George Romero dalla A alla Z... di zombie

Cosa abbiamo appreso sulla carriera del papà degli zombie nei suoi giorni di permanenza al Lucca Film Festival? Scopriamolo insieme scorrendo l'alfabeto romeriano.

George A. Romero
George A. Romero

76 anni, sceneggiatore, regista, montatore

Nel suo soggiorno lucchese, George A. Romero si è concesso con generosità al pubblico italiano. I fan, avidi delle lezioni sul cinema del maestro degli zombie - che purtroppo non dirige più un film dal 2009 - lo hanno accolto con grande affetto e Romero ha ricambiato senza risparmiarsi. Oltre a tenere i canonici incontri di fronte a una massa di spettatori adoranti e nostalgici, lo abbiamo visto imprimere le proprie mani sul cemento della Walk of Fame di Lucca, presenziare alla mostra a lui dedicata, abbracciare zombie, registrare video messaggi rivolti alle destinazioni più disparate, scattarsi foto con camerieri, cinefili, critici, autorità e irrompere nella Zombie Citadel di Effetto Cinema Notte partecipando alla spettacolare dimostrazione allestita dalla Umbrella Italian Division. Il tutto senza mai dismettere quel sorriso pacifico e quella flemma che sembrano connotarlo.

Nell'ambiente si mormora che Romero sia uno dei registi più affabili e disponibili. I suoi collaboratori hanno sempre descritto i suoi set in modo più che positivo, e i suoi amici illustri, da Stephen King a Dario Argento, hanno più volte lodato il suo buon carattere. Eppure la carriera di Romero non è sempre stata rose e fiori. Dalla mancanza di mezzi degli esordi alle critiche negative piovutegli addosso a più riprese da certa critica americana, dai rapporti problematici con gli studios alla difficoltà crescente nel reperire fondi per i suoi progetti fino allo stallo di oggi. Per non parlare di tutti gli epigoni e imitatori che hanno cavalcato a più riprese il successo degli zombie facendo miliardi a palate senza riconoscerne a Romero la paternità. A vederlo, il regista sembra in pace con se stesso e con il proprio passato e non pare affatto infastidito dall'etichetta di autore di genere che, anzi, rivendica con orgoglio. Di seguito trovate una selezione delle sue dichiarazioni raccolte nel corso del Lucca Film Festival che ci permettono di conoscere un po' più a fondo la sua arte, la sua poetica e l'evoluzione della sua carriera.

Aspiranti registi

Chunque voglia fare il regista deve prendere la telecamera e girare qualcosa. La prima cosa da fare è imparare a usare il mezzo e dimostrare che sapete cosa state facendo.

Bruiser

Bruiser: una scena del film di George A. Romero

Devo ammetterlo, Bruiser - La vendetta non ha volto in un certo senso è stato un modo per vendicarmi degli studios. Dopo i problemi che ho avuto nel realizzare La metà oscura ho deciso di farla finita e cambiare tutto. Ho lasciato gli Stati Uniti e mi sono trasferito in Canada dove ho trovato nuovi collaboratori, mi sono fatto degli amici. In quel periodo ho imparato molto e ho scoperto che il Canada è un luogo meraviglioso.

Gli zombie possono Correre?

Per tradizione gli zombie vanno piano. Se possono correre? Direi di no. Per citare lo sceriffo de La notte dei morti viventi "Questi sono morti. Non ce la faranno mai".

Distribuzione

Karl Hardman in una scena de La notte dei morti viventi

Quando ho girato La notte dei morti viventi, non avevo nessuna idea della fine che il film avrebbe fatto. All'epoca però era più semplice di oggi. Eravamo spinti da un ottimismo irrefrenabile. Un tempo c'erano molti piccoli distributori quindi era più facile distribuire un film, mentre era molto più difficile realizzarlo. Oggi è il contrario.

Roger Ebert

La critica europea, specialmente quella italiana, è riuscita a vedere in profondità mentre quella americana, anche la migliore, è sempre stata molto superficiale. Roger Ebert ha scritto una stroncatura epica de La notte dei morti viventi. Si è ricreduto molto più tardi. Le cose sono iniziate a cambiate con L'alba dei morti viventi.

Fumetti

I cinecomics non mi interessano. Non mi interessa lavorare ad alto budget con tutti quegli effetti speciali, ma mi rendo conto che per quel tipo di opere sono una necessità. Però trovo che sia difficile avere una connessione emotiva con quel tipo di lavori. Non c'è l'arte, cosa che invece c'è nel fumetto e si perde nella traduzione.

Goblin

Una scena di Zombi

Quando Dario Argento ha deciso di produrre Zombi abbiamo stipulato un accordo. Io avrei avuto la massima libertà nel fare il mio film, e lui lo avrebbe rimaneggiato per il mercato europeo. Adoro la colonna sonora dei Goblin. Nella mia versione ho usato molte musiche old style, sono affezionato a un certo tipo di musica di repertorio, ma devo dire che ho apprezzato molto anche la versione europea del film e della colonna sonora.

Hollywood

I miei film di zombie sono tutti finalizzati alla critica della società. Li ho fatti come volevo io, senza interferenze esterne. Non ho mai amato lavorare con gli sutdios, ho avute due sole esperienze, entrambe disastrose. Quando chiedono a Stephen King cosa prova a vedere i suoi libri rovinati da Hollywood, lui risponde: "Nessuno li ha rovinati, sono qui dietro di me nella libreria".

Knightriders

Anche se il mio film preferito è Wampyr, Knightriders - I cavalieri è il mio lavoro più personale. La storia ruota attorno a una persona che vuole rimanere coerente ai propri valori nonostante i danni che subirà. Io stesso, per molto tempo, ero determinato a girare tutti i film a Pittsburgh, la mia città. Anche se c'erano grossi problemi economici, ero pronto a rinunciare al successo finanziario per seguire le mie idee.

Mall

Conoscevo alcune delle persone che hanno investito per aprire il primo shopping mall di Pittsburgh, lo stesso in cui ho girato Zombi. Ho fatto visita a quell'agglomerato di negozi quando era ancora chiuso, era il primo centro commerciale in assoluto con cui entravo in contatto, ma già vedendo quei camion che scaricavano la merce era così ovvio che cosa sarebbe diventato. L'esperienza mi ha sconvolto ed è stata la molla che mi ha spinto a fare il mio secondo film. Avevo rimandato di dieci anni nell'attesa di avere qualcosa da dire.

George Romero sul set del film Diary of the Dead

La notte dei morti viventi

Ci eravamo resi conto da subito della necessità di fare qualcosa che non fosse solo commerciale. Non volevamo fare un film sulla razza, ma eravamo determinati a raccontare le diverse reazioni delle persone in una situazione limite. Nella sceneggiatura originale Ben, il protagonista, era un bianco e gli succedevano esattamente le stesse cose. Il personaggio inizialmente era un po' grezzo, alla Humphrey Bogart. È stato Duane Jones a proporci di cambiarlo, così gli abbiamo dato un aplomb.

L'ombra dello scorpione

Io e Stephen King abbiamo lavorato a lungo insieme per sviluppare una sceneggiatura. Lui era contrario all'idea che il film andasse in TV, ma la nostra sceneggiatura era lunga oltre tre ore e nessun produttore ci avrebbe fatto un film. Alla fine Stephen e il mio ex partner ne hanno realizzato una versione per la tv molto edulcorata. Io non credo che il progetto originario verrà mai recuperato, ma se ciò accadesse spero che Stephen si ricordi di chiamarmi.

Remake

Shaun of the Dead: Simon Pegg va a caccia di zombie per le strade di Londra

Ho un buon rapporto con Edgar Wright, il regista di L'Alba dei morti dementi - Shaun of the Dead. Ho amato molto il film. Lui me ne ha inviato una copia nella speranza che mi piacesse e poi siamo diventato amici. Ci vediamo ogni volta che possiamo. Edgar ha girato Scott Pilgrim vs. the World a Toronto, dove vivo, e ci siamo frequentati spesso. Zack Snyder, invece, non l'ho mai incontrato. I primi 10 - 15 minuti del suo L'alba dei morti viventi possono andare bene, ma da lì in poi non credo ci fosse un motivo per fare il remake di Zombi.

Società

Una scena di Zombi

All'inizio avevo deciso di realizzare un film di zombie ogni dieci anni per riflettere i cambiamenti socio-politici del decennio. La notte dei morti viventi riflette il dramma del Vietnam, Zombi il consumismo dilagante, Il giorno degli zombi il militarismo sfrenato, La terra dei morti viventi prende di mira la globalizzazione e la disparità sociale, Diary of the Dead - Le cronache dei morti viventi ironizza sui social media, Survival of the Dead riflette di nuovo sull'incapacità delle persone di accettare il diverso.

Vampiri

Nel fumetto Empire of the Dead che ho sceneggiato immagino un'apocalisse zombie che ha colpito la città di New York. Oltre a vedersela con gli zombie, gli abitanti della città devono fare i conti anche con i vampiri. Ho scelto di inserirli nella storia perché se ci fosse un'apocalisse i vampiri sarebbero ottimi candidati a sopravvivere e controllare tutto.

Zombie

Ne La notte dei morti viventi non ho mai parlato di zombie. Li chiamavo ghouls, non pensavo a loro come zombie. Prima del mio film gli zombie erano associati al voodoo, mentre le mie creature erano una metafora della società.

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