Addio a Nino Manfredi

Dopo una lunga malattia, si è spento a 83 anni Nino Manfredi, dagli anni '50 protagonista del cinema come della tv e del teatro italiani. Al Festival di Venezia 2003, l'ultimo riconoscimento ufficiale con il Premio Bianchi.

Si è spento questa mattina a Roma, dopo una lunga malattia, Nino Manfredi. L'attore, che aveva 83 anni, era ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale Santo Spirito di Roma, dove era entrato nel luglio 2003 a causa di un'emorragia cerebrale; a settembre un miglioramento delle sue condizioni gli aveva permesso di tornare a casa, ma in seguito varie ricadute avevano provocato nuovi ricoveri.

Manfredi, che era nato nel 1921 a Castro dei Volsci, in provincia di Frosinone, aveva esordito a teatro nella metà degli anni '40, con rappresentazioni di Shakespeare e Pirandello al Piccolo Teatro di Milano. La popolarità arrivò tuttavia negli anni '50 con il cinema, grazie ad alcuni film in cui interpretava con abilità vizi e ingenuità dell'"italiano del boom": tra questi, sono da ricordare Tempo di villeggiatura (1956), Susanna tutta panna (1957), Guardia, ladro e cameriera (1958). I quattro diversi ruoli interpretati in Questa volta parliamo di uomini (1965) di Lina Wertmüller gli valsero il suo primo riconoscimento ufficiale, ovvero il Nastro d'Argento.

Contemporaneamente, Manfredi approdò in televisione con sceneggiati di successo come L'alfiere e Un trapezio per Lisistrata, quest'ultimo a fianco di Delia Scala, con la quale conduce anche l'edizione del 1960 di Canzonissima. La consacrazione a teatro arriva pochi anni dopo, con Rugantino di Garinei e Giovannini, nel 1963.
Per tutti gli anni '60 e '70, Manfredi continua a interpretare ruoli cinematografici che restano impressi nell'immaginario collettivo, come quello del barbiere innamorato di Straziami, ma di baci saziami (1966), l'innocente perseguitato in Girolimoni, il mostro di Roma (1972), o l'emigrante italiano in Svizzera di Pane e cioccolata (1974). Nel 1970 dirige Per grazia ricevuta (sua seconda regia dopo L'avventura di un soldato, segmento del film a episodi L'amore difficile, del 1962), premiato a Cannes, del quale è anche protagonista. Seguono altri successi come C'eravamo tanto amati (1974), di Ettore Scola, In nome del Papa Re (1977) di Luigi Magni e Café Express (1980), di Nanni Loy, con gli ultimi due che gli portano ancora il Nastro d'Argento.

Alla televisione Manfredi regala un altro dei suoi personaggi più riusciti e commoventi, il Geppetto del Pinocchio di Luigi Comencini, mentre nel 1975 impersona Barabba per La vita di Gesù. E' sempre al piccolo schermo che l'attore ha dedicato le sue energie negli anni più recenti, con ruoli in miniserie come Un commissario a Roma e Linda e il brigadiere, e fiction come Una storia qualunque e Un posto tranquillo. L'ultima sua apparizione televisiva risale al gennaio 2003, con il film per la tv La notte di Pasquino, diretto dall'amico Luigi Magni.

L'ultimo riconoscimento tributato a Manfredi è stato quello del Festival di Venezia 2003, in cui appariva anche tra i protagonisti della storia della mostra passati in rassegna dal cortometraggio Venezia 60: il Premio Bianchi, ritirato, tra gli applausi e la commozione, dalla moglie Erminia Ferrari, ha accompagnato le immagini dell'ultimo film interpretato dall'attore, La luz prodigiosa, in cui Manfredi ha prestato il volto a Federico Garcia Lorca, il poeta spagnolo fucilato dal regime franchista nel 1936.

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