in Iraq Occupation, il biopic sui pittori prerafaelliti Desperate Romantics, il passionale adattamento di Cime tempestose di ITV, Wuthering Heights e il recente medical, sempre di ITV, Monroe.
Tutti buoni prodotti televisivi inediti in Italia, dove si preferisce propinare al pubblico qualsiasi serie americana, per quanto mediocre, a discapito delle cugine britanniche. Per il cast di Monroe, Bowker richiama Sarah Parish, protagonista femminile di Blackpool e James Nesbitt (Jekyll), star di Occupation e di The Miller's Tale (uno degli episodi scritti da Peter per Shakespeare ReTold, adattamento contemporaneo delle play del Bardo) e affida loro i ruoli di migliori dottori di Leeds: Jenny Bremner, titolare di cardiochirurgia, e Gabriel Monroe, capo di neurochirurgia.

Monroe: James Nesbitt in una foto promozionale della stagione 2
Monroe è composta da due stagioni - la seconda trasmessa nel Regno Unito un anno e mezzo dopo la prima - di sei episodi ciascuno. Attratto dal modello di medical alla Dr House - un dottore geniale ed egocentrico si occupa di casi impossibili sotto lo sguardo allibito dei medici più giovani - Bowker affida la parte della controparte britannica all'attore nord-irlandese James Nesbitt, interprete dall'immenso carisma visto in Italia in La legge di Murphy e Jekyll. Nesbitt (che sarà uno dei nani di Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato, dal 13 dicembre in sala) è un sensazionale Mr. Monroe, gigionesco e carismatico neurochirurgo che ci sa fare (non come House) con i pazienti e ha sempre sul volto il sorrisetto sicuro di un professionista adorabilmente arrogante. Dietro alla spavalderia innescata dal suo grosso ego, il dolore per la morte della figlia, spirata - ironia della sorte - durante un intervento al cervello. Il Monroe eponimo perde il senno, la devozione alla fedeltà coniugale, il rispetto del figlio sopravvissuto e infine la moglie, la quale lo molla lasciandola nella situazione di prostrazione malcelata in cui lo troviamo all'inizio della serie. Sentimentalmente inguaiato anche il migliore amico di Monroe, l'anestesista Larry Sheperd, strapazzato da una relazione incostante con la Bremner. La cardiochirurga, a sua volta, è l'opposto di Gabriel: seria, repressa, imbalsamata, è probabilmente la donna meno spontanea della serialità mondiale.

Monroe: James Nesbitt, Neil Pearson e Tom Riley in una foto promozionale della stagione 2
La prima stagione introduce le peripezie di Monroe, in cerca di un nuovo equilibrio. Il dottore, impavido nel lavoro, è sempre più oppresso dalla funesta svolta della sua vita. Le operazioni di Bremner e Monroe, messe in scena con dovizia di dettagli, seducono lo spettatore amante dell'aspetto dei medical più "professionale", orripilando invece gli schizzinosi destinati a sorbirsi zoomate su crani e toraci aperti per sei puntate, proiettate verso un finale aperto. Un anno e mezzo dopo ritroviamo Monroe riemerso dal tunnel e più avvezzo alla sua nuova esistenza da separato con prole, mentre Sheperd e Bremner hanno avuto un bambino e convivono tra alti (pochi) e bassi (molti), con Jenny bramosa di liberarsi del congedo per maternità per tornare a squartare pazienti con infallibile precisione. La seconda stagione non rinuncia a niente: non lesina sui complessi casi clinici, sui patemi personali di veterani del bisturi e praticanti, sui momenti drammatici vissuti dai dottori che hanno perso un paziente o scoperto un tradimento, sui dubbi dei giovani chirurghi dominati dalla competizioni e dalle insicurezze, sui timori dei pazienti che devono sostenere interventi rischiosi e hanno paura di morire sotto i ferri, terrore che solo il rapporto umano con il medico può fugare.
Le sceneggiature di Monroe, a differenza di quelle dei medical americani, rispettano le storie dei pazienti, ed è questa la (quasi) unica serie di genere le cui telecamere si soffermano abitualmente sullo spaventoso viaggio del malato che conduce dalla stanza d'ospedale alla sala operatoria, sugli attimi prima dell'intervento e dell'abbandonarsi all'anestesia con la speranza di risvegliarsi il più possibile interi. Monroe indugia sul momento più teso per il paziente come sul frangente analogo per il dottore, quello in cui si attende il risveglio dell'operato per verificare gli esiti. È il caso della totalità delle puntate di Monroe, nelle quali si alternano trapianti, rimozioni di tumori, aneurismi e oggetti (un uomo andato a una partita di calcio torna con la lama di un coltello affondata nel cranio), interventi per guarire l'epilessia e malformazioni congenite, tutti forieri di sfide avvincenti e terrificanti dai risultati non sempre positivi nonostante la maestria con il bisturi di Bremner e Monroe.

Monroe: una foto promozionale della stagione 2
Malandrino, egomaniaco e spiritoso, Nesbitt è uno splendido protagonista; introversa, insicura e iperprofessionale, la Parish è convincente - e un po' angosciante - nel ruolo di Bremner, mentre Sheperd - più giovane e pacato di Gabriel ma più nevrotico e indeciso - rappresenta efficacemente il punto di contatto tra i dottori affermati e i tirocinanti in cerca di stabilità (nel suo caso, però, la sicurezza a cui aspira è sentimentale). Conosciuto quasi solo dagli spettatori di Monroe, Riley si avvia a una carriera di primo piano: sarà infatti Leonardo nella promettente serie soprannaturale Da Vinci's Demons di David Goyer (presentata al RomaFictionFest e in primavera su Sky Italia). Notevole il cast di comprimari di Monroe, ovvero tirocinanti, infermiere e familiari di Gabriel, tra cui risaltano il montato Springer (Luke Allen-Gale), la brava ma insicura Wilson (Michelle Asante), la talentuosissima ma sentimentalmente instabile Witney (Cristina Chong), l'introverso e passivo-aggressivo Mullery (Andrew Gower, era Cutler, l'avvocato vampiro della quarta stagione di Being Human UK) e la Clapham, assistente psicologica dei pazienti molto abile nel tenere testa al dispettoso Monroe, e come lui, single con figli.

Monroe: James Nesbitt in una immagine promozionale della stagione 2
Monroe è di un medical virtualmente perfetto e avulso dai corrispettivi americani recenti, tutti concentrati sulle paturnie dal profumo di saponetta (o meglio di soap) dei medici. La serie riesce a mettere in scena, accanto ai drammi professionali e personali dei camici bianchi, le sofferenze fisiche e psicologiche del paziente di turno, e lo fa senza ammorbare lo spettatore o atterrirlo, in virtù della verosimiglianza delle situazioni e delle loro implicazioni, occasionalmente stemperate dal senso dell'umorismo e dall'atteggiamento sornione del protagonista. Neppure Monroe sfugge ai momenti di smarrimento dettati da un intervento malriuscito e che lo sfiorano nella seconda stagione, quando ormai ha ripreso il controllo della sua vita privata, resa movimentata solo da qualche tentativo di ritornare sulla piazza da single e dall'azzardata decisione del figlio ventenne di sposarsi. Tocca a Sheperd e Bremner annegare nella disperazione sentimentale che evoca i tira e molla e i tradimenti alla Grey's Anatomy. Monroe, con i suoi dettagliati interventi chirurgici, i momenti di sollievo comico un po' nonsense, i gustosi quadretti delle partite a poker tra amici, i pazienti che tornano a ringraziare chi gli ha salvato la vita, è una serie di realismo entusiasmante (anche per chi della fedeltà alla "vita vera" non sa che farsene). Unica pecca, lasciano un po' perplesse certe trovate registiche nelle scene incentrate sulle operazioni di neurochirurgia, durante le quali la fanno da padrone luci accecanti dai colori freddi azzurri e verdi e dove i bordi delle inquadrature sfocano fastidiosamente per rendere vivido il centro della ripresa.

Una foto promozionale per la serie tv Emily Owens, M.D.
L'ammirabile capacità di Bowker di costruire un medical plausibile e d'intrattenimento rende ancora più sconsolante il panorama attuale delle serie mediche americane come Saving Hope e Emily Owens, M.D., che reiterano l'errore di rendere incasinati e casinisti dottori d'ospedale, oggetti eletti dell'interesse dello spettatore, senza riuscire - e neanche provare - a produrre uno show strutturato. Mentre Dr. House ha detto addio ai pazienti per diventare un biker drama per sempre inedito (non ritroveremo il diagnosta impasticcato in Sons of Anarchy), la soap operistica Grey's Anatomy tira avanti regalando morti violente al suo sacrificabile e sacrificato cast, la soprannaturale Saving Hope mette in mezzo il comatoso fantasmino di Michael Shanks, The Mob Doctor la butta sul crossover mafioso, l'imminente Do Not Harm sul thriller fantastico, A Gifted Man sul soprannaturale parapsicologico.
Quest'ultimo, assieme a Off the Map, Miami Medical, Mercy e Trauma è subito scomparso dai palinsesti. Molto meglio la canadese Combat Hospital che declinava nel guerresco, un ottimo medical ingiustamente cancellato, mentre Nurse Jackie - Terapia d'urto si attesta come la fuoriserie del genere, riuscita erede di Dr. House dagli splendidi e strampalati protagonisti. Vedremo come saranno le imminenti Monday Mornings di TNT con Jamie Bamber e Jennifer Finnigan, incentrato su cinque medici di un ospedale di Portland, e After Hours di NBC prodotto dal David E. Kelley di Chicago Hope e di Ally McBeal, con Ken Leung e Jeananne Goossen dottori del turno di notte di un ospedale di San Antonio.

James 'Jekyll' Nesbitt è il Dr. Monroe
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