Venezia 2007: Zhang Yimou presidente della giuria

Sarà il regista cinese a presiedere la giuria internazionale del Concorso alla sessantaquattresima Mostra del Cinema.

Come già avvenuto in occasione del Cinquantenario, con una prestigiosa giuria presieduta da Bernardo Bertolucci nel 1982, anche per i 75 anni della Mostra, la Giuria Internazionale di Venezia 64 sarà composta interamente di registe e registi. A presiederla è stato chiamato il cineasta che, su tutto l'arco della storia della Mostra, ha vinto il più alto numero di premi maggiori, affermandosi così tra i protagonisti del cinema mondiale, il regista cinese Zhang Yimou. Lo ha deciso il Cda della Biennale di Venezia, presieduto dal Presidente Davide Croff, accogliendo la proposta del Direttore della 64. Mostra, che avrà luogo dal 29 agosto all'8 settembre 2007, Marco Müller.

Quattro volte in concorso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica - nel 1991 con Lanterne rosse (Da hong deng long gao gao gua), nel 1992 con La storia di Qiu Ju (Qiu Ju da guan si), nel 1997 con Keep Cool (You hua hao hao shuo) e nel 1999 con Non uno di meno (Yi ge dou bu neng shao). Vincitore di due Leoni d'Oro, rispettivamente nel 1992 e nel 1999, un Leone d'Argento nel 1991 e una Coppa Volpi per la migliore interprete femminile (Gong Li, sempre nel 1992 per La storia di Qiu Ju), Zhang è l'unico regista al mondo ad aver vinto tutti i premi più importanti della Mostra del Cinema in meno di dieci anni.

Note biografiche:

Zhang Yimou è nato nella Repubblica Popolare Cinese a Xi'an (provincia dello Shaanxi) nel 1950. Figlio di un ufficiale dell'esercito di Chiang Kai-Shek (la famiglia viene "epurata" per questo motivo durante la Rivoluzione Culturale), il giovane Zhang Yimou è costretto a interrompere gli studi all'età di 18 anni e viene mandato a lavorare prima nei campi e poi in una fabbrica tessile. Alla morte di Mao, molti istituti superiori chiusi dalla Rivoluzione culturale possono riaprire i battenti, così che, nel 1978, Zhang entra nel 1978 nell'appena riaperta Accademia di cinema di Pechino per seguire i corsi di specializzazione in fotografia, diplomandosi nel 1982. Viene allora assegnato agli Studi cinematografici del Guangxi, una realtà in qualche modo "decentrata" rispetto al pesante controllo censorio dei centri di produzione di Pechino e Shanghai, dove due altri diplomati (del corso di regia) dell'Accademia, Zhang Junzhao e Chen Kaige, stanno elaborando gli esplosivi "film-manifesto" della nuova corrente. Il primo lavoro di Zhang Yimou come direttore della fotografia sarà proprio Uno e otto (Yige he bage), realizzato nel 1984 da Zhang Junzhao ma bloccato dalla censura, che impone ben 75 tagli e modifiche, sino al 1989 (la "director's cut" del film è stata presentata alla Mostra 2005, nell'ambito della retrospettiva dedicata ai cento anni del cinema della Cina continentale). Sempre come direttore della fotografia, Zhang firma Terra gialla (Huang tudi, 1984), il lungometraggio d'esordio di Chen Kaige, nuova deflagrazione che contribuisce nuovamente a frantumare il quadro armonistico del cinema dalla stampigliatura ufficiale. Zhang continua a lavorare con Chen anche per il suo film successivo, La grande parata militare (Da yuebing, 1986), invisibile dal momento della sua prima uscita e, sempre lo stesso anno, lavora con il regista Wu Tianming tanto come direttore della fotografia che come attore protagonista nel in Il vecchio pozzo (Lao jing). E' sempre sotto l'impulso di Wu Tianming, il regista-produttore che diviene nel 1987 direttore degli Studi di Xi'an, chiamando a raccolta sotto di sé tutti i nuovi talenti "non omologati", che Zhang può finalmente realizzare il suo primo film da regista, Sorgo rosso (Hong gaoliang, 1987), che adatta un fortunato romanzo di Mo Yan e vince l'Orso d'oro al Festival di Berlino del 1988, portando subito trionfalmente all'attenzione del pubblico e della critica nazionale e internazionale Zhang e la sua musa, l'attrice Gong Li. Il loro sodalizio artistico-sentimentale durerà per ben cinque film. Nel 1990 il film Judou, co-diretto da Yang Fengliang e interpretato da Gong Li, è il primo film cinese ad essere candidato all'Oscar come miglior film straniero, dopo essere stato presentato in concorso al Festival di Cannes. L'anno seguente Lanterne rosse (Da hong denglong gaogao gua) vince il Leone d'Argento alla Mostra del Cinema di Venezia, e ottiene anche stavolta la nomination all'Oscar come miglior film straniero. Tanto Ju Dou che Lanterne rosse vengono pesantemente censurati nella versione diffusa in Cina. Il film successivo La storia di Qiu Ju (Qiu Ju da guansi, 1992), Leone d'Oro e Coppa Volpi per Gong Li a Venezia, passa miracolosamente il vaglio dei censori: dopo il successo del film alla Mostra, i film precedenti del regista vengono tolti dalla "lista nera". Ma nuovi problemi di autorizzazione incontra il suo quinto film con Gong Li, Vivere! (Huozhe, 1994), che adatta un celebre romanzo di Yu Hua e si aggiudica il Premio speciale della giuria e quello per la miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes. Nel 1995 la sua carriera conosce una prima svolta verso il cinema di genere con il film di gangster La triade di Shanghai (Yao ayao yao dao waipo qiao, 1995), che vince il Gran premio della tecnica al Festival di Cannes. I due film che seguono sono lanciati con successo alla Mostra di Venezia, per poi essere ripresi dai festival cinematografici di tutto il mondo e conoscere una bella fortuna distributiva: Keep Cool (Yohua haohao shuo, 1997), e soprattutto Non uno di meno (Yige dou buneng shao, 1999), che vince a Venezia il Leone d'Oro, il premio Lanterna Magica e il premio Sergio Trasatti - La Navicella dell'Ente dello Spettacolo. Nel 2000 con La strada verso casa (Wo de fuqin muqin) si aggiudica l'Orso d'argento e il Premio della Giuria Ecumenica al Festival di Berlino, e in seguito il Premio del pubblico al Sundance Film Festival. Il film segna il debutto della nuova musa del regista Zhang Ziyi, che collaborerà con lui in altri tre film. Dopo il pluripremiato La locanda della felicità (Xingfu shiguang, 2000), interpretato sempre da Zhang Ziyi, Zhang Yimou imprime al suo percorso una nuova e ancor più brusca sterzata verso il cinema di genere, - più precisamente verso il filone wuxia (marziale-cavalleresco), dapprima con Hero (Ying xiong, 2002), candidato all'Oscar come miglior film straniero, e poi con La foresta dei pugnali volanti (Shi mian mai fu, 2004). All'epoca in cui è stato girato, Hero era il più costoso film della storia del cinema cinese, distribuito internazionalmente in una nuova versione approntata dall'americana Miramax e presentata da Quentin Tarantino, grande ammiratore del cineasta cinese. Il film è stato uno tra i primi film sottotitolati (vale a dire, non doppiati in inglese) a toccare la vetta del box office americano. Due anni dopo, La foresta dei Pugnali Volanti ripete il successo internazionale del film precedente. Nel 2005 il film Mille miglia...lontano (Qianli zou danqi ) partecipa con successo al Festival di Tokyo e viene ripreso l'anno successivo dalla prima edizione di Cinema. Festa Internazionale di Roma, (nella sezione Extra). Il nuovo film di Zhang Yimou è ancora una volta un kolossal storico dal budget senza precedenti per la Cina, La città proibita (Mancheng jindai huangjin jia), tragedia epica ambientata nella Cina della dinastia Tang, che vede come protagonisti due degli attori cinesi più celebri in patria e all'estero: Gong Li, che a distanza di dieci anni torna a lavorare con il regista, e l'hongkonghese Chow Yun Fat. Il film, che uscirà nelle sale in Italia il 25 maggio, funziona tanto come grande spettacolo che come metafora politica dell'equilibrio precario fra le vecchie e nove generazioni dei detentori del potere centrale in Cina. Zhang, infine, è tra i 35 registi chiamati da Gilles Jacob a realizzare ciascuno un episodio di 3 minuti che farà parte di Chacun son cinéma, il film-evento con cui il Festival di Cannes, più giovane della Mostra di quindici anni, ha deciso di festeggiare quest'anno il proprio sessantesimo compleanno.

Venezia 2007: Zhang Yimou presidente della giuria

Fonte: Cominicato stampa La Biennale di Venezia

Privacy Policy