Recensione Scrivimi una canzone (2007)

Scrivimi una canzone si offre come un lavoro discontinuo, a tratti irritante e a tratti divertente, accompagnato da una gradevole colonna sonora in perfetto stile eighties.

Way Back into the Eighties

A New York imperversa il revival degli anni '80 e Alex Fletcher, ex componente della mitica band "Pop", viene contattato da una famosissima teen idol, la cantante Cora Corman, per scrivere una canzone da cantare in duetto con lei. Titolo deciso a priori, Way Back into Love. La canzone parlerà d'amore. Il problema è che Alex non se la cava molto bene con le parole, inoltre ha solo tre giorni di tempo per consegnare il demo a Cora. In suo aiuto interviene inaspettatamente Sophie, una buffa ragazza con un innato talento per i versi che lavora in un centro di dimagrimento e si occupa di annaffiare le piante del suo appartamento di scapolo di successo. Fatale sarà per l'improbabile coppia proprio la canzone scritta a quattro mani.

Sia Hugh Grant che Drew Barrymore, durante le numerose interviste rilasciate per la promozione di Scrivimi una canzone, hanno giurato che questa sarà la loro ultima commedia romantica, l'uno per evidenti limiti di età, l'altra perché sente la necessità di esprimere la sua sopraggiunta maturità con opere più profonde e complesse. Peccato perché il loro carisma, la naturale simpatia e l'aura di tutti i lavori precedenti che si portano dietro come bagaglio sono le cose migliori di questa pellicola diretta dalla mano anonima di Marc Lawrence, sceneggiatore televisivo con una lunga gavetta alle spalle qui alla sua seconda regia dopo Two Weeks Notice - Due settimane per innamorarsi, di cui è anche autore. E proprio lo script di Lawrence è la principale causa della mancata riuscita della commedia: scarsamente originale, infarcito di trovate scontate e poco credibili (impossibile non notare la meccanicità dell'arrivo improvviso di Sophie a casa di Alex, l'espediente banale con cui la ragazza rivela il suo incredibile talento di paroliera, e ancora la forzata introduzione nella vicenda del professore di scrittura di Sophie e del suo best seller), ingenuo all'inverosimile, per non dire mediocre. Gli eventi, pochi per la verità, si inanellano procedendo a grandi passi verso il prevedibile happy end senza il più piccolo sforzo di personalizzazione, riproponendo i cliché più usurati del genere tanto da far sembrare innovativa pure Nancy Meyers.

Tutto da buttare allora? No, perché con Scrivimi una canzone si ride e pure tanto e il merito va a Hugh Grant, che ancora una volta si mostra capace di notevole autoironia reinventandosi nei panni del dandy Alex Fleitcher, cantante in declino a metà tra Andy Ridgeley degli Wham e uno qualsiasi dei Duran Duran, patetico e cinico allo stesso tempo, che cerca di restare a galla nel sottobosco delle meteore anni '80 esibendosi in alberghi, parchi giochi e centri commerciali e facendo fronte a orde di ammiratrici nostalgiche e stagionate. L'irresistibile Hugh cattura la scena con le sue mosse ancheggianti offuscando la sua partner, qui meno brillante del solito, e si produce in performance canore di tutto rispetto per un non cantante. I titoli di testa valgono, da soli, la visione del film: l'esilarante video della hit più famosa dei Pop riassume la quintessenza dell'atmosfera anni '80 parodiando look, acconciature e ancheggiamenti pelvici dell'epoca talmente bene da sembrare autentico. Roba che se lo avessero visto i Culture Club o i Pet Shop Boys dei tempi d'oro avrebbero immediatamente preteso Lawrence come regista dei loro pionieristici video. Noi ci dobbiamo accontentare di un lavoro discontinuo, a tratti irritante e a tratti divertente, accompagnato da una gradevole colonna sonora in perfetto stile eighties.

Movieplayer.it

3.0/5