X-Files: Frank Spotnitz ricorda la serie al Roma Fiction Fest

Il nostro incontro con uno degli autori della serie di culto, intervenuto alla kermesse romana dedicata alla televisione per ritirare l'Excellence Award e celebrare il ventennale della serie di culto che l'ha reso celebre.

Sono passati venti anni, eppure a riguardare le immagini dell'episodio Memento Mori sul grande schermo del Roma Fiction Fest X-Files appare ancora così attuale e moderna. Merito di un comparto tecnico che, forse per la prima volta, realizzava immagini televisive di qualità ed impostazione cinematografica, ma anche di un gruppo di creativi di grande talento che sapevano dosare gli elementi della narrazione per mantenere desta l'attenzione dello spettatore di stagione in stagione e di episodio in episodio.
Una qualità che ha reso la serie Fox creata da Chris Carter fondamentale per lo sviluppo della televisione che le ha fatto seguito e che abbiamo avuto il privilegio di discutere in un incontro con uno degli autori che hanno contribuito a renderla quella che è stata: Frank Spotnitz, intervenuto alla settima edizione della rassegna romana fresco di cittadinanza italiana, ottenuta proprio una settimana fa. L'occasione è quella di celebrare il ventennale delle indagini soprannaturali di Mulder e Scully, ma anche di ritirare il meritato Excellenca Award assegnatogli dal Festival.

Di tutte le guest che ci sono state in X-Files nel corso delle stagioni, sia personaggi che interpreti, ce n'è uno che ha amato particolarmente e che porterebbe dietro in un lavoro successivo come fatto da Vince Gilligan con Cranston?
Ci sono stati così tanti attori in X-Files che ho amato e Bryan Cranston è stato sicuramente uno di quelli che si è messo maggiormente in evidenza, anche perchè aveva una parte molto difficile, il ruolo di un razzista, ed è stato maginifico. Uno che mi sarebbe piaciuto molto avere nello show è Michael McKean, perchè è divertente ma allo stesso tempo un grande attore drammatico, ma non ce n'è stata la possibilità. Quanto ai personaggi, è come scegliere tra i propri figli. Li amo tutti! Amo allo stesso modo tutti i personaggi ricorrenti che hanno animato la serie. Ho un debole per i Lone Gunmen e quello che ci dispiace è di aver fatto lo spin-off troppo tardi nel corso della vita di X-Files. Questo ha reso difficile trovare il giusto tono. Ma amavamo sia i personaggi che la loro serie.

David Duchovny e Gillian Anderson nei panni degli agenti Fox Mulder e Dana Scully di X-Files
Cosa è cambiato da quando lavorava ad X-Files ad oggi nel modo di fare televisione?
La televisione è cambiata così tanto ed oggi c'è una libertà di raccontare ogni tipo di storia, si hanno così tante possibilità che non potevi immaginare anche solo dieci anni fa. Ma penso che per me personalmente il lavoro sia rimasto lo stesso. Cerco di raccontare storie a cui tengo particolarmente e personaggi che amo come amavo quelli di X-Files. La cosa peggiore che può capitare è di essere bloccati a fare una serie e raccontare storie a cui non teniamo profondamente.

Guardando i primi episodi di X-Files venti anni fa ho sentito di aver visto il futuro della televisione, ma è una sensazione ancora presente nel riguardare alcuni episodi della serie ancora oggi, perché hanno vette di qualità ineguagliata. Guardando la televisione di oggi, in quali serie si può notare la stessa caratteristica? Quali sono quelle che possono indicare la strada verso il prossimo futuro della TV?
La TV che guardo oggi è molto diversa. C'è tanta buona televisione, ce n'è veramente tanta, ma se parliamo di qualità credo che questa sia riscontrabile in prodotti molto specifici. Prendiamo per esempio una serie come Breaking Bad, che è la mia preferita: c'è tanta gente che non la guarda e non la guarderebbe mai. E questo oggi va bene, ma è qualcosa che non sarebbe stato possibile dieci anni fa. Credo che il futuro della televisione sia nella diversità e nella varietà. E secondo me quello che pensiamo della televisione cambierà ancora. Potremmo avere show, che siano di quattro o di duecento ore, realizzati da un solo scrittore o regista e questo porterà una ulteriore varietà e diversità. Il futuro della televisione sarà qualcosa che non ci aspettiamo.

X-Files: uno scatto dalla masterclass di Frank Spotnitz al Roma Fiction Fest 2013
Gli autori televisivi dicono spesso che c'è grande differenza tra lavorare per reti cable o network. Che ci puoi dire delle ingerenze della Fox nei vostri confronti durante la realizzazione di X-Files?
La preoccupazione principale di Fox erano i soldi, ma dal punto di vista creativo non aveva nulla da ridire. La serie cresceva di popolarità e questo voleva dire che stavamo lavorando bene. Ma dal punto di vista economico le discussioni non sono mancate. L'unica disputa creativa riguardava un episodio riguardo il sesso, ma è stata l'unica divergenza che abbiamo avuto di natura creativa.

Parlando di Hunted, quanto a livello di modello di lavoro ha potuto attuare di quello imparato da X-Files?
C'è molto di X-Files in Hunted. Quello che non avevo mai fatto prima è di rendere molto serializzata la storia, ma forse è risultata così articolata, con così tanti fili da seguire, che una parte del pubblico l'ha trovata molto impegnativa. Per me però è stata una grande gioia e soddisfazione. La cosa buffa della televisione è che è obbligata ad essere sempre diversa, di essere sempre qualcosa che non hai ancora realizzato prima, per essere interessante per te e per il pubblico. Quindi ho cercato di applicare quello che avevo imparato da X-Files ma con modalità che non avevo ancora sperimentato.

[QUESTIONConsiderando i cambiamenti della televisione, se doveste lavorare ad X-Files oggi, quanto sarebbe diversa la serie? Fino a che limite potreste spingervi che venti anni fa era impensabile?[/QUESTION]
I tempi sono molto diversi, quindi credo che le nostre preoccupazioni sarebbero state molto diverse. I tipi di storie potrebbero cambiare, ma l'approccio narrativo, il nostro modo di raccontare le storie sarebbe assolutamente lo stesso.

David Duchovny e Gillian Anderson in una scena di tensione di X-Files
X-Files ha cambiato modo di fare la TV successivamente. Di tutte le influenze dello show, di quale è più fiero?
La risposta onesta è che sono semplicemente fiero di esserne stato parte, ma non mi sento responsabile di tutta la serie. E' la visione di Chris Carter che ha creato il terreno fertile in cui persone come me potessero lavorare al meglio. Tutti noi abbiamo aiutato a rendere lo show quello che è stato. Quando riguardo alla serie sono colpito dall'ambizione e dall'intelligenza, queste sono le caratteristiche che porto con me qualunque cosa faccia, ed sono quelle che l'hanno resa diversa da ogni altra serie.

Pare che Carter sia al lavoro su un nuovo progetto. Ci sai dire qualcosa? Ne sei coinvolto?
No, ormai vivo a 5000 miglia di distanza, io sono a Londra e lui a Los Angeles. Mi piacerebbe molto lavorare di nuovo con lui e spero che potremmo farlo per il terzo film di X-Files, ma sono sicuro che qualunque cosa faccia sarà qualcosa di grandioso.

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