I giurati sul trionfo di Fahrenheit 9/11

I membri della giuria di Cannes 2004, in conferenza stampa, hanno motivato la vittoria del documentario sull'amministrazione Bush.

Patrizio Marino

Come era già stato previsto, il giorno dopo il verdetto, la giuria di Cannes tiene una conferenza stampa per spiegare le motivazioni delle scelte fatte.

Subito i giurati ci tengono a precisare che la palma d'oro a Fahrenheit 9/11 non è un premio politico; la prima a parlare è Tilda Swinton che dichiara: «Se avessimo potuto dare un premio al miglior attore comico, lo avremmo assegnato a Bush. Ma attenzione: Fahrenheit 9/11 non è un film sul capo della Casa Bianca o sulla guerra, è un'opera sul sistema nel quale stiamo sprofondando, sul potere che ci manipola."

Il presidente della giuria, il regista Quentin Tarantino aggiunge: «Il nostro non è stato un voto politico. Il film di Michael Moore è il migliore: fa pensare, diverte amaramente, ci angoscia con pietà e orrore. La scena del soldato americano armato, pronto a umiliare un iracheno è perfetta: un documento e un'inquadratura artistica»
Anche Emmanuelle Béart dice la sua: «Ci sono due Americhe? Ce lo dice anche Moore, sbattendoci in faccia l'inversione dall'evoluzione al potere violento che porta alla bestialità».

Tarantino sottolinea l'accordo esistente all'interno della giuria e il modo in cui si è arrivato al giudizio, e cioè «parlando di ogni film, senza mai escluderne alcuno dal giudizio finale perché spesso si ha bisogno di tempo per ritrovare qualcosa che si radichi nell'immaginazione». E continua: «La nostra è stata una democratica coalizione. Ogni giorno c'era un vincitore, tutto si rimetteva in discussione il giorno seguente. Si è imposto il film che sempre ritornava con forza».

La conferenza stampa ha avuto anche dei momenti di tensione ad un giornalista che, ricordando le critiche americane, sosteneva che «il documentario di Moore ha un solo punto di vista». E che «non tutti i repubblicani sono picareschi come li riprende Moore», che «ci voleva il coraggio di far parlare anche chi, senza difendere Bush, la pensa diversamente in un'America divisa», Tarantino ha replicato in maniera stizzita: «Il suo è un proclama, non l'accetto. Il film è radicale e democratico e va oltre il "documentario". Bisogna avere il coraggio di accettare un pamphlet». E, rispondendo ad una altra domanda provocatoria ha affermato sempre a proposito di Fahrenheit 9/11: «Il film mette insieme stili diversi, dissipa ogni svogliatezza della nostra epoca, e va oltre la politica».

A proposito dell'unico film italiano in concorso, Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino, il presidente di giuria ha specificato che ha avuto qualche difensore ma nulla di più, mentre l'attrice premiata Maggie Cheung per Tarantino «è la migliore del mondo». E Kathleen Turner: «Vero. Cannes, però, ha offerto pochi ruoli significativi alle donne».

Alla fine Tarantino ha fatto una rapido riassunto di tutto cio che gli rimarrà di questo festival, il film coreano Old Boy «accelererà l'affermazione di una cinematografia, che non dovrà aspettare dieci anni per imporsi»; il ragazzino del giapponese Nobody Knows «ha commosso tutti»; «il film di Wong Kar-Wai non ha vinto, ma non ha perso, come ogni film della selezione»; il premio della giuria alla pur brava attrice Irma P. Hall di Ladykillers «è stato una gioia». E per finire un giudizio su Tropical Malady, che ha ricevuto il premio speciale dei giurati: «Ci è parso una forza della natura».

I giurati sul trionfo di Fahrenheit 9/11
Privacy Policy