Michael Jackson's This is it

2009, Documentario

Recensione Michael Jackson's This is it (2009)

Michael Jackson faceva tutto con A-M-O-R-E, come scandito da lui stesso durante le prove del suo show. A quell'amore non si può che rispondere con amore. Sarebbe stato bello vedere lo spettacolo finale come sognato da lui, ma tocca accontentarci. La storia è già stata scritta, ormai si può solo ricordare.

Massimo Borriello

With love, Michael

Se le cose fossero andate diversamente e Michael Jackson avesse calcato il palco dell'Arena O2 di Londra per la serie di cinquanta concerti prevista per la scorsa estate, il materiale che oggi compone Michael Jackson's This Is It avrebbe costituito null'altro che una buona fonte da cui estrapolare i contenuti speciali per un dvd di quel tour che si preannunciava come il suo addio definitivo alle scene. Il Re del pop però non ha mai avuto l'occasione di salutare i suoi amati fan, la morte avvenuta in circostanze ancora non del tutto chiare se l'è portato via lasciando al suo pubblico solo un profondo sgomento. E' per questo che il 'film' diretto da Kenny Ortega rappresenta oggi un evento, proponendosi come documento importante dell'artista alle prese con l'allestimento di uno spettacolo monumentale che in molti erano convinti non sarebbe mai riuscito a reggere. Nessuna concessione voyeuristica, nessuna sottolineatura drammatica nel facile intento di commuovere: tutto quello che This Is It offre è Michael Jackson sul palco, nei mesi di prove, dal marzo al giugno del 2009, per giungere al fatidico appuntamento nelle condizioni migliori per confezionare il più grande concerto della storia della musica.

Quel che viene fuori dalle due ore di film che condensano oltre cento ore di materiale, è prima di tutto un professionista attento che tutto risponda alla sua idea di perfezione e al suo bisogno d'amore. 'La voglio come l'ho scritta, com'è sul disco, come la vuole sentire il pubblico' spiega Michael al direttore musicale del concerto durante le prove di The Way You Make Me Feel, come se la sindrome di Peter Pan non si fermasse al suo fisico e al suo approccio infantile al mondo,
ma coinvolgesse la sua stessa arte, da riprodurre nell'eternità secondo il modello. Quell'arte costantemente dalla parte dei fan per i quali l'artista è evidente nutrisse un amore sconfinato, quasi come ringraziamento per essergli rimasti sempre accanto, nei tanti periodi difficili che hanno punteggiato tutta la sua vita. Fan che da parte loro sono cresciuti nell'adorazione del mito, come le migliaia di ballerini provenienti da tutto il mondo per rincorrere il sogno di danzare accanto al loro eroe, alla loro principale fonte d'ispirazione. E' soprattutto nelle loro dichiarazioni, poste in apertura di This Is It, che si fa evidente il particolare legame tra il cantante e il suo pubblico, un rapporto in cui il dare e il ricevere manteneva le stesse proporzioni da entrambe le posizioni. Era una relazione fondata tutta sull'amore, che ritorna continuamente nelle parole di Michael durante le prove: 'Stiamo riportando l'amore nel mondo per ricordare a tutti che l'amore è importante' spiega emozionato l'artista a tutta la troupe, alla quale chiede resistenza, pazienza e comprensione in questa impresa.

Michael Jackson in un momento del film Michael Jackson's This is it
Il film è composto principalmente dalle prove di quella che si presume sarebbe stata la scaletta del concerto, dall'inizio con i fuochi d'artificio, lo schermo di fuoco, il gigantesco uomo di luce dal quale sarebbe dovuto spuntare fuori il cantante, al primo pezzo, Wanna Be Startin Somethin, nel quale la realtà edulcorata del documento appare subito evidente. Quello che si vede sullo schermo è infatti un mucchietto d'ossa con addosso vestiti sempre troppo larghi, ma ancora capace di reggere il palco sia vocalmente che fisicamente, con coreografie essenziali ma che restituivano l'estro del suo modo unico di ballare. Probabilmente è così che Michael Jackson avrebbe voluto essere ricordato dai fan, la sua sofferenza, le paure e le ansie di non farcela erano qualcosa da tenere giù dal palco e quindi nessun cenno viene fatto ad esse. I suoi più grandi successi si susseguono rapidamente, mettendo insieme riprese effettuate in momenti diversi, cherestituiscono un artista ancora in grado di emozionare con la sua voce e il suo talento creativo, mentre dietro di lui i ballerini si propongono come vera e propria emanazione del mito. E non importa che la freschezza della loro giovane età, la perfezione dei loro corpi e l'agilità dei loro movimenti rischino di accentuare la diversità già così evidente dell'artista, perché l'attenzione è comunque calamitata da lui e dalla sua arte. Pur sfidando i suoi limiti per apparire ancora credibile, il cinquantenne Michael Jackson deve però piegarsi allo scorrere del tempo: gli ear monitor gli assestano dei fastidiosi pugni nelle orecchie, la sua fragilità vocale si fa lampante nei pezzi dei Jackson 5, in particolare I'll Be There che stenta a sostenere, restare in piedi sulla scala idraulica che si alza sul pubblico durante Beat It diventa un miracolo.

Michael Jackson saluta i fan
Possono suscitare tenerezza o forse tristezza queste immagini, ma l'ammirazione per l'artista è dovuta. La verve della sua produzione artistica capace di non invecchiare mai, quella genialità che ha cambiato per sempre la storia della musica pretendono rispetto, a prescindere dalle considerazioni personali sull'uomo, attorno al quale si sono addensate troppe ombre durante la sua vita. Michael Jackson's This Is It ci da l'idea di quel che sarebbe stato quel tour, mette insieme i video che avrebbero accompagnato le varie canzoni, dall'interazione con Gilda per Smooth Criminal agli zombie in 3D di Thriller, fino al manifesto ecologico di Earth Song. 'Scrivo canzoni per dare consapevolezza e speranza alla gente. La natura compensa i maltrattamenti dell'uomo nei confronti della Terra, ma il pianeta è malato, stiamo arrivando al punto di non ritorno', anche questo era Michael Jackson, nelle sue parole che avrebbero chiuso il concerto, prima del bis con l'incredibile Man in the Mirror. Non c'è nulla di eccezionale in queste immagini, collezione statica e poco esaltante delle performance che avrebbero costituito la resurrezione e insieme l'ultimo addio di Michael Jackson, eppure vedendole non si riesce a stare un solo attimo fermi sulla poltrona. Siamo certi che i fan che affolleranno le sale saranno coinvolti in un incessante sing-a-long e che questi pezzi storici trascineranno tutti in piedi per ballare con quell'uomo che catturava con le mani nell'aria un'energia che poi trasferiva nelle sue esibizioni. Michael Jackson faceva tutto con A-M-O-R-E, come scandito da lui stesso durante le prove del suo show. A quell'amore non si può che rispondere con amore. Sarebbe stato bello vedere lo spettacolo finale come sognato da lui, ma tocca accontentarci. La storia è già stata scritta, ormai si può solo ricordare.

Recensione Michael Jackson's This is it (2009)
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