Boyhood

2014, Drammatico

I migliori film del 2014: la top 20 di Luca Liguori

Concludiamo con le preferenze del nostro direttore editoriale Luca Liguori la rassegna delle classifiche personali dalle quali verrà ricavata la top 20 della redazione di Movieplayer.it, di prossima pubblicazione.

Ve l'abbiamo raccontato in lungo e in largo, questo 2014 cinematografico, attraverso le selezioni dei titoli usciti in Italia durante l'anno proposte dai nostri redattori. E' arrivato il momento di chiudere la rivista delle top 20 personali con le scelte di Luca Liguori, il nostro direttore editoriale.

Leggi anche I migliori film del 2014 - la top 20 della redazione di Movieplayer.it

  • Boyhood
  • Mommy
  • The Wolf of Wall Street
  • Due giorni, una notte
  • Sils Maria
  • 12 anni schiavo
  • L'amore bugiardo - Gone Girl
  • Nebraska
  • A proposito di Davis
  • Lo Sciacallo - Nightcrawler
  • Lei
  • Locke
  • Class Enemy
  • Father and Son
  • Melbourne
  • Snowpiercer
  • All Is Lost - Tutto è perduto
  • Storie Pazzesche
  • Pride
  • Guardiani della Galassia
  • "Classifiche di fine anno. C'è chi le ama, chi le odia, chi ne teme l'arrivo nemmeno fossero una bolletta da pagare. Per chi scrive è soprattutto un modo per rivivere e rivedere l'anno (cinematografico) appena trascorso quasi come fosse un trailer, e riscoprire titoli che magari ho visto mesi se non anni fa (e con le sempre più frequente scelte distributive, spesso inspiegabili, italiane succede sempre più spesso) e che magari nemmeno ricordavo più. Ma ovviamente non è a questi titoli che vogliamo fare riferimento adesso, perché i film dell'anno sono soprattutto i film del cuore, quelli che hanno colpito magari in modo fulmineo ma soprattutto quelli che sono rimasti dentro e a cui ci ritroviamo a pensare e ripensare anche a distanza di tempo.

    Inutile dirlo - anche perché la classifica qui sopra così come la foto scelta (e spero apprezziate il fatto che sia riuscito a trovarne una ancora diversa nonostante le decine di classifiche già pubblicate) lasciano pochi dubbi - tra questi film c'è sicuramente Boyhood di Richard Linklater, un film unico nel suo genere per la realizzazione durata 12 anni, ma anche e soprattutto per la capacità di trasmettere emozioni reali, di far vivere il mondo attraverso gli occhi di un bambino ma al tempo stesso raccontare quello degli adulti, di padri e madri che nonostante la maggiore età sembrano ancora più sperduti del giovanissimo Mason.

    Linklater non è nuovo a questo tipo di film, anzi ne è maestro. La Before Trilogy, il cui terzo capitolo Before Midnight era stato il mio film dell'anno esattamente 12 mesi fa, è il completamento perfetto a questa opera; verrebbe da dire precursore, ma considerata la durata delle riprese è in realtà contemporaneo. Boyhood è anche meglio? No, probabilmente no, non per i miei gusti almeno. Mason e i suoi compari non valgono Jesse e Celine per quanto mi riguarda, ma Linklater in Boyhood fa un discorso diverso, un discorso ancora più complesso ed affascinante se vogliamo. Parla di tutti noi come già facevano i tre film precedenti, ma ci parla soprattutto della vita stessa e dell'impossibilità di riuscire a portarla su schermo nella sua interezza. Perchè spesso non siamo noi a catturare il momento, ma tutto il contrario. E' il momento che cattura noi, così come la macchina da presa a volte riesce a catturare uno sguardo, un sorriso, che vale più di mille parole. E di mille film.

    In un certo senso lo stesso discorso vale anche per lo straordinario Mommy, il film che consacra definitivamente il talento del giovanissimo Xavier Dolan, regista sopraffino e strafottente, che non ha paura di mettersi in gioco. Averlo visto crescere in questi ultimi 5 anni e questi ultimi 5 film, e diventare un artista sempre più completo e maturo non è in fondo diverso che aver visto Mason crescere, anno dopo anno, e diventare uomo e poi finalmente padrone della sua vita. Ed è per questo che se ci sono due film che per me rappresentano il 2014 sono proprio questi, film in cui gioia e tristezza convivono sullo schermo così come nella vita, e in cui la bruttura di quanto a volte può essere rappresentato viene comunque mitigato dalla storia bellissima e quasi incredibile di coloro che questi film li hanno realizzati.

    Antoine-Olivier Pilon e Anne Dorval in una scena del film Mommy

    Per quanto riguarda gli altri 18 titoli, mi piace pensare che possano rappresentare unicamente e il più possibile una certa varietà di gusti e la volontà di non limitarsi a citare sempre i soliti registi o titoli (anche se, pure in questo caso, dover scegliere solo tra i film arrivati in Italia non aiuta). Probabilmente non sarà così, probabilmente i più in gamba di voi riusciranno a trovare un qualche fil rouge che possa unire le mie preferenze. Ma per il momento lasciatemi con questa illusione, così come quella che il 2015 sarà un anno ancora migliore, da spettatore e da uomo."
    (Luca Liguori)

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