David Cronenberg in mostra a Lucca: l'Evolution dalla carne alla parola

Il maestro canadese non potendo essere presente al Lucca Film Festival quest'anno a lui dedicato, ha ritirato il premio alla carriera collegato via Skype. Tra retrospettiva cinematografica, concerti e soprattutto mostre, quello di Lucca è il più grande omaggio a Cronenberg mai realizzato in Europa.

David Cronenberg
David Cronenberg

73 anni, regista, sceneggiatore, attore

Avrebbe dovuto e voluto esserci. E invece non c'era. Ma si sapeva. Nonostante il grande David Cronenberg non potrà essere presente fisicamente qui al Festival, non ha voluto rinunciare a partecipare via Skype alla consegna del premio alla sua prestigiosa carriera, conferitogli durante l'evento speciale della quarta giornata del Lucca Film Festival e Europa Cinema 2015 presso il Cinema Centrale di Lucca.

David Cronenberg in collegamento con il Lucca Film Festival

"Vi assicuro che David avrebbe voluto fortemente essere qui con noi in questa edizione a lui dedicata, ma purtroppo non è stato possibile", dice Nicola Borrelli direttore del Festival. "Vorrei essere lì per vedere con i miei occhi e prendere direttamente dalla tue mani i bellissimi premi che mi avete consegnato", replica Cronenberg in diretta da suo studio in Canada. E quasi vorresti suggestionarti e sperare che come in uno dei suoi film degli anni '80 una mano possa sbucare veramente dallo schermo per prendere il premio.

Cronenberg in mostra

John Lone in una scena di M. Butterfly

L'undicesima edizione del Lucca Film Festival che da quest'anno si unisce ad Europa Cinema, nasce in effetti sotto il segno del maestro canadese dedicandogli un omaggio unico: l'ampia retrospettiva dedicata al suo cinema e ai suoi lungometraggi e cortometraggi, è affiancata da un programma di concerti con musiche dai suoi film, conferenze (a cui Cronenberg parteciperà sempre via Skype) ma soprattutto da quattro mostre internazionali, tre a Lucca e una a Viareggio, visitabili fino al 3 Maggio. "Questo è il più grande omaggio a Cronenberg mai realizzato in Europa", dice Vittorio Armani, presidente del Comitato Nuovi Eventi di Lucca che organizza gli eventi prodotti dal Toronto International Film Festival e da Volumina di Torino. Oltre a Red Cars (Archivio di Stato di Lucca) un'installazione multimediale curata da Domenico De Gaetano (direttore dell'associazione culturale Volumina) e Alessandro Romanini dedicata al film mai realizzato da Cronenberg sulla rivalità tra i due piloti Phil Hill e Wolfgang Von Trips, sempre dagli stessi curatori abbiamo Chromosomes (GAMC di Viareggio) che propone 70 fotogrammi tratti dai più famosi film di Cronenberg, catturati nei laboratori del Centro Sperimentale di Cinematografia ed elaborati digitalmente dal team grafico di Volumina sotto la supervisione del regista stesso, stampati poi su tela pittorica. Nonché una mostra interamente dedicata a manifesti, locandine e fotobuste rare che ripercorreranno la carriera del regista canadese lungo tutto la sua filmografia di lungometraggi (Auditorium Fondazione Banca del Monte di Lucca). Ma è soprattutto la mostra Evolution, con la sua sezione distaccata M.Butterfly (Puccini Museum) a rappresentare una vera attrazione assolutamente unica e imperdibile per ogni cinefilo amante del cinema di Cronenberg.

David Cronenberg sul set di A History of Violence

Cronenberg's Evolution

Jeff Goldblum in una sequenza del film La mosca

Oltre cento oggetti di scena, costumi, storyboard originali, rare fotografie e filmati inediti che seguono lo sviluppo della carriera di Cronenberg, in una mostra creata dal Toronto International Film Festival e allestita presso la Fondazione Ragghianti di Lucca. Uno gioia per gli occhi, un modo di ripercorrere la carriera del maestro attraverso i feticci del suo cinema seguendo un percorso che ne descrive l'evoluzione tra i generi: dagli inizi come pionere del body horror, attraverso l'horror e la fantascienza, fino al noir. Dalla mutazione del corpo fino a quella della mente, intrecciando l'elemento fisico a quello psicologico, con al centro i possibili percorsi evolutivi dell'uomo e una costante indagine della condizione umana stessa. Da Stereo del 1969 fino all'ultimo Maps to the Stars presentato l'anno scorso a Cannes, ritroviamo abiti, accessori, arredi e modelli originali come le protesi di Crash, le pistole organiche di eXistenZ, la cabina di teletrasporto de La mosca, stralci di sceneggiatura scritti a macchina o a mano nonché degli imperdibili comment form di uno scioccato pubblico all'uscita dalle proiezioni test. E tanto, tantissimo altro. Alla fine del percorso, si esce con la voglia di rivedere i film uno per uno, e vista l'ampia retrospettiva in programma c'è di che saziarsi.

La carne si fa parola

Maps to the stars: John Cusack sul set del film con David Cronenberg e Olivia Williams

L'evoluzione attraverso i generi di Croneneberg è evidentemente un tema che si ripresenta ogni volta, pensando alla svolta del periodo più recente collocabile agli inizi degli anni duemila, da Spider in avanti, dove l'elemento psicologico ha assunto sempre maggior rilievo da quello fisico: un vero e proprio allontanamento appunto dalle suggestioni da horror biologico degli inizi, che risulta altrettanto evidente lungo il percorso della mostra. E prima della proiezione di Maps to the stars, che ha seguito la premiazione, il critico Claudio Bartolini, autore del saggio Videocronenberg, agganciandosi proprio alla mostra, chiede a Cronenberg se sia in effetti questa secondo lui la linea interpretativa che sposa la contemporaneità, ovvero meno corpo e più parola, quando nei primi suoi film si diceva invece che la parola si faceva carne. "Le parole sono carne - chiarisce Cronenberg - vengono da un corpo, da una voce e da un cervello, hanno anch'esse una matrice fisica: non si possono separare le parole dalla carne. Tra i primi e gli ultimi film i temi sono gli stessi, l'unica differenza è che guardo le cose da una prospettiva differente, come se guardassi lo stesso panorama, ma prima da una finestra e poi da un'altra. E' come se guardassi la condizione umana attraverso un prisma".

Maps to the stars: Mia Wasikowska in una scena del film con Julianne Moore

E come si pone il bellissimo Maps to the stars in relazione a questa contemporaneità? Di sicuro ripropone la costante dei suoi film che pongono l'uomo e la sua identità al centro dell'universo, e non solo al centro di Hollywood: " Il film riflette la condizione drammatica dell'individuo - dice Cronenberg - è ambientato ad Hollywood, quindi un posto particolare, ma non è un film su Hollywood bensì sul comportamento umano in generale, una sorta di tragedia greca. Hollywood l'ho scelta perché le persone che vivono in questo ambiente sono solo molto esposte, e queste le rendeva più funzionali alla mia indagine sulla condizione umana".

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Recensione Maps to the Stars (2014)
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