Westworld, episodio otto: gli echi stordenti di mille vite (e morti) passate

Con il gran finale del decimo episodio ormai vicino, lo show di Lisa Joy e Jonah Nolan non accenna a rallentare o a fare concessioni alla curiosità del suo pubblico: dopo lo shock dell'episodio precedente con la rivelazione su Bernard Lowe, qui viene confermata un'altra popolarissima teoria, ma in una maniera tutt'altro che definitiva o illuminante.

Non ci eravamo fatti illusioni sulla possibilità che questa prima stagione di Westworld sciogliesse i nodi fondamentali del suo articolato ordito narrativo prima delle ultimissime battute; è anzi plausibile pensare che in buona parte non saranno sciolti affatto, che questo primo ciclo di episodi sia una minuziosa e allettante preparazione al futuro, destinata a lasciarci in fervente attesa di quella seconda stagione che pare non arriverà prima del 2018. Trace Decay è un episodio che si concentra in maniera eccellente sui personaggi: l'inarrestabile evoluzione di Maeve, la rivelazione sul passato di Dolores, sul rapporto tra Bernard e il dottor Ford e in secondo luogo sulle scelte strategiche di Charlotte Hale, costretta ad affrontare il coup d'état di Ford (e prossima a riesumare Louis Herthum, evviva).

Westworld: Ed Harris in una foto della puntata Trace Decay

Buone notizie per gli accaniti decriptatori dello show arrivano dall'Uomo in nero di Ed Harris, la cui storyline converge, attraverso un ricordo/confessione a Teddy, con quella di Maeve; ed è sempre lui a confermare in maniera piuttosto indiscutibile una delle teorie più popolari generata dallo show fino ad ora, quella delle diverse linee temporali, quando s'imbatte nel "bel faccino" di Talulah Riley, dicendosi convinto che l'avessero ritirata dal parco. Noi l'avevamo vista, se ricordate, accogliere il giovane William alla sua prima visita a Westworld nel secondo episodio Il labirinto. Ratificare questi elementi come una conferma del fatto che William e l'Uomo in nero siano la stessa persona forse è ancora un filo precoce: anche perché nella storyline di Dolores, la visione del passato della città sepolta (quella al centro della nuova e ancora misteriosissima narrativa di Robert Ford) allude a fatti avvenuti ai tempi in cui l'Uomo in nero doveva essere alle sue prime esperienze nel parco; ma William sembra fare parte della storyline del presente, lei stessa se ne assicura, e lui le risponde, confortandola, "sono qui davvero".

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La città sepolta

Westworld: Jimmi Simpson ed Evan Rachel Wood in Trace Decay

Cominciamo dunque con Dolores, che giunge nel luogo che è stato teatro delle sue visioni: un lotto di terra desolata con la guglia della chiesa che emerge dal suolo, a indicare la presenza di una cittadina sepolta sotto la polvere. È qui che ci viene rivelato qualcosa di decisivo, forse, riguardo al misterioso incidente accaduto nei primi tempi dell'apertura del parco: mentre Dolores avanza, facendoci ripensare con la sua determinazione a una delle fonti d'ispirazione dichiarate del suo personaggio, il celebre dipinto Il mondo di Cristina di Adrew Wyeth, e riprendendo temporaneamente l'abito blu di Alice, il villaggio si ripopola di host nuovi di zecca, e di programmatori e addestratori impegnati in una lezione di danza. A interromperlo, un'improvvisa carneficina... la cui autrice è Dolores, che conclude il massacro sparandosi in testa. Avevamo già visto il suo nome su una lapide nel cimitero della cittadina senza nome; ora abbiamo trovato il suo cadavere nelle acque del fiume, e sentito il richiamo di una voce antica: "Vieni a cercarmi". Questa rivelazione sul passato di Dolores sembra rispecchiarsi in quella su Maeve: il trauma, il dolore fanno sì che gli host superino la loro natura artificiale e mansueta per trasformarsi in creature intelligenti e senzienti che non hanno niente da invidiare ai loro creatori, tranne la libertà. D'altro canto, i dubbi continuano a proliferare: che cosa causò questo primo, devastante "malfunzionamento"? Dolores fece anche vittime umane? Perché non fu ritirata? E che legame hanno questi eventi con i progetti di Robert Ford per la città sepolta?

Westworld: l'attrice Tessa Thompson in una foto di Trace Decay

Maeve verso il labirinto e oltre

Westworld: le attrici Talulah Riley e Thandie Newton in Trace Decay

Visto che tenere a bada un sempre meno imbelle Teddy Flood, uccidere il Minotauro e fornirci indizi sulla struttura narrativa dello show non gli costa poi tanta fatica, l'Uomo in nero ne approfitta per rilassarsi e si scopre ciarliero. Così veniamo a sapere qualcosa in più su di lui: è un magnate dell'industria, un filantropo, è stato sposato e ha una figlia. Ma nonostante le apparenze, l'uomo sadico e crudele che è oggi è sempre stato lì, sotto la superficie, ed è l'orrore di lui che, a quanto racconta il nostro nerovestito pistolero, ha provocato il suicidio della moglie. Rimasto insensibile anche a quella morte e a quella rivelazione, il nostro tornò a Westworld nel tentativo di "provare qualcosa" - ed è qui che la sua strada incrociò quella di Maeve per la prima volta, rendendolo testimone della prima trasformazione della futura Madam del Mariposa. Un anno prima di arrivare a Sweetwater, nel momento in cui le viene inflitto il più indicibile dei tormenti, Maeve supera per la prima volta i limiti imposti dai suoi creatori e dai suoi sfruttatori, e, apparendo a tutti gli effetti viva, mostra al suo aguzzino la via per il misterioso Labirinto.

Il labirinto è la somma della vita di un uomo, le sue scelte, i suoi sogni. E al centro c'è un uomo leggendario morto migliaia di volte e che migliaia di volte ha ritrovato la via verso la vita. Tornato per un'ultima volta per sconfiggere tutti i suoi nemici in una furia inarrestabile. - Westworld, episodio 6, L'antagonista

Westworld: l'attrice Thandie Newton in Trace Decay

Come al solito è un piacere vedere in azione la Maeve di Thandie Newton, anche perché Westworld trova per lei le soluzioni narrative e registiche più efficaci, e perché è, alla fine dei giochi, il personaggio che incarna i temi più sentiti e fertili dello show. Ecco, in Trace Decay il piacere è raddoppiato, perché Maeve ci spezza il cuore nei panni di madre disperata e implacabile, e ci esalta in versione supervillain. Dicevamo nell'articolo della scorsa settimana come è attraverso l'empatia che Maeve ha trasceso la propria natura, e in questo episodio ci viene mostrato il momento preciso in cui l'amore e il dolore la mutano. Giunta dove è ora, nel cuore del Labirinto, pronta a riscrivere la sua storia, Maeve sembra decisa a lasciarsi alle spalle l'empatia: "Ogni legame che io ricordi, mia figlia, Clementine, è solo una storia creata per tenermi rinchiusa qui dentro". Ma l'amore e il dolore non sono una prigione, in Westworld, sono la liberazione: una liberazione le cui promesse sono scritte nel codice. Un anno prima, pochi istanti prima del reset che avrebbe tentato di cancellare la colona affranta per fare spazio a Maeve Millay, implorava i suoi torturatori di lasciarle il ricordo della sua bimba assassinata: "Il dolore è tutto ciò che mi resta di lei". Abbiamo sentito queste identiche parole pronunciate prima da Bernard a proposito del figlio Charlie, e poi da Dolores a proposito dei suoi genitori. E sono parole che in un episodio intitolato Trace Decay - definizione che fa riferimento a una teoria sul decadimento della memoria con il passare del tempo - non servono solo a rivelare un "database" comune di reazioni e risposte a cui attingono gli host. Ci parlano di un dolore che nessuna tecnologia può cancellare. Un dolore che fa parte di noi; che è Maeve, è Dolores (!), è Arnold, siamo noi.

Bernarnold?

Westworld: l'attore Jeffrey Wright nell'episodio Trace Decay

"Devi essere orgoglioso delle emozioni che provi. Dopo tutto, se l'autore della maggior parte di esse" Queste sono le parole che il dottor Robert Ford pronuncia a beneficio del cyborg a cui ha appena ordinato di uccidere Theresa Cullen, che accidentalmente è anche l'uomo che amava Theresa Cullen. Prima che il dottore gli consegni il suo "dono", cancellando il ricordo dell'assassinio di Theresa, però, Bernard ricorda per un istante anche ciò che avrebbe dovuto aver già rimosso: Elsie Hughes (non so voi, ma noi speriamo ancora che in qualche modo Elsie si sia salvata. Ma se dovremo rassegnarci a un Westworld senza Shannon Woodward e Sidse Babett Knudsen, così sia).
È questa una conversazione che sarebbe interamente da sviscerare e che fornisce decine di spunti ai teorizzatori di Westworld, sul passato di Ford e sulle sue intenzioni, ma dato che noi non facciamo mistero di essere molto più interessati agli host e alla loro battaglia per l'indipendenza che a lui e ai suoi misteriosi (ma indubbiamente megalomani) piani, è a Bernard che dedichiamo la nostra attenzione.

Westworld: gli attori Anthony Hopkins e Jeffrey Wright in Trace Decay

Il modo che Ford ha di gestirlo - lasciargli una certa possibilità d'iniziativa, una ragguardevole emotività e la capacità di creare relazioni, per poi bloccarlo, manipolarlo, e infliggergli paternali - ci sembra un abuso non meno spregevole di quelli che subiscono gli host del parco. Bernard ha una mente curiosa, un animo affettuoso e una coscienza più umana di quella del suo creatore. Forse perché Ford vuole che sia così? Quei continui riferimenti ad Arnold, che Bernard sembra ricordargli tanto, non possono che farci pensare alla possibilità che egli sia stato modellato proprio a immagine del socio che, prima di morire, fu portato alla follia dalla grandiosità e dalla hubris di ciò che aveva creato. La necessità di averlo al proprio fianco, anche dopo decenni dalla sua morte, potrebbe essere sintomo di come il bisogno di controllo di Ford possa rappresentare il suo punto debole. La sua rovina.

Westworld: l'attrice Tessa Thompson in Trace Decay

Lo scopriremo presto, ormai: il prossimo episodio è il penultimo, e il suo titolo, The Well-Tempered Clavier, ci riporta alla mente il monologo di Ford (alla fine di Trompe L'Oeil) sull'intelletto umano paragonato alla coda del pavone, che sa darsi le arie ma non sa spiccare il volo. Perché Johann Sebastian Bach, non serve essere musicologi o programmatori geniali e psicopatici per saperlo, non ha scritto una singola nota per "pavoneggiarsi" o per portarsi qualcuno a letto, e si è librato in volo sopra tutti. E forse lo ha fatto anche Arnold.

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Alessia Starace
Redattore
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