Quello che (non) ho: Il linguaggio e le donne della mafia

Nella seconda serata del programma, Saviano parla dell'argomento che conosce meglio, Capossela dedica un pensiero alla Grecia e Scola al suo passato.

Per la seconda puntata di Quello che (non) ho, Roberto Saviano rientra nei binari di ciò che gli è più congeniale e dedica i suoi due interventi alla disanima del linguaggio mafioso, partendo da una lettera letta dall'ospite Elio Germano e indirizzata al boss camorrista Michele Zagaria, condannato all'ergastolo, e alle donne dei boss, madri, mogli, figlie costrette a soggiacere alle regole della 'famiglia'. La trasmissione tiene bene e a fronte di un lieve calo fisiologico nel numero degli spettatori ottiene un ascolto medio di 2.767.000 spettatori, con uno share del 12.29%. Tra coloriti sipiarietti di Luciana Littizzetto, un commovente intervento del grande Ettore Scola, che si sofferma sul significato della parola 'quaderno', e un divertito Francesco Guccini che elucubra su quella che più gli appartiene, 'cantautore', lo show scorre senza problemi.

Più rilassata, così come il suo conduttore Fabio Fazio, priva, stavolta, di spunti polemici, la trasmissione e i suoi attori sembrano aver preso le misure e portando avanti riflessioni impegnative che talvolta, come nel caso del monologo di Rocco Papaleo e della stessa Littizzetto, strappano risate. Elisa si produce in due cover impegnative, One degli U2 e una straordinaria Bridge Over Trouble Water, ma è di Vinicio Capossela la palma per il pezzo più interessante della serata, Quello che non ho rifatta in versione greca per farci riflettere sulla drammatica situazione economica dei cugini ellenici. Stasera su La7 il gran finale.

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