X_Science 2008: la Spagna domina

Un resoconto imperdibile della kermesse dedicata al cinema fantascientifico chiusasi nello scorso fine settimana a Genova.

Il Cinema Instabile di Genova è da tre anni l'epicentro di una vivace manifestazione culturale, X_Science, che continua ad acquistare credito presso gli appassionati di fantascienza, anche grazie all'originalità di una formula dalle sorprendenti implicazioni. Non bastasse infatti il richiamo esplicito ad un genere cinematografico poco rappresentato nel panorama festivaliero italiano, è sul rapporto di questo con il mondo scientifico che l'evento si focalizza.

Un film è appena finito. Le luci si accendono in sala. Qualcosa di inconsueto sta per accadere. Già, fa un certo effetto che opere vicine almeno in parte all'idea di science fiction vengano commentate da personaggi legati al cinema da grande passione, ma che nella vita di tutti i giorni risultano impegnati in ben altre attività: sono quei docenti e ricercatori della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell'Università di Genova, cui viene chiesto per l'occasione di contestualizzare i film, tracciando un legame tra le invenzioni della fiction e gli eventuali riscontri nel mondo reale. Ci si interroga insieme a loro su come dialogano le aspirazioni dell'uomo, al pari delle paure più recondite, con il costante progredire di una società umana il cui sistema di conoscenze muta altrettanto velocemente. Momenti del genere si svolgono in modo estremamente creativo, piacevole, determinati come sono dall'interazione dei protagonisti col pubblico, come anche dalla presenza di alcuni autori, chiamati in causa dagli stessi scienziati per ridiscutere tutti insieme il significato delle loro opere.

Tanto per fare un esempio concreto, la partecipazione al dibattito dei giovani Alessandro Bernard e Paolo Ceretto, che insieme ad Enrico Cerasuolo ne hanno firmato la regia, ha reso un bel servizio all'evento proposto nella serata iniziale del festival; ad aprire i giochi, il 13 marzo, è stato infatti I pirati dello spazio, documentario avvincente quanto la fiction più riuscita. Molto lo si deve al soggetto di per sé suggestivo, ovvero le esperienze di vita assolutamente fuori dagli schemi dei fratelli Judica Cordiglia, radioamatori dotati di enorme inventiva, senso pratico e spirito d'iniziativa. Costoro ebbero una certa notorietà a partire dagli anni '50, allorché contando quasi solo sulle proprie forze allestirono a Torino un centro di ascolto spaziale in grado di ottenere risultati incredibili, nonostante la fattura modesta, artigianale, di gran parte degli strumenti impiegati. L'impegno febbrile dei due fratelli, dotati di ingegnosità da far invidia ad Archimede Pitagorico, li portò nell'era della Guerra Fredda ad impensierire le due super-potenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, preoccupate in misura diversa dalle intercettazioni dei primi voli spaziali. Se gli americani furono presto costretti a riconoscere lo speciale talento del duo, invitato addirittura alla Nasa, da parte sovietica non mancarono piccoli tentativi di intimidazione: il sospetto che i Russi avessero nascosto il fallimento di lanci con astronauti a bordo, forse effettuati ancor prima che la storica impresa di Yuri Gagarin avesse luogo, si doveva in parte al fatto che Achille e Gian Battista Judica Cordiglia intercettarono misteriosi S.O.S. da associare ad altri possibili indizi di presenze umane nel cosmo, raccolti durante quelle interminabili nottate trascorse setacciando frequenze e onde radio; tutto ciò, guarda caso, proprio nei periodi in cui filtravano poche e vaghe notizie sugli esperimenti portati avanti nelle basi missilistiche sovietiche.

Ai tre autori del documentario va riconosciuto il merito di aver reso con grande vivacità il clima delle prime esplorazioni spaziali, scavando nell'immaginario collettivo e riuscendo nello stesso tempo a far emergere il lato umano dei due scatenati fratelli. Non ci sorprende, quindi, che il pubblico abbia assistito con interesse all'incontro che ha seguito la proiezione, un dibattito che ha visto interventi appassionati (passione da radioamatore, in questo caso) come quello di Piotr Swiątek, fisico tedesco di origini polacche arruolato in giuria. Tale episodio ci offre anche lo spunto per sottolineare quanto si sia dimostrata partecipe, nonostante l'apparente eterogeneità, una giuria internazionale dalla composizione piuttosto varia a livello professionale, ma con un cuore ligure. Ben tre i genovesi schierati al fianco di Swiątek: la giornalista Sasha Carnevali, il regista Giovanni Robbiano (co-autore in passato del divertentissimo 500!) e il poliedrico Teo Mora (punto d'incontro ideale dell'uomo di scienza e del cinefilo purosangue, con alle spalle un percorso fatto di matematica insegnata a livello universitario e di pubblicazioni relative a teatro e cinema di genere). Per chiudere il cerchio, un altro giurato eclettico: Julio Perillán, studente di fisica all'università di Maryland, in America, e al contempo attore sempre più attivo in una scena artistica effervescente come quella iberica.

Ecco, se dovessimo isolare nel resto della programmazione un denominatore comune, sarebbe opportuno decretare il successo della Spagna! Non è ancora tempo di parlare del concorso internazionale, vero salto di qualità per questa terza edizione di X_Science, ma possiamo anticipare che il Premio del Pubblico è stato vinto proprio da un cortometraggio spagnolo: El Gran Zambini di Igor Legarreta ed Emilio Pérez, immaginifica ode all'antico sogno dell'uomo di volare, con sullo sfondo la nota romantica di un circo in rovina.

Ma sono i due lungometraggi proposti nelle serate del 14 e 15 marzo ad aver destato una curiosità ancora più forte, ricompensata poi dalla qualità di entrambe le pellicole. Parliamo di Intacto - Gioca o muori di Juan Carlos Fresnadillo e La Hora Fría di Elio Quiroga. C'è un dato interessante che accomuna queste pellicole: sono state girate, almeno in parte, nelle isole Canarie. Se l'elemento paesaggistico (nella fattispecie i suggestivi scenari naturali di Tenerife) risalta soprattutto in Intacto, essendo realizzato il film di Quiroga prevalentemente in interni, è comunque l'aspetto produttivo a farsi notare più che altrove. Sia Intacto che La Hora Fría sono frutto di co-produzioni nate sotto l'egida del Governo Autonomo delle Canarie, arcipelago di cui entrambi i registi, tra l'altro, sono originari. E non si tratta certo di una presenza casuale, considerando i rapporti intrecciati dai direttori artistici del Genova Film Festival (ovvero Cristiano Palozzi e Antonella Sica, in prima linea anche nell'avventura di X_Science) con questa organizzatissima e agguerrita realtà produttiva, già omaggiata attraverso una retrospettiva nella precedente edizione del festival ligure.

Tornando ai film in questione, è risultato assai intrigante il recupero di Intacto, opera realizzata nel 2001 e distribuita solo un paio di anni dopo in Italia, grazie all'intervento della Lady Film. Peccato che il film, reduce da un successo notevole nella penisola iberica, da noi abbia circolato poco. Thriller metafisico i cui protagonisti si lanciano in sfide sempre più iperboliche usando come armi la buona e la cattiva sorte (straordinaria la sequenza che vede alcuni personaggi correre bendati nei boschi: si sa, la fortuna è cieca), con un Max von Sydow dallo sguardo severo a impreziosire il cast, Intacto è il film che ha lanciato alla ribalta internazionale Juan Carlos Fresnadillo, autore in tempi più recenti di 28 settimane dopo. Viene spontaneo augurarsi che un analogo successo arrida al volenteroso Elio Quiroga. Puntando su una produzione low budget alla quale molti attori e tecnici hanno dato un contributo qualitativamente alto, senza che fosse garantito loro un compenso (tra questi il già citato Julio Perillán), il regista de La Hora Fría ha dimostrato di saper lavorare bene sugli scenari cupi e claustrofobici di una fantascienza distopica, modellata su atmosfere molto in voga negli anni '70; questa, almeno, è l'impressione lasciata da un soggetto che di quel filone sembra riproporre il tono pessimista, parafrasato qui nella lotta disperata di dieci sopravvissuti alle guerre batteriologice, asserragliati in un ambiente inospitale, costretti poi a difendersi dalle incursioni di Estranei e Invisibili, due categorie di mutanti altrettanto letali.
Il cinema di genere spagnolo conferma pertanto una vitalità rara nel panorama mondiale, come dimostrano altre opere uscite recentemente in sala, non ultimo quel REC di cui gli americani si sono immediatamente assicurati il remake: non si può dire che dalle loro parti regni la stessa ispirazione.

Ed ora, un breve cenno alle opere in concorso. Come affermato in precedenza, la terza edizione di X_Science ha visto debuttare una grande novità, il Concorso Internazionale per Cortometraggi. Cominciamo pure formulando una critica: la durata eccessiva dei singoli blocchi non ha certo agevolato pubblico e giuria, che soprattutto nella seconda serata dedicata alla competizione hanno condiviso un'esperienza faticosa, dovendo mantenere la concentrazione per diverse ore di proiezione. Fortunatamente la qualità media dei lavori, più che discreta, ha contribuito a tenere tutti svegli. Avendo già commentato il premio del pubblico, vogliamo inoltre segnalare che il Primo Premio della giuria ufficiale è stato assegnato al bel film dei magiari Gyorgy Desi e Gabor Moray, Baba n°639 il titolo, sguardo sul futuro dal sapore vagamente orwelliano ed ulteriore testimonianza di come ad est si continui a manifestare grande cura per le riprese, la recitazione e il montaggio. Una scuola, quella ungherese, che non perde colpi e appare semmai in grado di consolidare a livello creativo le sue posizioni.
Tra le quattro menzioni speciali assegnate da una giuria molto generosa (o forse molto divisa) spiccano due titoli italiani, il primo è Resistanz del giovanissimo e visibilmente emozionato Maxi Dejoie (ottima fotografia, possibile derivazione da un arcinoto racconto di Fredric Brown attualizzato per l'occasione); l'altro è un lavoro di animazione dalle forti implicazioni esistenzialiste, The Lab di Mariano Fiocco. Ne approfittiamo allora per dichiarare una generica preferenza per i corti animati, tra i quali erano molti, a nostro avviso, quelli in grado di sorprendere per originalità del soggetto e del character design; compresa una parodia di Matrix quanto mai buffa, il francese Ratrix Hero con un sorcio dall'espressione torva nei panni, assai improbabili, di Keanu Reeves!

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