Valentino Brosio

Produttore
(1903 - 1999)
Biografia

Cenni biografici di Valentino Brosio


Giornalista, cine-produttore e scrittore Valentino Brosio, è nato a Torino nel 1903. Era sposato con Caterina Cicchelli, grande amica della scrittrice francese Myriam Harris; non ebbero figli. Abitò per quarant'anni a Palazzo Massimo, a Roma, fino alla fine degli anni Ottanta, ospite del principe Massimo.
Discendente di un'antica famiglia di commercianti di dolciumi e liquori di Torino, Valentino Brosio era cugino e cognato dell'ambasciatore e ministro liberale Manlio Brosio, il quale aveva sposato la sorella di Valentino, morta a 103 anni. Suo fratello Gino invece, fu scenografo ed arredatore cinematografico.

Laureatosi in giurisprudenza, dopo un breve praticantato nello studio di suo cugino Manlio (dove ebbe l'opportunità di incontrare Gobetti e Annie Vivanti, l'amante di Carducci, della quale fu poi biografo), Valentino Brosio ebbe dal Touring Club Italiano l'incarico di redigere i primi volumi della collezione illustrata Attraverso l'Italia (1927-1931). In quello stesso periodo giovani avvocati torinesi in carriera (tra cui Pinelli, futuro sceneggiatore di successo, e Bricarelli, fotografo di notorietà internazionale) abbandonarono la toga per dedicarsi alle arti visive. Per qualche tempo, Brosio insegnò Storia dell'Arte a Torino, al pari di Soldati che si era laureato in lettere specializzandosi nella storia dell'arte. Una passione che Brosio manterrà a lungo, affermandosi come storico delle arti minori (Gentile gli chiese di fare alcune biografie per il progettato dizionario dei personaggi della Treccani)

Dal 1930 al 1938, iniziò a lavorare come giornalista, fu inviato della "Sera" di Milano e collaborò a molti altri giornali e riviste ("Corriere Padano", "Telegrafo", "Gazzetta del Popolo", "Illustrazione Italiana", "Sapere", "Emporium", ecc.).
Dal 1938, si occupò di cinematografia, diresse ed organizzò, soprattutto per la Lux Film di Gualino, la produzione di una sessantina di film (da quelli strappalacrime di Matarazzo alle pellicole sofisticate di Renoir), prediligendo registi come Mario Soldati, Borghesio, Righelli, Gentilomo. Nell'immediato dopoguerra fu Presidente di Cinecittà e insegnò al centro sperimentale di cinematografia. Il suo saggio Manuale del produttore ebbe il Premio Napoli nel 1956.

Scrisse una quarantina di libri di storia dell'arte (era esperto riconosciuto di ceramiche, lampade e mobili dell'Ottocento) e biografie di personaggi della Belle Epoque, pur seguitando l'attività giornalistica sui quotidiani "Il Tempo" e "La Nazione", e sul settimanale "il Borghese" (fino al 1993). Sin dal 1930, praticò l'arte grafica, componendo molte decine di collages à trompe-l'oeil, esposti in mostre, che destarono l'ammirazione del suo amico Paulucci, il grande pittore superstite del "Gruppo dei Sei".
Tenente di cavalleria, amico del principe Umberto di Savoia, al momento dell'armistizio passò le linee e soggiornò a Napoli fino alla liberazione di Roma, collaborando a Radio Napoli con quotidiani commenti di politica e di varietà, con lo pseudonimo di Allobrogo (per impedire ritorsioni alla sua famiglia ancora in zona occupata dai tedeschi), insieme a Soldati, Longanesi e Agostino (Dino) De Laurentis, Stefano Vanzina (Steno), Camerini e altri intellettuali sfollati a Napoli. In questo periodo Brosio ebbe frequenti incontri con Benedetto Croce (al quale consegnò una proposta dell'ala liberale del CNL per la luogotenenza al principe Umberto), con Carlo Sforza (che in quel periodo da monarchico acceso divenne repubblicano suggestionato dalle acclamazioni del popolino...) e con il principe Umberto che a Napoli lo riceveva abitualmente a Villa Rosebery.

La vita di disagi e ristrettezze per chi come Brosio era abituato al gran mondo del cinema risultò molto penosa. Soldati in Fuga in Italia e Longanesi in Parliamo dell'elefante descrissero poi quell'avventura, mentre nello stesso tempo un ufficiale inglese Lewis annotò in Napoli 1944 episodi grotteschi della vita napoletana durante l'occupazione. Brosio scrisse un diario giornaliero (Diario napolitano, ancora inedito), sotto forma di lettere alla mamma, narrando la sua angoscia, i suoi incontri, il suo lavoro di fotografo (con Amoroso, cineoperatore dell'Istituto Lux) e di commentatore radiofonico accanto a Longanesi, Soldati e Vanzina.

Amico di grandi pittori e scrittori, come Paulucci, De Chirico, De Pisis e Palazzeschi, del filosofo Benedetto Croce, delle attrici Isa Miranda, Sophia Loren e di Gina Lollobrigida, del critico d'arte Federico Zeri (al quale diede un migliaio di fotografie di oggetti e reperti rari), collezionista raffinato di libri e ceramiche (donò una collezione di porcellane antiche al museo di Palazzo Madama a Torino), benefattore (fece lasciti al Servizio Missionario Giovanile), prima di morire aveva ultimato per i tipi di Daniela Piazza Editore il suo terzo ed ultimo libro di divagazioni e riflessioni su personaggi da lui conosciuti nel corso della sua lunga attività. Il suo archivio personale è custodito presso lo studio dell'autore di queste note, Francesco D. Caridi.