X-Files: cosa ha significato per noi la serie di Chris Carter?

Nel giorno del ritorno di Mulder e Scully in televisione, abbiamo chiesto ai nostri redattori di guardarsi alle spalle e raccontarci cosa rappresenta per loro la serie creata nel 1993 da Chris Carter.

X-Files: cosa ha significato per noi la serie di...
X-Files

1993 - .... – Drammatico
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Qualunque età si abbia, il primo X-Files non si scorda mai. Lo sa bene chi era davanti alla TV il 29 Giugno del 1994, quando il pilot della serie è stato trasmesso per la prima volta in Italia da Canale 5, ma ne è perfettamente consapevole chiunque abbia visto la serie in una delle innumerevoli repliche successive, in questi ventuno anni che ci hanno separati da quella data storica per gli appassionati di televisione e serie TV. Perché X-Files, fu chiaro fin da subito, non si presentò come un normale telefilm, ma si avvicinava più a quell'evento che tanti considerarono unico e inimitabile trasmesso un paio di anni prima, I segreti di Twin Peaks di David Lynch. Fu un doppio colpo duro e deciso quello inflitto da questi due show alla concezione della televisione dell'epoca, un uno-due da cui il mondo delle serie TV è stato messo al tappeto per rialzarsi più forte e maturo. Rivoluzionato.

David Duchovny e Gillian Anderson in X-Files

Per questo oggi, in occasione del ritorno in onda con nuovi episodi della serie anche in Italia su Fox, abbiamo voluto ripetere un esperimento già fatto poco più di un mese fa per Star Wars: Il risveglio della forza, mettendo insieme un articolo di gruppo: abbiamo chiesto ai nostri redattori di raccontarci cosa ha significato la serie, per loro e per il mondo televisivo. Un ricordo più che un commento. Un piccolo contributo che ognuno ha dato secondo la prima esperienza e sensazione, perché per chi è cresciuto tra cinema e televisione X-Files è una serie che in un modo o nell'altro ha lasciato un segno. In attesa di assistere a un ritorno che sa di evento e dal quale un po' tutti speriamo di non restare delusi.

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La rivoluzione della serialità (Federica Aliano)

David Duchovny e Gillian Anderson interpretano Fox Mulder e Dana Scully in X-Files

Era il 29 giugno 1994 quando la prima puntata di X-Files andò in onda in Italia, su Canale 5 per tutta la prima stagione, come si confà a quelli che sono degli autentici "casi" d'oltreoceano. Incuriositi dalla massiccia campagna pubblicitaria, senza le numerose alternative di oggi, eravamo incollati davanti al televisore, cercando di sottrarre il telecomando al genitore che si esaltava ancora con Steven Seagal. Allora non lo sapevamo, ma la serialità - non solo televisiva - sarebbe cambiata per sempre. X-Files è stato il primo serial a passare dall'accezione ancora infantile di "telefilm" a quella più intrisa di rispetto di "serie TV", capostipite di produzioni che da quel momento in poi erano legittimate a prendersi sul serio, a stanziare budget corposi, a ingaggiare attori talentuosi. Ma loro due, David DuchovnyGillian Anderson allora erano dei signori nessuno. E chi scrive, abituata a immaginare di girare su se stessa per essere perfetta in un costumino-bandiera, era sbigottita dal personaggio di Dana Scully, super-vestita e bellezza atipica per chi è cresciuto a pane e Charlie's Angels. Potremmo parlare per ore di quanto X-Files ha cambiato la serialità televisiva, ma la verità è solo una, ed è là fuori. Noi vogliamo crederci. Abbiamo sempre voluto crederci.

X-Files è quella X che sta su magliette e cappellini? (Valentina Ariete)

X-Files: Una scena dell'episodio Ostaggi

All'epoca dell'uscita di X-Files in Italia avevo solo otto anni e nessuno che conoscevo ne parlava. Qualche anno dopo cominciai a vedere per strada ragazzi con magliette e cappellini neri solcati da una grande X: piano piano il fenomeno dilagava. Un giorno, la rivelazione: a casa di una mia compagna di scuola, piazzate davanti a una puntata random di Beautiful in cui per mettere dello zucchero nel caffè i protagonisti stavano impiegando un tempo infinito, la mia amica mi disse: "Ma tu conosci X-Files?". Impreparata sull'argomento dissi: "È quella X che sta su magliette e cappellini?". Come si dice dalle mie parti, allora ci sarebbe voluto un: "Che regazzina!". Quel pomeriggio, mentre nell'episodio di Beautiful stavano ancora girando il cucchiaino nella tazzina come nemmeno Noodles in C'era una volta in America, scoprii un mondo misterioso, fatto di alieni, uomini senza volto che fumavano, atmosfere cupe e una sensazione di proibito dato dal fatto che molti genitori non volevano che i più piccoli vedessero "quella roba con i mostri". Oggi è difficile capire quel senso di trasgressione e anticonformismo, le serie si trovano facilmente su internet e sono ormai un fenomeno di costume: allora invece farsi prestare dagli amici i VHS con le puntate registrate di nascosto era come appartenere a una società segreta, come essere dei ribelli. In un certo senso X-Files è stato anche questo: libertà di mostrare mondi completamente diversi in cui scoprirsi e crescere. 

X-Files: il primo compagno universitario (Max Borg)

X-Files: William B. Davis in una scena de I segreti del fumatore

Per me X-Files rimane la serie - insieme a Buffy - L'ammazzavampiri, che recuperai tutto d'un fiato dopo aver visto episodi sparsi nel corso degli anni - che mi ha accompagnato nei primi mesi della mia vita da studente universitario (e residente svizzero, dopo diciotto anni vissuti in Italia). Appena finito il liceo, trovai i cofanetti delle nove stagioni - più il primo film, il secondo non era ancora uscito - a prezzi più che ragionevoli. E così passai più di una sera a ridere, piangere ed emozionarmi insieme a Mulder e Scully, mentre di giorno studiavo teorie mezze illeggibili - erano in francese - sul cinema. Poi, l'anno scorso, la chiusura del cerchio, quando ebbi modo, pochi mesi dopo la laurea, di incontrare un certo Chris Carter, ospite al Festival del cinema fantastico di Neuchâtel. E lì sono riaffiorati i ricordi dei boschi canadesi, del Prometeo post-moderno, di Clyde Bruckman e Eugene Victor Tooms, del crossover con Millennium, dell'episodio di Stephen King, della sigla che ancora si manifesta nei miei sogni...

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Volevo, e voglio ancora, credere (Antonio Cuomo)

X-Files: un nuovo poster della serie

Potrei elencare molti motivi più o meno profondi per i quali X-Files è diventata, per me, LA serie. Per i personaggi, ovviamente, una delle migliori, e meglio assortite, coppie su schermo di tutti i tempi; per l'impronta che nel '94 segnava un distacco netto dalla produzione televisiva contemporanea; per lo spunto e i temi che permetteva di trattare... insomma tante motivazioni che il mio ruolo di professionista del settore generano in modo automatico. Sarei però ipocrita e disonesto con me stesso se non ricordassi ciò che in quella lontana serata di inizio estate mi colpì da subito e mi segnò per gli anni a venire: quell'I Want to Believe così iconico nel rappresentare un modo di essere e vivere, che mi avvicinò immediatamente al personaggio di Fox Mulder, tanto da renderlo un modello e una guida. Un messaggio chiaro, deciso, inequivocabile, che non si bisogna relegare alla sola sfera UFO e paranormale, ma al modo di porsi nei confronti della realtà, a quella passione che spinge e guida le azioni dello Spettrale Mulder. La serie di Carter è poi stata molto altro, mi ha accompagnato per nove anni della mia vita fino agli albori di quello che sarebbe diventato il mio attuale lavoro, e si può dire che forse se sto scrivendo qui oggi è perché c'è stato X-Files.

X-Files: Ricordi da brivido (Valentina D'Amico)

Gillian Anderson nell'episodio Milagro di X-Files

La visione di X-Files, per me, è collocata in un tempo ben preciso. Ogni domenica sera su Italia 1, dopo cena, era il momento di correre davanti alla TV e accendere il piccolo Nordmende nero che avevo posizionato in alto, sul ripiano dell'armadio, per non perdere neppure un istante del teaser che precedeva la sigla. Sempre diverso, sempre terrificante. Ciò che mi affascinava dello show, al di là dei carismatici Mulder e Scully, era la componente mistery-orrorifica che soddisfaceva la mia voglia di provare dei brividi. Prima di X-Files l'unica altra serie che, fin dalla sigla, mi provocava quegli stessi brividi era il mitico Ai confini della realtà, ma X-Files possedeva un'asciuttezza, un rigore e una modernità che mi catturavano, fotogramma dopo fotogramma. Più che gli episodi della mitologia, ricordo con nostalgia quelli dedicati ai singoli casi irrisolti, tutti ugualmente raccapriccianti. Tanti piccoli horror che hanno alimentato le mie serate. E che hanno spinto gli amici, consapevoli della mia passione, a regalarmi un poster di Mulder e Scully. Quel poster, ancora oggi, è appeso nello stesso posto.    

True Love Never Dies (Sonja Della Ragione)

X-Files: Mulder e Scully in Area 51

Era il Luglio del 1994 e ricordo ancora la paura e il sudore freddo che mi scorreva sulla fronte a causa di Eugene Tooms che si allungava e contorceva per infilarsi in anguste aperture per dare la caccia alle sue prede. Ricordo come questo Agente dell'FBI asseriva con convinzione la sua teoria che Tooms fosse il colpevole di omicidi impossibili, con tanto di prove alla mano e di come tutti gli altri lo deridevano chiamandolo "spettrale". E ricordo una giovane donna dalla chioma rossa che in barba ai suggerimenti di un collega fesso e ottuso, decideva di indagare con lo Spettrale invece di agguantare un possibile avanzamento di carriera. Già TV addict sin dall'infanzia non potevo certo farmi scappare questo gioiello e da allora è stata una lunga storia d'amore, fatta di episodi registrati su  video-cassette, libri, comics, riviste, e ovviamente i binge re-watching quando finalmente ho imparato meglio l'inglese e ho potuto apprezzare le performance degli attori in tutto il loro splendore. Che dire? Fox (no, non chiamatelo Fox, nemmeno i suoi genitori lo chiamano così ormai) e Dana sono stati, e sono ancora, due dei miei eroi preferiti e la loro ricerca della verità ha contagiato tutta la mia famiglia, in primis papà che da sempre mi ha predicato l'esistenza degli alieni. X-Files per me non è una "serie", come non lo sono tutte quelle che mettono radici nel mio cuore: sono semplicemente i miei migliori amici. Cari Mulder e Scully, ritrovarvi dopo tanto tempo non potrà che essere meraviglioso a prescindere da come andrà questa Limited Event Series (speriamo poco limited), non mi resta che riaprire nuovamente i miei X-Files su voi due e su quell'adorabile e sexy Skin-Man...

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I primi contatti con un altro mondo (Fabio Fusco)

L'astronave aliena ritrovata sulle coste Africane; sulla sua superficie sono incisi il Corano e la Bibbia

C'è stato un periodo della mia vita in cui prima di andare a dormire, mi assicuravo che non ci fossero sedie attorno al letto e in caso contrario, le spostavo in un'altra stanza. Questa fissazione è il piccolo segno che X-Files mi ha lasciato qualche anno dopo che il fenomeno aveva già preso piede, e mi ero deciso a recuperare la serie in DVD. Dopo una serie di primi episodi avvincenti, ma tutto sommato innocui, non immaginavo che sarebbe arrivato uno dei più spaventosi e traumatici che avessi mai visto, quel Beyond the Sea (che in italiano si intitola Contatti) che inizia appunto con un'apparizione tanto suggestiva quanto inquietante, quella del padre di Scully seduto su una sedia, che muove le labbra come a volerle dire qualcosa, senza però riuscire a proferire parola. E andando avanti, con l'apparizione di Luther Lee Boggs, un condannato a morte capace di inchiodare lo spettatore alla poltrona con un cambio di registro della voce e uno sguardo, l'episodio si rivelò ancora più spaventoso. Fu in quello stesso periodo che scoprii la reale portata del fenomeno di X-Files sul pubblico (e sui fan in modo particolare) e il suo impatto sul genere nell'ambito della serialità televisiva. Non c'è serie che affronti temi legati al soprannaturale e agli alieni che non debba misurarsi con X-Files, oggi come 25 anni fa.

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Voglio credere... nelle serie TV(Luca Liguori)

X-Files: una scena dell'episodio L'UFO degli abissi

A ripensarci oggi viene quasi da ridere, ma negli anni '90, quando arrivarono sugli schermi italiani gli X-Files, non amavo particolarmente le serie TV. Soprattutto non amavo la "schiavitù" degli orari decisi dai palinsesti (e spesso cambiati senza particolare rispetto per gli spettatori) e non amavo la sensazione di "fastidio" associata al perdermi una puntata e del sentirmi tagliato fuori da quelli che in teoria sarebbero dovuto essere miei amici. Negli anni precedenti solo in un caso avevo deciso di superare questa mia idiosincrasia, ed era stato per Twin Peaks. Se con X-Files decisi di fare altrettanto fu merito dei promo dell'epoca, accattivanti e misteriosi per merito soprattutto di quel commento musicale che ancora oggi non può che conquistare i nuovi spettatori e far sospirare i fan della primissima ora. Il mio amore per la serie di Chris Carter - e soprattutto per quella straordinaria coppia di protagonisti - fu sincero anche se non esattamente duraturo (dopo le prime 4 stagioni la pigrizia prese il sopravvento), e si tramutò negli anni successivi (grazie all'arrivo dei DVD e Internet) in un'insana passione per la serialità televisiva che si è, a sua volta, trasformata nel sito che avete davanti. La verità era veramente lì fuori e, anche grazie a Mulder e Scully, noi l'abbiamo trovata.

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X-Files, sempre "al di là del tempo è dello spazio" (Sandra Martone)

David Duchovny e Gillian Anderson nel pilot di X-Files

Quando nel giugno del '94 per la prima volta X-Files comparve sugli schermi italiani la percezione che Al di la del tempo e dello spazio, ovvero il titolo con cui venne presentata qui la serie, era una promessa per me fu immediato. X-Files ha abbattuto per la prima volta i limiti strutturali degli show tv a trama esclusivamente orizzantale dando(mi) così, per la prima volta, il piacere di poter pensare: "E ora cosa accadrà?". Domanda da allora fondamentale per giudicare, come mera spettatrice prima e come giornalista poi, tutte le serie televisive prodotte successivamente. X-Files per la prima volta ha inserito l'elemento, importantissimo, della curiosità in un prodotto da piccolo schermo. Oltre alla storia, ai casi, la bellezza di X-Files è tutta nei due protagonisti, Mulder e Scully, metafora rispettivamente della Fede e della Scienza nonché prima ship romantica della mia vita consumatasi in un bacio che ad oggi, per me, resta ancora il più bello e atteso in un prodotto di finzione.

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Il fascino "proibito" degli X-Files (Beatrice Pagan)

David Duchovny e Gillian Anderson in una scena di tensione di X-Files

E' complicato ricordare come e perché mi sia appassionata a X-Files: forse la curiosità per l'argomento "alieni", l'originalità dei casi settimanali, il mistero dei segreti governativi, e in parte perché, come Twin Peaks, era uno di quei programmi quasi proibiti per il pubblico più giovane. Nonostante gli incubi provocati da certi episodi (su tutti La casa dei mostri), stagione dopo stagione è stato impossibile non lasciarsi coinvolgere dagli eventi e dalle vite dei protagonisti, e ho aspettato con impazienza tutti gli appuntamenti in TV e persino al cinema, rimanendo fedele al serial anche nei suoi momenti meno brillanti. Se dicessi di aver apprezzato senza alcuna perplessità il finale, che allora sembrava definitivo, mentirei e forse per questo mi ha entusiasmato l'idea di un revival che faccia proseguire la storia. Mulder e Scully, in fondo, fanno parte di quei "vecchi amici seriali" con cui sono cresciuta, e sarà un vero piacere, dopo tanti anni, ritrovarsi ancora una volta dopo essersi un po' persi di vista.

Se mi chiamate, risponde X-Files (Antonello Rodio)

X-Files: Gillian Anderson e David Duchovny con Lauren Diewold in Emily

Sapete qual è da anni la suoneria del mio cellulare? Ebbene sì, è quel celebre tema musicale di Mark Snow che anni fa ha fatto da apertura alle puntate di X-Files (e lo farà ancora!) e che evidentemente si è infilato lì, da qualche parte del subconscio, da farmelo rispolverare appena è stato possibile. Eppure negli anni della serie tv non ero certo un adolescente, anzi, ho scavalcato la trentina nel bel mezzo delle stagioni. Non c'erano i DVD né tantomeno lo streaming, per l'appuntamento fisso con il tenebroso Mulder e l'affascinante (almeno per me) Scully bisognava fare il count-down e attendere con ansia la trasmissione tv. Una febbre da attesa da allora mai più ripetuta: tutta la settimana a pensare a complotti, alieni, all'uomo che fuma e a misteri vari. Una magia. E, come Mulder, ammetto che volevo crederci. Riuscirò a farlo ancora?

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X-Files, serie cult e non solo (Erika Sciamanna)

David Duchovny in una scena di X-Files

Chi non ha mai fischiettato almeno una volta nella sua vita la sigla di X-Files scagli la prima pietra! La serie ideata da Chris Carter è entrata ormai di diritto tra le serie cult e tormentone nella nostra vita quotidiana e a giusta ragione! Già negli anni novanta, appena nata, aveva suscitato non poco scalpore e ancora ricordo una piccola me nascosta dietro il divano nel tentativo di aggirare i divieti genitoriali che me ne impedivano la visione perché, beh "no a mamma, fa paura!". X-Files, infatti, era fantascienza, ma anche horror e thriller; dosava sapientemente la suspence e l'ironia, il paranormale e la scienza, il visibile e il non visibile, i sentimenti e la ragione, come solo un alchimista come Carter sa fare, senza mai scadere nel ridicolo o annoiare lo spettatore che si trovava coinvolto nelle indagini degli agenti Mulder e Scully, personaggi tanto diversi quanto intimamente simili. Cos'è quindi X-Files per me? E' un ponte con il passato, tutto ciò che c'era di misterioso nel mondo della mia infanzia, il ricordo della curiosità infantile e l'inizio di una passione per i racconti di fantascienza. Non resta, allora, che iniziare la visione di questa nuova stagione, tanto attesa e voluta, con un pizzico di nostalgia e tante aspettative, fischiettando le note della ormai famosissima sigla.

Il delirio e la logica (Alessia Starace)

Gillian Anderson veste i panni dell'Agente Speciale Dana Scully, inseparabile compagna di Fox Mulder nella serie tv X-files

X-Files, per me, era una gioia solitaria. Poco tempo dopo avrei condiviso l'intera famiglia il pronto soccorso di ER, ma X-Files, ai miei, metteva una gran paura. Io invece, che ero cresciuta con i film horror e avevo visto Alien a sette anni (con conseguenze probabilmente irrimediabili sulla mia psiche) mi rintanavo in camera a litigare con l'antenna per ottenere una ricezione decente di Italia 1, e ci sguazzavo, con o senza il mio ragazzo sdraiato accanto e vanamente in cerca di attenzioni. Ma non era solo il mistero, la paranoia, il raccapriccio, erano loro, Mulder e Scully: la passione e l'efficienza, il delirio e la logica. E quella incredibile alchimia che creava inevitabilmente dipendenza. E dopo anni e anni di show in cui le donne erano solo le madri, le fidanzate o i trofei, Dana era un trionfo di cervello, indipendenza e umanità - senza contare che tanti anni dopo Gillian Anderson sarebbe tornata ad essere per me un modello fulgido ed esaltante, ma con tutto un altro accento, in The Fall. Sarà emozionante rivederla nei panni di Dana Scully, sperando che non rinunci (mai!) a quelli di Stella Gibson.

La parola agli X-Philes

Ma a 20 e passa anni di distanza X-Files appartiene anche e soprattutto ai suoi fan, a quegli X-Philes di cui anche alcuni di noi hanno fatto parte. Per questo abbiamo chiesto un contributo anche a chi ancora oggi porta avanti la sua passione per la serie, in linea con la caparbietà e passione che gli stessi protagonisti hanno insegnato. Per questo in chiusura lasciamo la parola ad un paio di esponenti del sito di fan della serie BeyondTheSea.

Non mollare mai: l'insegnamento di X-Files (Francesca Marchini, amministratrice BeyondTheSea.it)

X-Files: Gillian Anderson in una scena de La sesta estinzione

J.J. Abrams una volta disse: "Non riuscirei ad immaginare un mondo senza X-Files". Ho passato circa metà della mia vita essendo fan di X-Files, quindi anche io, come il famoso regista americano, non riuscirei mai ad immaginare un mondo senza Mulder e Scully. Adoro tutto di X-Files: gli standalone, la Mitologia, la fantascienza, i mostri, le storie, le ambientazioni cupe e meno cupe, i finali senza risposte... ma soprattutto loro, Mulder e Scully, le loro interminabili discussioni, le battutine di Mulder e il sopracciglio alzato di Scully. Non riuscirò mai a ringraziare abbastanza Chris Carter per aver creato due personaggi così, soprattutto uno. Sì, perché quando sentite dire che Scully è stata di esempio e di ispirazione per milioni di ragazze, beh... è vero, ed io sono una di queste. Scully ci ha insegnato che il lavoro onesto alla fine paga sempre, che bisogna dare il massimo in ogni occasione, che dobbiamo puntare sul cuore e sulla mente per eccellere, che è necessario mantenere la propria integrità per poter alzarsi tutte le mattine, guardarsi allo specchio ed essere orgogliose di noi stesse. Scully ci ha insegnato a portare avanti le nostre idee, a sostenerle, ma al tempo stesso a mantenere una mente aperta al nuovo, a ciò che non conosciamo e che ci può accrescere, al confronto con un altro essere umano, fondamentale per la nostra crescita intellettuale e morale. Lealtà, integrità e correttezza. Questa è Scully. Ma anche voglia di credere, essere aperti al nuovo e tolleranti verso le diversità. Quanto a X-Files: Voglio crederci, c'è quella faccenda del "Don't give up" che non riuscirò mai più a togliermi dalla mente. Mulder e Scully ci insegnano a non mollare mai. Un messaggio universale e rivoluzionario nella sua semplicità, che rappresenta un invito ad affrontare la nostra vita in questo modo. Non mollare mai, soprattutto quando le cose si fanno difficili. È una sorta di mantra che mi porto dentro tutto i giorni.

X-Files è stato sempre con me (Giorgia Pitton, BeyondTheSea.it)

David Duchovny e Gillian Anderson nei panni degli agenti Fox Mulder e Dana Scully di X-Files

Non ricordo qual è stato il primo episodio che ho visto, né quando ho incontrato Mulder e Scully per la prima volta. X-Files è sempre stato con me. Mi ha preso per mano nei complicati anni dell'adolescenza, a volte come una presenza tangibile, fatta di 42 minuti rubati al sonno e di lunghi passi alla ricerca delle VHS, altre volte è stato una presenza discreta, un fantasma che vegliava su di me, silenzioso e invisibile. Ho sempre creduto nell'esistenza degli omini verdi (che Mulder mi avrebbe fatto scoprire essere grigi), ho sempre divorato avidamente letture sul mostro di Loch Ness, o sul triangolo delle Bermuda, ho sempre subito il fascino delle leggende. Ed X-Files è tutto questo. Una fonte di acqua fresca che disseta il mio bisogno di mistero, e di storie che non danno una risposta, ma che, al contrario, insinuano dubbi e domande, e lasciano allo spettatore il privilegio di farsi un'idea propria, di decidere se credere o meno. E poi ci sono loro. Mulder e Scully. La loro relazione, lavorativa e umana, rimane la più completa, la più intensa, la migliore tra le coppie create per il piccolo schermo. Quando penso a loro, una parola mi balza immediatamente in testa: dedizione. Quella che Mulder metta nella sua ricerca della verità, quella che Scully mette nel lavoro, e quella totalizzante che l'uno mette nei confronti dell'altra. In un'epoca in cui il rispetto per le opinioni altrui non esiste più, e tutti si scagliano contro tutti, Mulder e Scully e il loro rapporto fatto di stima e fiducia estrema, sarebbe da prendere come esempio. Come fossero "amici" reali che non sento da anni, sono intimorita all'idea di rivederli, un po' in ansia, ma in quel modo meraviglioso in cui ci si preoccupa quando si deve incontrare qualcuno a cui si vuole bene. Potrei scrivere molto di più su quello che X-Files è per me, su quanto Mulder e Scully abbiano influenzato la mia idea di rispetto e fiducia... ma potrei anche cancellare tutto e riassumere in poche parole. X-Files è parte della mia vita.

E voi lettori? Che ricordo avete di X-Files? Raccontatecelo nei commenti!

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