Lo Hobbit: gli animalisti contro Peter Jackson

Il regista nega le accuse di cattiva gestione degli animali impiegati per le riprese del film, ma le associazioni animaliste e alcuni collaboratori si schierano contro la produzione, che secondo loro avrebbe ucciso 27 animali.

I fan di Peter Jackson e della saga nata dalla mente di Tolkien attendono con ansia il 13 dicembre, giorno in cui Lo Hobbit: un viaggio inaspettato approderà finalmente nei cinema, ma l'attesa viene funestata da una polemica che tiene banco in questi giorni. A quanto pare, nel corso della lavorazione della trilogia fantasy, 27 animali (cavalli, capre, galline e una pecora) sarebbero deceduti. La denuncia arriva dalle associazioni animaliste, in primis People for the Ethical Treatment of Animals, che promettono battaglia a Peter Jackson minacciando di manifestare contro il film in occasione della premiere neozelandese (prevista per il 28 novembre) e di quella americana.

L'American Humane Association, responsabile del controllo e della salvaguardia dell'uso degli animali sui set cinematografici, garantisce che nessun animale è morto né è rimasto ferito sul set de Lo Hobbit, ma i decessi in questione sarebbero avvenuti all'interno di una fattoria nei presso di Wellington dove erano stati alloggiati i 150 animali utilizzati nel film. Alcune di queste morti sono imputabili a cause naturali derivate, però, dalla cattiva gestione delle bestie e dall'inadeguatezza del luogo. Il portavoce Matt Dravitzki ha ammesso che la morte di due cavalli poteva essere evitata e ha aggiunto che, dopo questi due decessi, la produzione si è impegnata rapidamente per migliorare le loro condizioni, ma la fattoria in cui gli animali erano tenuti si trovava in un territorio sconnesso, pieno di rocce e buche che hanno causato il ferimento di alcuni cavalli e pony, utilizzati come cavalcature degli Hobbit, rendendo necessaria l'eutanasia. Inoltre alcune capre si sarebbero ammalate dopo aver mangiato erba contente sostante dannose. Il mandriano Johnny Smythe ha denunciato di essere stato allontanato dalla produzione nel 2011 proprio in seguito alle sue ripetute lamentele sul trattamento subito dagli animali e con lui altri tre mandriani hanno criticato l'atteggiamento tenuto dai responsabili della produzione.

In seguito alle polemiche, Peter Jackson in persona si è sentito in dovere di intervenire con un comunicato ufficiale. Il regista, che alla fine delle riprese ha adottato tre dei maialini utilizzati per il film, ha dichiarato che: "i produttori de Lo Hobbit hanno a cuore il benessere degli animali e hanno cercato di ottenere gli standard di cura più elevati per le bestie necessarie alle riprese. Ogni incidente occorso giunto al loro orecchio li ha spinti a intervenire immediatamente spendendo ingenti somme di denaro per garantire la loro incolumità. La produzione respinge l'accusa di essere responsabile di 27 decessi, visto che, tra l'altro, più del 55% di riprese che prevedono l'uso di animali sono state realizzate in CG realizzando digitalmente cavalli, pony, conigli, uccelli, cervi, alci, gatti, ricci, cinghiali e lupi. Nessun animale è morto o è rimasto ferito sul set".

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