Venezia 2010, giorno 5: la giornata della Storia con Kelly Reichardt

Continua la kermesse veneziana con il secondo film orientale in concorso di Tsui Hark, il dramma del golpe cileno di Post Mortem e il bellissimo western primordiale Meek's Cutoff. Gli italiani, tra cui segnaliamo Massimo Coppola, affollano le sezioni fuori concorso con documentari e film storici che ripercorrono il passato e l'attualità.

Nuova giornata sotto il segno dei nuvoloni gravidi questa al Lido con un umido red carpet che verrà attraversato da attori e registi provenienti da tutto il mondo e addetti ai lavori che scongiurano un'altra dannosa tormenta lagunare. In concorso oggi tre film molto diversi tra loro per nazione, genere e plot: Meek's cutoff dell'americana Kelly Reichardt, Detective Dee and the Mistery of Phantom Flame del cinese Tsui Hark e il cileno Post Mortem diretto da Pablo Larrain.
La quotata opera della regista e montatrice Reichardt, autrice dell'apprezzato Old Joy e seconda donna in concorso, è un pre-western classico, un road movie sorprendente e insolito che segue la storia di tre famiglie che attraversano nel 1845 a bordo delle loro carovane l'Oregon Trail verso le montagne di Cascade guidati dall'enigmatico Stephen Meek, che le terrorizza con le sue leggendarie storie sui "pericolosi" indiani, e stremati dalla fame e dalla sete a cui li costringono le interminabili distese desertiche. Meek's Cutoff rappresenta una vera e propria incursione nel cinema mitologico che segue le orme di John Ford, tracciando sullo schermo in 4:3 immagini pure disposte in inquadrature avvincenti e raffinate e sviluppi tematici che non si snodano nei soliti cliché del conflitto americani-buoni e indiani-cattivi e che si appoggiano su dialoghi brillanti. Nel cast l'attrice Michelle Williams, che era già comparsa in vesti simili in Brokeback Mountain di Ang Lee, Paul Dano, interprete di film come Il Petroliere e Nel Paese delle Creature selvagge, e Bruce Greenwood, che vedremo presto nelle sale insieme a Steve Carell nella commedia Dinner for Schmucks.

Una scena del film Post Mortem
Con Post Mortem il regista cileno Pablo Larrain torna sulle scene dopo il successo del 2007 di Tony Manero, di cui ha mantenuto il cast tecnico. Protagonista questa volta è Mario Cornejo, dattilografo presso un obitorio, testimone del colpo di Stato del Cile nel 1973 che s'innamora di una ballerina del cabaret. L'ideale dell'amore impossibile del protagonista si sovrappone al desiderio di un nuovo modello politico e il registro drammatico s'incrocia con quello storico attraverso un linguaggio poetico. Post Mortem mette in scena un'inquietante visione del corpo, che passa dall'oggetto carnale, che potrebbe riempire la sterile esistenza di Mario, profugo di se stesso, alla mortificazione sanguinosa della guerra.
Una scena di Detective Dee and the Mystery of the Phantom Flame (Di Renjie)
Ambientato nel 690, al tempo della dinastia Tang, e girato in Cina Detective Dee and the Mistery of Phantom Flame è il thriller storico del cinese Tsui Hark, adattamento dell'omonimo libro di Lin Qianyu, che racconta la storia della prima imperatrice donna della Cina, Wu Zetian, che, in seguito a una serie di sciagurate e misteriosi morti per autocombustione, assolda l'ex galeotto e detective Di Renjie. L'epic mistery sviluppa le vicende dell'infame Di, melanconico e telepatico personaggio interpretato da Andy Lau, una particolare versione orientale di Sherlock Holmes.

Dopo i documentari statunitensi proiettati ieri, A Letter to Elia di Martin Scorsese e Kent Jones, dedicato al grande cineasta Elia Kazaan, e Passione del bravo John Turturro in omaggio alla canzone napoletana, oggi è la volta di due prodotti italiani che affrontano la realtà storica del passato e del presente nel nostro Paese: 1960 e Niente Paura - Come eravamo, come siamo e le canzoni di Ligabue.

una sequenza di 1960, documentario di Gabriele Salvatores.
Con 1960 Gabriele Salvatores mette in scena un film documentario che racconta una storia quasi opposta, nei toni e nella modulazione cromatica, a quella del suo ultimo film, Happy Family. 1960 segue un percorso di emigrazione dal sud al nord Italia, in cerca di fortuna, ed è ambientato, come ci suggerisce il titolo, nell'estate del '59. Rievocata dalla voce di un adulto, la vicenda è frutto della fiction, ma le immagini d'archivio la connotano come una storia vera. Con grande chiarezza d'intenti il montaggio riscrive la storia del film, delle immagini riprese e delle sequenze girate, e ambisce a riscrivere anche la Storia dell'epoca che descrive.
Una bella immagine di Luciano Ligabue nel documentario Niente Paura
Più pretenzioso invece Niente paura - come siamo come eravamo e le canzoni di Luciano Ligabue diretto da Piergiorgio Gay con le testimonianze di una serie di famosi personaggi italiani, attori, scienziati, preti e vittime del terrorismo. Guidato dai testi del rocker di Correggio Ligabue e dalle osservazioni dei suoi romantici fan, Gay tenta un'indagine sociologica e storica che traccia la transizione tra ieri e oggi nella storia del nostro popolo, prima combattivo, adesso assopito dalla tv. Quello che gli sta a cuore è il valore sempre meno rispettato della Costituzione, smagliante manifesto utopico di un'epoca, attualmente svalutato dagli sgarri della politica e dall'indifferenza degli italiani a quello che gli succede intorno.

Nella sezione Controcampo italiano (fuori concorso), preceduto dal cortometraggio Come un soffio dell'attrice esordiente alla regia Michela Cescon con Valeria Golino e Alessio Boni, prodotto da Giovanni Veronesi, 20 sigarette di Aureliano Amadei.

Un'immagine dello spettacolare deserto di Nassiriya dal film Venti sigarette
Anche Amedei, autore insieme a Francesco Trento del libro "20 sigarette a a Nassirya" da cui è tratto il film, ci trascina in una rielaborazione storica, un film di sentimenti e di guerra. La storia è quella di un 28enne antimilitarista che riceve l'offerta di partire per lavorare come aiuto regista alla preparazione di un film girato in Iraq. Il titolo si riferisce al tempo che il protagonista impiega prima di ritrovarsi al centro del tragico attentato alla caserma di Nassirya del 12 novembre 2003. E' un racconto in soggettiva di riflessioni drammatiche sulla famiglia, sulla socialità e sull'amore e una tragica e rabbiosa descrizione del mondo militare.

Alexandra Pirici in una scena del film Hai paura del buio (2010)
Presentato e accolto positivamente dalla stampa nella 25 Settimana della Critica Hai paura del buio di Massimo Coppola. Protagonista del film l'attrice e coreografa rumena Alexandra Pirici, che avevamo già visto in Un'alta giovinezza di Francis Ford Coppola, qui nei panni di Eva, ventenne che sembra rubata alla Nouvelle Vague, che, stanca della sua vita di fabbrica, emigra e approda a Melfi, nell'entroterra meridionale, dove conosce Anna, l'esordiente Erica Fontana, di cui diventa l'ombra. Il film di Coppola, popolare autore e conduttore televisivo di MTV, traccia, tra i lunghi piani sequenza che riprendono la dimensione contadina e postindustriale del sud e i confini a est della nuova Europa, due intense storie di giovanili illusioni in maniera autentica e con uno sguardo sempre rivolto alla bellezza.

Interessanti proposte per il pubblico arrivano anche dalla sezione Orizzonti con il documentario italiano El Sicario - Room 164, l'inglese Robinson in Ruins di Patrick Keiller e il catalano Caracremada. Diretto da Gianfranco Rosi, vincitore del Premio Orizzonti Doc. del 2008, El Sicario è il racconto biografico di un messicano alla mercé dei narcotrafficanti. Il cineasta si riconferma attento osservatore apolide di borderline provenienti da complesse realtà geografiche - Calcutta in Boatman, California nel film Below Sea Level e adesso Messico - disegnando originali ritratti di vite individuali.
Robinson in Ruins è invece un infernale road movie raccontato dalla voce di Vanessa Redgrave con protagonista uno strambo studioso errante che vagabonda tra i paesaggi del sud dell'Inghilterra, nell'Oxfrodshire e nel Berkshire. Robinson è il nome del trasparente professorino che scruta la realtà, cercando di comprenderne ogni segno e raccogliendone tutte le tracce possibili ma anche il nome dell'isola inglese in cui il regista mette in scena la crisi del 2008.
Il film Caracremada rappresenta l'esordio nel lungometraggio del giovanissimo Lluìs Galter, già autore nel 2007 dio Exemple de l'Agrò, interessante omaggio al regista nipponico Shohei Imamura. Galter ci racconta la storia di Ramon Villa, alias Caracremada, che fa parte di un'organizzazione anarchica clandestina allo sbaraglio dopo la presa di potere di Franco in Spagna. Ispirato allo stile di Robert Bresson, il film racconta, sullo sfondo del paesaggio catalano, il viaggio intimistico di un piccolo eroe che decide di portare avanti da solo una missione già fallita.

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