Wayward Pines: un finale frettoloso per una stagione deludente

Finale di serie e di stagione inappagante per Wayward Pines, thriller psicologico e fantascientifico creato da Chad Hodge e prodotto da M. Night Shyamalan, ispirato ai romanzi, editi nel 2012, da Blake Crouch. Tra buchi narrativi e una confusa identità vengono confermate le riserve iniziali per la serie targata Fox.

Motore della storia è l'agente segreto Ethan Burke (Matt Dillon) incaricato di scoprire cosa sia accaduto a due suoi colleghi, uno dei quali, Kate Hewson (Carla Gugino), sua ex amante. Per farlo si dirige nell'Idaho, direzione Wayward Pines, placida cittadina americana fatta di bandiere patriottiche e viali immacolati. Sulla sua pelle scopre ben presto però che tutto quello che vede non è altro che il frutto di una messa in scena dove gli stessi cittadini sono comparse di un teatro dell'apparenza. Wayward Pines è una gabbia dorata dalla quale è impossibile andare via, congelata temporalmente al 2000 e recintata per tutto il suo perimetro da un muro controllato elettronicamente, dove ogni angolo della città è sorvegliato da microfoni e telecamere pronte a registrare ogni tentativo sovversivo dei suoi cittadini ai quali è stato impiantato un microchip sottocutaneo che ne rileva gli spostamenti. Quando scoprirà la verità celata dietro quella recinzione il suo atteggiamento ostile muterà in un senso si protezione e responsabilità nei confronti di quella cittadina e dei suoi ignari abitanti.

Wayward Pines: il cast in un'immagine promozionale per la serie
Wayward Pines: il cast in un'immagine promozionale per la serie

Una serie evento Wayward Pines, trasmessa in contemporanea in 126 paesi sparsi nel mondo, con una massiccia promozione partita con oltre un anno di anticipo ed una macchina produttiva capace di includere nel cast un gruppo di attori noti (su tutti svetta Matt Dillon) che hanno aumentato le aspettative sulla trasposizione per il piccolo schermo dei romanzi di Blake Crouch che compongono la trilogia, ispirata a I segreti di Twin Peaks, I Misteri di Wayward Pines, adattati e condensati in dieci episodi da Chad Hodge. Forse complice proprio l'attesa, la scelta del cast o la presenza di M. Night Shyamalan nella duplice veste di produttore e regista, la serie non ha convinto tutti, dividendo pubblico e stampa in due fazioni nettamente opposte, accomunate, quasi all'unisono, da un finale frettoloso e sospeso, se si pensa inoltre alla mancanza di continuità narrativa e alle lacune sceneggiative che lo sorreggono.

Concepita fin dal principio come serie composta da una sola stagione, alla quale è stata parallelamente sviluppata la webserie spin off Gone: A Wayward Pines Story diretta da Christopher Leone, la serie, aveva stimolato la curiosità degli spettatori grazie al mix di misteri e citazioni cinematografiche e televisive presenti nel suo esordio, capaci di spaziare da dettagli a vere e proprie atmosfere, passando da Lost a The Village fino a The Truman Show e la già citata Twin Peaks. Ma, a differenza delle serie di J.J. Abrams e David Lynch, "colpevole" anche la durata limitata della serie, l'atmosfera fitta di misteri e carica di suspance, svanisce ben presto per lasciare spazio ad un prodotto privo di un'identità forte e peculiare.

The end has no end

Wayward Pines: Shannyn Sossamon e Charlie Tahan in Un nuovo inizio
Wayward Pines: Shannyn Sossamon e Charlie Tahan in Un nuovo inizio

Il finale di Wayward Pines, con il suo andamento circolare che ne ricalca l'inizio, mostra tutti i limiti di una stagione incapace di mantenere un'accuratezza narrativa lineare ed uniforme, rimarcando le falle nella sceneggiatura che hanno caratterizzato, con passaggi più o meno rilevanti, tutti e dieci gli episodi. Questa mancanza di coesione si fa evidente nell'ultima manciata di minuti che fanno intendere un epilogo positivo - la volontà di Pam (Melissa Leo) e Kate di ricostruire una società pacifica e armoniosa, dopo il sanguinoso attacco delle aberrazioni, esseri umani trasformati in mostri carnivori da una mutazione genetica che ha portato al collasso della civiltà umana. Per mostraci poi, con una spiegazione sommaria e superficiale, una Wayward Pines ancora stretta nella morsa del terrore da parte della Prima Generazione, gruppo di adolescenti scelto per portare avanti il genere umano da parte del "visionario" David Pilcher (Toby Jones), mente dietro la fondazione della città/fortezza composta da cittadini rapiti moltissimi anni prima (ci troviamo nel 4028) ed ibernati per essere poi svegliati a sua totale discrezione. Senza dubbio il finale ha una sua finalità "educativa", mostrarci come sia facile ripercorrere gli stessi errori, amplificandoli addirittura, senza guardarci alle spalle per cercare di capire dove risieda l'errore e tentare di ristabilire l'equilibrio, ma la sbrigativa e affrettata modalità registica e narrativa scelta per la conclusione ne vanifica l'intento, così concentrata nel tentativo di costruire un ponte tra inizio e fine di stagione.

Un'identità debole

Wayward Pines: Melissa Leo e Matt Dillon in un'immagine tratta dal secondo episodio
Wayward Pines: Melissa Leo e Matt Dillon in un'immagine tratta dal secondo episodio

Come già accennato, uno dei punti a sfavore della serie, è la sua mancanza di un'identità distintiva in grado di farne un prodotto forte e convincente in ogni suo aspetto. L'iniziale insieme di citazioni e storie pregresse dei personaggi, delle quali veniamo a conoscenza grazie ad una serie di flaskback, svaniscono per lasciare il posto ad un'atmosfera asettica e a domande irrisolte, dimostrando, ancora una volta, che il problema di Wayward Pines risiede nelle scrittura, così concentrata nel focalizzare e concentrare una trama dipanata in tre romanzi in sole dieci puntate, tanto da dimenticare di unire gli immaginari punti della storia nella sua totalità. Quell'atmosfera misteriosa, inquietante e carica di aspettative del pilot sfuma troppo velocemente così come risultano essere troppi rapidi i vari colpi di scena o le uccisioni che si susseguono puntata dopo puntata senza permetterne una reale "digestione" nello spettatore. Elemento a favore è il percorso di crescita e di approfondimento psicologico di alcuni personaggi. Su tutti svettano quelli della sinistra infermiera Pam che lascia il posto ad una donna coscienziosa e riflessiva e di Kate che, da capo dei rivoltosi, una volta scoperta la realtà su ciò che circonda Wayward Pines, affianca Ethan e Theresa (Shannyn Sossamon) per proteggere il resto della popolazione.

Quella che doveva essere una serie evento si trasforma in un'occasione mancata, data da un'insieme di elementi stonati che impediscono la riuscita complessiva del lavoro, schiacciato dal peso di una scrittura imprecisa e superficiale e dalla mancanza di un'atmosfera distintiva.

Movieplayer.it

2.0/5