Pedro Almodóvar

Regista, Sceneggiatore, Produttore
Biografia

Cenni biografici di Pedro Almodóvar


Nonostante sia nato a Calzada de Calatrava, nella Mancia, Pedro Almodóvar ha vissuto la sua infanzia e la sua adolescenza in Estremadura, dove si era trasferita la famiglia e dove subisce una terribile esperienza in un collegio cattolico, ma in seguito tenta la fortuna a Madrid alla fine degli anni Sessanta. A sedici anni il giovane Pedro, infatti, comincia ad avere le idee ben chiare su quel che vuole fare: interrompe gli studi e dopo essersi inventato un lavoro da ambulante, per mantenersi va a lavorare presso una compagnia telefonica, dove resterà per dodici anni. Nel frattempo si dedica alle riprese di documentari, filmati amatoriali e cortometraggi. In questo periodo entra a far parte del movimento culturale madrileno "La Movida" e si dedica a numerose attività: pubblica fumetti e racconti in riviste underground, partecipa come attore agli spettacoli della compagnia "Los Goliardos" e fa parte di una band punk-rock.

Il suo primo cortometraggio risale al 1974 e si chiama Film Politico, cui ne seguiranno una decina prima del suo esordio al lungometraggio nel 1980 con Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio che, sebbene caratterizzato ancora da un'impronta amatoriale, presenta già i tratti caratteristici della sua poetica e annovera delle attrici con cui rimarrà legato per tutta la sua carriera, come Carmen Maura, Cecilia Roth e Julieta Serrano.

Seguiranno ben presto numerosi lavori in cui l'autore si farà notare grazie allo stile pop, graffiante e provocatorio, che affronta in maniera disinibita temi legati alla sfera sessuale, in particolare all'ambiguità delle identità di genere, e critica le istituzioni tradizionali e la religione. Dall'ancora amatoriale Labirinto di passioni del 1982 (nel quale Pedro appare truccato e vestito da donna, in un cameo), che segna il sodalizio con uno dei suoi numerosi attori feticcio, Antonio Banderas, al caustico L'indiscreto fascino del peccato (1983), feroce satira contro le istituzioni cattoliche. Da Che ho fatto io per meritare questo? (1984), con una straordinaria Carmen Maura, che questa volta se la prende con l'istituzione familiare, a Matador (1986), che si affida di nuovo ad Antonio Banderas e si focalizza su alcuni tabù sessuali.
Nel 1983 forma il duo musicale Almodóvar-McNamara che pubblica un disco e crea il personaggio di Patty Diphusa, una pornostar che racconta le sue avventure sulla rivista spagnola "La Luna de Madrid".

Il successo viene raggiunto a partire dalle produzioni successive,
La Legge del desiderio (1987), ancora con Banderas e Maura, che affronta nuovamente il tema dell'omosessualità declinandolo in un contesto meta-cinematografico; e soprattutto la commedia colorata e grottesca Donne sull'orlo di una crisi di nervi (1988), sempre con Maura, Banderas e con Rossy de Palma, che ottiene una nomination all'Oscar e una lunga serie di premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Nel 1987, con il fratello Agustín fonda una casa di produzione, El Deseo, che realizza le sue opere e lancia numerosi talenti emergenti spagnoli.

Dopo Donne sull'orlo di una crisi di nervi i suoi successi sono conosciuti a livello internazionale: Lègami! (1989) dove ritrova Antonio Banderas che intreccia un torbido rapporto sado-maso con Victoria Abril; il melò al femminile Tacchi a spillo (1991), di nuovo con Victoria Abril, affiancata da Marisa Paredes e Miguel Bosé; l'omaggio al thriller Kika - un corpo in prestito (1993), venato dalle solite grottesche ossessioni del regista.
Almodóvar cita poi il melodramma classico con il fiammeggiante Il Fiore del mio segreto (1995), affidato ancora una volta alla straordinaria interpretazione di Marisa Paredes, cui segue Carne tremula (1997), ennesima incursione nel thriller grottesco, ambientato durante il regime franchista, che lancia un nuovo divo, Javier Bardem e consacra a livello internazionale la nostra Francesca Neri.

L'apice del successo, tuttavia, arriva nel 1999, grazie allo straziante melodramma Tutto su mia madre, in cui i toni grotteschi sono smorzati in favore di una rappresentazione autentica delle tormentate emozioni dei protagonisti. Il film si affida ad alcune performance straordinarie di vecchie attrici feticcio come Cecilia Roth e Marisa Paredes, ma anche della straordinaria Antonia San Juan (nel difficile ruolo del transessuale Agrado), e trasforma in una star mondiale Pénelope Cruz. Tutto su mia madre riceve una cascata di riconoscimenti: l'Oscar come miglior film straniero, il Premio della giuria al Festival di Cannes, Il Golden Globe, ben sette premi Goya, il César, il David di Donatello.

Con il successivo Parla con lei (2002) il regista torna di nuovo alle atmosfere da melodramma, e viene premiato con l'Oscar alla migliore sceneggiatura e con il Golden Globe come miglior film straniero. Segue La mala educación (2004), opera con echi autobiografici che affronta il tema degli abusi sessuali da parte delle gerarchie cattoliche, con la quale Almodóvar contribuisce a lanciare il talento di Gael García Bernal. Il successivo Volver (2006), invece, si caratterizza per un'atmosfera più rasserenata e liberatoria, e per un cast corale al femminile - in cui figurano tra le altre Penélope Cruz, Carmen Maura, Lola Dueñas e Chus Lampreave - che difatti è insignito di un premio collettivo a Cannes. La Cruz torna protagonista, assieme a Lluís Homar, de Gli abbracci spezzati (2009), ennesimo melò che ripropone, forse un po' stancamente, i temi ricorrenti della filmografia del regista, come la riflessione sul cinema.

Il suo nuovo progetto, La piel que habito (2011), con il quale torna in concorso al Festival di Cannes, è una trasposizione del romanzo Tarantula di Thierry Jonquet, che vede il ritorno del suo ex attore feticcio Antonio Banderas, questa volta affiancato da Elena Anaya.