Torino GLBT Film Festival: una kermesse d'argento

Il festival torinese dedicato al cinema gay festeggia il 25esimo compleanno con Claudia Cardinale e Holly Woodlawn, nuove pellicole in cartellone e una retrospettiva di classici della cinematografia queer. Premio alla carriera a James Ivory.

Da Sodoma a Hollywood - Torino LGBT Film Festival, diretto da Giovanni Minerba, celebra le sue nozze d'argento in un'edizione ricca di novità e cambiamenti, che si terrà dal 15 al 22 aprile. Venticinque anni con il cinema, la comunità gay e il pubblico. L'edizione d'esordio, che si tenne nel 1986, era poco più di una coraggiosa, piccola manifestazione. A quei tempi l'acronimo LGBT non faceva ancora parte del nostro lessico e della nostra storia. Oggi il Torino LGBT è il più antico Festival d'Europa e terzo nel mondo solo ai leggendari Frameline di San Francisco e Outfest di Los Angeles. Un bagaglio di esperienze e d'idee che è andato di pari passo con la visibilità e le conquiste del movimento gay, un patrimonio che si è tramutato in memoria storica, un cammino che, anno dopo anno, come dice il motto della manifestazione, ci ha cambiato la vita. In occasione del venticinquennale il Festival si propone in una veste in parte rinnovata, con una nuova squadra di collaboratori. A cominciare dall'immagine, realizzata per questa edizione, dal grande pittore e scultore Ugo Nespolo.
L'apertura della 25° edizione è affidata a un'ospite d'eccezione: sarà infatti Claudia Cardinale a inaugurare il Festival il 15 aprile con la presentazione de Le Fil del tunisino Mehdi Ben Attia in cui interpreta Sara, una madre che accoglie nella sua villa di Hammamet il figlio Malik (Antonin Stahly), tornato in Tunisia dopo aver studiato a Parigi. Malik si innamora di Bilal (Salim Kechiouche) e Sara dovrà fare i conti con questa nuova realtà: in fondo, ai suoi tempi, anche lei, d'origine francese, aveva destato scandalo sposando un arabo. (interpretato da Lotfi Dziri).

PREMIO ALLA CARRIERA
Il Dorian Gray, creato anch'esso da Ugo Nespolo, sarà consegnato a James Ivory, presente al Festival anche con il suo ultimo film The City of Your Final Destination tratto dall'omonimo libro di Peter Cameron. Il Premio è una della novità significative che caratterizza l'edizione del venticinquennale. "Ed è perché alla nostra storia (e alla nostra memoria) crediamo, che abbiamo deciso di attribuire di anno in anno a una personaggio del "nostro" cinema, sia esso un regista, un attore o un produttore, il premio, un riconoscimento per il suo contributo alla causa, un ringraziamento per il suo lavoro". "Nel nostro immaginario James Ivory (e, ne siamo certi, anche nel vostro) il grande regista californiano, la cui vocazione nomade ed esotica lo ha spinto spesso a girare i suoi film in India e in Europa, non è soltanto l'autore di Maurice, una delle pellicole più amate dalla comunità omosessuale di tutto il mondo. A rendercelo più vicino è una sensibilità che ci ha conquistati: le atmosfere rarefatte delle impareggiabili traduzioni cinematografiche di romanzi "classici" (Henry James, E. M. Forster...) e moderni, la fascinazione per il magnifico dualismo tra mente e corpo che agita i suoi eroi e, soprattutto, le sue eroine, il melting pot, antropologico, sessuale e geografico di cui sono intrise le messe in scena, la condizione d'estraneità e, allo stesso tempo, il desiderio di appartenenza che agitano i personaggi, perennemente combattuti tra confronto e antagonismo".

LE SEZIONI.

João Gabriel Vasconcellos e Rafael Cardoso in una scena di Do Começo ao Fim
Come ogni anno il Festival propone tre sezioni competitive (concorso lungometraggi, concorso documentari, concorso cortometraggi), sottoposte al giudizio di tre giurie internazionali composte, oltre che da Peter Cameron, Ivan Cotroneo ed Eytan Fox, da Patricia Rozema e Cesare Petrillo per i lunghi, da Giovanni Anversa, Maria Beatty e Massimo Fusillo per i Doc, da Massimo Fenati, Zvonimir Dobrovic e Roberto Cuzzillo per i corti. Ci saranno, come da tradizione, anche i premi attribuiti dal pubblico. Rispetto alle passate edizioni, le sezioni, sono state curate da un nuovo comitato di selezione composto da Fabio Bo (coodinatore artistico) e da Angelo Acerbi, Margherita Giacobino, Alessandro Golinelli oltre che dai consulenti Christos Acrivulis, Flavio Armone, Nancy K. Fishman, Simone Morandi, tutti capitanati dallo storico direttore e ideatore del Festival, Giovanni Minerba. L'intento del gruppo è stato quello di andare incontro alle esigenze del pubblico e di riservare una forte attenzione alle istanze socio-culturali della comunità gay.
Sono 175 i film, tra lungometraggi, cortometraggi e documentari in Concorso, omaggi (Open Eyes), Midnight Madness, Retrospettiva e Binari, la nuova sezione che racchiude un gran numero di opere fuori concorso. Circa 30 le nazioni presenti, una vera e propria olimpiade del cinema gay. A fare la parte del leone, escludendo dal conteggio "i film che ci hanno cambiato la vita" e gli omaggi, sono naturalmente gli Stati Uniti con 32 titoli (ma nessuno nel concorso lunghi). Tra gli europei spiccano la Spagna e la Francia, rispettivamente con 13 e 11 film, mentre gli italiani sono 7 (ma solo uno gareggia per un premio nella competizione che riguarda i corti, La capretta di Chagall).
Tra i titoli del concorso lungometraggi: El niño pez (The Fish Child) di Lucía Puenzo che con il precedente XXY, si aggiudicò una menzione della critica a Cannes. Questo suo nuovo film racconta la storia della giovane e borghese Lala, follemente innamorata della paraguayana Guayi, la domestica che presta servizio nella sua famiglia; lo "scandaloso" Do Começo ao Fim (From Beginning to End) di Aluisio Abranches che s'insinua nella storia d'amore fra due fratelli, Amphetamine di Danny Cheng Wan Cheung, detto Scud, di cui il festival propone-nella sezione Binari- anche Permanent Residence, rispettivamente secondo e primo film della trilogia che il regista definisce "della limitazione"; L'arbre et la forêt (Family Tree) di Olivier Ducastel e Jacques Martineau; El cónsul de sodoma di Sigfrid Monleón con Bimba Bosè, nipote di Lucia, dedicato a Jaime Gil de Biedma, uno dei poeti spagnoli più importanti della seconda metà del XX° secolo.
Nelle altre sezioni, tra gli altri, ci saranno titoli come Prayers for Bobby, di Russel Mulcahy con Sigourney Weaver, Little Ashes di Paul Morrison con Robert Pattinson, Mary Lou di Eytan Fox, House of Boys, di Jean-Claude Schlim, con Udo Kier e Stephen Fry, e il documentario New York Memories che è la cronaca del ritorno nella Grande Mela del regista tedesco Rosa Von Praunheim.

RETROSPETTIVA
Per festeggiare il suo anniversario, il Festival presenta una retrospettiva dal titolo: I venticinque film che ci hanno cambiato la vita. Venticinque evocative suggestioni scelte tra le tante pellicole presentate al Festival nel corso di questi anni, una sorta di glossario delle emozioni più forti vissute insieme. Tra i titoli in programma: Happy Together, di Wong Kar-Wai, storia dell'amour fou tra due ragazzi di Hong Kong a Buenos Aires, vincitore della
Palma d'oro per la miglior regia a Cannes '97 e "venticinquesimo" film scelto dal pubblico del web che ha partecipato al sondaggio indetto dal sito del nostro Festival; Bent (1997) del britannico Sean Mathias, un film che ha fatto epoca sull'amore ai tempi dell'Olocausto con una colonna sonora di Philip Glass; Lilies (1996) di John Greyson, regista canadese con un passato da attivista, che già nel '96 ci raccontava quanto può succedere all'interno della Chiesa. Tra di essi, inoltre, tre outsider "di lusso": Festa per il compleanno del caro amico Harold di William Friedkin, Ai cessi in tassì di Frank Ripploh e Desert Hearts di Donna Deitch.

TEMI
Fra i temi in evidenza in questa edizione oltre al già citato tormentato, intenso e a, a volte, morboso rapporto tra madri (e padri) e figli omosessuali; la bisessualità, non vissuta più come indecisione ma come scelta, ora che si parla sempre più di intersex, ossia della "fluidità" di genere; e, in una società sempre più invecchiata e consapevole, i problemi dei gay anziani.
Il tema del tormentato rapporto genitori e figli è uno dei fil rouge di questa edizione, presente in molti film in programma tra cui l'americano Prayers for Bobby di Russel Mulcahy dove Sigourney Weaver (che per questa interpretazione è stata candidata per il Golden Globe) è Mary, una donna della middle-class con quattro figli che segue gli insegnamenti della Chiesa Presbiteriana. Quando il figlio Bobby, confida al fratello maggiore di essere gay, l'intera famiglia è sconvolta. Mary è convinta che la religione possa "curarlo" ma gli eventi prendono un'altra piega...

FOCUS
La sezione Focus - che accompagnerà di anno in anno il Festival - intende fare luce su temi particolarmente sentiti dalle comunità gay di tutto il mondo.
Il Focus Dio Mio: Religioni e omosessualità intende "focalizzare" il controverso rapporto tra Fede e Omosessualità soprattutto per quanto riguarda le religioni monoteiste, cristianesimo, ebraismo e islamismo: il famigerato metodo Exodus, sostenuto dalle congregazioni evangeliche americane, per "convertire" gli omosessuali all'eterosessualità, l'intolleranza dei gruppi ortodossi ebraici, il clima di fortissima repressione che vige nei paesi islamici, la difficile condizione dei gay credenti italiani.
Il Focus Omofobia. L'odio mangia l'anima dà spazio a quelle situazioni in cui l'omosessualità è considerata un reato (Camerun, Iran, Uganda, Mongolia) con tre reportage scioccanti e un cortometraggio di denuncia. Ma propone, allo stesso tempo, due esempi di campagne contro l'omofobia - mai abbassare il tiro! - ideate da paesi dell'emisfero occidentale, Francia e Israele.
Midnight Madness Tre notti con il "cinema di genere" che nasce dall'esigenza di dare visibilità a film che, di solito, trovano poco spazio all'interno delle programmazioni festivaliere: un omaggio al cinema bizzarro, estremo, assurdo, kitsch letto, naturalmente, in chiave gay.

OMAGGI

Primo piano di Holly Woodlawn, icona di Warhol.

Accanto alle abituali sezioni in concorso e fuori concorso tre gli Open Eyes, ossia gli omaggi. Quest'anno dedicati a tre icone del cinema altro: Maria Beatty, filmaker newyorkese sperimentale che indaga i territori dell'erotismo lesbico, figura di culto della scena fetish internazionale; fra i film che presenterà l'ultimo lavoro, Bandaged, coprodotta da Abel Ferrara; Patricia Rozema che ha diretto Ho sentito le sirene cantare e When Night Is Falling, pietre miliari della cinematografia femminista e lesbica; Holly Woodlawn, attrice, cantante, transgender e performer portoricana cresciuta artisticamente nella Factory di Andy Warhol: fu a lei che Lou Reed si riferiva nel celebre brano, Walk on the Wild Side.

EUROFESTIVAL
Uno spazio è dedicato anche alla musica e alle canzoni con una panoramica sull'Eurofestival, appuntamento di culto per le comunità gay del vecchio continente, un viaggio ideale che parte dal 1959 e arriva ai giorni nostri. Si vedranno le impacciate Gemelle Kessler (1959). L'ancora sconosciuto gruppo degli ABBA con la canzone che si intitolava Waterloo. L'indimenticabile edizione del '74 che la RAI mandò in differita di settimane perché la canzone italiana, dall'asciutto titolo , di Gigliola Cinquetti, rischiava di influenzare gli elettori chiamati a votare il referendum sul divorzio. Gli anni '90 che vedono un vero e proprio boom di artisti dichiaratamente omosessuali, dall'austriaco Tony Wegas alla portoghese Dina e tanti altri oltre naturalmente alla prima esibizione assoluta della Riverdance, e, sempre nel '94, la vittoria della trans israeliana Dana International con la canzone Diva.

TV E WEB
Spazio anche alla televisione e al web, con la presentazione di alcune tra le serie Tv più apprezzate tra cui l'acclamata The Line of Beauty di Sul Dibb, tratta dal romanzo di Alan Hollinghurst e vincitrice del prestigioso Booker Prize, ambientata nell'Inghilterra della Thatcher; il nuovissimo Mary Lou, il musical camp girato per la televisione israeliana da Eytan Fox e la serie americana all lesbian per il web We Have to Stop Now di Robyn Dettman.
Transgender elettronici
Chi videogioca cambia sesso, quasi sempre. E' un trasferimento di sesso non traumatico che ci fa diventare donne o uomini e ci fa provare i loro sentimenti. Tramite un montaggio sarà mostrato parte di Grand Theft Auto: The Ballad of Gay Tony, un videogioco cult di Rockstar Games, un noir in cui si narrano le imprese criminali dell'assistente di Gay Tony, il proprietario dei locali notturni gay e etero più "in" di Liberty City (una New York virtuale). Gay Tony è un personaggio omosessuale di raro carisma, il vero eroe del videogioco. A The Ballad of Gay Tony sarà abbinata una serie di interviste e segmenti di videogiochi che approfondiscono il tema del transgender. Il videogioco proiettato in sala diventa cinema: anche questo, a suo modo, è un cambiamento di genere.
A qualcuno piace...libro
Da sempre attento anche alla letteratura a tematica LGBT, il festival dallo scorso anno ha inaugurato una sezione tutta dedicata ai libri e ai loro autori. Ospitata presso la libreria Feltrinelli di piazza CLN di Torino, la sezione propone incontri, presentazioni, reading. Quest'anno si inizia con il grande scrittore americano Peter Cameron che leggerà alcuni brani dai suoi romanzi, Quella sera dorata e Un giorno questo dolore ti sarà utile. E inoltre Holly Woodlawn che presenterà l'autobiografico Coi tacchi alti nei bassifondi, e Massimo Fenati con Il libro dell'amore di Gus & Waldo.

DA TORINO A ROMA
Dal 23 al 25 aprile 2010, presso il Nuovo Cinema Aquila si terrà la manifestazione Queering Roma, la festa del cinema a tematica LGBT. Un evento organizzato dall'Associazione Armilla in collaborazione con il Torino LGBT Film Festival Da Sodoma a Hollywood, grazie al supporto della Provincia di Roma, con la collaborazione del Circolo degli Artisti e il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli: saranno proiettati alcuni dei lungometraggi, dei corti e dei documentari, presentati quest'anno a Torino.
Da Sodoma a Hollywood - Torino Glbt Film Festival nasce nel 1986 ed è diretto da Giovanni Minerba. Dal 2005 è gestito e amministrato dal Museo Nazionale del Cinema con il sostegno degli Assessorati alla Cultura della Regione Piemonte, della Provincia e della Città di Torino, con il contributo della Fondazione CRT, oltre al Ministero per i Beni e le Attività Culturali che ha riconosciuto il Festival.

Torino GLBT Film Festival: una kermesse d'argento
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