Da Westworld a Jurassic Park: Michael Crichton, i parchi a tema e la ricerca di divertimento e piacere

La saga cinematografica di Jurassic Park e la recente serie TV Westworld (ispirata al film Il mondo dei robot) hanno molti punti in comune, a partire dallo scrittore Michael Crichton, creatore delle due storie. Scopriamo assieme dove il parco dei dinosauri incontra quello del Selvaggio West.

Raffaele Caporaso
Jeff Goldblum in una scena di Jurassic Park

Jurassic Park e Westworld. Il primo è un franchise cinematografico celeberrimo, nato più di vent'anni fa, che con ben quattro pellicole all'attivo (con una quinta in arrivo e una sesta programmata) ha incassato miliardi di dollari al box-office internazionale. La seconda è l'ultima creazione originale di HBO, che sta già facendo molto parlare di sé dopo la messa in onda dei primissimi episodi ed è probabilmente destinata a divenire una serie TV cult nel giro di poco tempo. Entrambi questi brand sono uniti da un nome e un cognome: Michael Crichton.

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Westworld: Evan Rachel Wood ed Ed Harris in una foto della serie

Crichton: genio moderno

Il compianto e amato scrittore, sceneggiatore, regista e produttore statunitense, scomparso nel 2008 a soli sessantasei anni, è colui che ha creato queste due grandi storie. È dalla sua mente che nel 1973 nasce Il mondo dei robot (intitolato in originale Westworld), pellicola da egli stesso diretta, così come nel 1990 viene pubblicata la prima edizione del suo romanzo Jurassic Park, dal quale nel 1993 Steven Spielberg avrebbe dato vita a uno dei suoi lungometraggi più noti (sceneggiato dallo stesso Crichton, tra gli altri).

Per dovere di cronaca nei confronti di una delle menti più fertili e geniali della storia moderna, ricordiamo che Crichton è stato autore di molti altri romanzi (che hanno complessivamente venduto oltre centocinquanta milioni di copie), sceneggiatore e regista di altre pellicole, così come creatore di una serie TV di successo come E.R. - Medici in prima linea. Ne consegue dunque che, cronologicamente parlando, l'idea di base dietro Westworld è antecedente a quella di Jurassic Park, ma che la prima sia in qualche modo anche debitrice della seconda, per uno strano ricorso storico che, quasi come fosse un perfetto uroboro narrativo, connette questi due prodotti in maniera molto stretta e comunicante, al di là del fatto di essere nati dalla stessa penna, e in questo approfondimento andremo a spiegare come.

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Parco a tema #1

Una scena di Jurassic Park

La prima cosa che salta alla mente guardando a questi franchise è che entrambi hanno un tema di fondo comune: la nascita di un parco divertimenti unico nel suo genere, futuristico e distopico, popolato da creature create dall'uomo per appagare le fantasie e i desideri più estremi del proprio (facoltoso) pubblico. Se in Jurassic Park abbiamo dei dinosauri creati mediante esperimenti genetici, con l'estrazione del DNA di queste estinte creature dalle zanzare che milioni di anni fa avevano succhiato loro il sangue, rimanendo poi intrappolate e fossilizzate nell'ambra (con il completamento delle sequenze genomiche mancanti utilizzando acido deossiribonucleico di rospo), il discorso si fa ancora più complesso per Westworld.

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Parco a tema #2

Westworld: Ed Harris è Robot Gunslinger

Se nel film originale degli anni Settanta gli Host che popolavano "Westernlandia" (così come le altre due sezioni del parco, "Romamunda" e "Medioevonia") erano "semplici" robot, fatti di circuiti, fili e pulsanti (qualcosa di comunque molto avanzato come concept per quegli anni), appare chiaro che le controparti di questi della recente iterazione televisiva di Westworld siano qualcosa di ancora più hi-tech, misterioso e futuristico. Al momento, non abbiamo elementi certi sull'ontologia dei nuovi Host, ma da quel poco che abbiamo potuto carpire, ci sembra abbastanza palese che questi abbiano una natura sì tecnologica, ma anche, in qualche arcano modo, biologica, come fossero delle chimere, degli ibridi fatti sia di carbonio che di silicio. Le fondamenta di questa storia, ad ogni modo, sono rimaste le stesse: nei due adattamenti di Westworld presi in esame, esiste un "parco a tema" nel quale i Guest, i clienti che pagano profumatamente per fruire di questo servizio, possono "tornare indietro nel tempo" e vivere in un mondo speculare a quello del Selvaggio West, sperimentando emozioni estreme di una realtà "senza legge", idealmente senza correre alcun rischio.

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Ricerca ossessiva del divertimento e del piacere

Westworld: Thandie Newton in un'immagine della serie

Si può desumere quindi che nella testa del loro creatore originale il tema del "parco divertimenti estremo" era quanto meno ricorrente, se non una vera e propria ossessione. Nella geniale mente di Crichton era dunque presente sin dagli anni Settanta, se non prima, l'idea che in un futuro imprecisato, non troppo remoto, l'essere umano avrebbe cercato di trovare divertimento e piacere in modo sempre più esotico ed estremo, ma che questa ricerca avrebbe poi portato a imprevisti potenzialmente pericolosissimi, rivelandosi, quasi entropicamente, fallace, come è nella stessa natura umana imparare davvero commettendo errori (e anche questo è un tema ricorrente di entrambi i franchise).

Scienza e tecnologia

Richard Attenborough in una scena di Jurassic Park

Nel futuro, dunque, che poi sta diventando sempre più il nostro presente, la specie umana tenderà a combinare sempre maggiormente scienza e tecnologia per creare qualcosa che la generazione precedente probabilmente non sarebbe nemmeno mai stata in grado di concepire. E qui spunta naturalmente un altro importante tema, quello dell'uomo che "gioca a fare Dio" e peccando di hỳbris è quasi automaticamente destinato a fallire ed essere punito per questo. Sia in Jurassic Park che in Westworld, infatti, un gruppo di uomini ha proverbialmente "giocato col fuoco" e contro natura, andando a creare o qualcosa di preesistente ma fisiologicamente estinto o qualcosa "ex novo": in entrambi i casi qualcosa che non dovrebbe esserci. Il ruolo dell'uomo come demiurgo che plasma dal nulla esseri che una potenziale entità divina non aveva previsto nel suo piano, sostituendosi di fatto a essa, è un tema senz'altro ricorrente sin dalla mitologia classica (e forse anche prima), che sta a rappresentare l'innato desiderio dell'uomo di spingersi oltre i propri limiti, come moderno Icaro che, volando troppo vicino al sole, è destinato a fallire e cadere, spesso in modo definitivo.

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Storie di un futuro passato

Westworld: Ben Barnes e Jimmi Simpson in Dissonance Theory

Sia Westworld che Jurassic Park sono storie di fantascienza (sebbene contaminate anche da altri generi narrativi), racconti di un futuro potenziale quanto distopico, che però guardano entrambe indiscutibilmente al passato, cercando in qualche modo di ricrearlo. Se nel secondo abbiamo una connessione con un passato a dir poco remoto, nel quale l'homo sapiens sapiens non esisteva ancora, nel secondo il gap temporale è più accorciato. In Westworld non si va a ricreare il Giurassico (o forse, meglio, il Cretaceo), ma qualcosa di più vicino, qualcosa di più umano ma allo stesso tempo privo di umanità. Se nella serie TV, almeno per ora, sappiamo che esiste un parco a tema western, nel film Il mondo dei robot ne esistevano anche altri due, uno che andava a emulare la realtà dell'Antica Roma, l'altro quella del Medioevo. In tutti e tre questi casi abbiamo a che fare con quelle che forse sono le ere più singolari ed estreme della nostra Storia, periodi nei quali la violenza era imperante e l'essere umano godeva di ben pochi diritti (non che oggi le cose siano molto diverse, a conti fatti), ma anche le pagine di Storia più ricolme di fascino, in grado di carpire l'interesse di un po' tutti noi.

Into the Wild

Una scena di Jurassic Park

In entrambi i franchise, inoltre, non c'è solo il fascino indiscutibile del passato, ma anche quello della natura, incontaminata e selvaggia. Se nella saga di Jurassic Park abbiamo imparato a conoscere e amare il verde rigoglioso e l'acqua cristallina di Isla Nublar prima e Isla Sorna poi, atolli meravigliosi dalla flora e fauna caraibica situati nel bel mezzo dell'oceano, in Westworld stiamo scoprendo uno scenario diverso, ma egualmente affascinante, come quello del Nord America occidentale, fatto di sabbia bruciata dal sole, sterpaglia, ammassi rocciosi nudi e canion misteriosi. Sebbene non sappiamo quanto questo scenario sia di natura artificiale, né dove sia materialmente situato (è anche questa un'isola?), siamo però a conoscenza del fatto che per raggiungerlo i clienti devono viaggiare a bordo di quelli che sembrano essere dei mezzi di trasporto simili a treni (sotteranei?). I due prodotti quindi ci presentano mondi isolati e incontaminati, letteralmente o meno.

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John Hammond e Robert Ford

Westworld: Anthony Hopkins in un momento dell'episodio Chestnut

Altra similitudine tra gli universi narrativi presi in esame fa capo ai creatori di queste due singolari realtà artificiali: John Hammond e Robert Ford, interpretati rispettivamente da Richard Attenborough e Anthony Hopkins. Già nella fisionomia dei due è facile trovare dei punti in comune: entrambi uomini di origine britannica, entrambi piuttosto avanti nell'età e canuti, entrambi eleganti nel vestiario e di distinta presenza, entrambi (probabilmente) di alta estrazione sociale e molto ricchi, entrambi dotati di una mente molto acuta e per questo potenzialmente pericolosa. Ma non sembra essere l'aspetto fisico quello più interessante e speculare di Hammond e Ford, quanto quello psicologico, e segreto. Giunti nella loro vecchiaia, i due personaggi appaiono come uomini insoddisfatti e disillusi, con una vita passata segnata probabilmente da rimpianti e perdite, che hanno lasciato in loro un buco interiore che nemmeno tutti i loro soldi possono riempire. Entrambi sembrano avere delle verità nascoste nel loro passato, entrambi hanno un forte desiderio di espiare i propri peccati dando vita a qualcosa di unico e bello grazie al quale possano essere ricordati in eterno; entrambi sono uomini soli e isolati dal resto dell'umanità, avendo scelto di percorrere un sentiero impervio e che li porterà alla distruzione del proprio sogno, e conseguentemente di loro stessi, quando le loro mani saranno letteralmente macchiate di sangue. Anche qui, c'è però ancora tanto da scoprire sul fronte Westworld.

Effetti speciali

Jeff Goldblum in una scena di Jurassic Park

Infine, ci sono soluzioni tecnologiche che rendono Jurassic Park figlio di Westworld, ma anche il primo padre del secondo, sempre in funzione di quell'uroboro narrativo accennato nell'incipit di questa analisi. Il mondo dei robot viene infatti ricordato come il primo film nel quale furono utilizzati dei primordiali simil-animatronic, così come la prima pellicola realizzata anche con l'ausilio della grafica computerizzata per i suoi effetti speciali. A distanza di vent'anni esatti, in Jurassic Park le stesse tecniche, molto più avanzate, vennero adoperate per la realizzazione e il movimento dei celebri dinosauri del film. Questo filo rosso che lega le due opere è davvero affascinante, così com'è innegabile che i tanti progressi fatti dal 1993 (anche grazie a Spielberg e al suo prezioso contributo alla Settima Arte in questo senso) a oggi permettano agli effetti speciali della serie TV HBO di essere un prodotto avanzatissimo. Riguardo questo show, inoltre, si è scritto anche che ciò stia a rappresentare una sorta di evoluzione del concept del videogame e della realtà virtuale, cosa difficile da condividere a pieno, in primis perché mancano degli avatar dei "giocatori". Se è vero che Westworld è un mondo fatto di livelli (concentrici, con quelli più semplici situati al centro, e con un'evoluzione orizzontale), appare più simile a una versione futuristica dei giochi di ruolo, classificati come RPG, con tanto di "kit espansione" e storyline secondarie, dove il giocatore non impersona più il suo ruolo con l'utilizzo della fantasia, ma in carne e ossa. In un mondo che procede verso lo sviluppo di realtà virtuali aumentate, Westworld rappresenta, quasi antiteticamente, l'evoluzione ultima di una sorta di "realtà reale aumentata".

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