Westworld, episodio quattro: una quest multiforme nel labirinto della dissonanza

Un altro episodio dagli spunti infiniti, ma caratterizzato anche da una notevole coerenza interna che ne fa uno dei più convincenti della stagione fino ad ora.

Giunto al quarto episodio, lo show di HBO creato da Lisa Joy e Jonathan Nolan ha appena iniziato a rivelare l'universo che sottende all'intreccio più superficiale e, come abbiamo già sottolineato la scorsa settimana, ci dà la sensazione di riservarci una gran profusione di rimandi, spunti ed elementi di backstory tenuta sotto controllo da una impalcatura solida e organizzata.

Westworld: Evan Rachel Wood e James Marsden nell'episodio Dissonance Theory

Dissonance Theory conferma questa impressione, perché ha una coerenza interna anche superiore a quella degli episodi precedenti, nel suo gestire parallelamente le varie quest in cui sono impegnati i personaggi: c'è la misteriosa indagine di Bernard Lowe, che forse attraverso Dolores Abernathy sta investigando le proprie origini (le parole di Dolores sul lutto - "Il dolore è tutto ciò che mi resta di loro" - sono praticamente identiche a quelle pronunciate da Lowe in The Stray a proposito del figlioletto Charlie); lei, d'altro canto, è ora sulle tracce dello stesso labirinto che rappresenta l'ossessione dell'Uomo in nero di Ed Harris, il quale in questo episodio torna a divertirsi e a farci divertire, ma è anche al centro di una rivelazione molto intrigante sulla sua vita fuori da Westworld. Intanto Maeve è alla ricerca della verità sul proprio destino senza la guida di nessuno, per altre strade, letteralmente più "viscerali"; a darle una mano (sempre letteralmente!) un altro host, il "criminale" Hector Escaton, che a sua volta ci rivela come in qualche modo, in barba ai quotidiani reset, gli androidi che popolano Westworld abbiano una percezione permanente delle persone che giungono dal mondo reale: Hector descrive, con timore quasi mistico, delle "ombre che attraversano due mondi", e che non sono altro che i tecnici della compagnia che nelle visioni/ ricordi di Maeve recuperano e ripristinano i "corpi" degli host.

William & Logan, l'Uomo in nero e l'enigma del serpente

Westworld: Ben Barnes e Jimmi Simpson in Dissonance Theory

La lettura in chiave videoludica a Westworld è un elemento presente già dal pilot, ma mai come in Dissonance Theory abbiamo visto i personaggi così gustosamente impegnati nelle rispettive sessioni di gioco: il Logan di Ben Barnes, che il suo amico William accusa più volte di sadismo, in un certo senso non è per nulla diverso dalla decine di milioni di gamer che si divertono a saccheggiare, estorcere, brutalizzare e massacrare nello scenario virtuale dei vari GTA. La grande differenza tra i due futuri cognati Logan e William è nell'atteggiamento verso gli host, un po' come era per Robert Ford e il suo defunto socio Arnold; Logan vede la loro paura e la loro sofferenza come un fattore che rende la sua esperienza più realistica e immersiva, William empatizza con la loro artificiale ma credibile umanità. Ma a chi spetta decidere se sia malvagio l'uno o credulone l'altro?

Di sicuro anche questo episodio avrà dato da pensare ai sostenitori della teoria che William e l'Uomo in nero siamo la stessa persona in momenti diversi della vita, teoria che non può prescindere dall'assunto che lo show si svolga su diverse linee temporali. Impossibile non subire il fascino della parabola di un uomo giovane, ingenuo e costernato dalla violenza degli altri visitatori che si è trasformato trent'anni dopo nel giocatore più incallito e spietato della partita. Ci sono elementi che sembrano screditare questa ipotesi, ad esempio il fatto che Dolores, al momento del suo incontro con William e Logan, ha ancora addosso il revolver che ha usato per sparare a Steven Ogg in The Stray. D'altro canto la presenza dell'arma potrebbe anche far parte dei frammenti di flashback e visioni che tormentano la fanciulla-robot, prodotto forse di quella dissonanza cognitiva richiamata dal titolo dell'episodio e che potrebbe fare riferimento alla traumatica compresenza, negli host, di due ordini di pensiero inconciliabili: quello ancora legato al loro "circuito" programmato nel parco, e quello che li sta portando pericolosamente vicini all'autocoscienza e all'autodeterminazione.

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Westworld: una foto dell'attore Ed Harris in Dissonance Theory

Che sia o no il futuro William, l'Uomo nero di Harris è protagonista assoluto di questo episodio in cui, per liberare di prigione Escaton e accedere così a una "pista" custodita dall'affascinante bandita tatuata Armistice, manda una richiesta di effetti pirotecnici che nello hub di Westworld che il capo della sicurezza Stubbs si affretta ad autorizzare; niente di sorprendente visto che lo stesso personaggio interpretato da Luke Hemsworth ci ha informato in precedenza che "a quell'uomo tutto è concesso". Un altro elemento illuminante sull'Uomo in nero arriva dalla scena in cui un visitatore molto meno smaliziato di lui lo avvicina per ringraziarlo del fatto che la sua fondazione ha salvato la vita alla sorella (per inciso, una fondazione benefica è una cosa che non fatichiamo a immaginare nel futuro di William), e lui risponde con la minaccia di fare del malcapitato la prima vittima umana del parco dai tempi del misterioso Arnold, perché "questa è la sua fottuta vacanza". È un vero duro, l'Uomo in nero, ma è perfettamente plausibile che nel "modo reale" sia una persona molto diversa; le sue motivazioni a voler raggiungere ad ogni costo il "livello segreto" di Westworld sono ancora oscure, e anche se anche lui ci fa pensare ai gamer completisti che devono sbloccare tutte le side quest e collezionare tutti i trofei fino a portare al 100% il completamento del gioco, per noi la posta in palio è più alta ed è probabilmente legata a un altra misteriosa quest, quella di Robert Ford.

Questo intero mondo è una storia. Ne ho letta ogni pagina tranne l'ultima. Devo scoprire come finisce. Voglio sapere cosa significa tutto questo.

Il filo di Arianna tra Dolores e Maeve

Westworld: le attrici Angela Sarayafan e Thandie Newton in Dissonance Theory

L'ormai ritirato Peter Abernathy, lo scatenato Walter con la sua fissazione per il latte versato; il bandito "randagio" inseguito da Elsie e Stubbs in The Stray, e adesso il carismatico fuorilegge Escaton; sono molti ormai gli host che hanno dato segni inequivocabili di aver rotto o di essere in procinto di rompere il loop in cui la programmazione li ha imprigionati. Nessuno, però, è avanti in questo processo quanto Dolores e Maeve, che sono anche i personaggi meglio caratterizzati - e probabilmente meglio recitati - dello show fino ad ora. La loro ricerca procede con modalità radicalmente diverse eppure in parallelo come la gara di bravura tra Evan Rachel Wood e Thandie Newton: eterea, delicata e assorta l'una, vibrante, tosta e sensuale l'altra.

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Istigata e guidata da Bernard Lowe (ma qui permangono i dubbi sia sulle origini del personaggio interpretato da Jeffrey Wright, sia sulla possibilità che le loro conversazioni si svolgano su un diverso piano temporale), Dolores è ora sulle tracce del labirinto, anche grazie alla mappa gentilmente fornita dalla figlia di Lawrence, che aveva già messo sulla strada giusta l'Uomo in nero. Ma i suoi "progressi" coinvolgono anche il rapporto con William: a lui infatti la ragazza ripete le confessioni che aveva fatto al povero Teddy sul richiamo che percepisce dal mondo esterno, e anche le sue parole a Bernard Lowe nella scena di apertura dell'episodio fanno pensare che l'amore avrà un ruolo decisivo nel percorso di Dolores.

Westworld: una scena di Dissonance Theory

Nel frattempo la volitiva Maeve è tormentata dal ricordo impossibile da spiegare delle figure che la sovrastano sul tavolo operatorio dove il personale tenico di Westworld "rattoppa" gli host danneggiati dai clienti; in una sequenza che non può non ricordare un celebre film tratto proprio da un racconto di Jonathan Nolan, Memento, scopriamo che da tempo Maeve ha preso a disegnare la silhouette dei suoi misteriosi torturatori, per poi nascondere il foglio e dimenticarsene fino al disegno successivo. Presto scopriamo che c'è anche qualcosa di fisico che la tormenta, l'ombra, l'eco, la massa di uno dei tanti proiettili che l'hanno falciata durante le inevitabili sparatorie del saloon, conficcato nel suo apparentemente inviolato addome: facendosi aiutare da Hector, Maeve riesce, in una scena particolarmente disturbante e concitata, a recuperare il proiettile, ottenendo la prova tangibile della fondatezza delle sue visioni. Un errore di manutenzione, quel proiettile rimasto in corpo a Maeve. Ma un errore simile a quelli, forse, attraverso i quali "l'evoluzione ha creato la vita senziente sulla Terra".

A colazione con Robert Ford

E dopo aver richiamato una della sue massime sull'evoluzione, non possiamo non dedicare due parole al fondatore di Westworld interpretato da Anthony Hopkins. Se Wood e Newton fanno eccellente uso del loro buon minutaggio, a Hopkins basta una scena per rendere pesante il contributo di Robert Ford in Dissonance Theory, e a farne le spese è soprattutto la solitamente imperturbabile Theresa Cullen di Sidse Babett Knudsen, mandata dalla Delos ad "ammonire" Ford sui pericoli della sua nuova e ambiziosa narrativa. Ad attenderla però c'è un'inquietante e formidabile dimostrazione di potere - Ford sembra in grado di controllare tutti gli host nello stesso momento senza toccare nessuna tastiera - e uno sfoggio di onniscienza che ci sgomenta quanto sgomenta lei. Se Ford, oltre ad avere informazioni sulla famiglia e sull'infanzia di Theresa e della sua relazione con Bernard Lowe, come può non sapere degli incontri segreti tra Bernard e Dolores? Qual è il vero scopo della nuova storyline, e perché Ford ha scelto proprio questo momento per tornare a dire la sua sulle vicende del parco? Sarà il suo disegno - e non gli host fuori controllo - a rappresentare la vera minaccia per il mondo reale?

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Alessia Starace
Redattore
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