Westworld

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Westworld: il mistero della coscienza al centro del terzo episodio The Stray

Un episodio che non vanta le scene di grande effetto che avevano caratterizzato i primi due, ma che ci accompagna ancora più addentro ai misteri del parco a tema più inquietante di tutti i tempi.

Westworld: James Marsden in una foto di The Stray

Siamo arrivati appena al terzo episodio di Westworld, lo show creato da Jonathan Nolan e Lisa Joy ha praticamente appena iniziato a entrare nel vivo, ma ci sembra di aver già percorso in lungo e in largo le strade di Streetwater, di aver assistito a infinite sparatorie, agguati, esplosioni di violenza, di aver ascoltato per mesi le conversazioni tra Robert Ford, l'inventore delle AI che popolano il parco a tema al centro del racconto, e i suoi collaboratori. Questo perché Westworld è un serial di una ricchezza senza precedenti, al punto da dare del filo da torcere, in fatto di complessità e ambizioni, anche a quel Il trono di spade di cui deve raccogliere l'eredità nei piani di HBO.

La sensazione è che il disegno sia solido, che i mille spunti e misteri di Westworld siano destinati ad avere uno sviluppo coerente e non a sfilacciarsi come avvenne per Lost, uno show a cui questo viene accostato per l'affollamento di enigmi e la conseguente proliferazione di teorie esplicative. E a proposito di teorie, vi invitiamo a leggere il pezzo del nostro Giuseppe Grossi sulle prime ipotesi formulate da chi ha certa fretta di chiudere il cerchio e una bella immaginazione.

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In cerca del "randagio" e della coscienza artificiale

Noi, per il momento, torniamo a questo terzo episodio, intitolato The Stray, che sembra teso essenzialmente in due direzioni: da un lato, riportare al centro della narrazione Dolores e la sua singolare esperienza di intelligenza artificiale che esplora se stessa e l'ambiente che la circonda con crescente consapevolezza, dall'altro approfondire il rapporto tra il dottor Ford e il suo protetto/ successore Bernard Lowe, il capo programmatore della Delos, ovvero la compagnia che possiede Westworld, e la sempre più evidente difformità delle loro vedute riguardo al parco e ai suoi host. Nel frattempo, il personale di Westworld continua a gestire piccoli ma allarmanti episodi di anomalie nelle AI, e Elsie e Stubbs finiscono in missione sul campo per andare a recuperare un host che si è inspiegabilmente allontanato dal suo gruppo e dalla sua storyline: per un errore di programmazione, un malfunzionamento hardware, o qualcos'altro? Pur dando il titolo all'episodio, questa linea narrativa apparirebbe abbastanza prevedibile e marginale, se non fosse che in essa avviene qualcosa che rischia di avere un impatto decisivo sulla futura gestione del parco: lo host "randagio" ha un confronto fisico con un essere umano, non un cliente o un inserviente qualsiasi ma il capo della sicurezza, e per poco non fa polpette di Elsie.

Westworld: gli attori Anthony Hopkins e Jeffrey Wright in The Stray

Non sanno ancora nulla di questo incidente Ford e Lowe mentre discutono delle recenti anomalie, con Bernard che fa presente al suo capo ciò che aveva scoperto la scaltra Elsie: il fatto che Walter, uno degli host usciti dai binari della "sceneggiatura", sembrava impegnato, durante le sue escandescenze, a rivolgersi a un interlocutore invisibile di nome Arnold. Pressato da Bernard, Ford si lancia in un esempio da manuale di esposizione verbale, una specie di bestia nera dello sceneggiatore contemporaneo: ma con Sir Anthony Hopkins in scena, i nostri autori possono permetterselo, e così veniamo a sapere che Arnold era il socio di Ford e inventore, assieme a lui, della tecnologia che portato a Westworld. Rispetto a lui però, stando a quanto narrato da Ford, non il più affidabile dei narratori, Arnold era molto più interessato alla creazione di una forma di autentica autocoscienza negli androidi. Il progetto fallì tragicamente, anche se il nostro luminare non ci spiega in che modo Arnold abbia finito per trovare (o meglio, cercare) la morte nel parco, e questa parentesi è il pretesto per un breve ma interessante viaggio indietro nel tempo in cui vediamo anche un Anthony Hopkins miracolosamente ringiovanito dalla CGI, ma soprattutto serve a farci intuire che Ford ritiene che Bernard Lowe abbia le stesse pericolose "inclinazioni" di Arnold. O forse qualcosa di più.

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Conversazioni con Bernard Lowe

Westworld: Shannon Woodward e Jeffrey Wright in una foto di The Stray

È per lo meno sospetto, infatti, il modo in cui, alla fine del loro confronto, il dottor Ford ricordi a Bernard del figlioletto perduto, Charlie, di cui lui aveva brevemente parlato anche con Dolores. Il flashback in cui compare il bimbo, persino la videochiamata con la madre (che oltre a offrire il destro a Jeffrey Wright per ricordarci che razza di attore è, ci restituisce anche la splendida Gina Torres, che speriamo di rivedere nello show), hanno qualcosa di ambiguo e straniante, non tanto in sé ma nel contesto di questo episodio. Al punto che viene il sospetto che a legare Bernard e Arnold possa esserci più del semplice parallelo evocato da Ford, tanto più che questi fa menzione di una tragedia personale che aveva indotto Arnold a dedicarsi maniacalmente al lavoro in laboratorio.

Ma poniamo il freno, per il momento, alle speculazioni (Giuseppe, tu intanto segna!): un fatto concreto è che Ford riesce a mantenere una certa distanza dalle sue creature ("Devi ricordarti che non sono reali"), mentre Lowe ha chiaramente sviluppato un rapporto extra-professionale con Dolores, che continua a interrogare segretamente, oltre l'ambito delle sua indagini sui malfunzionamenti seguiti all'ultimo aggiornamento delle AI; in The Stray c'è una conversazione decisamente rivelatrice con la host interpretata da Evan Rachel Wood, in cui i due leggono Alice nel paese delle meraviglie a parlano di altri libri che Bernard le ha fatto leggere, e in cui lui ammette di aver cambiato qualcosa nella programmazione di Dolores e di aver forse iniziato a pentirsene. Tornato infine sulla sua decisione di ripristinarla alle sue condizioni originali perché troppo affascinato dai suoi progressi, Lowe si raccomanda con Dolores di "non uscire dal circuito", ovvero di non esibire comportamenti che esulano dalle sue istruzioni. Ma per quanto lei sembri sincera nell'assicuragli la sua obbedienza, le cose vanno diversamente.

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Un giorno, davvero

Westworld: James Marsden ed Evan Rachel Wood in The Stray

Sappiamo che è normale che i dialoghi tra gli host siano sempre diversi, ma ci sono cambiamenti radicali nell'atteggiamento di Dolores anche nella sua routine con Teddy (un host che, nonostante il foreshadowing dell'episodio inaugurale, non sembra mostrare anomalie, e accoglie con robotica compiacenza l'aggiornamento della sua backstory voluto da Ford per la sua nuova narrativa). Dolores gli confessa di sentire il richiamo del mondo di fuori, un indizio, forse, su ciò che avverrà in futuro, e gli chiede di insegnarle a sparare. Il fatto che inizialmente non riesca a premere il grilletto, mentre in seguito, tornata al ranch dopo che Teddy è stato portato via dallo sceriffo per incontrare la suo milionesima morte violenta, riesce a esplodere un colpo che ferma il suo aggressore, è un'altra palese testimonianza del fatto che Dolores sta cambiando, come Alice; si sta evolvendo. Nelle parole di Ford: "L'evoluzione. Ha creato l'interezza della vita senziente sul pianeta con un unico strumento: l'errore."

È grazie a quel colpo di pistola che Dolores riesce a uscire dal suo "script", evitando di finire stuprata e ammazzata. Non solo: in seguito a questo strappo, è in grado di ricordare come sono destinati a succedersi gli eventi immediatamente successivi, e a evitare di essere colpita, in modo da poter fuggire per essere poi soccorsa da William e Logan. Ha una visione consapevole di sé stessa e del contesto in cui è - era - prigioniera. È autonoma; sarà libera?

"Non ci sono due versioni di me. Ce n'è solo una. E credo che quando scoprirò chi sono sarò libera"

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Alessia Starace
Redattore
3.5 3.5
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