Cuccioli - Il codice di Marco Polo

2010, Animazione

Recensione Cuccioli - Il codice di Marco Polo (2010)

Le avventure televisive dei Cuccioli hanno ispirato questo film di animazione in 3D, con epicentro del racconto a Venezia, che testimonia la volontà di strappare un sorriso ai più piccini e assicurar loro qualche emozione.

Venezia a misura di bimbo

Di fronte a un lungometraggio di animazione come Cuccioli - Il codice di Marco Polo, è necessario rendersi conto degli obiettivi e volendo anche dei limiti che la produzione deve essersi posta. L'animazione in 3D che siamo abituati a veder riempire le sale, quella proveniente da oltreoceano, si colloca ovviamente su un altro pianeta; sia per la qualità della realizzazione tecnica che per l'appeal delle storie, dei dialoghi. Basti pensare, limitando il raggio d'azione ad alcune delle uscite più recenti, al livello di creatività raggiunto da pellicole come Up e Piovono polvette. Ad esser del tutto sinceri, questo voler rincorrere gli americani sul piano dell'animazione digitale ci porta, ogni tanto, a ricordare con nostalgia gli esiti artisticamente più rilevanti raggiunti, ricorrendo a tecniche tradizionali, da Enzo D'Alò; autore, per intenderci, di film come La freccia azzurra e La gabbianella e il gatto.

Un'immagine del Canal Grande che fa da sfondo alle avventure di Cuccioli - Il codice di Marco Polo
Fatto il confronto con i giganti dell'animazione statunitense, l'utilizzo del 3D in Cuccioli - Il codice di Marco Polo apparirà senz'altro povero, ma il gran lavoro svolto a Treviso e dintorni per circa 26 mesi, con oltre 400 persone coinvolte nella produzione, sembra essere arrivato comunque a bersaglio; almeno continuando a considerare quale target privilegiato la platea dei bambini, che davanti alle colorate scenografie esotiche e alla presenza in scena dei propri beniamini, quella banda di cuccioli scatenati già protagonista di brevi avventure televisive, avrà modo di divertirsi e di partecipare emotivamente al racconto. Abbiamo accennato al precedente exploit in televisione, perché questo progetto di Sergio & Francesco Manfio (il primo regista, l'altro sceneggiatore, attivi da parecchio tempo con il Gruppo Alcuni sul fronte dell'animazione), nasce dal buon riscontro avuto in questi anni dai Cuccioli, serie realizzata in co-produzione con RaiFiction. Il pubblico dei giovanissimi ha avuto così la possibilità di familiarizzare con la gattina Olly, col coniglietto Cilindro, con la papera Diva, col cagnolino Portatile, col ranocchietto Pio (un probabile passato da Principe Azzurro, il suo) e soprattutto col pulcino Senzanome, il personaggio meglio riuscito grazie anche alla dote di esprimersi perfettamente non a parole, ma usando cartelli!
Questo allegro gruppetto di scalmanati è chiamato ancora una volta ad impegnarsi per una giusta causa. La Maga Cornacchia, una megera che per poco nobili motivi odia Venezia e medita di prosciugarne i canali, vorrebbe a tutti i costi entrare in possesso del prezioso Codice di Marco Polo, unico ostacolo ai suoi perfidi piani. Tra misteri celati nella Laguna Veneta, palazzi della magia arroccati alle pendici dell'Himalaya, inseguimenti lungo le dune che circondano l'oasi di Kebab, i Cuccioli sapranno come dar filo da torcere alla strega e ai suoi scagnozzi.

Un'immagine dei due protagonisti cattivi di Cuccioli - Il codice di Marco Polo
Sergio Manfio e il suo staff di animatori si sono molto impegnati per assicurare vivacità e dinamismo alle gag, cercando parimenti di mettere a fuoco i diversi caratteri degli animaletti arruolati per l'avventura, con un intreccio cui giovano senz'altro i frequenti cambi di scenario. Ciò che sembra frenare la riuscita del progetto, invece, è il tentativo di mediare tra la logica infantile di molte situazioni ed un corredo di battute, citazioni, che sembrano ammiccare più da vicino a un pubblico maturo; dagli accenni di parodia nei confronti di James Bond o Indiana Jones, passando per l'inevitabile (visto il titolo) richiamo a Dan Brown, fino ai buffi teschietti sui veicoli dei cattivi, che ricordano addirittura quelli di Yattaman. Il rischio, insomma, è che visto il carattere elementare e giocoso delle citazioni, si resti troppo a metà strada tra ciò che può piacere ai più piccoli e le maggiori pretese che potrebbero avere, rispetto alla storia, i loro accompagnatori. Funzionano invece alcune soluzioni sperimentate per rendere più coinvolgente o comunque spiritoso il racconto. Pensiamo ad esempio ai protagonisti che di tanto in tanto si rivolgono direttamente agli spettatori, invitandoli a prendere posizione sulla vicenda, o alle scenette in chiave "backstage" aggiunte sui titoli di coda, invero piuttosto divertenti.

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