Film Middle East Now, il Medio Oriente sul grande schermo

Dal 18 al 22 marzo a Firenze, la seconda edizione della kermesse internazionale, tra film, eventi e incontri. In cartellone focus su Israele/Palestina, Iraq, Iran, Afghanistan, Libano. In programma anche la mostra fotografica Dream City, sui luna park nelle aree di guerra.

L'anteprima italiana del bellissimo Skateistan: Four Wheels and a Board in Kabul del regista Kai Sehr, il lungometraggio che ha vinto il premio "Cinema For Peace 2011" all'ultimo Festival di Berlino, e che racconta l'incredibile storia della Ong che a Kabul insegna ai bambini e alle bambine afgane ad andare in skateboard. Le repressioni durante le elezioni in Iran nell'anteprima italiana del documentario The Green Wave di Ali Samadi Ahadi. Un omaggio a Jafar Panahi - il regista iraniano agli arresti domiciliari a Tehran - con la proiezione del cortometraggio inedito in Italia Gerehghosha - Sciogli nodo del 2007. E poi Arab Labor, la sit-com che spopola in questo momento sulla tv israeliana e nei territori palestinesi, su una coppia di giovani arabi che cerca disperatamente di integrarsi nella società borghese di Gerusalemme. La prima performance italiana di Raam, giovane cantante indie-rock iraniano che a Firenze presenta in anteprima il suo nuovo progetto solista.

Il Medio Oriente sbarca a Firenze con la seconda edizione di Film Middle East Now, in programma dal 18 al 22 marzo tra cinema Odeon e cinema Stensen. Il festival propone un ricco programma di 30 tra film e documentari - molti in anteprima italiana ed europea - offrendo un distillato della migliore produzione contemporanea di quest'area del mondo. L'obiettivo è quello di far conoscere la cultura e la società di questi paesi, oltre i pregiudizi e i luoghi comuni. Arriveranno a Firenze 15 registi, attori, artisti e ospiti internazionali, per presentare le loro pellicole e i loro lavori. Focus e approfondimenti sono dedicati a Israele e Palestina, Afghanistan, Iraq e Libano.

In programma anche incontri tematici e una mostra fotografica, DREAM CITY (alla Tethys Gallery di Firenze, inaugurazione sabato 19 marzo), il progetto di reportage fotografico della giovane fotografa olandese Anoek Steketee e della giornalista Eefje Blankevoort,

incentrato sui parchi di divertimento in paesi difficili, in luoghi colpiti o sfiorati dalla guerra, al limite della democrazia, visti come luoghi di osservazione speciale, dove si crea una sospensione della realtà. Un giro del mondo in 13 amusement park e 10 paesi, tra i quali il Medio Oriente occupa un posto di prim'ordine - con Iraq, Kurdistan, Libano, Israele e Palestina. Durante la rassegna anche dibattiti, eventi sulla tradizione gastronomica Medio Orientale, talk show con protagonisti del mondo della cultura, giornalisti, scrittori e professori universitari, per approfondire il Medio Oriente e il suo ruolo sulla scena internazionale.

Il festival vuole riflettere sul contrasto tra la realtà, che in questi paesi è spesso difficile e violenta, e la ricerca della realizzazione personale, di momenti di "felicità" in cui si raggiunge l'equilibrio, si annullano le differenze, gli scontri politici e religiosi. Un viaggio per tappe che tocca i Paesi più "caldi" dell'area Mediorientale, e ne approfondisce le storie, i personaggi e i temi forti dell'attualità. Nel focus sull'Afghanistan saranno presentati in anteprima nazionale il lungometraggio Skateistan: Four Wheels and a Board in Kabul di Kai Sehr, assieme al film corto di Orlando Von Einsiedel, Skateistan. To Live and Skate Kabul (9 minuti), sulle attività della ONG che insegna ai bambini di Kabul ad andare in skateboard e li sottrae a un destino di bambini di strada; e il bellissimo Afghan Star, documentario di Havana Marking sulla versione afghana di X Factor, concorso per giovani cantanti emergenti che è diventato l'evento televisivo di maggior successo del Paese.

La Palestina e Israele saranno raccontati in Budrus di Julia Bacha, pluripremiato documentario sulla comunità palestinese che ha iniziato una lotta non-violenta opponendosi agli insediamenti israeliani, mettendo assieme le varie fazioni palestinesi e attivisti israeliani. Ci saranno anche Fix Me di Raed Andoni (anteprima italiana), in cui il regista palestinese, afflitto da un tremendo mal di testa, ci accompagna nel suo percorso di psicoterapia, con un documentario acuto e ironico sull'essere palestinese; e Preciuos Life di Shlomi Eldar, sulla vicenda di un bambino palestinese con una rarissima malattia, salvato dalla solidarietà di un reporter e di un medico israeliani. E attraverso altri titoli premiati della cinematografia israeliana contemporanea come 5 Hours from Paris di Leonid Pudrovsky. A Firenze anche l'anteprima italiana di This is My Picture When I was Dead di Mahmoud Al Massad (alla presenza del regista), documentario vincitore dell'ultima edizione del Dubai Film Festival, che ha come Il protagonista il giovane palestinese Bashir Mraish, dichiarato erroneamente morto ad Atene nel 1983, durante un attentano in cui perse la vita suo padre Mamoun Mraish, uno dei massimi esponenti dell'OLP.

L'Iraq post-Saddam, caratterizzato dalla grande instabilità e dallo smarrimento della società civile, sarà raccontato da Son of Babylon di Mohamed Al Daradji (anteprima italiana), odissea di un ragazzino kurdo alla ricerca di suo padre scomparso, film candidato agli Oscar; da Baghdad arriveranno a Firenze Hussein Al-Daradji,

produttore del film e il figlio Mohammed, uno dei piccoli attori della pellicola. Tra gli altri sarà proiettato Dream City di Thomas Kaan (anteprima italiana alla presenza del regista), sul parco dei divertimenti nel Kurdistan iracheno frequentato da sunniti, sciiti e soldati americani, tutti assieme in un microcosmo felice.
Il Libano, una delle società civili più vibranti e aperte del Medio Oriente, verrà rappresentato, tra le varie opera in cartellone, da A History Lesson di Hady Zaccak (anteprima italiana alla presenza del regista), documentario delicato e ironico girato in 5 scuole di Beirut, che racconta di un paese in cui non esiste una versione unica della storia nazionale. E a Firenze arriverà anche uno dei più talentuosi registi libanesi, Ghassan Salhab, con il suo 1958, film d'autore autobiografico, tra passato e presente

Non mancherà uno spazio importante dedicato all'Iran, presente con The Green Wave (anteprima italiana), documentario di Ali Samadi Ahadi sulle proteste e le repressioni durante e dopo la campagna di elezioni presidenziali in Iran, nel 2009, e 1001 Irans di Firouzeh Khosrovani, sull'immagine dell'Iran offerta dai media occidentali. E poi un'anteprima mondiale assoluta del giovane regista Babak Amini, cugino dell'acclamato Barman Gobadhi, che a Firenze presenterà il suo nuovo mediometraggio I wish someone were waiting for me somewhere, sulla pratica dei matrimoni temporanei in Iran. Per informazioni www.middleastnow.it.