Utopía

2003, Fantastico

Recensione Utopía (2003)

L'innegabile bellezza delle immagini domina su tutti gli altri elementi fagocitando l'attenzione dello spettatore ma, alla lunga, l'estetica da videoclip del montaggio nelle visioni, i colori desaturati e i debordanti flashback fiaccano la tensione.

Visioni di morte

Confezione extralusso per il thriller psicologico di produzione franco/spagnola diretto da Maria Ripoll. Grazie a una misteriosa società di veggenti, l'Utopia del titolo, la vita del giovane Adrian, dotato di poteri di preveggenza, si incrocia con quelle di un poliziotto cieco e di una ragazza che si è unita a un gruppo di guerriglieri. Angela ha abbandonato la ricca famiglia d'origine per sostenere la causa di un gruppo terroristico sudamericano denominato "Giaguaro" e ora si trova a Madrid per raccogliere fondi per la guerriglia. A cercarla sono Adrian, ossessionato dalle visioni della ragazza, e Hervé, poliziotto parigino che ha perso la vista e la famiglia in un'esplosione prevista da Adrian. Tre vite al limite, tre solitudini che si incrociano in una continua serie di fughe e minacce fino all'inevitabile scontro finale.

Utopia fonde una serie di elementi di grande interesse: una trama intrigante venata di risvolti paranormali, un gruppo di attori convincenti tra cui spicca il veterano Tcheky Kario nei panni del ruvido ispettore di polizia, la misteriosa associazione Utopia il cui potere aleggia sull'intera vicenda, la potenza delle visioni che aggrediscono Adrian, vere e proprie aggressioni fisiche della mente al corpo, rese visivamente con notevole ricercatezza estetica. Nonostante tutto, però, il film non decolla. L'innegabile bellezza delle immagini domina su tutti gli altri elementi fagocitando l'attenzione dello spettatore ma, alla lunga, il continuo gioco tra passato e presente, l'estetica da videoclip del montaggio nelle visioni, i colori desaturati e la debordante presenza di flashback, per lo più inutili, fiaccano la tensione.

La pellicola soffre di un ritmo discontinuo, spesso lento e pesante. Le caratteristiche principali del genere a cui Utopia si rifà, ritmo incalzante, suspence e ampia presenza di colpi di scena, lasciano il posto a una narrazione dolente, verbosa, dove non sono poi molte le cose che accadono. Quello che dovrebbe essere un perfetto meccanismo a orologeria si inceppa di frequente a causa delle continue interruzioni narrative negli excursus delle visioni e lo stesso finale risulta alquanto discutibile. In conclusione le pecche nella scrittura e nel montaggio condizionano pesantemente il film e neanche le ottime interpretazioni degli interpreti riescono a scongiurare la noia che, in molti punti, assale lo spettatore.

Recensione Utopía (2003)
Valentina D'Amico
Redattore
2.0 2.0
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