L’immagine di Aldo Moro, in prima tv stasera su Sky Arte HD

Il documentario, una produzione originale Sky Arte, ricorda il professore universitario, il politico, l'uomo: Aldo Moro, la personalità e l'eredità politica al di là della memoria collettiva della sua tragica fine

Patrizio Marino

Nell'immaginario comune la figura di Aldo Moro è indissolubilmente legata alla sua tragica fine. Persino la sua dimensione iconografica è rimasta legata al rapimento e all'uccisione, alla Polaroid che lo ritrae prigioniero delle Brigate Rosse e alle scioccanti immagini che in televisione mostrarono al Paese il suo cadavere abbandonato in via Caetani nel bagagliaio di una Renault Rossa. Poi tanti libri, film - tra cui anche Buongiorno, notte di Bellocchio - lavori teatrali, inchieste, misteri che hanno sempre raccontato gli ultimi due mesi di vita di Aldo Moro.

Una foto di Aldo Moro

L'immagine di Moro, una produzione originale Sky Arte HD (canale 120 e 400 di Sky) in onda nel giorno dell'anniversario del suo rapimento - giovedì 16 marzo alle 21.15 su Sky Arte HD - prova a restituire valore e importanza, soprattutto presso il pubblico più giovane, alla sua opera in vita.

Il documentario, realizzato da Ruvido Produzioni, scritto da Giuseppe Longinotti e diretto da Giuseppe Bianchi, è stato presentato in anteprima al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Al centro del film il Moro giovane, lo statista, lasciando ampio spazio al suo percorso umano, fatto di una forte preparazione culturale e di una spiccata vocazione pedagogica testimoniata dal costante dialogo e rapporto con i giovani. Testimonianze, documenti storici e d'archivio e la preziosa collaborazione dell'Archivio Flamigni, provano a ricostruire il profilo del Moro giovane, ripercorrendone i luoghi, gli amici e le letture.

Man mano che il racconto procede, dalla nascita in Salento da genitori per quei tempi eccentrici, all'entrata in politica con la volontà di educare alla coscienza civile, si ricostruisce la figura dell'uomo che ha fatto della inclusione la sua missione ("meglio sbagliare insieme che aver ragione da soli", era solito dire), ma che soprattutto ha saputo intercettare i grandi mutamenti politici del suo tempo, diventando una delle figure più moderne del panorama politico di allora. Il racconto si chiude con una riflessione di Moro estratta dalle sue dispense di filosofia del diritto del 1943 e che ne racchiudono il pensiero politico e la levatura morale: "Forse il destino dell'uomo non è di realizzare pienamente la giustizia, ma di avere, perpetuamente, della giustizia fame e sete. Ma è sempre un grande destino".

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