Fra geni e maestri: da Murphy a Giamatti, i candidati all’Oscar come miglior attore

Il burbero professore di Paul Giamatti e l'Oppenheimer di Cillian Murphy sono gli attori capofila per l'Oscar, in una cinquina che include pure il Bernstein di Bradley Cooper.

Fra geni e maestri: da Murphy a Giamatti, i candidati all’Oscar come miglior attore

Due geni tormentati, J. Robert Oppenheimer e Leonard Bernstein, al cuore di due importanti racconti biografici, ma anche un paladino dei diritti civili, Bayard Rustin, e due personaggi fittizi di docenti impegnati in una sommessa ribellione contro le ipocrisie della società che li circonda: Paul Hunham, un professore che si troverà a mettersi alla prova sfidando convenzioni e regole, e il docente e scrittore Thelonious Ellison, frustrato dai canoni imperanti in cui è ingabbiata la cultura afroamericana. Sono i cinque ruoli che hanno portato in competizione agli Academy Award i candidati all'Oscar come miglior attore di quest'anno: in ordine alfabetico Bradley Cooper, Colman Domingo, Paul Giamatti, Cillian Murphy e Jeffrey Wright.

Oppenheimer Google
Oppenheimer: un intenso primo piano di Cillian Murphy

Per tre di loro si tratta della prima candidatura all'Oscar della propria carriera, in una competizione a cui prendono parte anche Bradley Cooper, ormai un beniamino dell'Academy, e Paul Giamatti, che torna finalmente in gara a ben diciotto anni di distanza dalla sua prima nomination. Dunque, dopo avervi offerto una panoramica delle candidate all'Oscar come miglior attrice del 2023, concentriamoci ora sugli attori protagonisti: i loro percorsi professionali e il valore rappresentato dalla candidatura per il massimo riconoscimento nell'ambito del cinema hollywoodiano e mondiale.

Bradley Cooper in Maestro: un attore/regista e il suo progetto del cuore

Maestro 4
Maestro: un'immagine del protagonista Bradley Cooper

In inglese si usa l'espressione passion project per indicato un sogno tirato fuori dal proverbiale cassetto per adoperarsi con tutte le forze nel farlo diventare realtà: è senz'altro una definizione calzante per Maestro, il film che Bradley Cooper ha dedicato a uno fra i massimi compositori e direttori d'orchestra del ventesimo secolo, Leonard Bernstein. Dopo essere passato per le mani di Martin Scorsese e di Steven Spielberg (entrambi accreditati come produttori), il progetto del biopic su Bernstein è stato ereditato da Bradley Cooper nel 2018, pochi mesi prima dell'uscita del suo fortunatissimo debutto dietro la macchina da presa, A Star Is Born. Co-produttore di Maestro, autore della sceneggiatura insieme a Josh Singer e regista della pellicola, il divo originario della Pennsylvania si è anche tuffato nella parte di Bernstein, affiancato da Carey Mulligan in quella di sua moglie, Felicia Montealegre.

Maestro Netflix
Maestro: Bradley Cooper e Carey Mulligan

La natura stessa di Maestro, proiettato in concorso alla Mostra di Venezia e distribuito a dicembre su Netflix, lo ha reso un immancabile contendente dell'attuale awards season; del resto, Bradley Cooper è ormai a tutti gli effetti un beniamino dell'Academy, con ben dodici candidature (comprese quelle come sceneggiatore e produttore) raccolte nell'arco di appena dieci anni, sebbene non abbia ancora ricevuto alcuna statuetta. Quella per Maestro è la sua quinta nomination all'Oscar in qualità di interprete, nonché la quarta come attore protagonista, per un ventaglio che testimonia la sua innegabile versatilità: da leading man nel dramedy sentimentale Il lato positivo ai toni da commedia quasi farsesca di American Hustle, passando per l'intensità drammatica di American Sniper e A Star Is Born, fino ad arrivare all'immersione mimetica nei panni di Leonard Bernstein, di cui Cooper ci restituisce carisma e inquietudini, fascino e contraddizioni.

Maestro, un monumento all'ambiguità di Leonard Bernstein tra artista e opera d'arte

Colman Domingo in Rustin: la carta vincente del biopic

Rustin
Rustin: un'immagine di Colman Domingo

E batte sempre bandiera Netflix un altro film biografico in lizza nella categoria per il miglior attore, sebbene con una visibilità di gran lunga inferiore rispetto a Maestro: si tratta di Rustin di George C. Wolfe, basato sulla reale vicenda di Bayard Rustin, uno dei leader delle campagne per i diritti degli afroamericani e tra gli artefici della storica marcia su Washington dell'agosto 1963, coronata dal leggendario discorso "I have a dream" di Martin Luther King. A prestare il volto al personaggio eponimo è Colman Domingo, attore nato a Philadelphia e con uno sterminato curriculum fra teatro, cinema e televisione. Dopo aver collezionato decine di ruoli da supporter, pure in titoli blasonati quali Lincoln, Selma e Se la strada potesse parlare, nel 2023 Colman Domingo ha recitato nel musical Il colore viola ed è stato il protagonista assoluto di Rustin, riscuotendo per la prima volta le attenzioni dell'Academy.

Rustin 1
Rustin: una scena del film

La nomination all'Oscar è arrivata per un film piuttosto convenzionale e tutt'altro che memorabile, che infatti si regge quasi interamente sulle spalle di Domingo e sulla sua presenza scenica, imperniata sull'appeal esercitato da una figura come Rustin, nero e omosessuale determinato ad abbattere le discriminazioni della società americana. Dal canto suo, Colman Domingo può vantare anche il fatto di essere il secondo attore apertamente gay ad essere candidato all'Oscar in questa categoria, a un quarto di secolo di distanza dal suo unico predecessore, lo Ian McKellen di Demoni e dei.

Rustin, la recensione: la speranza (cinematografica) di Obama, Colman Domingo e un film che parla al popolo

Paul Giamatti in The Holdovers: il ritorno agli Oscar di un veterano dello schermo

The Holdovers
The Holdovers: un'immagine di Paul Giamatti

Continuando a parlare di interpreti con una ricchissima filmografia alle spalle, è una carriera a dir poco encomiabile quella di Paul Giamatti, un autentico veterano che da oltre tre decenni si fa apprezzare sul grande e sul piccolo schermo grazie alle sue sopraffine interpretazioni. Ma il ruolo più bello dell'attore del Connecticut è proprio il professor Paul Hunham in The Holdovers, commedia ironica e commovente in cui Giamatti domina la scena nella parte di un docente di storia in apparenza burbero e misantropo, ma che dietro il suo caustico sarcasmo cela un'insospettabile fragilità e una sorprendente capacità di empatia. Un personaggio reso irresistibile dalla verve ben misurata e dalla densità emotiva della performance di Paul Giamatti, ricompensato con il Golden Globe come miglior attore di commedia.

Holdovers Paul Giamatti Z2Youhp
The Holdovers - Lezioni Di Vita: Paul Giamatti e Dominic Sessa in una scena "glaciale"

The Holdovers costituisce la seconda collaborazione fra Giamatti e il regista Alexander Payne a quasi vent'anni dall'acclamato Sideways, per il quale l'attore americano era stato clamorosamente escluso dalla cinquina dell'Oscar; l'Academy avrebbe fatto ammenda due anni più tardi con una candidatura come attore non protagonista per Cinderella Man, che per molto tempo sarebbe rimasta però la sua unica nomination. Il nuovo frutto del sodalizio fra Payne e Giamatti segna dunque una punta di diamante nel percorso di un attore che si è sempre distinto per la sua capacità di destreggiarsi fra i generi più diversi, a prescindere dalla misura dei ruoli.

The Holdovers, Paul Giamatti e il ruolo più importante di una straordinaria carriera

Cillian Murphy in Oppenheimer: il volto-simbolo di un capolavoro

Cillian Murphy
Oppenheimer: un'immagine di Cillian Murphy

Restando in tema di collaborazioni di rilievo, ha avuto inizio nel 2005 quella fra il regista britannico Christopher Nolan e Cillian Murphy, ingaggiato nei panni dello Spaventapasseri in Batman Begins; da allora Nolan sarebbe tornato più volte a dirigere l'attore irlandese ma sempre in ruoli secondari, fin quando, l'anno scorso, non gli ha affidato la parte dello scienziato J. Robert Oppenheimer in uno dei film-evento del 2023. In oltre vent'anni di attività, a Cillian Murphy non erano mancate le occasioni per mettere in luce il proprio talento, dall'horror 28 giorni dopo a titoli quali Breakfast on Pluto e Il vento che accarezza l'erba, senza dimenticare la serie cult Peaky Blinders; tuttavia, è Oppenheimer ad avergli offerto il personaggio al quale, da qui in poi, sarà sempre associato il suo nome.

Oppenheimer Murphy
Oppenheimer: un'immagine di Cillian Murphy

Artefice di una performance magnifica, giocata spesso in sottrazione, Cillian Murphy fa leva soprattutto sul proprio sguardo magnetico per trasmettere ossessioni e dilemmi dell'inventore della bomba atomica, contribuendo in misura decisiva alla riuscita del film di Nolan. E com'era inevitabile, Oppenheimer gli ha permesso finalmente di distinguersi anche nell'agone degli Oscar con la sua prima candidatura (una delle tredici nomination complessive per l'opera), accompagnata dalla vittoria del Golden Globe, del BAFTA Award e dello Screen Actor Guild Award come miglior attore.

Cillian Murphy, i 10 migliori film del protagonista di Oppenheimer

Jeffrey Wright in American Fiction: il coronamento di una carriera trentennale

Jeffrey Wright
American Fiction: un'immagine di Jeffrey Wright

In un'edizione degli Oscar che, come abbiamo visto, in questa categoria ha reso omaggio in particolar modo ad attori di lungo corso ma finora rimasti lontani dai radar dell'Academy, a guadagnarsi la sua prima nomination è stato anche Jeffrey Wright. Nato a Washington D.C., Wright si è imposto nel 1993 sui palcoscenici di Broadway grazie al capolavoro teatrale Angels in America (e dieci anni più tardi sarebbe stato scritturato pure nell'omonima trasposizione televisiva), mentre sul grande schermo è stato valorizzato per la prima volta da Julian Schnabel nel film biografico Basquiat, nel 1996. Da allora l'attore si è distinto in un gran numero di film, inclusi tre capitoli della saga di 007, ma quasi mai in parti da protagonista.

American Fiction W6N35Go
American Fiction: un'immagine di Jeffrey Wright

In tal senso, American Fiction costituisce una significativa eccezione: adattata dal regista esordiente Cord Jefferson dal romanzo Cancellazione di Percival Everett, questa commedia dai toni satirici vede Jeffrey Wright nei panni di Thelonious Ellison, intellettuale che non si riconosce nei cliché attribuiti alla cultura afroamericana e, come forma di provocazione, scrive un libro che esaspera proprio quegli stereotipi, dando vita a un (involontario) caso editoriale. In patria, American Fiction ha registrato uno dei maggiori consensi di critica del 2023; e Wright, con un'interpretazione che amalgama efficacemente toni drammatici e pennellate di ironia, ha ottenuto la candidatura all'Oscar come miglior attore, degno coronamento di una carriera di altissimo livello.