Toro scatenato

1980, Drammatico

Cinema e boxe: i 15 film che ci hanno messo al tappeto

Un viaggio su e giù dal ring alla scoperta di quindici imperdibili pellicole sul pugilato.

Southpaw: Jake Gyllenhaal tumefatto nella prima immagine ufficiale

Cinema e boxe, un connubio che dura da tempo. E' datato 1894 il primo tentavo di riprendere un combattimento di pugilato. William K.L. Dickson, inventore scozzese nonché protetto di Thomas Edison, filmò il match tra Jack Cushing e Mike Leonard. Oggi vedere questi uomini in slip che combattono quasi al ralenty può far tenerezza, ma all'epoca i 37 secondi di match registrati appositamente per il kinetoscopio di Edison rappresentarono un trampolino di lancio per lo sviluppo della nuova tecnologia e, al tempo stesso, inaugurarono la magnificenza delle riprese sportive che, negli anni, hanno raggiunto livelli di perfezione elevatissimi. Ben presto, però, la drammaturgia si è fusa alla tecnica e i pugili, reali o immaginari, sono diventati figure altamente cinematografiche, esseri tormentati, spesso di umili origini, che si fanno largo nella vita a suon di pugni riscattando gli errori del passato.

In occasione dell'arrivo in sala di Southpaw - L'ultima sfida, nuovo racconto di ascesa, caduta e redenzione che ruota attorno al ring e ci regala l'ennesima incredibile trasformazione fisica operata dalla star Jake Gyllenhaal, vi offriamo una carrellata delle quindici migliori pellicole (a nostro parere) che raccontano le carriere degli eroi coi guantoni. Ecco che, al suono del gong, inizia la prima ripresa!

15. Cinderella man - Una ragione per lottare

Pur non avendo il dono della sottigliezza, Ron Howard è uno dei pochi registi contemporanei capaci di far rivivere lo spirito del cinema classico di Hollywood, fatto di ingredienti semplici, di una netta separazione tra buoni e cattivi, di eroi dal cuore puro e buoni sentimenti. In Cinderella Man Howard racconta il mito dell'eroe della Grande Depressione, il leggendario James J. Braddock, divenuto simbolo di caduta e rinascita di una nazione. In una versione idealizzata, ma emotivamente coinvolgente, Braddock è un uomo ingenuo (ottimamente incarnato da Russell Crowe), un padre di famiglia e un eroe della classe operaia che, dopo essersi costruito una discreta fama sul ring negli anni '20, per sbarcare il lunario è costretto a lavorare al porto. La Depressione e il rischio di perdere i figli lo spingerà a tornare sul ring dove inaspettatamente, nel 1935 conquisterà il titolo di Campione del Mondo dei Pesi Massimi.

14. Il sentiero della gloria

Il fascino malandrino di Errol Flynn al servizio del pugile più signorile mai apparso sul ring. James J. Corbett, soprannominato 'Gentleman Jim', non solo è stato uno dei più grandi campioni di tutti i tempi, ma ha contribuito a creare le regole del pugilato moderno. Il film di Raoul Walsh si apre, infatti, nella San Francisco di fine dell'800 quando il pugilato è proibito dalla legge. Jim sfrutta la sua parlantina per salvare il proprio capo, pizzicato dalla polizia a un incontro clandestino, e ben presto entra nel giro della boxe contribuendo a renderlo uno sport rispettabile e introducendo tecniche sofisticate come il gioco di gambe. Errol Flynn interpreta il classico eroe scavezzacollo e affascinante che intreccia una relazione di amore/odio con Victoria, una donna dell'upper class di cui, dopo un'iniziale avversione, conquisterà il cuore.

Una scena de Il sentiero della gloria

13. Hurricane - Il grido dell'innocenza

Hurricane: Denzel Washington in una scena del film

Ennesima performance sfolgorante di Denzel Washington. La star scolpisce il suo corpo per risultare credibile nei panni di Rubin 'Hurricane' Carter, pugile afroamericano vittima delle persecuzioni razziali e di un'infanzia difficile. Dopo aver trascorso parte dell'adolescenza in riformatorio, Rubin Carter fu arrestato all'apice della fama, nel 1966, per un triplo omicidio che non aveva commesso. Incastrato dalla polizia, il pugile tornerà libero solo nel 1985. Per Hurricane si è scomodato addirittura Bob Dylan che, dopo aver letto la biografia del pugile scritta in carcere, The Sixteenth Round, nel 1976 ha composto la sua celeberrima Hurricane. Proprio da un libro prende le mosse il film: motore della vicenda è una copia della biografia di Carter, costata solo 25 centesimi a una bancarella dell'usato, che finisce nelle mani di un ragazzino afroamericano il quale prende a cuore la storia del pugile convincendo i suoi amici, attivisti canadesi, a far pressione affinché il caso venga riaperto. Dopo la liberazione, Hurricane/Washington commenterà l'accaduto con la celebre sentenza: "L'odio mi ha rinchiuso in questo posto, l'amore mi ha liberato".

12. Una faccia piena di pugni

Anthony Quinn interpreta l'imponente pugile Luis Macigno Rivera. In apertura del film, diretto da Ralph Nelson, vediamo il vero Cassius Clay, non ancora convertito alla Nazione dell'Islam, sconfigge Rivera in una spettacolare sequenza d'apertura impartendogli un KO che segna la fine della sua carriera. L'anziano pugile non è più in grado di combattere, ma le sue caratteristiche lo rendono inadatto alla vita. La mente lenta per via dei tanti colpi subiti, la parlata strascicata, le tante cicatrici sul volto e la sua timidezza sono un ostacolo nel mondo del lavoro. Al fianco di Rivera si schierano il fedele Army (Mickey Rooney), suo uomo d'angolo, e un'assistente sociale (Julie Harris) che prende a cuore la causa affezionandosi al pugile. A mettergli i bastoni tra le ruote, però, ci penserà il suo spietato manager che, per ripianare i propri debiti, tenta di convincerlo a entrare nel giro del wrestling rinunciando alla propria integrità sportiva.

Anthony Quinn in una faccia piena di pugni

11. Million Dollar Baby

Pugilato al femminile. Non sono molte le pellicole dedicate alle donne che indossano i guantoni, ma certamente il film di Clint Eastwood è il più celebre e il più dolente. Un'opera con due facce: una prima dedicata alla carriera sportiva della protagonista, interpretata da una Hilary Swank premiata con il secondo Oscar della carriera, e una seconda che abbandona il ring per spostarsi in una camera d'ospedale. Il film di Eastwood è un'altra di quelle storie di disperazione e riscatto attraverso lo sport. Il regista si ritaglia il ruolo di un ex pugile di origini irlandesi che tenta di riallacciare i rapporti con una figlia che non vede da tempo e proietta nella giovane e volonterosa atleta interpretata dalla Swank l'affetto paterno. Nonostante la forma rigorosamente classica, la riflessione su temi come la religione, la moralità, il senso del dovere e l'eutanasia lo rendono un film sul pugilato diverso da tutti gli altri.

10. Ali

Alì: Will Smith alza le braccia al cielo

Muhammad Alì è stato il più grande di tutti. Michael Mann ne è consapevole quando decide di accostarsi alla sua figura in una pellicola che mostra tanto ring, ma si focalizza anche sulla figura pubblica e privata di un atleta che è diventato il punto di riferimento di tanti afroamericani per le sue battaglie politiche, per l'alone di spiritualità che lo circonda, per la conversione all'Islam e il rifiuto del Vietnam. Potente spaccato storico, Alì racconta il decennio che va dal 1964 al 1974, l'ascesa, la crisi e la rinascita, l'incontro con Malcom X e il carattere spavaldo che ha reso Alì un personaggio dentro e fuori dal ring. Il film segna anche la svolta drammatica nella carriera di Will Smith che, dopo tanti blockbuster e commedie demenziali, fornisce un'incredibile performance plasmando il proprio fisico, trasformando l'accento e imitando quella che è a tutti gli effetti una leggenda dello sport mondiale. L'apice del film si raggiunge nei due combattimenti, quello iniziale contro Sonny Liston e quello finale a Kinshasa contro George Foreman, che incorniciano la pellicola e che indubbiamente sono tra i più belli mai visti al cinema.

9. Città amara

Una scena di Città amara

Disperazione su e già dal ring. Due pugili, un trentenne il cui apice atletico è ormai alle spalle e un promettente ventenne, si incontrano in una palestra di Stockton, miserevole cittadina della California abitata principalmente da neri e messicani. La carriera di Billy Tully (Stacy Keach) è al tramonto. Il pugile sbarca il lunario guadagnando paghe da miseria nella raccolta di frutta, ma l'incontro con il giovane e muscoloso Ernie Munger (Jeff Bridges) lo stimola a tornare sul ring. John Huston usa il pugilato per raccontare le vite di due perdenti sconfitti dallo sport e dall'esistenza. Perdenti sullo schermo, ma vittoriosi al box office. Dopo una lunga serie di flop, Città amara segna il primo incredibile successo di critica e pubblico per Huston. Doppia rivincita per il grande regista, che in gioventù era stato pugile dilettante, ma non era mai riuscito a fare il salto di qualità per mancanza di talento.

8. Anima e corpo

Noir a sfondo sportivo scritto da Abraham Polonsky e diretto da Robert Rossen, Anima e corpo è considerato il primo grande film sul pugilato della storia del cinema. John Garfield interpreta Charley Davis, giovane promettente che, contro il volere della madre, diventa pugile. Mentre aumentano le vittorie, e si consolida la sua posizione nel panorama pugilistico, Davis viene circondato da loschi figuri e uomini corrotti che lo tentano con il denaro facile. Il pugile arriva addirittura a organizzare un incontro truccato in cui scommette sul suo avversario; saranno la fidanzata Peg e Ben, pugile battuto a tavolino da Charley in passati, a far ricredere l'uomo, costringendolo ad aprire gli occhi sulla realtà che lo circonda e a recuperare la propria dignità di atleta.

7. The Fighter

Lo stile registico sporco e nervoso di David O. Russell si sposa perfettamente con un storia di sport, degrado, affetti familiari e indipendenza. Protagonista della storia è il massiccio Mark Wahlberg, qui nei panni del pugile Micky Ward, detto l'irlandese. Al suo fianco il camaleontico Christian Bale che interpreta il fratellastro di Micky, anche lui pugile ora caduto nella tossicodipendenza, Dicky Eklund. Film di performance che sfodera una galleria di interpreti di livello pronti a imbruttirsi e a involgarirsi, per interpretare la caotica famiglia Ward-Eklund. Micky è una promessa del pugilato, ma la sua carriera viene frenata dalla cattiva influenza della madre (Melissa Leo), che gli fa da manager, e dal fratellastro Dicky, suo allenatore, che combatte con i demoni del crack. Quando Micky, per salvare Dicky dalla polizia, si ferisce a una mano capisce che sta rischiando di mettere a repentaglio il suo futuro. Con l'aiuto della fidanzata, interpretata da Amy Adams, Micky si affrancherà dalla famiglia conquistando il titolo di Campione WBU dei Pesi Leggeri. Non manca neppure un momento di riflessione sul mezzo cinematografico visto che il film si apre con Dicky impegnato a fare da cicerone ai cameramen della HBO che stanno girando un documentario su di lui e sulla sua carriera. Documentario la cui natura sarà ben diversa da ciò che tutti si attendono.

6. Il colosso d'argilla

Primo Carnera è un celebre pugile italiano, noto per la stazza imperiosa e per le combine che venivano fatte a sua insaputa dai manager che controllavano la sua immagine per truccare gli incontri e procurargli qualche vittoria. Carnera, cresciuto in Friuli, emigrò in Francia da giovanissimo e successivamente si spostò negli Stati Uniti per sfruttare la sua eccezionale altezza, diventando dapprima pugile e poi lottatore. Il film di Mark Robson è liberamente ispirato alla sua vicenda e racconta la storia di un organizzatore che tenta di lanciare disonestamente la carriera di un pugile enorme, ma privo di tecnica, con l'aiuto di un ex cronista sportivo. A interpretare il cronista è il grande Humphrey Bogart, qui nell'ultimo film girato prima della scomparsa. Il pugile argentino Toro Moreno e il suo manager sono all'oscuro della serie di incontri truccati pianificata per lanciare la carriera nonostante la sua scarsa abilità. I nomi sono stati cambiati, ma il cuore della vicenda è vicinissimo alla realtà vissuta da Carnera.

Humphrey Bogart ne Il colosso d'argilla

5. Stasera ho vinto anch'io

Una delle pellicole sulla boxe più amate dalla critica. Stasera ho vinto anch'io, diretto da Robert Wise, racconta la storia di un pugile mediocre, il trentacinquenne Stoker, sempre alla ricerca della riscossa. Stoker non vince da tempo perciò, a sua insaputa, il suo manager trucca l'incontro accettando il denaro di un gangster. L'accordo è che Stoker perda anche stavolta, ma contro ogni previsione, e contro il volere della moglie che auspica il suo ritiro, alla quarta ripresa Stoker è in vantaggio contro il rivale più giovane e prestante. Anche dopo essere stato informato del rischio che corre, il pugile rifiuta di perdere. L'incontro è vinto, ma all'uscita dall'arena il gangster e i suoi scagnozzi lo puniranno danneggiando irrimediabilmente la sua mano. La caratteristica del film è di essere girato in real time. La storia si volge in un arco temporale compreso tra le 21:05 e le 22:16. il tempo è scandito dall'orologio della piazza che compare all'inizio e alla fine del film.

4. Lassù qualcuno mi ama

Nella ricca galleria di personaggi interpretati dal divo Paul Newman non manca certo un pugile. Robert Wise (ancora lui, il pugilato è nelle sue corde) gli affida il ruolo di Rocky Graziano, pugile di origine italoamericana tra i più grandi di sempre, attivo negli anni '40. Il ruolo di Graziano era stato inizialmente offerto a James Dean, ma la sua morte prematura ha dirottato la scelta su Newman. Il film è un biopic dettagliato che parte dall'infanzia trascorsa da Rocky tra i vicoli dell'East Side, costellata da numerosi episodi di violenza, fino al riformatorio e al carcere. E' qui che Rocco Barbella (vero nome del boxeur) si avvicinerà al pugilato comprendendo che lo sport è l'unica strada che lo salverà dal crimine. Culmine del film è l'incontro con Tony Zale disputato a Chicago nel 1947 che permetterà a Graziano di conquistare il titolo di Campione di Pesi Medi.

3. Quando eravamo re

Quando eravamo re: Muhammad Alì in un'immagine del documentario

Non un film di finzione, ma un documentario dedicato al grande Muhammad Alì. L'eccezionale lavoro di Leon Gast raccoglie filmati d'archivio e interviste che vanno a formare un collage dal quale emerge la figura di Muhammad Alì, atleta e leader carismatico del popolo afroamericano. Il documentario ha avuto una gestazione lunga 22 anni. In un primo tempo, Gast avrebbe dovuto documentare il concerto soul che precedeva lo storico incontro tra Muhammad Alì e George Foreman a Kinshasa del 1974, ma ben presto il combattimento divenne il vero focus dell'interesse del regista, insieme alle idee di Alì sugli africani e sugli afroamericani che portarono l'atleta a instaurare uno strettissimo legame con la popolazione di Kinshasa. La dimensione musicale del film viene messa in secondo, ma non accantonata del tutto, infatti tra i vari personaggi intervistati compaiono B.B. King e James Brown.

2. Rocky

Rocky: Sylvester Stallone alza le braccia sulla scalinata di Philadelphia

Nel 1975 un semisconosciuto Sylvester Stallone assiste a un combattimento tra Muhammad Alì e il poco noto Chuck Wepner. Colpito dalla strenua resistenza di Wepner ai pugni di Alì, Stallone scrive la sceneggiatura di quello che diverrà uno dei film più celebri di tutti i tempi. Uscito l'anno seguente, Rocky racconta la storia di un pugile italoamericano, una mezza tacca, poco istruito, non particolarmente sveglio e poco prestante, ma dotato di un'invidiabile tenacia. Il film, girato con bassissimo budget a Philadelphia in soli 28 giorni, ha richiesto molta improvvisazione da parte degli interpreti per ovviare alle mancanze sul set, ma si è trasformato in un vero e proprio manifesto sportivo dando vita a celebri tormentoni (come la corsa sulla scalinata di Philadelphia con grido finale) e generando ben cinque sequel. I metodi di allenamento usati da Rocky (la corsa per le scale e la carne usata al posto del sacco) sono mutuati dagli allenamenti di Joe Frazier, che compare nel film in un cameo, mentre il personaggio di Apollo Creed, campione in carica, è ispirato a Muhammad Alì. Rocky conquistò tre Oscar, tra cui quello per il miglior film e, per dimostrare di non essersi sentito offeso, Alì salì sul palco insieme a Stallone ingaggiando con lui uno scherzoso combattimento.

1. Toro scatenato

Il più celebre film sul pugilato nasce dal sodalizio tra Martin Scorsese e Robert De Niro. Italoamericani come italoamericano è Jake LaMotta, controverso pugile noto come Toro scatenato o Toro del Bronx. E il Bronx è il teatro degli eventi che segnano la carriera di LaMotta, colui che aprì gli occhi agli USA testimoniando il ruolo della malavita nel controllo dello sport. Toro scatenato racconta l'ascesa di Jake LaMotta, seguita da una parabola discendente provocata dallo stesso pugile, incapace di gestire la rabbia che si porta dentro, la gelosia che ne causerà il divorzio e i problemi di peso che lo costringeranno al ritiro. Per interpretare il suo antieroe coi guantoni, sono noti a tutti gli incredibili sforzi compiuti da De Niro che ha plasmato il suo corpo sottoponendolo a un tour de force massacrante e aumentando la massa di trenta chili. L'ultima parte del film è stata girata velocemente proprio perché De Niro aveva enormi difficoltà a recitare con quel corpo enorme. I combattimenti, unici, sono rimasti nella memoria del pubblico proprio in virtù della scelta di Scorsese di differenziare la sua opera dagli altri film sul pugilato girando in bianco e nero e scegliendo di restare sul ring con la macchina da presa, preferendo una visione soggettiva del pugile a quella tradizionale dalla parte del pubblico.

Robert De Niro in una immagine iconografica di Toro scatenato
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