Nymphomaniac - Volume 1

2013, Drammatico

Berlinale 2014, giorno 4 tra preti, monaci buddisti... e ninfomani

E' il giorno di The Nymphomaniac di von Trier, ma anche di Calvary, con Brendan Gleeson. Spazio al monaco buddista di Tsai ming liang e al 'pierrot lunaire' di Bruce LaBruce.

Dopo esserci lasciati alle spalle il delirio scatenato dall'arrivo di Clooney a Berlino, la quarta giornata del Festival è nel segno delle provocazioni. C'è von Trier, innanzitutto, e già da solo il regista danese basterebbe a garantire polemiche per due, tre edizioni a venire, come ha fatto a Cannes con una dichiarazione. Ma Nymphomaniac si affianca ad altre pellicole di sicuro impatto presentate in cartellone, come Vulva 3.0, che spicca tra i documentari della sezione Panorama oppure She's Lost Control, che racconta la storia di una donna che lavora come surrogato sessuale per disabili. Ma tra i film presentati oggi, figurano documentari su attrici e ballerine (come Tanaquil Le Clercq) oppure sull'Olocausto - tra i temi più sentiti, da sempre, alla Berlinale - come The Decent One o German Concentration Camps Factual Survey. Si esplorano altre realtà e culture - quelle orientali, in primis - e scenari politici, ma si raccontano anche storie interessanti, come quelle al centro di Brides o di Blind, un thriller su una donna cieca che inizia a nutrire dei sospetti su suo marito, ed è convinta che l'uomo spesso resti a casa (a sua insaputa) per osservarla in segreto.

Kreuzweg - Le stazioni della fede: Lea van Acken con Florian Stetter in una scena del film
Tornando a von Trier, The Nymphomaniac non ha quasi bisogno di presentazioni, visto che se n'è parlato tantissimo nei mesi scorsi: oggi viene presentato fuori concorso a Berlino in versione extended (ma solo la prima parte) è ricco di riferimenti letterari - dalla Bibbia alle Mille e una notte, dal Decamerone al Marchese De Sade - e si sviluppa attorno alla storia di una donna, Joe, che racconta ad un uomo che l'ha appena salvata e ospitata in casa, tutta la sua vita, le sue esperienze e il suo insaziabile appetito sessuale. Un cast ricchissimo, per von Trier, nel quale spiccano Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgard, Christian Slater, Stacy Martin e Uma Thurman, che oggi sono a Berlino.
A fare da contrasto alla ninfomane di von Trier, in concorso arriva anche Stations of the Cross di Dietrich Brüggemann, che è incentrato sulla storia di una ragazzina, Maria, che vive un contesto familiare troppo pesante per la sua giovane età: i suoi genitori sono cattolici integralisti, e la ragazza vive nel terrore di commettere peccati e di deludere i familiari, anche se suo padre in realtà tende ad essere più ragionevole, in materia, rispetto a sua madre. Il mondo in cui vive Maria si scontrerà inevitabilmente con quello esterno, e il conflitto sarà inevitabile.
Ad affiancare il dramma di Bruggermann, nella competizione per l'Orso d'Oro, c'è History of Fear (Historia del miedo) debutto alla regia dell'argentino Benjamin Naishtat nel quale si parla di crisi di sicurezza sociale - un tema mai come in questo periodo diffusissimo al cinema, basti pensare a La notte del giudizio, per fare un esempio estremo - una pellicola che si sviluppa tutta sulle paranoie che derivano dalle incertezze sociali che ovunque stiamo vivendo.

Calvario: Chris O'Dowd e Brendan Gleeson in una scena
La sezione Panorama Special invece punta, tra le altre cose, su un un sacerdote irlandese, un monaco buddista e un ex-assicuratore con velleità da Robin Hood.
Una confessione religiosa dà il via alle vicende di Calvary: un uomo rivela ad un sacerdote, James Lavelle, di essere stato violentato da un prete per tanti anni, e ora ha intenzione di vendicarsi facendone fuori uno. L'uomo dice a Lavelle di prendersi una settimana di tempo per sistemare le sue cose, poi lo ucciderà. Lavelle a sua volta, sentendosi obbligato dal segreto confessorio a non dire nulla - neanche alla polizia - proverà a sventare l'omicidio a modo suo. Brendan Gleeson è affiancato da Kelly Reilly e Chris O'Dowd in questa tragicommedia diretta da John Michael McDonagh.
Con Things People Do di Saar Klein invece seguiamo la storia di Scanlin, ha appena perso il suo lavoro di assicuratore, perchè non riusciva a fare abbastanza clienti. Come se non bastasse, la banca non è disposta a fare concessioni sui pagamenti per la casa, e Scanlin si ritrova sull'orlo del collasso finanziario. Si trasformerà in una sorta di Robin Hood che sceglie accuratamente le sue vittime, ed è amico di un poliziotto che non segue la legge alla lettera. Curiosamente questo film segna l'esordio a Berlino di un altro neo-regista che ha lavorato come montatore per Terrence Malick (l'altro è A.J. Edwards, che ieri ha presentato The Better Angels) e vede nel cast Wes Bentley e Jason Isaacs.

The Turning: una scena del frammento 'Immunity' diretto da Yaron Lifschitz
Meno convenzionale è Journey to the West di Tsai Ming-liang con il quale il regista taiwanese racconta il lento cammino di un monaco buddista attraverso Marsiglia. A piedi scalzi e vestito di un saio rosso, Lee Kang-sheng è il protagonista di questo film che riprende la sua performance al Teatro Nazionale di Taipei.
Ben diciotto personalità australiane - registi, ma anche attori, performer, ecc. - sono gli autori dei racconti che formano The Turning, anche questo presentato in Panorama. Ognuno di loro è impegnato nell'adattamento delle opere di Tim Winton, popolare scrittore australiano. Racconti che descrivono la vita quotidiana di persone alle prese con il passare del tempo, scelte importanti, dipendenze e ossessioni. Ognuna raccontata con toni differenti, a volte melodrammatici, a volte leggeri. Tra i registi spicca l'attrice Mia Wasikowska, mentre nel cast figurano Rose Byrne, Hugo Weaving e Cate Blanchett.

Tra le tantissime proposte della sezione Forum, ce n'è una diretta da un regista ormai conosciuto, almeno in ambito festivaliero. Lo scorso settembre Bruce La Bruce ha presentato a Venezia il controverso Gerontophilia, mentre a Berlino porta il suo Pierrot Lunaire, un progetto in bianco e nero che si rifà alle poesie del poeta belga Albert Giraud, che nel 1912 erano state interpretate dal compositore Arnodl Schonberg. "Quando ho ascoltato la musica di Schonberg" - ha detto LaBruce - "ho cercato di sviluppare qualcosa che si adattasse al mood della sua composizione, e che al tempo stesso fosse coerente con le poesie di Giraud, ma inserite in un contesto più attuale." Una ragazza che si veste come un maschio si innamora, ricambiata, di un'altra ragazza che non è a conoscenza della sua vera identità sessuale. Quando la giovane presenta il suo "fidanzato" a suo padre, egli smaschera la frode e vieta ad entrambe di continuare a frequentarsi. A quel punto il "ragazzo" cercherà di dimostrare al padre della fanciulla la sua mascolinità.

Questo è il videodiario della giornata di ieri.

Video-diario Berlino 2014: giorno 3

Berlinale 2014, giorno 4 tra preti, monaci...
Privacy Policy