Addio a Enzo Cannavale

Ci lascia l'attore napoletano, grande caratterista che lavorò sia a teatro con Eduardo De Filippo, che nel cinema d'autore e nelle commedie sexy degli anni '70. Tra i personaggi da lui interpretati, uno dei più celebri resta quello del brigadiere Caputo nei film di Piedone.

Ci lascia l'attore Enzo Cannavale, uno dei volti più conosciuti del teatro partenopeo, celebre per essere stato anche uno dei caratteristi più amati del nostro cinema. Cannavale avrebbe compiuto 83 anni agli inizi di aprile, e aveva iniziato a calcare i palcoscenici sin da giovanissimo e aveva proseguito la sua carriera teatrale affiancando alcuni dei nomi più grandi della scena teatrale partenopea (e nazionale) come i De Filippo e Luisa Conte. Al tempo stesso si era ritagliato uno spazio di rilievo tra i nostri caratteristi cinematografici più amati, con le tantissime interpretazioni sia in film d'autore che nelle commedie scollacciate di qualche anno fa. "Il cinema è più freddo del teatro, non c'è rapporto col pubblico" - aveva detto in un'intervista rilasciata prima di morire - "Ma è anche più facile, perchè se a teatro dici 'na strunzata, non puoi correggerla."

Cannavale aveva lavorato con autori come Dino Risi, Pietro Germi, Nanni Loy, Alberto Lattuada, Marco Ferreri, Lina Wertmuller e Giuseppe Tornatore, che l'aveva voluto per il suo Nuovo cinema Paradiso, nel 1988. Lo stesso anno gli fu assegnato un Nastro d'Argento per la sua interpretazione in 32 dicembre, quella di un padre che pur non avendo possibilità economiche, cerca di regalare ai suoi figli un Capodanno come si deve. Al cinema d'autore aveva affiancato i ruoli brillanti nelle commedie sexy come La settimana bianca, i film di Piedone, in coppia con Bud Spencer, e alcuni poliziotteschi con Tomas Milian. Spesso si era ritrovato a recitare in coppia con Bombolo, che considerava un caro compagno di set del quale sentiva la mancanza.
Negli ultimi anni di vita si era ritirato dalla recitazione - anche se si era concesso un ultimo ruolo accanto Bud Spencer nella serie I delitti del cuoco - e viveva nella sua casa di Napoli, circondato dai suoi libri antichi. "Gli amici non mi vengono a trovare, ma non perchè non vogliono" - aveva detto in un'intervista recente - "Perchè nun ce stanno cchiù! Sono morti."

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