Hannibal: commento alla première della stagione 2, Kaiseki

Dopo la folgorante prima stagione, ritorna la splendida serie di Bryan Fuller ispirata ai personaggi dei romanzi di Thomas Harris, con Hugh Dancy nel ruolo del profiler dell'FBI Will Graham e Mads Mikkelsen nella parte del dottor Hannibal Lecter.

Il plot
Ritenuto responsabile di quattro omicidi, Will Graham (Hugh Dancy) è rinchiuso in una cella del Baltimore State Hospital, mentre l'ufficio dell'ispettore generale dell'FBI ha aperto un'indagine condotta da Kade Prurnell (Cynthia Nixon) per valutare l'operato di Jack Crawford (Laurence Fishburne), direttore dell'Unità di Scienze Comportamentali. Contemporaneamente, Crawford si trova a doversi occupare del ritrovamento di sei cadaveri presso le rive di un fiume, vittime di un nuovo serial-killer; privato delle consulenze di Graham, Crawford decide di rivolgersi ad Hannibal Lecter (Mads Mikkelsen). Intanto, Will richiede l'aiuto della dottoressa Alana Bloom (Caroline Dhavernas) affinché lo sottoponga a una seduta di ipnosi nel tentativo di far luce sui buchi neri nella sua memoria: l'esperimento intensifica ulteriormente le sinistre visioni di Will, che all'improvviso ricorda come Lecter lo avesse costretto ad ingoiare un orecchio umano attraverso un tubo di plastica infilato nella gola. Nel frattempo, il misterioso killer (Patrick Garrow) rapisce un'altra vittima, Roland Umber (Ryan Field): dopo essere stato tramortito, il ragazzo si risveglia, completamente nudo, all'interno di un silos gremito di cadaveri.

Commento all'episodio

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Confrontarsi con un universo iconografico così radicato nell'immaginario collettivo, ovvero quello dei romanzi di Thomas Harris (già ampiamente sfruttati al cinema) e in particolare la figura di Hannibal Lecter, non era affatto un'impresa facile. Eppure, grazie al talento dello sceneggiatore e produttore Bryan Fuller, già artefice di Pushing Daisies, la NBC ha avuto l'opportunità di dar vita a una delle serie più innovative, coraggiose e straordinariamente angoscianti della Tv odierna, tanto sotto un profilo stilistico quanto dal punto di vista narrativo, in grado di elaborare una nuova e personalissima formula che le permettesse di distaccarsi sia dal magistero del capolavoro di Jonathan Demme, Il silenzio degli innocenti, sia dai due adattamenti del libro Red Dragon, ovvero l'eccellente Manhunter - Frammenti di un omicidio di Michael Mann e il successivo Red Dragon di Brett Ratner. Ora, dopo una prima stagione a dir poco magnifica, Hannibal torna sul piccolo schermo ripagando appieno le aspettative di chi aveva già assistito per tredici puntate alle terrificanti indagini di Will Graham, geniale e tormentato profiler dell'FBI, interpretato da un sorprendente Hugh Dancy (che grazie a questa serie ha rivelato un formidabile talento drammatico). Nel primo episodio della seconda stagione, Kaiseki, ritroviamo Will rinchiuso in un istituto di igiene mentale di massima sicurezza, il Baltimore State Hospital, dopo essere stato accusato dell'omicidio di quattro persone.

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L'atmosfera visionaria della serie, costantemente sospesa fra realtà e incubo, è qui riproposta - con l'indispensabile contributo della fotografia di James Hawkinson, tutta giocata su toni cupi e freddi - tramite le agghiaccianti allucinazioni del protagonista: incluse le manifestazioni dell'Uomo Cervo, spaventosa allegoria di un Male assoluto e quasi metafisico, benché nella sua immagine sia possibile individuare una proiezione dello stesso Hannibal Lecter (Mads Mikkelsen), il vero responsabile dell'interminabile scia di morti che avevamo seguito nella precedente stagione. Ma l'inquietudine, elemento predominante della trama costruita da Bryan Fuller e dal regista Tim Hunter, riesce a catturare lo spettatore in numerose altre sequenze: il repellente flashback sulla "intubazione" di Will, costretto dal dottor Lecter a ingerire un orecchio umano; le prime, "invisibili" apparizioni del nuovo serial-killer; e l'orripilante inquadratura finale, che si allarga progressivamente su un intreccio di cadaveri che sembra scaturito dalle illustrazioni di un girone dell'Inferno dantesco. Senza contare il flashforward mozzafiato sul quale si apre l'episodio, con il ferocissimo scontro tra Hannibal Lecter e Jack Crawford, successivo di dodici settimane agli eventi dell'episodio Kaiseki: un espediente narrativo già utilizzato in maniera esemplare in Damages, altro inarrivabile capolavoro della serialità televisiva americana, e riproposto in Hannibal a mo' di "antipasto", come a voler stuzzicare la sete di sangue del pubblico...

Il piatto del giorno
Il kaiseki, cucinato da Hannibal a Jack Crawford nel corso della puntata, è un pasto tradizionale della cucina giapponese: il termine, introdotto nel XVI secolo, letteralmente significa infatti "pietra nel piatto", ad indicare le piccole dimensioni delle portate, ma con un riferimento anche alla pratica Zen di inserire delle pietre bollenti all'interno dei vestiti, in prossimità dello stomaco, per placare la fame. Esiste una grande varietà di kaiseki, ma tutte le tipologie sono caratterizzate dall'importanza dell'aspetto decorativo (spesso ricorrendo all'ausilio di fiori o vegetali) e dall'armonia dei sapori proposti, per i quali sono impiegati di norma alimenti molto freschi.

What's next?

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Rispetto alla sostanziale linearità della prima stagione (almeno all'inizio), ora Hannibal sembra voler giocare su una pluralità di "fronti", tenendo aperte diverse storyline: alla "caccia al serial-killer", inesorabile priorità per Jack Crawford e la sua squadra, si affiancano infatti il segreto sulla doppia identità di Hannibal Lecter - un segreto forse già intuito, magari a livello inconscio, dalla sua psicologa, la dottoressa Bedelia Du Maurier (Gillian Anderson) - e l'ambivalente rapporto fra lo spietato cannibale e Will Graham: un legame simbiotico eppure contrassegnato dal conflitto fra i due uomini, i cui rispettivi destini dipenderanno dalla capacità di far soccombere il proprio avversario. E siamo appena alla prima portata...

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Stefano Lo Verme
Redattore
5.0 5.0
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