American Gods: cinque motivi per sperare in una grande serie

Lo show della rete televisiva Starz, basata sul celebre omonimo romanzo di Neil Gaiman, è pronta a sbarcare su Amazon Video. Vediamo cinque motivi per i quali potremmo aspettarci una grande serie.

Davide Sica

"Mi sono sempre chiesto che cosa succeda agli esseri umani di natura divina quando gli emigranti lasciano la terra natale"

American Gods: Corbin Bernsen tra Ian McShane e Demore Barnes

Durante la lavorazione di American Gods la persona più entusiasta e impaziente di vedere il risultato sullo schermo era quella meno attesa. Solitamente l'autore del romanzo da cui è tratto un film o su cui si basa una serie tv è abbastanza restio ad avallare completamente il progetto, quantomeno fino al termine della produzione. In questo caso invece Neil Gaiman ha espresso pubblicamente e molto presto il suo apprezzamento per il lavoro del regista David Slade, e degli sceneggiatori Bryan Fuller e Michael Green, definendo la sceneggiatura di American Gods molto potente e il cast "maledettamente hot!". Per sapere se le impressioni di Gaiman corrispondano poi al reale valore dello show targato Starz e visibile su Amazon Video, dovremo aspettare ancora qualche giorno ma la crescente trepidazione per il debutto di una delle serie più attese dell'anno ci ha portato inevitabilmente a riflettere su quello che potremmo aspettarci.

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Vincitore del premio Bram Stoker nel 2001 e dei premi Nebula e Hugo nel 2002, American Gods, probabilmente insieme alla serie Sandman, è l'opera più conosciuta del fumettista e scrittore Neil Gaiman, poliedrico autore dai mille volti, in grado di spaziare dal fumetto alle graphic novel fino al giornalismo rock e ai romanzi. Un artista capace di miscelare raffinatamente generi che spaziano dall'horror al fantasy e ideare racconti e romanzi per ragazzi come Coraline, da cui Henry Selick trasse una splendida trasposizione dal titolo Coraline e la porta magica, e Stardust, da cui Matthew Vaughn ormai dieci anni fa realizzò un adattamento che ebbe meno fortuna. Per la struttura narrativa dell'opera, che mette a confronto le antiche divinità con gli dèi moderni, e per il suo fascino indiscusso che trascende il semplice racconto fantasy e la tradizione mitologica, finendo fatalmente per inoltrarsi nelle paure e nelle fragilità dell'essere umano, abbiamo pensato a cinque motivi per i quali l'aspettativa nei riguardi dello show di Fuller e Green può a ragione definirsi ben riposta.

1. L'occhio vigile di Neil Gaiman

American Gods: Ian McShane in una foto della serie

Seppur non possa definirsi una prova che garantisca indiscutibilmente il valore della serie che andremo a scoprire dal 1° maggio, l'attenzione particolare e molto ravvicinata riservata da Gaiman allo show, sia nella fase di casting che durante il lungo periodo di riprese, è già un ottimo punto di partenza. Inoltre lo stesso Gaiman, come affermato tempo fa da Bryan Fuller, ha contribuito alla scrittura di alcuni episodi e, a detta dello sceneggiatore di Hannibal, il suo tocco si vedrà in tutto lo show. Il legame tra Neil Gaiman e Amazon sembra molto consolidato, anche in seguito alla notizia che lo vuole showrunner di Good Omens, prossimo adattamento per la tv di un altro suo romanzo, Buona Apocalisse a tutti!.

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2. Il trailer fra sangue e divinità

American Gods: Ian McShane in una scena della serie

Accompagnato dalle note intriganti della melodia di Danny Farrant e Paul Rawson, il trailer della serie sembra restituire appieno le atmosfere oscure e gelide dell'incipit letterario, introducendoci al fatidico incontro sull'aereo tra Shadow (Ricky Whittle) e Mr. Wednesday (Ian McShane) e mostrandoci quello che presumibilmente sarà un elemento imprescindibile nella lotta tra le divinità: il colore rosso del sangue e della violenza. Sia che provenga dal martello di Chernobog (Peter Stormare) o da un volto in primo piano colpito da un pugno, simbolicamente aggiunge colore all'ambiente tetro e anestetizzato che ci viene presentato nel video. Un ambiente pronto a esplodere in un duello senza precedenti. Tenendo sempre conto del potere illusorio di un trailer promozionale, è difficile non lasciarsi conquistare dalle poche sequenze a cui è possibile assistere, chiuse dalla scritta intermittente al neon del titolo.

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"Digli che il futuro siamo noi e che non ce ne frega niente né di lui né dei suoi simili. È stato consegnato alla discarica della storia mentre quelli come me viaggiano a bordo di limousine lungo le superautostrade del futuro"

3. Shadow e gli altri: miti e dèi

American Gods: un'immagine di Orlando Jones nei panni di Mr. Nancy

Alcuni degli aspetti più affascinanti del romanzo di Neil Gaiman riguardano in particolar modo le diverse varietà di divinità coinvolte, chi più e chi meno, all'interno della trama. L'autore è riuscito a far convivere nel suo racconto moltissimi dèi e figure mitologiche, simboli di Paesi e luoghi molto lontani. Soprattutto la mitologia norrena e quella slava porteranno all'attenzione degli spettatori personaggi che sul grande schermo hanno già avuto risalto negli ultimi anni come Odino e Loki, che nel mondo dei cinecomic di Thor e degli Avengers hanno dei personaggi a loro ispirati e Chernobog, il dio oscuro che al cinema in passato ha già regalato una sua versione disneyana nel Classico Fantasia. La molteplicità dei personaggi, alcuni inseriti che caratterizzano il mondo di American Gods potrebbe essere un valore aggiunto alla serie, in relazione anche ad uno dei punti di forza del libro come l'interazione fra diverse concezioni ideologiche e culturali.

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4. Qualcosa in cui credere: l'attualità di American Gods

American Gods: la prima immagine di Yetide Badaki

Se qualcuno fosse ancora convinto che il romanzo di Gaiman rappresenti solamente un meraviglioso esempio di letteratura fantasy è pregato di tornare a sedersi in prima classe accanto a Mr. Wednesday e ripassare la lezione. Uno degli aspetti più importanti dell'opera, al quale i creatori della serie avranno probabilmente attinto, riguarda l'evidente filo conduttore che lega la trama del libro a problematiche attuali nella società contemporanea. La perdita complessiva della fede, la sfiducia verso il proprio dio e la continua ricerca di nuovi idoli in cui credere sono solo alcune delle riflessioni a cui la narrazione di Gaiman conduce, soffermandosi anche su criticità sempre vive come il controllo sull'uso delle armi, i diritti delle donne e l'immigrazione.

5. Il duo Fuller e Green

American Gods: una foto della serie

Se il coinvolgimento di Neil Gaiman nel progetto può definirsi quasi fondamentale, è altrettanto giusto ricordare quanto possa risultare importante la presenza di due sceneggiatori di grande talento come Bryan Fuller, noto per il suo lavoro per alcune serie tv di Star Trek e Hannibal con protagonista Mads Mikkelsen, e Michael Green, uno degli sceneggiatori più richiesti di Hollywood, che nell'ultimo biennio se l'è conteso per film come Logan - The Wolverine e Blade Runner 2049, in uscita nella seconda parte dell'anno. Il successo di una serie tv come American Gods passerà inevitabilmente anche per le loro mani e le premesse, con la dovuta cautela, sembrano davvero interessanti.

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