Mario Bava

Direttore della fotografia, Regista, Sceneggiatore
(1914 - 1980)
Biografia

Cenni biografici di Mario Bava


Maestro del cinema horror italiano, Mario Bava colleziona in oltre quaranta anni di carriera una fitta carrellata di cult movie (dall'horror gotico La maschera del demonio al thriller La ragazza che sapeva troppo), caratterizzati da budget spesso ridotti ed effetti speciali di rara originalità. Regista, sceneggiatore e direttore della fotografia, Bava entra nel mondo del cinema dalla porta principale: suo padre è il direttore della fotografia e scenografo Eugenio Bava e da lui apprende l'arte dell'invenzione. Dopo gli inizi in veste di creatore di effetti speciali, durante la Seconda guerra mondiale, Bava lavora per l'Istituto Luce, e poco più che ventenne inizia a realizzare i titoli di testa delle versioni italiane di diversi film statunitensi.

Nel 1939, dirige due cortometraggi di Roberto Rossellini, e un anno dopo inizia la proficua collaborazione con Francesco De Robertis, di cui dirigerà numerosi corti. Nel 1946 esordisce alla regia con il corto L'orecchio al quale seguono le regie di numerosi documentari. Nel 1956 dirige la fotografia de I vampiri, di Riccardo Freda, con il quale torna a collaborare come curatore degli effetti speciali anche in altre pellicole. Nel 1960, dopo aver portato a termine le riprese di La battaglia di Maratona (inizialmente diretto da Jacques Tourneur), ottiene dalla produzione il consenso di dirigere l'horror La maschera del demonio. Tratto da un racconto di Gogol (Il Vij), il film ha per protagonista una inquietante Barbara Steele, nel doppio ruolo della vendicativa strega Asa, di ritorno dal passato, e della giovane Katia Vajda.
Seguono tra gli altri Ercole al centro della terra, Gli invasori e La strada per Fort Alamo (quest'ultimo diretto con lo pseudonimo John Old).
Nel 1962 dirige La ragazza che sapeva troppo, nel 1963 La frusta e il corpo e il film a tre episodi, I tre volti della paura. Straordinario l'episodio finale, con Boris Karloff, nel quale Bava mostra allo spettatore il set del film. Seguono Sei donne per l'assassino, il fantascientifico Terrore nello spazio e Il rosso segno della follia. Con Reazione a catena, nel 1971, dà avvio al genere slasher (dall'inglese "to slash", ferire profondamente con un'arma affilata), Reazione a catena era anche il lungometraggio preferito dal regista tra quelli da lui diretti.

Nella seconda metà degli anni Settanta Dino De Laurentis lo contatta per affidargli la supervisione degli effetti speciali di King Kong, ma Bava non vuole lasciare l'Italia e rifiuta l'offerta, raccomandando al produttore Carlo Rambaldi.
In Shock, uno dei suoi ultimi film, tiene a battesimo l'esordio dietro la macchina da presa di suo figlio Lamberto. Nel 1980 Bava collabora con il suo "erede", Dario Argento, per il quale cura gli effetti speciali di Inferno. Il 27 aprile di quello stesso anno, Bava muore all'alba di un nuovo progetto cinematografico, Star Express.

Bava fu sempre molto critico nel dare giudizi ai propri film, ma alcuni li detestava in modo particolare come la commedia Le spie vengono dal semifreddo, il thriller Quante volte... quella notte e soprattutto Cinque bambole per la luna d'agosto.
Considerato per anni dalla critica italiana un regista di B-Movie, Bava è sempre stato molto apprezzato dai colleghi statunitensi. Molti registi di Hollywood, da Tim Burton a Quentin Tarantino, da Joe Dante e John Landis, ammettono di aver trovato ispirazione proprio dal suo personalissimo modo di fare cinema.