Passione

2010, Documentario

3.3
Passione (2010)
Genere
Documentario
Durata
Regista
Uscita ITA

Viaggio al termine di un juke-box, il più grande del mondo: Napoli, scrigno di canzoni, anzi patria delle canzoni, leggenda che inizia con il mito fondante delle muse. Canzoni e cantanti, musicisti e poeti, personaggi reali e leggendari sono i protagonisti di un film che attraversa una delle metropoli più belle, famose e controverse del mondo, una delle pochissime in grado di incarnare un'idea della vita. L'occhio straniero, ma non troppo, dell'italo-americano John Turturro attraversa la città e le sue musiche, dal "Canto delle lavandaie del Vomero" del 1200 a "Napul'è" di Pino Daniele, rievoca storie lontane e miti vicini, alterna l'amarcord alla ricostruzione, i caroselli canori alle voci di strada, la sceneggiata al videoclip, la storia della canzone alle storie che le canzoni narrano e nascondono. Immagini, spesso inedite, delle grandi voci di un passato ormai remoto si sovrappongono con quelle di interpreti moderni, capaci di proseguire una tradizione gloriosa, ricreandola e rinnovandola. Così la classe senza tempo di Mina apre la strada all'eleganza disarmante di Pietra Montecorvino, e le seduzioni sperimentali di Raiz, Almamegretta e M'Barka Ben Taleb incorniciano il toccante incontro di Massimo Ranieri con Lina Sastri; tra gli exploit travolgenti di Fiorello e Gennaro Cosmo Parlato e le memorie in musica degli Avion Travel, Peppe Barra e James Senese. Un'orchestra d'eccezione per un repertorio che parla di amore, sesso, gelosia, immigrazione, protesta: le perle dell'Ottocento e gli ultimi classici moderni del Novecento, affidati al direttore Turturro - serio fino al gioco - che con sguardo complice e curioso va in cerca del richiamo poetico delle melodie, della loro capacità di rappresentare un mondo e di girare il mondo, grazie alla loro sostanziale essenza glocal: napoletana ma internazionale. Ogni canzone diventa una piccola sceneggiatura, una cartolina sentimentale spedita da una città e dalle forze che la muovono: l'energia, i drammi, l'orgoglio, le ironie. E su tutto una grande, incalzante sensualità, e il riso dell'intelligenza e del cuore. Dall'inizio della storia del disco a 78 giri alla morte del cd, quasi a dimostrare che la canzone napoletana non muore, non sopravvive, ma ritrova e rinnova il suo canto-incanto.

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