Iwan Rheon e i supereroi di Misfits

In attesa dell'arrivo in Italia della terza stagione, uno dei protagonisti più amati della serie cult inglese ha incontrato il pubblico del Roma Fiction Festival assieme al produttore e sceneggiatore Matt Jarvis; 'Solo voi potete cambiare la tv italiana'

Iwan Rheon è Simon in Misfits

Ha rivoluzionato il mondo delle serie TV dirette ad un pubblico 'giovane' grazie ai suoi personaggi sopra le righe e agli intrecci non convenzionali. A giudicare da quanto visto nella succulenta anticipazione di oggi, Misfits, cult inglese del piccolo schermo, riserverà ancora molti colpi di scena agli appassionati telespettatori italiani che durante la seconda giornata del Roma Fiction Festival hanno avuto un piccolissimo assaggio della terza stagione, in arrivo a gennaio sul canale satellitare FOX, e soprattutto hanno avuto l'occasione di incontrare uno dei protagonisti più amati, Iwan Rheon, meglio noto come Simon Bellamy e il produttore e sceneggiatore Matt Jarvis.

Il ventiseienne di Cardiff è solo una delle punte di diamante di un cast di attori under 30 che interpretano un gruppo di ragazzi con svariati precedenti penali (e per questo costretti a lavorare per i Servizi Sociali) le cui vite vengono stravolte da una tempesta elettrica che dona loro superpoteri particolarissimi. Se Nathan (Robert Sheehan) diventa immortale e Simon acquista la capacità di essere invisibile, Curtis (Nathan Stewart-Jarrett) riesce a manipolare il tempo, mentre Kelly (Lauren Socha) legge nel pensiero e Alisha (Antonia Thomas) attira sessualmente gli altri. Trasmessa anche in chiaro da Rai 4, Misfits mescola i tipici dilemmi adolescenziali a temi fantasy, in uno spettacolare connubio a metà tra teen drama e sci-fi; una ricetta vincente che è valsa al team di autori, Howard Overman in testa, il prestigioso premio Bafta per come miglior serie drammatica del 2010.

Supereroi moderni

Signor Jarvis, che valore può avere oggi parlare di supereroi e superpoteri? Perché avete deciso di sfruttare questa chiave per parlare di adolescenti problematici?

Jarvis: Per questo motivo, perché ci permette di affrontare in maniera nuova e fresca il mondo dei ragazzi. Quando abbiamo ideato la serie ci siamo subito detti che non avremmo voluto impostare il classico show sui supereroi, semmai avremmo sfruttato questo loro aspetto particolare per focalizzarci sui teen agers. Ecco perché in ogni puntata ci concentriamo sulla vicenda di un singolo personaggio. Kelly ad esempio ci ha dato la possibilità di raccontare una storia di violenza domestica. Tecnicamente la storia di Misfits funzionerebbe anche se nessuno dei protagonisti avesse un super potere specifico, ma noi sfruttiamo questo aspetto per dare una prospettiva più originale al dramma adolescenziale.

Iwan tu interpreti un ruolo molto complesso. Simon Bellamy è di per sé un ragazzo molto problematico, poi c'è anche il tuo alter ego del futuro, SuperHoodie. Qual è stata la cosa più difficile per te nel rapportarti con queste due figure?

Rehon: Quello che ho trovato più complicato è stato rendere credibili i due Simon. Anzi, è stata una vera e propria sfida, in fondo interpreto la stessa persona che però si evolve in maniera evidentissima. Diciamo che quando incontriamo Simon nella prima stagione è ad un livello 2, nella seconda arriva a 10. Mi reputo davvero fortunato a poter lavorare su un personaggio così sfaccettato.

Una foto di gruppo dalla stagione 2 di Misfits

Storia di un successo

Jarvis, cosa l'ha ispirata maggiormente nell'ideare questa serie e com'è cambiata dal momento in cui avete iniziato a lavorarci?

Jarvis: E' cambiata totalmente. All'inizio volevamo parlare di fantasmi, poi però ci siamo resi conto che avremmo avuto molti più sviluppi da raccontare se avessimo trasportato l'impianto narrativo nel mondo dei supereroi e così è stato. E se devo dire a cosa mi sono ispirato cito Buffy - L'ammazza vampiri e un film di culto come The Breakfast club. Sì, abbiamo rubato da lì.

Alla fine della seconda stagione i protagonisti di Misfits vendono i loro superpoteri, ma sono in attesa di prenderne di nuovi. Potete svelarci qualcosa?

Diciamo solo che i nuovi super poteri sono connaturati al carattere dei personaggi. Anche nella prima serie, quando finalmente si scoprono le loro qualità straordinarie, abbiamo dato loro dei poteri che riflettessero una loro caratteristica unica. Simon, ad esempio, che era un ragazzo molto sensibile e isolato, doveva diventare invisibile.

Gli emuli di Misfits

Sapete che Misfits ha ispirato una serie italiana che va in onda sul web e che si intitola Freaks? Credete che il web stia diventa uno spazio chiave per trasmettere certe serie tv?

Jarvis: Non conosco la vostra serie ma appena torno a casa mi rimetto in pari. Quanto al rapporto tra fiction e web posso solo dire che è un fenomeno che sicuramente prenderà piede in futuro. Pensate che il 35-40% del pubblico di Misfits lo guarda on line. Non ho dubbi, questa sarà una delle tappe evolutive della tv del futuro, in particolare per tutti quei prodotti rivolti ad una fascia d'età giovane.

A proposito di giovani, la tv italiana non sembra tenere in grande considerazione le esigenze del pubblico dei ragazzi, gli stessi che invece si sentono rappresentati da una serie come la vostra...

Se non vi piace la tv italiana, cambiatela voi! Oggi realizzare prodotti innovativi non è affatto proibitivo. Fatelo, mettete on line quello che avete fatto e diffondetelo. E' decisamente meglio che restare a casa, accendere la tv e aspettare che arrivi qualcosa.

In ogni caso, Misfits rappresenta un vero e proprio salto di qualità per il piccolo schermo...

Dieci anni fa non avremmo mai potuto lavorare ad un progetto del genere. Fortunatamente, con l'avvento dei canali digitali è stato possibile cambiare marcia e creare un prodotto che non dovesse essere necessariamente rivolto al grande pubblico. E4 a questo punta, a fidelizzare un audience di persone che va dai 16 ai 30 anni, uno zoccolo duro di fan che ti segue sempre. E ti seguono perché il cuore di ogni episodio sono i ragazzi. Noi vogliamo raccontare la loro verità emotiva, le loro storie.

Rehon: Secondo me Misfits funziona perché non è fatta solo con i soldi, come accade per le serie americane. E il fatto di essere trasmessi da un canale come E4 ci consente di esprimerci liberamente. Noi non siamo rivolti ad un pubblico medio come quello della BBC, quindi possiamo osare.

Iwan il magnifico

Iwan Rheon sul red carpet al Roma Fiction Fest 2011

Iwan, ti sei mai sentito un disadattato, un misfit come Simon? A parte gli scherzi qual è il lato del tuo carattere che senti più vicino a quello del tuo personaggio?

Rehon: Per rispondere alla prima domanda, posso dirti che mi ci sono sentito tutti i giorni durante le riprese (ride), ma credo che sia capitato a tutti. Parlando seriamente invece posso dire che la cosa che mi ha accomunato di più a Simon è stato il fatto di rivedere tutti i momenti difficili dell'adolescenza. Come Simon ho sentito l'insicurezza, la timidezza a contatto con un nuovo ambiente sociale. In comune con lui ho anche una meticolosa attenzione al dettaglio e naturalmente sono bravo a saltare giù dai muri e a fare il parkour. Forse qui ho esagerato un po', lo ammetto.

E come sei riuscito a lavorare su questo ruolo?

Mi sono preparato sentendo la musica dei Joy Division. E poi, come del resto tutti gli altri attori del cast, ho lavorato per cercare di infrangere tutti gli stereotipi relativi ai ragazzi con problemi simili a quelli di Simon. A suo modo è un fico, anche se non rientra nella normalità sociale. E' uno che ascolta, che parla poco e grazie a questa sua caratteristica è riuscito ad evolversi, diventando il pensatore del gruppo, quello che risolve i problemi e non apre bocca per dargli fiato.

Jarvis: Posso svelarvi un retroscena sul personaggio interpretato da Iwan. All'inizio doveva essere il cattivo, doveva essere l'anima dark di Misfits, una specie di Hannibal Lecter a cui tutti si rivolgevano. Poi però abbiamo cambiato il ruolo e questo grazie al contributo che ha dato Simon e lo abbiamo trasformato un in supereroe.

Iwan, qual è il tuo rapporto con il successo? Immaginiamo che siano tantissimi i fan che ti fermano per strada...

Rehon: E mi fa un certo effetto! All'inizio non avevo davvero idea che lo show potesse raccogliere un successo internazionale così forte, nonostante fossi cosciente della bellezza dello script. Quando la gente mi riconosce è davvero bello. E' grazie a questo tipo di riscontri se io posso stare oggi in un posto così interessante come questo.

Seriamente

Iwan Rheon sul tappeto rosso al Roma Fiction Fest 2011

Signor Jarvis, secondo lei si è assottigliato il confine tra cinema e serie televisive?

Jarvis: Credo che quel gap sia stato colmato e basta vedere la grande qualità dei prodotti che arrivano dagli Stati Uniti. Per quello che mi riguarda preferisco vedere una bella serie piuttosto che un buon film, perché hai la possibilità di seguire lo sviluppo del personaggio.

Le hanno chiesto di poter adattare Misfits per il pubblico americano?

Jarvis: No, al momento nessuno mi ha fatto una proposta del genere, ma mai dire mai. Forse un giorno avremmo tante diverse versioni di Misfits....

Siamo tutti curiosi di vedere la prossima stagione e di vederti alle prese con il personaggio di Rudy, che sostituisce il Nathan di Robert Sheehan. Com'è stato lavorare con joseph Gilgun?

Rehon: Joe? Joe è un pazzo! Ecco se dovessi fare un paragone direi che rispetto a un Mick Jagger è uno come Keith Moon. E' uno stupido inglese del nord che cerca in tutti i modi di farmi ridere mentre cerco di essere serio, lo odio per questo. Detto questo, il suo ruolo è abbastanza simile a quello di Nathan.

Gilgun ha conquistato una certa notorietà anche in Italia grazie a This is England. Come mai avete deciso di puntare su un attore famoso? O comunque più famoso rispetto al livello di notorietà del cast agli inizi della serie?

Jarvis: La risposta è molto semplice, volevamo il volto giusto per il personaggio e lui lo è.

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