Fury

2014, Guerra

La guerra sullo schermo: i 15 migliori film e miniserie bellici degli ultimi anni

In occasione dell'uscita di Fury, ripercorriamo i tratti salienti dell'ultimo quindicennio per quanto concerne il genere bellico al cinema e in televisione.

Le guerre sullo schermo sono da sempre una fonte d'ispirazione per grandi registi: Stanley Kubrick, Jean Renoir, Billy Wilder, Mario Monicelli e Francis Ford Coppola sono solo alcuni dei nomi che ritroviamo in calce a diversi grandissimi film basati sui conflitti che hanno macchiato la Storia recente.

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Fury: Brad Pitt in una scena del film bellico

Ed il trend continua, come dimostra il recente successo di Fury, pellicola bellica piuttosto tradizionale, o di American Sniper, riflessione amara su ciò che accade ai soldati una volta tornati a casa. Per fare una sorta di punto della situazione in merito alle tendenze recenti del genere, abbiamo deciso di rivisitare quindici fra i titoli più significativi degli ultimi quindici anni, al cinema e sul piccolo schermo.

15. Fury

Fury: Shia LaBeouf, Jon Bernthal, Michael Pena e Logan Lerman sul set

Partiamo proprio dal quinto lungometraggio di David Ayer, regista molto interessato alle dinamiche di gruppo legate alla mascolinità e all'amicizia virile. Qui ne otteniamo forse l'esempio più spudorato e brutale, con un gruppo di soldati americani impegnati sul fronte tedesco al termine del secondo conflitto mondiale. La visione sporca e realistica di Ayer, che si estende fino al modo in cui ha diretto gli attori (durante le riprese spinse ripetutamente Brad Pitt e i suoi colleghi ad arrivare sino alle liti fisiche), restituisce un ritratto duro e per lo più avvincente della guerra, penalizzato solo da certe lacune a livello di caratterizzazione dei personaggi.

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14. War Horse

Benedict Cumberbatch su un cavallo imbizzarrito in una scena di War Horse

Dopo aver raccontato la Seconda Guerra Mondiale in Schindler's List e Salvate il soldato Ryan, Steven Spielberg cambia leggermente registro per mostrarci, in ottica più avventurosa e "per tutti" (il materiale di base, già portato con successo a teatro, è un romanzo per l'infanzia), il primo conflitto globale. La natura disumana della guerra risulta a tratti edulcorata, almeno rispetto alle immagini da incubo nei due film precedenti, ma il punto di vista inedito - il protagonista, come suggerisce il titolo, è un cavallo - dà all'operazione una certa aura poetica tipicamente spielberghiana.

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13. Katyn

Presentato fuori concorso alla Berlinale nel 2008 e candidato all'Oscar come miglior film straniero nello stesso anno (vinse l'austriaco Il falsario - Operazione Bernhard), il film di Andrzej Wajda è tratto da una storia tragicamente vera: il massacro di migliaia di prigionieri polacchi da parte delle truppe sovietiche nel 1940. Mescolando finzione ed immagini d'archivio (al termine del film vediamo i cinegiornali nazisti che attribuiscono la strage ai russi, e viceversa), Wajda firma un'opera potente e controversa, capace di generare dibattiti: nel periodo della sua uscita, il film fu usato come strumento elettorale dal governo polacco, mentre la Russia cercò, invano, di negare il ruolo dell'Unione Sovietica nel massacro.

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Maja Ostaszewska in 'Katyn'

12. Torneranno i prati

Torneranno i prati: Claudio Santamaria nei panni del Maggiore in una scena

Fronte Nord-Est, 1917. Attesa, freddo e morte sono gli ingredienti principali di questo lungometraggio di Ermanno Olmi, realizzato in occasione del centenario dell'inizio della Prima Guerra Mondiale. Traendo liberamente ispirazione dal racconto La paura di Federico de Roberto e dalla memoria collettiva di coloro che combatterono veramente sull'Altopiano di Asiago (il film è dedicato al padre di Olmi), il regista lombardo firma un'opera grigia (in senso cromatico) e lucida, che mostra perfettamente, senza concessioni, la futilità della guerra attraverso un capitolo fin troppo trascurato di Storia italiana.

11. Black Book

Waldemar Kobus e Carice van Houten in Black Book

Dopo aver passato anni alla corte di Hollywood, il regista olandese Paul Verhoeven torna a casa con un film piccolo ma potente, presentato in concorso alla Mostra di Venezia nel 2006 e noto soprattutto per aver lanciato la carriera internazionale di Carice van Houten, oggi la mitica Melisandre de Il trono di spade. È la sua performance a dare maggiore forza al film, incentrato sulle vicissitudini di una cantante ebrea che, dopo essere fuggita da Berlino, entra a far parte della resistenza olandese. Come sempre nel cinema di Verhoeven, sesso e violenza sono all'ordine del giorno, ma nel mezzo di un'opera che non dimentica mai l'umanità della sua grandissima protagonista.

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10. The Hurt Locker

Ignorato dalla giuria di Venezia nel 2008 per poi trionfare agli Oscar nel 2010, vincendo le statuette per il miglior film, la miglior regia e la miglior sceneggiatura originale, l'ottavo lungometraggio di Kathryn Bigelow, prequel spirituale di Zero Dark Thirty, è stato definito da James Cameron, ex-marito della regista, "il Platoon della guerra in Iraq". Pur essendo meno apertamente brutale del film di Oliver Stone, The Hurt Locker ha comunque un grandissimo impatto visivo ed emozionale, mostrando gli effetti dannosi della guerra sulla psiche umana attraverso la magnifica prestazione attoriale di Jeremy Renner (all'epoca ancora semisconosciuto) nei panni del sergente William James, un artificiere i cui metodi poco ortodossi preoccupano i suoi compagni di squadra. Una performance che, come il film stesso, è un bellissimo pugno nello stomaco.

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Una scena di The Hurt Locker di Kathryn Bigelow

9. Bastardi senza gloria

Christoph Waltz in una scena del film Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino

Quentin Tarantino riscrive la Seconda Guerra Mondiale filtrandola attraverso la sua inconfondibile energia cinefila ed iconoclasta, ufficialmente rendendo omaggio ad Enzo G. Castellari (Inglorious Bastards fu il titolo internazionale di Quel maledetto treno blindato) ma in realtà firmando una versione più violenta ed irriverente di Quella sporca dozzina, con l'aggiunta della musica di Ennio Morricone e della scelta, insolita per una produzione hollywoodiana, di far parlare ciascun attore nella propria lingua (purtroppo l'impatto di questa decisione è diluito dal doppiaggio italiano). Un film spudoratamente esilarante, che pur sacrificando la correttezza storica in nome del divertimento riesce a veicolare con una certa dignità il messaggio sugli orrori della guerra. E solo a Tarantino poteva venire in mente di firmare un'opera in cui il personaggio più memorabile e carismatico è un colonnello nazista...

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8. Redacted

Patrick Carroll in una scena di Redacted

Nel 1989, Brian De Palma diresse Vittime di guerra, un film altamente critico nei confronti dell'esercito americano, nella fattispecie in relazione ai comportamenti di certi soldati durante il conflitto in Vietnam (la storia è incentrata sullo stupro di una donna locale). Diciotto anni dopo, il regista di Scarface e Gli intoccabili è tornato ad esplorare tematiche simili, aggiornandole alla guerra in Iraq e usando l'espediente del found footage (i punti di vista sono quelli di un soldato aspirante regista e di una troupe francese che sta girando un documentario). Arrabbiato ed inevitabilmente controverso (per il contenuto anti-militarista e per alcune libertà creative rispetto alla storia vera che ispirò il film), Redacted è un urlo di disperazione che non dovrebbe passare inosservato, cosa che invece è accaduta: dopo l'esordio trionfale alla Mostra di Venezia nel 2007 (De Palma si portò a casa il Leone d'Argento per la regia), è divenuto un gioiello invisibile.

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7. American Sniper

Pochi si aspettavano che un film in apparenza molto patriottico come American Sniper, il trentaquattresimo lungometraggio diretto da Clint Eastwood, diventasse il più grande successo del cineasta al botteghino americano (350 milioni di dollari, l'incasso più alto negli USA del 2014, battendo pellicole come Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1 e Guardiani della Galassia). Questo perché il cinema che celebra apertamente i valori americani, soprattutto in un contesto militare, non è mai stato un vero campione al box office (tra gli esempi più recenti, Zero Dark Thirty non ha nemmeno superato la soglia dei 100 milioni). Il vantaggio di Eastwood è stato l'aver scelto un soggetto che in realtà mette in discussione la nozione della grandezza americana, raccontando con la sua solita, efficacissima asciuttezza la storia di Chris Kyle (Bradley Cooper), cecchino le cui esperienze militari influiscono negativamente sul rapporto con la moglie e i figli. A portargli fortuna è forse anche il fatto che a undici anni dall'inizio del conflitto in Iraq questi non sia più un argomento troppo "scomodo" (vedi The Hurt Locker, che incassò appena 17 milioni di dollari negli Stati Uniti). In ogni caso, un ottimo risultato, poiché la storia di Kyle merita di essere vista il più possibile.

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American Sniper: Bradley Cooper in una drammatica scena del film

6. Generation Kill

Terza collaborazione fra David Simon e HBO, dopo il successo - soprattutto di critica - di The Corner e The Wire. Questa volta l'ex-giornalista, coadiuvato dall'amico Ed Burns, ha deciso di allontanarsi dalle strade di Baltimora per raccontare i primi giorni della guerra in Iraq, servendosi del resoconto di Evan Wright, giornalista di Rolling Stone, come ispirazione. La miniserie, divisa in sette episodi, segue il percorso di Wright (interpretato da Lee Tergesen) insieme al primo battaglione di ricognizione dei marines. La loro odissea si conclude con l'arrivo a Baghdad, ma lungo il cammino osserveranno a distanza ravvicinata le conseguenze più orrifiche del conflitto. Come da tradizione nella scrittura di Simon e Burns, gran parte della forza drammatica deriva dal realismo dei dialoghi e della caratterizzazione dei personaggi.

Generation Kill: Alexander Skarsgard e Stark Sands in una scena della mini serie

5. The Pacific

William Sadler è il Colonnello Lewis 'Chesty' Puller nella miniserie The Pacific

Ancora HBO, questa volta per raccontare la guerra fra Stati Uniti e Giappone. The Pacific, prodotto da Steven Spielberg e Tom Hanks, funge da compendio a Band of Brothers, realizzato quasi dieci anni prima. Laddove la prima miniserie si concentrava sul fronte europeo, la seconda è interamente dedita allo scontro nippo-americano, e abbandona la struttura corale del suo predecessore per concentrarsi soprattutto su tre uomini: Robert Leckie (James Badge Dale), Eugene Sledge (Joseph Mazzello) e John Basilone (Jon Seda). Gli amori, le ferite, i traumi e le disillusioni scandiscono i dieci capitoli della loro storia, che inizia con la battaglia di Guadalcanal e si conclude con il rimpatrio dopo la resa del Giappone. L'importanza storiografica del progetto è sottolineata dalle interviste, in apertura di episodio, ai veri veterani della campagna militare nipponica.

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4. La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler

Il bravissimo Bruno Ganz è Adolf Hitler ne La caduta

Terzo e ad oggi migliore dei film di Oliver Hirschbiegel (penalizzato dalle trasferte in lingua inglese con Invasion e Diana - La storia segreta di Lady D), La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler ha inevitabilmente scatenato dibattiti e controversie (fra i detrattori c'è anche Wim Wenders) in merito alla questione spinosa della rappresentazione sullo schermo di Adolf Hitler (Bruno Ganz). Il dittatore austriaco, solitamente raffigurato in maniera grottesca e/o caricaturale, appare qui come un essere umano, spogliato della propria aura mostruosa, anche se la sua crudeltà innata non esita a fare capolino, in particolare nella celeberrima sequenza che ha generato centinaia di parodie su YouTube e simili (anche in italiano). La fine del Terzo Reich viene dunque mostrata senza concessioni a luoghi comuni o moralismi. Non andrà giù a tutti, ma se ne consigliamo caldamente la visione.

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3. Il pianista

Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, Steven Spielberg offrì a Roman Polanski la possibilità di dirigere Schindler's List. Il cineasta franco-polacco rifiutò, poiché il ricordo delle sue esperienze relative alla Shoah - sua madre morì nei campi di concentramento - era ancora troppo doloroso da rielaborare sullo schermo. Quando infine decise di affrontare l'argomento, lo fece con un soggetto ancora più personale rispetto alle vicende di Oskar Schindler: Il pianista, basato sulle esperienze del musicista Wladyslaw Szpilman (il cui ruolo valse un Oscar ad Adrien Brody), inizia nel ghetto di Varsavia, ricreato a Babelsberg Studio (Berlino) sulla base dei ricordi che Polanski conserva della propria infanzia in circostanze simili a Cracovia. Il dolore personale del cineasta è riflettuto nella sofferenza che si manifesta negli occhi di Szpilman, costretto ad attraversare la Polonia in cerca di salvezza mentre dilaga la furia omicida del regime hitleriano, e conquistò molti dei suoi pari, vincendo la Palma d'Oro a Cannes e l'Oscar per la regia.

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Adrien Brody interpreta Wladyslaw Szpilman nel film Il pianista di Roman Polanski

2. Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima

Jamie Bell, Ryan Phillippe, Scott Reeves, Joseph Cross e Ben Walker in una scena di Flags of Our Fathers

Un dittico che in realtà è un unicum, nato per sbaglio: Clint Eastwood all'inizio doveva solo portare sullo schermo il libro di James Bradley sulla battaglia di Iwo Jima e sulla verità dietro l'iconografia della celebre bandiera americana piantata sull'isola giapponese, ma durante le ricerche in pre-produzione trovò talmente tanto materiale sul lato nipponico della storia che chiese ed ottenne il permesso di girare due film, entrambi iconoclasti a loro modo. Da un lato, Flags of Our Fathers, il cui titolo allude all'eredità storica e culturale delle nuove generazioni americane, mostra la realtà della guerra per poi esporne la rielaborazione fittizia, svelando la natura propagandistica e menzognera del simbolo patriottico; dall'altro, Lettere da Iwo Jima mette in evidenza la componente umana delle truppe avversarie, comandate dal generale Kuribayashi (Ken Watanabe). Due punti di vista per formare un ritratto completo, complesso e toccante di uno degli eventi più brutali del ventesimo secolo.

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Una scena iconografica di Flags of Our Fathers

1. Band of Brothers

Tre anni dopo il trionfo di Salvate il soldato Ryan, la premiata ditta Spielberg-Hanks è passata al piccolo schermo, per l'esattezza HBO, per raccontare più nel dettaglio la guerra di cui abbiamo visto solo uno squarcio al cinema, con esiti inarrivabili. Band of Brothers, tratto dall'omonimo libro dello storico Stephen Ambrose, racconta le gesta della Easy Company, dall'addestramento in America e Inghilterra prima dello sbarco in Normandia fino all'arrivo al Nido dell'Aquila. Dieci episodi per mostrare senza sconti tutto l'orrore della guerra più sanguinosa del Novecento, ricordata all'inizio di ogni puntata dai veterani della vera Easy Company, anticipando il seguito The Pacific. Memorabile anche il tema musicale di Michael Kamen, successivamente utilizzato per diversi spot pubblicitari, anche in Italia.

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