William Friedkin: il ribelle di Hollywood che non ama i compromessi

In una lunga, imperdibile intervista l'autore di culto ci ha parlato con passione e senza freni del suo cinema, dei suoi attori, della guerra alla censura e ha fatto chiarezza sugli aneddoti circolati sulla lavorazione de L'esorcista.

William Friedkin: il ribelle di Hollywood che non...
William Friedkin
William Friedkin

81 anni, regista

Ha diretto alcuni dei film più importanti e innovativi della storia del cinema americano, si è portato a casa un Oscar per la regia dell'indimenticabile Il braccio violento della legge, il suo hit L'esorcista continua a terrorizzare generazioni di spettatori e il suo ultimo lavoro, Killer Joe, ha reso Matthew McConaughey uno degli interpreti più richiesti dagli autori che contano. A 80 anni William Friedkin è ancora instancabile e non si tira mai indietro quando si tratta di parlare della sua carriera. Il Lucca Film Festival lo ha voluto ospite d'onore della manifestazione e Friedkin, accompagnato dalla moglie, la produttrice Sherry Lansing, non si è lasciato scappare l'occasione di far visita alla città di Puccini da estimatore della musica classica e regista di numerose opere liriche.

William Friedkin al Lucca Film Festival e Europa Cinema 2016

La fama di autore estremo Friedkin l'ha sempre avuta e anche se non fa niente per smentire molte delle leggende circolate sul suo conto ci tiene a precisare che "la vita è fatta di compromessi. Il film in cui sono riuscito ad andare più vicino a mettere in scena ciò che volevo senza preoccuparmi della pubblica approvazione è L'esorcista. Non accetto compromessi quando devo girare un inseguimento automobilistico, ma la situazione cambia quando si tratta di mostrare una ragazzina di 12 anni posseduta da Satana ed esorcizzata da un prete. Toccando un tema delicato come la religione rischiavo di offendere i credenti cattolici, visto che l'esorcismo è una pratica di cui si tende a non parlare. Ma L'Esorcista è ispirato a una storia vera accaduta a Silver Spring, nel Maryland, nel 1949. La potete trovare sulla prima pagina del Washington Post dell'epoca. Io sono convinto che quella fosse una vera forma di possessione. Negli altri miei film ho cercato di raccontare storie nel miglior modo possibile, ma non contengono idee radicali e profonde come L'esorcista".

Uragano Billy contro la censura

William Friedkin in conferenza al Lucca Film Festival

Tra le varie leggende legate alla lavorazione de L'esorcista si vocifera dei metodi poco ortodossi usati da Friedkin per rendere più credibile la performance della povera Linda Blair. "Si chiama dirigere" precisa il regista. "Come si fa a convincere una ragazzina di 12 anni che non ha mai recitato che è posseduta da Satana? Non potevo essere troppo delicato, dovevo aiutarla a capire, ma a differenza di quanto si racconta non l'ho mai terrorizzata. Le ho spiegato cosa doveva fare in un modo che lei potesse capire. Sua madre era sul set tutto il tempo e controllava la situazione. Un giorno Linda doveva pronunciare la battuta 'Your mother sucks cocks in hell', ma ha obiettato 'Non posso ripetere questa frase'. Io le ho risposto 'Certo che puoi dirla. Se non lo fai non avrai il tuo gelato alla fine della giornata'. A quel punto ha recitato in maniera perfetta. Linda Blair era una ragazzina intelligente e innocente. Si fidava di me, sono diventato un padre putativo per lei. Altre ragazze sarebbero rimaste segnate a vita, ma non lei. Ha girato tantissimi altri film, molti più di me. Oggi è una donna meravigliosa che nel tempo libero collabora con Peta alla salvaguardia degli animali".

Linda Blair scherza con William Friedkin sul set de L'esorcista

Inevitabile che un cinema così estremo e spesso violento riuscisse a sfuggire alle maglie della censura americana. Cruising prima, Killer Joe poi sono stati penalizzati da tagli e rating ritenuti ingiusti dal regista. "Ho sempre cercato di aggirare l'ostacolo ingannando l'MPAA" racconta sornione Friedkin. "A volte ci sono riuscito, a volte no. Killer Joe ha ottenuto il visto NC-17, che significa allontanare una buona fetta di pubblico, anche adulto. Il rating NC-17 è un modo più gentile per dire che quel film non va visto. L'MPAA è diventato un gruppo di pervertiti che si masturbano guardando film che loro possono vedere, ma gli altri no. All'inizio non era così. L'esorcista probabilmente avrebbe dovuto subire un visto censura più pesante, ma il primo rating board era molto più liberale. All'epoca hanno capito l'importanza del film e lo hanno vietato ai minori di 17 non accompagnati, cosa che trovo corretta. Ci tengo a specificare che i 12 minuti che avevo tagliato non avevano a che fare con la censura. Li avevo tolti solo perché per me il film era troppo lungo".

Chi è il poliziotto buono?

William Petersen nel film Vivere e morire a Los Angeles

Grazie a Il braccio violento della legge, un genere classico come il poliziesco subisce una vera e propria rivoluzione nel linguaggio e nei contenuti. La pellicola, girata nel 1971 e interpretata da Gene Hackman ("Non era la prima scelta. Lo abbiamo chiamato solo quando gli altri attori si dimostrati inadatti o non disponibili"), conquista cinque Oscar tra cui quello per la miglior regia. Quando gli viene chiesto quanto fosse consapevole dell'impatto del film mentre lo stava girando, William Friedkin risponde: "Ho cercato il linguaggio più giusto per raccontare ciò che conoscevo. Nella cultura americana il poliziotto è un eroe. Io vengo da Chicago, una città molto violenta. In molti casi gli agenti di Chicago erano e sono giustizieri. In tal senso il titolo italiano del film è molto efficace". Il regista conferma un aneddoto legato al celebre inseguimento automobilistico cuore del film: "Sono stato io a girare gran parte delle sequenze. L'operatore di macchina e l'operatore luci erano sposati con figli, mentre io ero single perciò sono stato io a fare il lavoro pericoloso".

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Gene Hackman in una scena di IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE

Dopo Il braccio violento della legge, William Friedkin ha inserito altri due inseguimenti da brivido in Vivere e morire a Los Angeles e Jade, ma il regista mette le mani avanti: "Nessuno degli inseguimenti che ho girato vale una briciola di quelli di Buster Keaton. Quando ho iniziato a fare cinema per fortuna non avevo visto i suoi film, altrimenti non avrei girato nessun inseguimento. Dopo aver visto i dipinti di Rembrandt, Vermeer e Caravaggio non mi sarebbe mai venuto in mente di mettermi a dipingere, così come dopo aver letto Stendhal, Proust o Hemingway non mi sarei messo a scrivere un romanzo. Ma in gioventù non avevo visto abbastanza film da esserne intimidito. Gli inseguimenti sono una metafora del carattere dei personaggi, soprattutto maschili, più di ogni altro elemento. Ne Il braccio violento della legge e in Vivere e morire a Los Angeles esprimono l'ossessione del protagonista".

Matthew McConaughey? Texano purosangue. Al Pacino? Impreparato.

Cruising: Al Pacino in una scena del film di William Friedkin

William Friedkin e gli attori. Un connubio tormentato per un regista pronto a tutto pur di ottenere la miglior performance possibile. Parlando del rapporto con Al Pacino sul set del torbido Cruising, Friedkin ci spiazza: "Io e Al andavamo d'accordo, ma non era mai preparato. Ha ereditato questo metodo da Marlon Brando dopo aver lavorato con lui ne Il padrino. Al Pacino rifiutava le prove ed era sempre impreparato. Lui la chiamava spontaneità, io pigrizia. La spontaneità nasce dalla grande preparazione. Lui voleva vivere l'attimo, perciò la mattina arrivava sul set e mi diceva 'Allora Billy, che facciamo oggi?' Questo modo di lavorare non mi piaceva, anche se devo ammettere che rivedendo il girato ho trovato Al interessante. Non grandioso, ma interessante". Ancora un attore, il vulcanico James Franco, ha deciso di realizzare un curioso omaggio a Friedkin dirigendo un film sperimentale, Interior. Leather Bar., in cui ricostruisce i 40 minuti di Cruising tagliati per aggirare la censura. "Alcune persone chiamate a lavorare al film mi avevano avvisato del progetto. Qualche mese dopo mi telefona James Franco, si presenta e mi chiede che cosa contenessero i 40 minuti di Cruising tagliati. Gli ho detto 'Pensavo che stessi facendo un film proprio su questo'. E poi gli ho detto che era pura pornografia maschile".

Ancora una cupa immagine del killer su commissione Matthew McConaughey in Killer Joe

William Friedkin ha avuto anche l'intuito di mettere in evidenza il lato oscuro di Matthew McConaughey rilanciando la sua carriera col grottesco Killer Joe. "Non sono stati i suoi film a convincermi a ingaggiarlo. Una mattina, mentre mi radevo, ho visto una sua intervista in TV. Raccontava la sua vita in Texas, l'infanzia trascorsa in un camper con la madre. Lui era in grado di capire i personaggi del film perché aveva lo stesso background di Joe, aveva il modo giusto di parlare. Per Joe avevo pensato a un altro tipo di attore, un duro come Tommy Lee Jones o Billy Bob Thornton. Poi ho cominciato a pensare all'ipotesi di dare a Joe un bell'aspetto. Quando McConaughey ha ricevuto lo script lo ha gettato nel cestino, è stato il suo agente a convincerlo a rileggerlo e finalmente ha capito che quello che descrivevo era il suo mondo".

Un futuro in TV?

Vivere e morire a Los Angeles: Willem Dafoe nel film di Friedkin

Dopo Killer Joe, il nome di William Friedkin è stato associato a molti progetti, finiti tutti in un nulla di fatto. "Oggi il pubblico vuole vedere gli Avengers, Batman e Superman. Io oggi non guardo molto cinema contemporaneo. Mi piacciono molto i fratelli Coen, Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, e poi Michael Haneke, che è un maestro. Guardo tutti i loro film. C'era un'epoca in cui mi piaceva il cinema italiano, americano, e francese. Fellini, Antonioni, Rosi, Scola, Truffaut, Bertolucci, Godard. Ho imparato da loro, dai maestri europei. E poi Fritz Lang, Chaplin, Buster Keaton. Oggi il cinema ha avuto una flessione, come è accaduto in passato alle altre arti. Chi dipinge come Michelangelo oggi? Chi compone come Bach e Beethoven?"

Venezia 2013 - William Friedkin sul red carpet con il Leone d'Oro

Mentre il cinema sembra non soddisfarlo più, William Friedkin guarda con interesse al piccolo schermo. "MGM progetta da tempo una serie ispirata a Vivere e morire a Los Angeles. Anche Killer Joe è in discussione. L'idea mi piace. Oggi ci sono molte serie ottime come Fargo. In generale, in quest'ultimo periodo molti prodotti televisivi sono più interessanti del cinema. Penso a House of Cards, a Homeland che è fantastica. Sono più interessato a dirigere una serie che un film, perché il cinema oggi è troppo concentrato sui supereroi". Friedkin ha, però, declinato l'invito di dirigere la seconda stagione di True Detective: "Mi è stato chiesto di dirigere la seconda stagione. Quando mi hanno inviato il copione ero molto interessato, ma non l'ho trovato giusto per me. Avevo amato molto la prima stagione, ma il seguito non mi ha coinvolto. Però non escludo di riprovare a breve con la TV".

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