X-Men - Le origini: Wolverine

2009, Azione

Recensione X-Men - Le origini: Wolverine (2009)

Di ottima fattura la prima parte incentrata sulle gesta 'nuove' dell'X-Team, leggermente sotto tono la seconda che sfocia più volte nel già visto, ma senza dubbio siamo di fronte ad un comic-action di buon livello, forse non proprio in linea con le attese, ma sicuramente di grande impatto visivo e soprattutto narrativo.

X-Brothers

Dopo aver combattuto guerre su guerre a cavallo di due secoli insieme al fratello Victor Creed e al Team X di militari mutanti guidato da Stryker, Logan ha deciso di mollare tutto si è ormai ritirato a vita solitaria insieme alla sua amata Kayla Silverfox sulle montagne rocciose canadesi. Il suo lavoro di taglialegna e l'amore della sua compagna, che lo incoraggia a seguire il suo istinto umano e a tener a bada quello mutante, sembrano aver placato la rabbia e la voglia di riscatto dopo un passato e un'adolescenza pieni di oscurità e sofferenze. Sarà proprio il brutale assassinio di Kayla da parte di Victor a cambiare per sempre la vita di Logan, a fargli compiere il suo percorso di vendetta e a convincerlo a rimettersi in ballo senza mezzi termini. Devastato dal dolore e accecato dal furore per il grave lutto, Logan si lascia convincere da Stryker e accetta di farsi trasformare in Wolverine, nome in codice: Arma X. La tenacia e lo spirito di combattente aiuteranno Logan a sopportare l'immenso dolore fisico di un esperimento ancora non perfezionato che rivestirà il suo scheletro di adamantio puro, una lega di metallo indistruttibile che lo renderà invincibile. E' sicuramente quello più ambizioso, ma quello subito da Logan è solo uno dei tanti esperimenti che Stryker e il suo staff di scienziati ha in serbo per gli ignari mutanti rapiti e imprigionati in giro per il mondo con lo scopo di trasformarli in micidiali armi da guerra da tenere sotto chiave e puntare all'occorrenza contro il nemico di turno in difesa del genere umano. Ma Wolverine non è un mutante come gli altri, è il non-plus-ultra, è arrabbiato e potente come nessun altro. E soprattutto h una missione da compiere...

Hugh Jackman in una sequenza del film X-Men Origins: Wolverine  (2009)
Protagonista in ogni singola scena di questo spin-off X-Men - Le origini: Wolverine interamente dedicato alle origini del suo personaggio, Hugh Jackman torna a vestire i panni di Wolverine ed è spettacolo vero, almeno a tratti. Si parte a mille sin dalle prime immagini che raccontano la notte buia e tempestosa in cui tutto ebbe inizio, quella in cui il piccolo Logan in preda ad un raptus uccide con i suoi artigli il suo vero padre ignorandone l'identità. Victor e Logan scoprono così di essere fratelli e di avere un misterioso 'dono' che li accomuna. In preda al panico i due ragazzini scappano di casa per non farvi mai più ritorno instaurando un legame che andrà oltre il tempo e lo spazio. Si trasformeranno in due guerrieri indistruttibili, una squadra infallibile che insieme affronterà la Guerra Civile americana, i due conflitti mondiali e il Vietnam senza colpo ferire. Due corpi mutanti, due anime dark mai in competizione fino al giorno in cui, dopo una lunga e dolorosa separazione, si rincontrano faccia a faccia in un duello all'ultimo sangue. Assetato di vendetta l'uno, accecato dal suo egocentrismo e dalla voglia di primeggiare l'altro, Wolverine e Sabretooth (nome mutante di Victor, interpretato da un grandissimo Liev Schreiber) danno vita ad un duello indimenticabile e 'sanguigno' a suon di rocamboleschi combattimenti, inseguimenti e inevitabili riavvicinamenti. Jackman e Schreiber, che sfoggiano non solo una grandissima forma fisica ma anche una perfetta empatia attoriale, danno vita a due personaggi carismatici come pochi altri, un po' uno la nemesi dell'altro. Sono contrastanti, passionali, istintivi, violenti, ma mentre Wolverine spicca per la sua dualità mostrando spesso il suo smarrimento di fronte alla sua vera natura - perennemente in bilico tra sentimento e istinto - Sabretooth non mostra mai esitazioni dando sfogo liberamente e indistintamente alla sua letale ferocia senza mai risparmiarsi.

Hugh Jackman impegnato in una spettacolare sequenza di X-Men - Le origini: Wolverine
Considerata la difficoltà di scrivere uno spin-off che fosse incentrato su un solo personaggio ma che non sfigurasse al confronto con gli altri più corali capitoli della saga, gli sceneggiatori Skip Woods e David Benioff (straordinario autore del soggetto e della sceneggiatura de La 25ª ora di Spike Lee) hanno fatto un buon lavoro alternando momenti impegnati ad altri di puro intrattenimento e sfornando anche qualche gustoso scambio di battute.
Tante sottotrame si snocciolano in questi velocissimi 100 minuti 'originari', tanti gli effetti speciali (non sempre impeccabili) e tanti i personaggi, vecchi e nuovi si avvicendano in questo quarto capitolo, ma la lente d'ingrandimento è sempre fermamente puntata sulle evoluzioni fisiche e psicologiche di Wolverine e di rimbalzo sulle straordinarie doti recitative (e non solo) di uno Hugh Jackman dalle mille risorse, un attore che riesce a trovare sempre nuovi stimoli e a rinnovare di volta in volta il suo celeberrimo alter-ego mutante senza farlo mai apparire 'pesante'. Stavolta però ha trovato a far pane per i suoi denti nel collega Schreiber, capace in più di un frangente di rubargli clamorosamente la scena.
Di ottima fattura la prima parte incentrata sulle gesta 'nuove' dell'X-Team, leggermente sotto tono la seconda che sfocia più volte nel già visto, ma senza dubbio siamo di fronte ad un comic-action di buon livello, forse non proprio in linea con le attese, ma sicuramente di grande impatto visivo e soprattutto narrativo.

Aspettando le gesta di Magneto è arrivato dunque il momento di godersi l'attesissimo blockbuster dedicato a Wolverine, a tratti ficcante e affilato come i suoi artigli di adamantio, ma incapace di lasciare solchi troppo profondi nella storia della saga targata Marvel. Tanto meno nella memoria degli appassionati.

Recensione X-Men - Le origini: Wolverine (2009)
Luciana Morelli
Redattore
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