A tutto Nanni. Moretti protagonista assoluto a Locarno

Il regista protagonista di un lungo incontro con il pubblico dove parla a 360° di politica, cinema, gusti personali e progetti futuri, senza farsi mancare qualche gustoso siparietto comico.

Nanni Moretti è l'unico personaggio capace di smuovere masse di spettatori, appassionati o semplici curiosi anche in un festival rilassato e a misura di cinefilo come Locarno. Il Nanni nazionale inventa quiz, offre premi in linea coi sui gusti (il tour delle pasticcerie viennesi), salta da una presentazione all'altra dei pezzi forti della retrospettiva a lui dedicata, chiama al cellulare Carlo Mazzacurati sgridandolo davanti al pubblico perché non è venuto ad accompagnare la proiezione del suo film d'esordio Notte Italiana, tira le orecchie (simpaticamente, ma ripetutamente) a Frédéric Maire, reo di abbandonare Locarno per andare a dirigere la Cineteca Svizzera e, non contento di ciò, si reca personalmente a liberare posti a lui riservati nella sala dove si proietta il Filmquiz per far sedere un gruppetto di spettatori rimasto in piedi e alla fine dell'introduzione scavalca atleticamente lo schienale per raggiungere il suo posto. Cosa chiedere di più? Le riflessioni che aprono l'incontro sono, prevedibilmente, legate all'attuale situazione politica italiana. Nonostante Nanni si riproponga, domanda dopo domanda, di cambiare argomento e parlare dei suoi film, con un personaggio del genere è impossibile escludere domande di stampo politico. 'In questi anni ho sottratto tempo alla mia attività di regista per dedicarmi alla politica, e l'ho fatto come semplice cittadino, in modo completamente disinteressato. Se alcuni miei film parlano anche di politica non lo fanno perché con essi voglio convincere qualcuno a pensarla con me, ma perché voglio raccontare delle storie. E' accaduto con Aprile, che era legato al periodo elettorale, e poi con Il caimano, dove volevo narrare l'incontro tra una giovane regista e un produttore in crisi sullo sfondo dell'Italia di oggi. Il dovere di un regista non è quello di convincere nessuno, ma di fare dei buoni film, possibilmente innovativi. Come nel cinema cerco di evitare la ruffianeria, così in politica ho sempre detestato la demagogia e personalmente non penso di dover insegnare qualcosa agli altri. Non mi reputo abbastanza colto per essere un intellettuale. Gli intellettuali, quelli veri, erano Pier Paolo Pasolini, Franco Fortini, Luigi Pintor'.

Nonostante tenti di schernirsi, l'eclettico Nanni è stato scelto come protagonista della retrospettiva in virtù della sua molteplice attività di regista, sceneggiatore, attore, produttore, esercente, direttore di festival e, prima di tutto, spettatore. 'La mia attività di spettatore ha spesso influenzato le mie scelte come regista e sceneggiatore. Negli anni sono diventato più consapevole e perciò la mia facilità di scrittura è diminuita. Tendo a pormi qualche problema in più sulla ricezione del mio lavoro anche se in 35 anni di attività la mia voglia di fare e guardare film è rimasta intatta. Forse il mio modo di fare cinema sta cambiando. In questi ultimi anni vi sono state una serie di prime volte: ho diretto un film in cui non sono io il protagonista (Il caimano), ho fatto l'attore e ho collaborato anche alla sceneggiatura in un film non mio (Caos calmo). Non so ancora cosa accadrà nel mio prossimo lavoro. Al momento sto passando da un'idea all'altra insieme ai miei collaboratori Francesco Piccolo e Federica Pontremoli'. Come è tradizione del Festival di Locarno, gli autori della retrospettiva devono proporre una Carte Blanche, una lista di film che per loro sono stati molto importanti. 'Quando Maire mi ha chiesto di fare una lista mi è venuto il panico. Poi ho deciso di fare una scelta ragionata restringendo il campo agli anni '60, l'epoca che mi ha maggiormente influenzato per la grande libertà che si è sprigionata in quegli anni nell'arte, dove il cinema prefigurava l'arrivo di una nuova epoca. Tra i titoli che avevo scelto vi era Dillinger è morto di Marco Ferreri che non è stato proiettato per una questione di diritti. Per mancanza di spazio ho dovuto scartare anche Morgan matto da legare, mentre Lola di Jacques Demy è stato preferito a film più famosi non per una questione di snobismo, ma perché ho amato veramente molto il film'.

Tra tutti i film girati da Nanni Moretti, la pellicola scelta per la proiezione in Piazza Grande è Palombella rossa, girato del 1989, ma ancora oggi attualissimo. Nessuno meglio del regista è in grado di trovare le parole giuste per illustrare la situazione in cui versa oggi la società italiana. 'Non ho particolari doti profetiche. Palombella rossa e La cosa sono complementari, proprio perché uno è un film di fiction e l'altro è un documentario. Escono poco prima della crisi che coincide con il crollo del muro di Berlino. Quando ho girato Palombella rossa la mia riflessione mi aveva portato a individuare il problema della sinistra dell'epoca nella perdita di memoria. Questo rifiuto del proprio passato, questa continua necessità di doversi scusare per le radici del Comunismo, per altro già ampiamente rinnegate, erano il segno del malessere. Basti pensare al fatto che a difendere la memoria italiana ci avevano pensato due intellettuali come Giorgio Bocca ed Eugenio Scalfari che comunisti non lo sono mai stati. Così ho sentito la necessità di descrivere la situazione a mio modo unendo comunismo, politica e pallanuoto con una libertà narrativa assoluta. Oggi la situazione è di gran lunga peggiore perché è venuta meno ogni possibilità di comunicazione. Prima un comunista e un democristiano parlavano, si confrontavano perché avevano fatto insieme l'Italia. Oggi l'opposizione passa dall'autodistruttività al letargo. E' diventato normale accettare il fatto che siamo l'unico paese in Europa ad avere un capo del governo che possiede tre televisioni, e se qualcuno osa ricordarlo viene tacciato di antiberlusconismo. In Italia manca del tutto un'opinione pubblica e questo ha permesso a Berlusconi di aggredire ripetutamente la magistratura senza che nessun giornale intervenisse. Se in qualsiasi altro paese europeo un Previti viene condannato per corruzione, interviene un'opinione pubblica che lo punisce. Da noi oggi non è più possibile e non possiamo neanche sperare nelle nuovi generazioni, poiché sono cresciute in questa Italia e sono assuefatte dalla situazione tanto da non percepirne l'anomalia'.

Se la società italiana versa in una crisi profonda, per fortuna il cinema italiano sembra risorgere dalle proprie ceneri. Negli ultimi anni si è spesso parlato di rinascita del cinema italiano e questa volta Moretti pare fiducioso che il processo in atto sia permanente. 'I riconoscimenti pubblici e il successo dei film di Garrone e Sorrentino non sono una sorpresa, visto che questi due autori, insieme al Soldini di Giorni e nuvole che li aveva preceduti di pochi mesi, realizzano opere di livello da anni. Vi è una nuova generazione di registi, ma anche una nuova generazione di produttori, come Domenico Procacci e Donatella Botti. Il fatto che Il divo e Gomorra non si siano rubati pubblico, ma anzi, si siano sostenuti a vicenda indica che forse anche gli spettatori italiani sono cambiati, sono più fiduciosi verso i prodotti nazionali. E quest'anno abbiamo ben quattro film italiani in concorso a Venezia'. A proposito di festival, Moretti non tralascia di lanciare qualche frecciatina mirata a chi non gli risparmia critiche. 'Come ha detto Procacci, anche io sono felice di essere a Locarno perché qui non c'è un clima isterico e i giornalisti non fanno a gara a essere intelligentemente sgradevoli, come accade da altre parti. In questo festival, come anche a Torino, è possibile seguire i film in tutta tranquillità'.

Mentre il diluvio incessante inizia a impensierire un po' Nanni, il discorso si sposta sulle sue interpretazioni e, in particolare, su quelle scene ormai fissate nella memoria cinefila collettiva in cui Moretti si produce nei suoi ben noti scatti d'ira. 'Amo molto interpretare le scene fisiche. Nel girare la rissa con gli studenti in Bianca o il nuoto in La messa è finita e in Palombella rossa mi sono divertito moltissimo. Mariella Valentini ancora si chiede perché gli ho dato quello schiaffo nella scena del "come parli" in Palombella rossa. Che poi devo ammettere che le parole che mi danno realmente fastidio non le ho messe altrimenti sarebbero rimaste per sempre in un mio film. Nel duello in Sogni d'oro ho preso spunto da quella tv volgare che all'epoca era ancora agli albori. Mi sono ispirato ai talk show mescolandovi un po' di Giochi senza frontiere, il tutto per mettere in scena la mia rissosità in quanto debolezza. Poi però il pubblico l'ha recepita in modo diverso. In questo senso il più grande equivoco nella mia produzione è Ecce bombo. Pensavo di aver fatto un film doloroso per pochi e invece ho fatto un film comico per molti. Grazie a questo equivoco sono stato inserito nel novero dei nuovi comici, accanto a Verdone e Troisi, e ho continuato a fare film'. Mentre l'incontro si conclude con un'anticipazione sul Torino Film Festival in cui Nanni svela i protagonisti delle tre retrospettive (Roman Polanski, Jean-Pierre Melville e la rinascita del cinema inglese degli anni '80), una ragazza estrae a sorpresa la recensione di Tre metri sopra il cielo di Johnny Palomba costringendo Nanni a spiegare chi è Johnny Palomba al pubblico straniero, divertito ma anche un po' disorientato dallo stile unico del misterioso recensore mascherato letto dall'incredibile Nanni, che neanche stavolta si sottrae alla titanica prova richiestagli.

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