Torino GLBT Film Festival 2011, ultimi film prima della chiusura

La 26esima edizione della kermesse torinese si chiude con gli ultimi film in cartellone e l'invito ai rappresentanti di Ikea e Eataly.

La modella e icona degli anni '60 Veruschka von Lehndorff è la madrina della cerimonia di premiazione del 26° Torino GLBT Film Festival - Da Sodoma a Hollywood. Oggi, alle 21.00 (Sala Uno) Multisala Cinema Massimo, ci terrà la serata di chiusura con numerosi ospiti, i protagonisti del Festival e la proiezione del lungometraggio vincitore (Sala Tre alle 22.00).
Sempre attento a raccogliere e a dare nuova eco alle iniziative di maggiore visibilità per la comunità GLBT, il Festival condivide le recenti scelte di alcune coraggiose realtà imprenditoriali, come Ikea e Eataly, invitando alla cerimonia i loro rappresentanti.
L'ultima giornata del Festival vede la conclusione anche del Focus: Omofobia, l'odio mangia l'anima con le proiezioni di tre film extraeuropei. Cai Hong Shang Hai di Kevin Shen (Cina 2010), uno spaccato del mondo omosessuale della città cinese. Documentario discreto e pudico che testimonia l'apertura semiufficiale del regime cinese alle battaglie sui diritti civili della comunità GLBT (Sala Due, ore 16). A seguire Holding Hands di Tonnette Stanford e Katherine Wilkinson (Australia 2009), storia degli effetti che un'aggressione omofoba ha causato su Craig, il protagonista, e di un anno di depressione e tormenti tra ricoveri e riabilitazione psicologica.
L'ultimo in programma è l'interessante Beauty and Brains di Catherine Donaldson (2010), una produzione condivisa tra Gran Bretagna e Nepal che racconta l'avventura repubblicana della piccola nazione arroccata sull'Himalaya. Per la prima volta nel mondo, viene riconosciuta l'esistenza di un terzo sesso e la comunità GLBT viene chiamata a collaborare alla scrittura della Costituzione (Sala Tre, ore 16,15). Giunge al termine anche il Focus: Think Pink!, non solo moda con due pellicole dell'ultimo decennio, in
programma alla Sala Tre alle ore 18. Yashu e Prem di Chiara Chianese e Ivan Corbucci (Italia 2010). I protagonisti sono due stilisti sposati da due anni che lavorano tra Firenze e l'India, i quali in passato erano Ilaria e Daniel, una transessuale e un omosessuale.
Subito dopo, The Legend of Leigh Bowery di Charles Atlas (USA/Francia 2002). Un ritratto a tutto tondo dell'attore e stilista australiano, dai difficili inizi alla fama internazionale, fino alla sua morte nel 1994. Chiude la sezione Cinemascape You Should Meet My Son di Keith Hartman (USA 2010). Divertente commedia degli equivoci con protagoniste mamma Mae e zia Rose che cercano in tutti i modi di trovare un fidanzato a Brian dopo aver appreso della sua omosessualità.

Per A qualcuno piace libro gli esordi di tre autori, a cominciare da Giorgio Ghibaudo e il suo Kiss Face (Lineadaria), storia di Paolo, timido ragazzo gay, e della sua irrequieta amica Francesca, grazie alla quale potrà finalmente "uscire dall'armadio" e arrivare a quel punto di non ritorno in cui si pronuncia la fatidica frase: "mamma, papà... devo dirvi una cosa..."; Daniela Tazzioli con Puro amore (Infinito), racconta l'amore e la passione di Kami, intellettuale cattolica e professoressa, per Annie. Entrambe madri e mogli, non riusciranno a negare l'attrazione che le unisce; Federica Tuzi con Non ci lasceremo mai (Lantana): Alessandra, stanca di rispondere alla domanda "sei maschio o femmina?", decide di cambiare sesso e muove i suoi primi incertissimi passi nel mondo dei trans e degli ormoni.

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