Homeland: alta tensione e un cliffhanger nel finale della stagione 6

Diviso in due metà ben distinte, America First porta a compimento le varie storyline della sesta stagione, con ampie dosi di adrenalina e la morte di uno dei personaggi storici della serie, ma traghetta la parabola di Carrie Mathison verso un inquietante futuro, con un colpo di scena che ribalta le certezze degli spettatori.

Homeland: un momento dell'episodio America First

È bipartito in due segmenti nettamente separati America First , dodicesimo e ultimo episodio della sesta stagione di Homeland: due segmenti dal taglio molto diverso, e collocati non a caso a sei settimane di distanza l'uno dall'altro. Quarta puntata di quest'anno a essere stata diretta da una delle principali registe della serie targata Showtime, Lesli Linka Glatter, e firmato dallo showrunner Alex Gansa insieme a Ron Nyswaner, America First si attesta forse come l'episodio più avvincente e riuscito di una stagione che, nel suo complesso, ha suscitato più di una perplessità (ne riparleremo nel dettaglio fra pochissimo).

Nella prima mezz'ora, dunque, Gansa e Nyswaner si cimentano con un autentico tòpos del filone dei thriller politici americani: un attentato contro la vita del Presidente degli Stati Uniti. La Presidente eletta, nello specifico, è Elizabeth Keane, senatrice newyorkese in apparenza progressista, pacifista convinta ed invisa all'establishment di Washington D.C.: un personaggio al centro di alcuni fra i momenti migliori della sesta stagione, sia in virtù della sua caratterizzazione, sia per la prova dell'attrice Elizabeth Marvel. Ed è lei, a un passo dall'Inauguration Day che dovrebbe portarla finalmente alla Casa Bianca, il bersaglio della cospirazione contro la quale si batte la Carrie Mathison di Claire Danes.

Leggi anche: Homeland, ritorno in patria: il commento alla première della stagione 6, Fair Game

L'attentato al Presidente e l'addio di Quinn

Homeland: una sequenza dell'episodio America First

Al termine di una stagione con livelli di tensione generalmente inferiori rispetto ai capitoli precedenti, America First fa seguire al cliffhanger del penultimo episodio, R Is for Romeo, un'improvvisa emergenza per la Presidente Keane, braccata da una folla di manifestanti e costretta a una precipitosa evacuazione dal proprio quartier generale in seguito a un presunto allarme bomba. Carrie è pronta ad accorrere al fianco della Keane e di Saul Berenson (Mandy Patinkin) e a scortare la donna fuori dall'edificio, ma una provvidenziale telefonata di Dar Adal (F. Murray Abraham) impedisce che si verifichi il peggio: la Keane, infatti, sfugge per miracolo all'esplosione che avrebbe dovuto ucciderla e si lancia in una fuga disperata, con l'aiuto provvidenziale di Carrie e di Peter Quinn (Rupert Friend). E Quinn, per salvare la vita della Presidente, arriva a sacrificare la propria, finendo crivellato dai proiettili degli attentatori.

Homeland: una scena del finale di stagione, America First

Fin dall'inizio della stagione la scelta di 'resuscitare' Quinn ci aveva indotto non pochi dubbi, e questi dubbi purtroppo sono stati via via confermati: protagonista di situazioni e dinamiche mai del tutto credibili, l'ex agente speciale della CIA è stato la "mina vagante" di questa sesta stagione, ma la sua definitiva uscita di scena (che pareva ormai inevitabile) regala se non altro un addio più che degno e di grande pathos ad uno dei volti più amati nella storia della serie. Un addio con un ulteriore epilogo quando, in una delle sequenze conclusive dell'episodio, Carrie mette via gli abiti dell'uomo, ritrovandosi a sfogliare le fotografie delle persone che Quinn amava di più, inclusa lei stessa: una nota di mesto rimpianto per un sentimento mai pienamente rivelato o condiviso e per un rapporto che trascendeva la semplice amicizia o la collaborazione professionale (e che per certi versi rievocava la relazione fra Carrie e Nicholas Brody).

Leggi anche: Homeland: politica, jazz e intrighi nei cinque anni dal debutto della serie

L'intrigante finale di una stagione tutt'altro che perfetta

Homeland: una scena dell'episodio America First

Al netto di un'abile costruzione della suspense e di una mezz'ora davvero al cardiopalma, America First riflette però i difetti non da poco di una stagione che, a posteriori, si è dimostrata in assoluto la meno convincente nel percorso di Homeland. A scanso di equivoci, quella di Howard Gordon e Alex Gansa rimane una serie più che apprezzabile, ma questo sesto capitolo ne ha messo in evidenza come non mai punti deboli e forzature: da un intreccio spesso stiracchiato ed eccessivamente macchinoso, penalizzato da diverse fasi di stanca attorno alla metà della stagione, ai tratti decisamente 'estremi' di un complotto che coinvolge senatori, vertici dell'esercito e, benché in una posizione ambigua, perfino Dar Adal, eminenza grigia e machiavellico cospiratore. Certo, per una serie di questo genere si richiedono livelli di sospensione dell'incredulità maggiori del solito, ma stavolta il meccanismo narrativo non ha funzionato con troppa precisione.

Homeland: un primo piano di Claire Danes nell'episodio America First

L'ultima parte di America First ci consegna una nazione con un nuovo leader, la Keane, i cui rapporti con i membri dell'intelligence sono ancora compromessi; in cui le misure del Patriot Act di George W. Bush sono state addirittura rafforzate, con il rischio di un'ulteriore deriva autoritarista; ma in cui Carrie, diventata il braccio destro della Keane, si appresta a occupare un ruolo istituzionale nella nuova amministrazione. Nel frattempo, anche la vita privata dell'ex agente speciale sembra in procinto di riassestarsi: la visita dell'assistente sociale, pur nella sua semplicità, è un emblematico 'ponte' per Carrie verso il momento in cui potrà riabbracciare la figlioletta Frannie, riassumendo a pieno titolo il proprio ruolo di madre. Se non fosse che un ultimo, drammatico twist attende la nostra eroina...

Leggi anche: Homeland: il commento all'episodio finale e il bilancio di una stagione 5 fra alti e bassi

Quale futuro per Homeland?

Homeland: Mandy Patinking in una scena dell'episodio America First

Incarnazione, per undici episodi, di una salutare ventata progressista, in bizzarra controtendenza con quanto accaduto realmente negli Stati Uniti dallo scorso novembre, nei minuti conclusivi di America First la Presidente Elizabeth Keane rivela invece il proprio lato più ambiguo e sinistro: con un voltafaccia assai poco comprensibile rispetto a quanto dichiarato in precedenza (vedremo come sarà giustificato dagli autori), la Keane attua un clamoroso repulisti nei confronti dei propri collaboratori più stretti, fra cui Saul Berenson, e spranga le porte in faccia a Carrie (letteralmente!) poche ore dopo averle offerto una delle poltrone più prestigiose della Casa Bianca. Un cliffhanger non molto comprensibile, almeno per ora: sia sul piano strettamente narrativo, sia su quello tematico, laddove il lungo primo piano del volto severo della Keane pare quasi voler riscrivere del tutto quanto sapevamo del personaggio e dei valori da lei rappresentati.

Insomma, il futuro adombrato da Homeland per la stagione a venire sta assumendo connotati quasi distopici (per quanto, paradossalmente, non certo peggiori di quelli che hanno contraddistinto i primi mesi della Presidenza di Donald Trump). E con due capitoli ancora in cantiere prima di far calare il sipario (la serie arriverà infatti a un totale di otto stagioni), la speranza è che Homeland possa sanare le crepe viste nel corso delle dodici puntate appena trascorse e tornare ai livelli alti o altissimi già toccati più volte in passato.

Homeland: alta tensione e un cliffhanger nel...
Stefano Lo Verme
Redattore
3.5 3.5

Mostra i vecchi commenti

Homeland, ritorno in patria: il commento alla première della stagione 6, Fair Game
Life During Wartime: l’America in guerra, da Homeland ad American Sniper
Privacy Policy