X Factor: la tv come fabbrica di popstar

Giunti a metà del loro percorso verso il successo, i giovani talenti di X Factor continuano a darsi battaglia per aggiudicarsi l'agognato contratto discografico. Quale futuro per questi ennesimi prodotti televisivi?

Massimo Borriello

In Italia i reality musicali, o talent show, non hanno mai avuto grande successo, fatta eccezione per Amici di Maria De Filippi, che ancora oggi, giunto ormai alla settima edizione, può contare su un seguito straordinario, grazie ad una serie di elementi peculiari che lo rendono un prodotto unico nel suo genere e perciò amatissimo dal pubblico televisivo. Non desta quindi alcuna sorpresa il flop, inizialmente dai contorni catastrofici, dell'ultimo format di genere importato dalla tv italiana, X Factor, in onda su Rai Due dal 10 marzo scorso, che è partito con risultati disastrosi in termini di auditel (non arrivando neppure ai due milioni di telespettatori per la prima puntata e a forte rischio chiusura immediata) e che soffre uno spostamento di collocazione continuo che certamente disorienta il pubblico, non riuscendo a offrirgli un appuntamento fisso che possa creare affezione. Ultimamente però i risultati sembrano migliorare lentamente, e nella puntata di lunedì scorso il programma ha sfiorato la dignitosa cifra dei tre milioni di spettatori.

X Factor è un format nato in Gran Bretagna da un'idea del produttore discografico Simon Cowell per sostituire il programma di culto Pop Idol, altro talent show che intendeva incoronare il miglior giovane talento canoro inglese, così simile nella formula al suo successore che il creatore Simon Fuller ha intentato una causa contro i produttori del nuovo show, risoltasi in un nulla di fatto. L'X Factor inglese ha proseguito senza intoppi la sua avventura nel tubo catodico e ha portato al successo una cantante come Leona Lewis diventata poi una star internazionale e il miglior biglietto da visita del programma, che nel frattempo è stato venduto in Europa, Asia, Oceania, Africa e America del Sud. Per le aspiranti nuove popstar, quelle con un indefinibile fattore X che ne determinerebbe il successo assicurato, una serie di provini prima di arrivare alla fase finale, una gara settimanale di cover per conquistare il gradimento del pubblico, pena un ballottaggio, tra i meno votati, con eliminazione decisa dagli stessi giudici che li hanno seguiti nel percorso fino all'esibizione.

Come già detto, non è la prima volta che in Italia viene proposto un programma che cerca talenti da lanciare sul mercato discografico. X Factor arriva infatti nel nostro paese, dopo le esperienze non certo brillanti di Pop Star, Operazione Trionfo e Superstar Tour, tutti e tre trasmessi negli scorsi anni su Italia 1. Dei vincitori di questi talent show nessuna traccia, sebbene alcuni di loro abbiano provato a sfondare, come le Lollipop (gruppo formatosi nel corso del programma Pop Star) che finirono addirittura sul palco del Festival di Sanremo, con il brano Batte forte, ma si ridicolizzarono con esibizioni disastrose, sera dopo sera, che ne hanno di fatto segnato la fine. Anche per Bruno Cuomo e le Lucky Star, rispettivamente trionfatori di Operazione Trionfo e Superstar Tour, dopo la vittoria l'oblio. Che ne sarà quindi dell'ennesimo prodotto sfornato dalla fabbrica televisiva, più interessata a far numeri che a tutelare e promuovere il vero talento?

Condotto con qualche impaccio di troppo e una assoluta mancanza di carisma dal cantante e dj Francesco Facchinetti, alla sua prima esperienza da conduttore unico di una trasmissione dopo essere stato inviato per L'isola dei famosi, X Factor ha diviso i giovani concorrenti in lotta per la vittoria, consistente in un contratto discografico e in un premio di 300.000 euro, in tre categorie: 16-24 anni, dai 25 in su, e gruppi vocali. Giudici e talent scout del programma sono la produttrice Mara Maionchi (capitano della categoria 16-24), la presentatrice Simona Ventura (25+) e il cantante Morgan, ex leader dei Bluvertigo, che si occupa dei gruppi. I tre sono espressione degli elementi fondamentali perché un talento possa trasformarsi in una star, e cioè rispettivamente la collocazione discografica, la qualità e la popolarità. Inevitabili quindi le schermaglie tra i giudici stessi su quale sia il fattore più importante, da privilegiare, nelle valutazioni dei concorrenti. Ne consegue, quindi, la solita, inopportuna ed esagerata presunzione della Ventura, donna dalle certezze granitiche che si proclama voce di un fantomatico pubblico intelligente; la focosità di Mara Maionchi, battagliera discografica pronta a difendere i propri pupilli con un linguaggio fin troppo colorito; e la voce alternativa di Morgan, che mette sempre in primo piano la qualità e la specificità dell'artista.

Superata ormai la metà del percorso che porterà un solo artista al trionfo, con numerose voci interessanti che sono già state costrette ad abbandonare lo show (da Dante ad Antonio, fino a Silvia Aprile, raffinata cantante jazz, appena ventenne, eliminata nell'ultima puntata) X Factor vede in gara ancora sette artisti. Nella categoria 16-24 due personaggi molto diversi tra loro: Tony, scartato nelle preselezioni di Amici di Maria De Filippi, ha trovato modo di farsi vedere e apprezzare grazie alla stima della capitana Maionchi, ma se fino a qualche tempo fa il pubblico sembrava amarlo e per lui era data già per certa la vittoria, nell'ultima puntata le cose si sono complicate e Tony ha addirittura rischiato di uscire nella sfida contro Silvia; altra sopravvissuta tra gli artisti più giovani del lotto è Ilaria, considerata dai giudici fin troppo "perfettina" perché possa emozionare gli spettatori, che nelle prime settimane l'hanno mandata più volte in un limbo di incertezza relativa alla sua presenza nel programma.

Nella categoria 25+, le cose migliori sono venuti dal rocker Emanuele, artista di sostanza che più che sulle doti vocali, può contare su una facilità di approccio al brano, declinato sempre nel suo stile pop-rock, che gli ha fatto conquistare, puntata dopo puntata, le simpatie del pubblico. Peccato solo per quella superflua chitarra suonata in playback che toglie un po' di genuinità alle sue esibizioni. Gli altri due protetti di Simona Ventura sono la rossa e grintosa Annalisa, e l'ultimo entrato, il metalmeccanico napoletano Gino, col sogno della musica e una voce che ha, ahimé, richiamato alla mente quella di Albano Carrisi. Le cose migliori sono venute finora dai due gruppi vocali rimasti ancora in gara e capitanati da Morgan: gli Aram Quartet, quattro eclettici musicisti leccesi dalla diversa anima musicale che riescono ogni volta a offrire un'esibizione sorprendente, grazie anche alla varietà nella scelta dei pezzi proposta dall'estroso Morgan: da Bohemien Rapsody dei Queen al delirante medley Banana Boat/The Lion Sleeps Tonight, passando per un medley dei Beatles e Is There Something I Should Know portata al successo dai Duran Duran. Ancora più vario il repertorio proposto dai SeiOttavi, gruppo di musica contemporary a cappella ispirato agli Swingle Singers. Tra i pezzi presentati Spiderman, Libertango, un medley di Michael Jackson e celebri canzoni tratte dal film Mary Poppins.

Eppure, le cose più divertenti che il programma ha saputo offrire finora sono arrivate dalle clip dei provini degli scartati, un circo di varia umanità che propone per lo più persone disposte a coprirsi di ridicolo pur di essere presi in considerazione. C'è chi si denuda completamente di fronte ai giudici e chi si lancia in un urla senza senso credendole prodigiosi acuti, ma il vero eroe tra gli scartati è rappresentato sicuramente da Mauro Petrarca, poeta cimiteriale dal canzoniere macabro che col suo cerone è arrivato fin sul palco del programma per un'indimenticabile esecuzione del suo cavallo di battaglia, Marta la cornacchia, meraviglioso nel suo serioso trash. Quale futuro invece per i ragazzi che, settimana dopo settimana, affrontano brani spesso lontani dal proprio mondo e dal proprio stile per dimostrare una versatilità che dovrebbe essere premiata? Chi riuscirà a mettere insieme talento, doti vocali, personalità, presenza e gestione del palco per arrivare nel cuore del pubblico, aggiudicandosi perciò l'agognato contratto discografico? C'è da scommettere che dopo questa esperienza televisiva, per nessuno di loro ci sarà futuro nel mondo della musica, ma finché l'arena televisiva dà spazio per giocare è giusto continuare a rincorrere un sogno che pretenderebbe più rispetto dalle logiche di un mezzo che può dare solo gloria momentanea.

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