Zanussi presenta alla stampa Persona non grata

Il regista polacco ci racconta cosa l'ha spinto a voler realizzare questo film e coglie l'occasione per esprimere tutta la sua preoccupazione verso un mondo sempre più dominato dal cinismo.

Massimo Borriello

Presentato in concorso all'ultima Mostra cinematografica di Venezia, arriva nelle sale italiane, distribuito dall'Istituto Luce, Persona non grata, film scritto e diretto da Krzysztof Zanussi e co-prodotto da Polonia, Russia e Italia, un dramma psicologico consumato in ambienti diplomatici che riflette sulla caduta degli ideali. Il regista polacco ci racconta cosa l'ha spinto a voler realizzare questo film e coglie l'occasione per esprimere tutta la sua preoccupazione verso un mondo sempre più dominato dal cinismo.

Perché ha scelto l'ambiente diplomatico per il suo nuovo film? Krzysztof Zanussi: Sono stato coinvolto in molte iniziative diplomatiche negli ultimi dodici anni e mi sembrava un mondo interessante da raccontare. Ambientare una storia in quel mondo poteva servire da pretesto per parlare di problemi universali come l'idealismo e la sua disillusione. Credo che lo spettatore cinematografico che compra un biglietto debba essere condotto in mondi che, molto probabilmente, non potrebbe mai conoscere nella vita reale e quello diplomatico è uno di questi.

Ha deciso quindi di concentrarsi sui rapporti diplomatici tra Polonia e Russia. Come mai? Krzysztof Zanussi: Penso che per qualsiasi paese europeo sia stimolante il confronto con la Russia, ma per la Polonia in particolare, sia perché più esposta ad essa, sia per le divergenze di mentalità e atteggiamento e per il diverso bagaglio culturale. Giovanni Paolo II diceva che l'Europa è piena quando respira con due polmoni, quello occidentale latino e quello orientale bizantino, ed io non posso che essere totalmente d'accordo con questa affermazione. C'è molta ignoranza in Occidente nei confronti della Russia e pensavo che potesse essere interessante portare questa realtà al cinema.

E' giusto affermare che il tema principale del suo film sia una sorta di idealismo "senile"? Krzysztof Zanussi: Nel film c'è un chiaro contrasto tra il pragmatismo cinico, attribuito spesso alla diplomazia e qui incarnato dal viceministro russo interpretato da Nikita Mikhalkov, e l'idealismo a tutti i costi dell'ambasciatore polacco interpretato da Zbigniew Zapasiewicz, un combattente di Solidarnosc che ha lottato per certi valori e che oggi si sente sconfitto. Sono molto preoccupato per lo stato d'animo del mondo attuale perché c'è troppo pragmatismo, troppa corruzione, e ben pochi principi, pochi ideali. Il protagonista crede che sia possibile esercitare la propria professione senza dare tangenti e risolvendo i problemi in modo non immorale, anche se questo significa perdere, e nelle scene finali è sereno perché ha mantenuto questa fede fino in fondo. Per il personaggio di Mikhalkov tutto ciò è inaccettabile perché basato su principi ed ideali falsi. Il cambiamento della Russia, il passaggio dal comunismo al libero mercato, non è venuto dal basso, ma dall'alto. Quello di cui parla il mio film è un contrasto tra due mondi e lascio al pubblico decidere chi ha ragione e chi ha torto.

Perché il protagonista è ossessionato continuamente dal sospetto che tutti lo stiano tradendo? Krzysztof Zanussi: E' il tipico complesso di Otello. In tutte le persone che hanno combattuto e vinto gli oppressori rimane una ferita profonda che è il sospetto. Tutti i partigiani, i dissidenti, vivono oggi questa ferita che rappresenta la perdita di una certa ingenuità. Il tradimento è uno dei grandi drammi della Storia e attualmente viviamo in una società dove traditi e traditori devono vivere insieme.

Nel film si sfiora anche la difficile questione del diritto all'eutanasia. Qual è la sua opinione in merito? Krzysztof Zanussi: Il diritto all'eutanasia è quello del non credente. Quando un uomo accetta la fede accetta anche il fatto che non può più disporre di questo diritto. La morte è qualcosa di misterioso e non possiamo mai addomesticarla. Uno che considera la vita come sua proprietà può anche scegliere di togliersela, ma chi considera la propria vita come un dono non ha questa facoltà. Penso quindi che il problema sia scegliere di essere credente o non credente, non di essere d'accordo o meno sull'eutanasia.

Cosa può rivelarci sul suo prossimo film? Krzysztof Zanussi: Si intitolerà Sole nero e parlerà della natura del male e della giustizia che in questo mondo non può esistere. Sarà ambientato a Catania e stiamo trattando per avere due eccellenti attori italiani, ma non posso rivelarne i nomi perché siamo ancora in trattativa.

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