Emmy Award: le serie più “snobbate” agli Oscar TV (prima parte)

Aspettando la cerimonia degli Emmy Award 2014, ripercorriamo la storia dello storico premio attraverso gli "illustri esclusi", ovvero le serie cult che non hanno mai ricevuto il massimo riconoscimento della TV americana: da Twin Peaks a X-Files fino a Dr. House e Dexter...

Emmy Award: le serie più “snobbate” agli Oscar TV...
David Duchovny e Gillian Anderson sono Fox Mulder e Dana Scully in X-Files

Per tutti gli appassionati di serie TV americane, il 25 agosto è una data da segnare sul calendario: quella notte, infatti, l'Academy of Television Arts and Sciences assegnerà i premi nelle categorie principali per la 66° edizione degli Emmy Award, i massimi riconoscimenti dedicati alle produzioni per il piccolo schermo (qui trovate i candidati del 2014). Ma in attesa di assistere alle super-sfide fra Breaking Bad e True Detective, tra Fargo e American Horror Story, abbiamo deciso di ripercorrere la storia del celeberrimo premio televisivo adottando un punto di vista inusuale: quello degli "snobbati". Come inevitabilmente accade, infatti, quando si parla di giurie e di trofei in qualunque ambito non sono così rare le omissioni inaspettate, le opere di rilievo che non godono dell'immediata canonizzazione conferita da una statuetta dorata, o più semplicemente le annate in cui una concorrenza agguerritissima non consente di premiare tutti i prodotti di elevata qualità, lasciando qualcuno a mani vuote...

Se il "gioco" di dibattere a proposito di chi avrebbe dovuto vincere un determinato trofeo è assai frequente (basti pensare a quante volte si ha occasione di polemizzare su vincitori e vinti degli Oscar), e tra i fan più sfegatati può costituire perfino un piacevole passatempo, in questo articolo abbiamo pensato di proporvi, più semplicemente, un elenco di alcune fra le grandi serie TV, del passato e del presente, che per un motivo o per l'altro non sono mai riuscite (o perlomeno non ancora) ad aggiudicarsi l'Emmy come miglior serie televisiva, drammatica o comica: alcune di queste hanno beneficiato comunque di un buon numero di nomination, che costituiscono in ogni caso un giusto motivo di soddisfazione, o hanno vinto degli Emmy in categorie importanti (ad esempio, per gli attori o la regia); altre serie, invece, sono state ignorate completamente dall'Academy of Television Arts and Sciences, non riuscendo neppure a rientrare nel novero dei candidati, pur essendo considerate dei classici della fiction televisiva. Andiamo dunque a scoprire i "grandi esclusi" nella storia degli Emmy, partendo proprio dalle serie TV con il primo di due articoli dedicati ai più famosi show mai premiati come Outstanding Series...

Da Miami Vice alla signora Fletcher, i grandi detective della TV

La locandina di Magnum P.I

Interpretare il ruolo di un investigatore, che si tratti di un abile poliziotto, di un detective privato o anche soltanto di un'arzilla scrittrice con un ottimo fiuto nel risolvere misteri, si è rivelato un formidabile veicolo di popolarità per vari attori: il giallo e il poliziesco, del resto, rappresentano per tradizione due generi prediletti del pubblico televisivo di ogni età. Non sempre, tuttavia, il successo internazionale di serie di culto quali Miami Vice o La signora in giallo si è tradotto in un relativo trionfo agli Emmy. Magnum P.I., la più famosa e fortunata serie poliziesca degli anni Ottanta, in onda fra il 1980 e il 1988 con ascolti record, è valsa al protagonista Tom Selleck un Emmy come miglior attore nel 1984 ed è stata candidata per tre anni consecutivi (dal 1982 al 1984) come miglior serie drammatica, ma è stata puntualmente battuta dalla sua concorrente poliziesca della NBC, Hill Street - Giorno e notte. Miami Vice, il crime-drama creato da Michael Mann nel 1984, è stato un'altra delle serie di culto del decennio fra pubblico e critica, ma ha ricevuto un'unica nomination come miglior serie drammatica per la sua prima stagione.

La signora in giallo

In quanto a popolarità, tuttavia, a registrare ascolti perfino più alti (spesso addirittura oltre venti milioni di spettatori a episodio negli Stati Uniti) e una longevità pressoché imbattuta, è stata Jessica Fletcher, l'infallibile scrittrice-detective interpretata dall'inossidabile Angela Lansbury ne La signora in giallo, che fra il 1984 e il 1996 ha deliziato spettatori di tutte le generazioni con le sue indagini nei luoghi e nelle situazioni più improbabili. La novella Miss Marple, premiatissima ai Golden Globe, non ha tuttavia registrato il medesimo consenso agli Emmy: La signora in giallo ha ottenuto infatti tre nomination come miglior serie drammatica (fra il 1985 e il 1987) ma senza mai vincere. Due nomination consecutive, invece, per Moonlighting, la brillante serie che dal 1985 ha raccontato le rocambolesche indagini di una strana coppia di detective privati, i simpaticissimi Cybill Shepherd e Bruce Willis: Moonlighting, un autentico must per i nostalgici degli anni Ottanta, è valso un Emmy come miglior attore a Willis nel 1987, ma non è mai stata premiata come miglior serie.

Dalle soap opera a Saranno famosi: gli "snobbati" degli anni Ottanta

Foto promozionale per il cast di Dynasty

Avranno anche inchiodato davanti allo schermo milioni di spettatori (ma soprattutto di spettatrici) e ridefinito in maniera significativa l'immaginario televisivo e culturale di un'intera decade, ma i giurati degli Emmy non hanno esitato a snobbarle a favore di prodotti più sofisticati: stiamo parlando dei celeberrimi - o piuttosto famigerati - serial TV che, all'inizio degli anni Ottanta, hanno rinnovato in profondità il concetto di soap opera, trasformando un sottogenere relegato quasi sempre in orari diurni in un autentico fenomeno di massa per il pubblico della prima serata, anche in virtù del suo smaliziato gusto camp. Non è un caso se, ancora oggi, negli annali della TV personaggi come lo spregiudicato magnate del petrolio J.R. di Dallas o la perfida Alexis Carrington di Dynasty rimangono dei modelli di riferimento della fiction televisiva. Agli Emmy, Dallas fu candidata come miglior serie drammatica nel 1980 e nel 1981 (e sempre nel 1980 vide premiata come miglior attrice una delle sue interpreti più note, Barbara Bel Geddes); mentre nel 1982 la sua "rivale" Dynasty, si conquistò la sua unica candidatura nella categoria principale (in totale, il serial dell'ABC avrebbe dovuto accontentarsi di una singola statuetta per i migliori costumi).

Il cast di Saranno famosi

Nata nel 1982 sull'onda del successo dell'omonimo film musicale di Alan Parker, Saranno famosi (in originale Fame), introdotta dalle note della leggendaria canzone di Irene Cara, è stata la serie di culto per tutti gli adolescenti cresciuti negli anni Ottanta, nonché un "progenitore" di Glee e di numerosi altri teen-drama di recente produzione. Le prime due stagioni di Saranno famosi sono state candidate all'Emmy come miglior serie drammatica, ma senza portarsi a casa l'ambito trofeo. Stessa sorte riservata alla serie ospedaliera più famosa del decennio: A cuore aperto (in originale St. Elsewhere), in onda fra il 1982 e il 1988 e candidata come miglior serie drammatica per tutte le sue sei stagioni. Il medical-drama della NBC, ambientato all'interno di un ospedale di Boston, è stato un appuntamento fisso per milioni di spettatori ed ha conquistato ben tredici Emmy Award (fra cui molte statuette per i suoi interpreti), lasciandosi sempre sfuggire però il trofeo principale. Un altro celebre medical-drama di quel periodo, China Beach, ambientato in un ospedale militare durante la Guerra del Vietnam, è valso due Emmy come miglior attrice alla sua protagonista, la bravissima Dana Delany, nel ruolo dell'infermiera Colleen McMurphy, ed ha ricevuto tre nomination come miglior serie fra il 1989 e il 1991, facendosi battere in tutte e tre le edizioni da Avvocati a Los Angeles.

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Da Twin Peaks a X-Files: i mystery-thriller degli anni Novanta

La locandina di I segreti di Twin Peaks

L'8 aprile 1990, gli spettatori americani assistevano al ritrovamento, sulle rive di un fiume, del cadavere di Laura Palmer, avvolto nella plastica: quella sera, infatti, sulla ABC andava in onda l'episodio pilota di Twin Peaks, serie-capolavoro che avrebbe riscritto in maniera incontrovertibile i canoni della narrazione televisiva. Ideata e realizzata dal geniale regista cinematografico David Lynch, già autore di film straordinari quali The Elephant Man e Velluto blu, con la collaborazione dello sceneggiatore televisivo Mark Frost, Twin Peaks riportò fin da subito un clamoroso successo a livello mondiale, tenendo milioni di spettatori con il fiato sospeso nel corso dell'indagine condotta dall'agente dell'FBI Dale Cooper (Kyle MacLachlan) a caccia dell'assassino di Laura Palmer, fra loschi intrighi familiari e inquietanti parentesi oniriche. Opera seminale nella storia della TV, agli Emmy del 1990 Twin Peaks, forte della vittoria di tre Golden Globe, si presentò con un totale di quattordici nomination, ottenendo però soltanto due premi per il montaggio e i costumi. Ancora più sorprendente, considerata la sua maggiore longevità, è stata la mancata vittoria di un'altra fra le serie in assoluto più seguite ed amate del decennio: X-Files, thriller sci-fi profondamente innovativo per stile e tematiche, in onda sulla Fox fra il 1993 e il 2002 con eccezionali risultati di ascolto. La serie sulle indagini oltre i confini del paranormale degli agenti dell'FBI Mulder e Scully si è guadagnata in tutto ben sedici Emmy, incluso il premio per la protagonista Gillian Anderson nel 1997, ed è stata candidata come miglior serie drammatica per quattro anni consecutivi, fra il 1995 e il 1998, senza però riuscire ad aggiudicarsi la statuetta più ambita.

A caccia di Emmy: medici, poliziotti, gangster, serial-killer e... becchini

Il cast di Dr House: Medical Division in un'immagine promozionale della terza stagione

Il nuovo millennio, come gli esperti di serie TV ben sapranno, ha portato ad un sensazionale rinnovamento nel campo della fiction televisiva; tuttavia, i trionfi ininterrotti di serie come The West Wing e I Soprano nella categoria principale ha impedito a molti titoli cult del decennio di portarsi a casa l'Emmy come miglior serie drammatica. Fra gli "snobbati" di questo periodo, partiamo da Six Feet Under, innovativo dramedy firmato da Alan Ball per la HBO e bizzarramente incentrato sulle vicende di una famiglia di impresari di un'agenzia di pompe funebri; premiata con nove Emmy, Six Feet Under ha ricevuto tre nomination come miglior serie dell'anno (nel 2002, 2003 e 2005), ma senza mai vincere. Non è andata molto meglio alle due serie ospedaliere di maggior successo dello scorso decennio, vale a dire Dr. House e Grey's Anatomy. Trasmesso per la prima volta nel 2004, il serial con protagonista il burbero ma geniale medico Gregory House (Hugh Laurie) è stato candidato invano all'Emmy come miglior serie per ben quattro edizioni consecutive, fra il 2006 e il 2009. Due nomination consecutive, nel 2006 e nel 2007, per il fortunatissimo medical-drama della ABC, Grey's Anatomy, che però non ha mai conquistato il premio più prestigioso.

Michael C. Hall in una immagine promo di Dexter

In onda a partire dal 2006, Dexter si è imposta come una delle serie cult dell'ultimo decennio grazie alle sanguinarie "imprese" del protagonista Dexter Morgan (Michael C. Hall), implacabile quanto insospettabile "giustiziere", ovvero serial-killer di assassini: entrata nei favori dei giurati degli Emmy, Dexter ha ottenuto quattro nomination consecutive come miglior serie drammatica, fra il 2008 e il 2011, prima di perdere i consensi di critica e pubblico con le ultime, deludenti stagioni. Una pioggia di trofei, con un totale di sedici Emmy Award, ha consacrato invece il successo di Boardwalk Empire, ambiziosa serie a sfondo storico che si svolge ad Atlantic City all'epoca del proibizionismo, tra feroci gangster e poliziotti più o meno corrotti: Boardwalk Empire è stata candidata al premio per la miglior serie soltanto per le sue prime due stagioni, nel 2011 e nel 2012, e in entrambi i casi senza successo. È andata assai peggio, tuttavia, a The Wire, serie poliziesca considerata fra i prodotti seminali - nonché fra i più apprezzati - della TV americana del nuovo millennio: in onda sulla HBO fra il 2002 e il 2008, nonostante il consenso unanime della critica The Wire non solo non ha vinto alcun Emmy, ma non è stata neppure mai candidata nella categoria più importante.

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